Il dibattito nella sinistra del Prc

La nostra esclusione da Progetto comunista
e le sue conseguenze

 

Il 30 giugno-1 luglio si è tenuta a Marina di Massa l’assemblea nazionale di Progetto comunista, area programmatica che organizzava la sinistra del Prc. L’assemblea si è conclusa con una serie di decisioni che cambiano radicalmente la natura di questa associazione.

La prima, e più rilevante, riguarda la definitiva esclusione dall’area di tutti i compagni che si identificano nelle posizioni della rivista FalceMartello. Questa esclusione era già stata approvata da una riunione dei compagni della minoranza nel corso dell’ultimo Cpn (26-27 maggio). In quella stessa riunione venne quindi decisa la nostra esclusione dal seminario nazionale dell’area e da tutte le assemblee locali preparatorie. I membri del Cpn giungevano a negare il nostro diritto ad appellarci all’assemblea nazionale contro questa decisione, calpestando così ogni più elementare criterio di democrazia rivoluzionaria.

Non accettando ovviamente questa decisione, ci siamo presentati al seminario nazionale con una lettera (che alleghiamo) chiedendo alla presidenza di rispettare il nostro diritto ad appellarci all’assemblea nazionale. Di fronte a un ulteriore rifiuto, chiedevamo direttamente ai compagni riuniti di pronunciarsi sulla questione; seguiva un voto richiesto dal compagno Prini di Milano, che vedeva 22 compagni (su una settantina presenti in quel momento) pronunciarsi in favore di questa nostra richiesta (i contrari non sono stati contati, mentre gli astenuti non sono neanche stati chiesti dalla presidenza).

Al di là del risultato del voto, ci pare doveroso segnalare due piccole cose. In primo luogo, i delegati dell’assemblea hanno dimostrato maggiore indipendenza di giudizio dei membri del Cpn, i quali avevano votato all’unanimità (con due astensioni) la nostra esclusione dal seminario; in secondo luogo, il compagno Ferrando, in presidenza, dopo aver detto che "il dibattito non si sarebbe riaperto", non è riuscito ad esimersi dal fare un intervento prima del voto, nel quale dava la sua personale interpretazione delle nostre posizioni. Insomma: prima veniamo esclusi, poi ci si nega di appellarci, e infine si discutono le nostre opinioni in un contesto nel quale non ci è permesso di esprimerci…

La decisione assunta dai compagni in quella sede ha conseguenze precise, che in parte indicavamo già nella lettera citata.

Progetto comunista cessa di essere una struttura nella quale si può riunire, confrontare e agire l’intera sinistra del Prc, e diventa un’interfaccia dell’associazione "Proposta", la quale detiene la maggioranza assoluta nei due organismi dirigenti nazionali (Direzione Nazionale e Cpn; l’assemblea nazionale sarebbe, teoricamente, la sede di discussione degli "orientamenti di fondo e delle scelte generali di impostazione". Peccato che questa fosse la prima riunione dopo quella di fondazione a Bellaria, oltre due anni fa).

Questo nostro giudizio viene ulteriormente rafforzato dalla decisione del seminario di assumere la proposta di "rifondazione della Quarta Internazionale" come propria linea internazionale. Essendo stati esclusi dal dibattito, non siamo a conoscenza di alcuni elementi (speriamo che i compagni di Progetto li renderanno noti in futuro): ad esempio, se questa presa di posizione implichi un’adesione a una qualche struttura internazionale come ad es. il Movimento per la rifondazione della Quarta Internazionale, alla quale partecipa l’associazione Proposta.

Sappiamo però che viene replicata, su questo terreno, la stessa pratica che da anni abbiamo visto in questi anni sul terreno "nazionale": un’adesione formale, che non implica alcuna reale comunanza di metodi e di prospettive, che non impedisce affatto che in Progetto continuino a militare compagni che su questo terreno la pensano anche in modo diametralmente opposto (per esempio compagni che rifiutano nella sostanza le analisi e il patrimonio teorico di Trotskij, fra i quali un settore mantiene una concezione sostanzialmente giustificatoria dello stalinismo); ricordiamo che se in aritmetica il prodotto di due numeri negativi dà un numero positivo, in politica il prodotto di due incoerenze produce solo disastri.

Chiunque legga le lettere inviateci (e fatte circolare pubblicamente) dai dirigenti di Progetto comunista in questi mesi può rendersi conto facilmente come i compagni considerino quanto è avvenuto come una salutare chiarificazione delle nostre differenze. Va solo aggiunto che a questa "chiarificazione" si giunge dopo una vicenda gestita in modo a dir poco spregiudicato dai compagni in questione, che non si sono fatti particolari scrupoli nel tentare far calare il silenzio attorno alle nostre posizioni.

Ci si esclude, e ci si rifiuta persino di far conoscere la nostra risposta; compagni di diverse federazioni (in molti casi ben lontani dalle nostre posizioni politiche) esprimono il loro dissenso e anch’essi vengono censurati o ignorati, e le loro lettere finiscono in qualche cassetto: è il caso dei compagni della Versilia, di Modena, di Vicenza, e presumibilmente anche di altre realtà delle quali non siamo a conoscenza.

Quale che sia il giudizio che ciascuno dà di questa vicenda, una cosa è comunque chiara: dopo quest’assemblea, Progetto comunista diventa una parte della sinistra del Prc, e non ne rappresenta più l’insieme (come invece si dichiarava alla fondazione).

Noi non abbiamo mai negato o nascosto le nostre differenze politiche con i compagni di Proposta. Fino all’assemblea di Marina di Massa abbiamo mantenuto la convinzione che queste differenze potessero essere discusse e verificate nell’ambito di una militanza comune all’interno di Progetto Dobbiamo, nostro malgrado, convincerci che così non è, e che i limiti del dibattito e del confronto all’interno di Progetto comunista vengono fissati a discrezione dai compagni di Proposta.

Questo non significa che il dibattito e il confronto fra noi debbano finire. Per quanto ci riguarda abbiamo tutto l’interesse a mantenere aperta l’interlocuzione, non solo per una generica inclinazione al confronto, ma perché siamo assolutamente convinti che i fatti ci daranno ragione sia per quanto riguarda il dibattito più propriamente politico, sia per quello che riguarda i problemi della costruzione di una tendenza rivoluzionaria e di un partito comunista rivoluzionario.

Naturalmente la nostra esclusione cambia le cose anche su questo terreno. Se in passato ci siamo più volte esposti nel criticare i metodi di costruzione di Progetto comunista, questo non avveniva perché volessimo sollevare strumentalmente problemi "di metodo" a scapito di quelli politici, ma precisamente perché ci sentivamo pienamente coinvolti e corresponsabili non solo verso le posizioni generali dell’area, ma anche verso i comportamenti concreti che questa assumeva.

Oggi questo cambia, la nostra esclusione ci limita sostazialmente nell’intervento su questo terreno. Giudichino i compagni se questo è un bene o un male. Noi continuiamo a pensare che sia un male: Progetto comunista manifesta ormai chiaramente una tendenza all’istituzionalizzazione nel partito, un’acquiescenza verso i metodi peggiori che la maggioranza congressuale coltiva, un conformismo preoccupante, in particolare nei suoi organismi dirigenti, e la nostra stessa esclusione e soprattutto il modo con la quale è stata condotta ne sono una conferma evidente. Pressoché tutti i propositi enunciati alla fondazione sono stati disattesi in questi due anni. Nessun lavoro sistematico di formazione dei quadri, nessun lavoro sistematico fra i giovani, nessuna seria spinta alla proiezione esterna e all’intervento nei movimenti, e si potrebbe continuare a lungo.

Tutto questo viene mascherato con la richiesta di "unanimità" nel voto degli organismi di partito, con la pubblicazione di documenti su "Liberazione" e con un sistematico insabbiamento di ogni serio dibattito politico. Non pretendiamo certo "risposta" a queste opinioni: la maggior parte dei compagni sa perfettamente che oggi, in quasi tutta Italia, Progetto rischia di diventare come la facciata di un palazzo dietro la quale non vi è nulla, o quasi.

Ai compagni dirigenti di Progetto, che dichiarano la loro buona volontà di voler cercare in futuro anche con noi le occasioni di dibattito e di azione comune nella battaglia di partito, a partire dal prossimo copngresso nazionale, dichiariamo che siamo sempre disposti ad accettare di confrontarci su questo terreno, alla sola condizione del rispetto reciproco e della chiarezza del dibattito. Se ci si permette l’uso di un termine infelice, dopo l’assemblea di Massa la sinistra del Prc torna ad essere "plurale", anche formalmente.

È in primo luogo nelle vostre mani dare dimostrazione di sapervi confrontare con questa nuova situazione con uno spirito diverso da quello con cui avete gestito la fase precedente.

1 settembre 2001

Claudio Bellotti, Gabriele Donato, Alessandro Giardiello, Giuseppe Letizia, Jacopo Renda, a nome di tutti i compagni esclusi da Progetto comunista in quanto sostenitori di FalceMartello.


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