Una riunione straordinaria

La Conferenza dei marxisti del Prc a Cortona

 

In un clima di grande entusiasmo si è tenuta a Cortona (Ar), dall’8 all’11 dicembre, la Conferenza nazionale della tendenza marxista Falcemartello, alla presenza di 120 compagni.

La riunione è stata preparata da un percorso di discussione, durato oltre due mesi, con riunioni locali nelle quali si è discusso il documento, le questioni politiche fondamentali e sono stati approvati gli emendamenti e eletti i delegati per la conferenza nazionale. Così alla fine circa 300 compagni sono stati coinvolti in tutta Italia.

La prima sessione è stata introdotta da Claudio Bellotti che ha presentato le prospettive e le linee fondamentali del nostro intervento, contenute nel documento: Il declino economico, la crisi del riformismo e l’alternativa operaia.

La conferenza nel centro congressi di Cortona

Il coordinatore nazionale della quinta mozione del Prc, ha insistito su un punto fondamentale rispetto alle prospettive per il prossimo governo dell’Unione: “In politica quando parliamo di grandi masse i programmi contano uno e l’esperienza conta 100. Faremmo un errore di dottrinarismo se vedessimo il governo dell’Unione coi nostri occhi e non con quelli delle masse. Per questa ragione chi oggi parla di fare una scissione dal Prc fa delle chiacchiere senza senso. I lavoratori faranno esperienze molto dure, le aspettative si infrangeranno contro la realtà del gigantesco debito pubblico e il declino economico del paese. Il riformismo bertinottiano mostrerà tutti i suoi limiti. Certezze consolidate verranno messe in discussione e ci sarà un’apertura mai vista verso le idee del marxismo, che noi continueremo a difendere all’interno del Prc. Molti compagni che oggi appoggiano la maggioranza vedranno deluse le proprie speranze, ma altrettanti si rivolgeranno a noi se saremo capaci di mantenere la barra dritta sulle questioni politiche fondamentali”.

Dopo la relazione hanno chiesto la parola 15 compagni, tra cui Paolo Brini, del comitato centrale della Fiom che è intervenuto sulla lotta dei metalmeccanici e sulle prospettive del movimento operaio, Sonia Previato che ha sottolineato l’importanza di un intervento a tutto campo in difesa della 194. Su questo argomento è stato anche approvato un emendamento all’unanimità.

Altrettanto importante l’intervento della compagna Maria Lucia Bisetti del circolo del Prc di Bussoleno (To), che ha fatto entrare nella conferenza il vento della mobilitazione della Val di Susa. La Conferenza ha deciso di investire sulla manifestazione del 17 dicembre e di mettersi totalmente a disposizione del popolo No-Tav. Come ha notato la compagna Bisetti, Ferrentino e compagni, in quanto sindaci diessini rispondono alle pressioni di Fassino che la Tav la vuole. La proposta che avanziamo è quella di un comitato di lotta eletto democraticamente nelle assemblee della Valle, composto non dai sindaci, ma da quei lavoratori che hanno animato le mobilitazioni e lo sciopero generale.

Il venerdì 9 è stata la volta del dibattito su Cuba. A introdurre il dibattito un relatore di eccezione, Jorge Martin, presidente internazionale del Comitato Giù le mani dal Venezuela.

Jorge Martin dopo aver illustrato le caratteristiche peculiari della rivoluzione del ‘59 ha spiegato come oggi per una serie di circostanze favorevoli, tra cui la più importante la rivoluzione venezuelana, Cuba invece di aprire al capitalismo, sta introducendo delle misure che vanno nella direzione opposta, e cioè di limitare le joint venture, la circolazione del dollaro, ecc.

È in corso a Cuba uno scontro tra il settore procapitalista della burocrazia del Pcc (che ha una prospettive di tipo cinese) e un altro settore, guidato da Castro che invece è determinato a difendere il carattere non capitalista dell’isola. Questo scontro sta aprendo enormi spazi per le idee di Trotskij, che la nostra tendenza internazionale sta sfruttando adeguatamente, come si è visto alla Fiera del Libro de l’Avana dove i nostri libri e quelli di Lenin, Trotskij e Rosa Luxemburg sono stati venduti e presentati.

Al dibattito sono intervenuti 12 compagni. Uno dei punti più discussi (in particolare negli interventi di Giliani, Sarti, Brini, Bavila, Salvetti, Giardiello) è stata la questione delle parole d’ordine da difendere oggi a Cuba e la necessità che oggi i trotskisti cubani avanzino la proposta del fronte unico a quel settore della burocrazia che si oppone alla restaurazione capitalista.

Nel dibattito, molto approfondito da un punto di vista teorico, si è quindi discusso della parola d’ordine della riforma (così come intesa da Trotskij e dall’opposizione di sinistra in Urss tra il ’24 e il ‘29) e della rivoluzione politica e di quale oggi più si adatta alle condizioni concrete del regime cubano.

Un intervento durante il dibattito

La sera del venerdì il compagno Jorge Martin ha fatto un rapporto sullo sviluppo della tendenza marxista a livello internazionale, in particolare sui passi in avanti della Cmr, la corrente marxista venezuelana e dei marxisti pakistani della tendenza The Struggle, impegnati prima nella lotta delle telecomunicazioni, poi nella difficile ricostruzione delle organizzazioni operaie in Kashmir colpite dal violento terremoto di ottobre.

Sabato 10, è stata la volta del dibattito organizzativo, presentato da Alessandro Giardiello. Il dibattito è stato preparato da un bollettino speciale nel quale si ribadivano le tradizioni organizzative a cui si richiama la nostra tendenza, a partire dal metodo leninista del centralismo democratico.

Nel resoconto è emerso come la tendenza, dopo il congresso del partito, abbia avuto una crescita esplosiva in termini di influenza e di compagni. Rispetto a gennaio c’è stata una crescita del 40% dei militanti che partecipano alle nostre riunioni, versano un contributo regolare e diffondono le nostre pubblicazioni.

Questa crescita ci impone di formare nuovi quadri e di strutturare ancor più il nostro lavoro, i nostri gruppi di base allo scopo di migliorare l’intervento nel partito, nel sindacato e tra le giovani generazioni; a questo proposito si è deciso di rilanciare su grande scala la piattaforma dei Comitati in difesa della scuola pubblica (Csp) e dei collettivi studenteschi universitari (Csu).

L’intervento di Giardiello era tutto centrato allo scopo di mantenere e rafforzare questa dinamica di crescita: “Come diceva Lenin, non vi è teoria rivoluzionaria, senza partito rivoluzionario. Abbiamo raggiunto un buono, un eccellente livello teorico e politico. Questo è necessario ma non è sufficiente. Dobbiamo tradurre queste idee in capacità di costruzione della tendenza rivoluzionaria oggi e del partito rivoluzionario domani. Oggi ci rivolgiamo in primo luogo alle avanguardie, domani quando la situazione oggettiva lo permetterà ci rivolgeremo alle masse. Alla costruzione della tendenza bisogna lavorare, perché non è qualcosa di automatico e non c’è una sola via per crescere. Alla crescita concorrono una molteplicità di fattori e di varianti che devono essere scrupolosamente studiati da un gruppo dirigente che meriti questo nome. Potremo dire in un certo senso che se la teoria marxista è una scienza, la costruzione dell’organizzazione è un’arte.”

Nel dibattito sono intervenuti 22 compagni. Molti per sottolineare gli sviluppi che stiamo avendo un po’ ovunque. Forse gli interventi che più hanno entusiasmato la sala sono stati quelli di Mauro Piredda e di Roberto Sarti che hanno raccontato alla conferenza i passi in avanti che ci sono stati in Sardegna e in Sicilia. In particolare l’adesione a Falcemartello dell’intero gruppo dirigente del circolo di Licata (Agrigento) che è quello con più Giovani comunisti iscritti in tutta Italia.

La grande determinazione a costruire la tendenza è emersa con forza negli interventi di Paolo Cipressi di Ciampino (Roma), Giovanni Savino e Antonio Erpice di Caserta, Davide Tognoni di Reggio Emilia e da parte di quei compagni intervenuti da Veneto, Toscana, Emilia, Liguria, Piemonte, Molise e Lombardia.

Nel punto di organizzazione c’è stato anche il resoconto delle commissioni sul lavoro sindacale, giovanile e delle commissioni finanziarie. In queste commissioni che si sono riunite il giovedì e il venerdì sera sono intervenuti complessivamente 56 compagni. Un lavoro prezioso che ha fissato una serie di obiettivi legati alla costruzione della nostra tendenza, tra cui forse uno dei più importanti l’acquisto di una nuova sede nazionale adeguata alle nuove necessità. Per questo è stata fatta una colletta il sabato sera dopo il punto organizzativo, seguita da una festa decisamente riuscita.

L’ultimo giorno Michele Suescun, ha aperto il dibattito sulla Cina. C’è stato un confronto approfondito sulla restaurazione del capitalismo in Cina e sulle enormi contraddizioni di classe che si stanno accumulando nella società cinese. 11 compagni sono intervenuti dando il proprio contributo a un’analisi complessiva che aiuterà ad orientarci nei giganteschi processi che si innescano ad Oriente e che avranno profonde ripercussioni sulle sorti della rivoluzione a livello mondiale.

Infine le votazioni: il documento politico (così come emendato dalla Conferenza) e la lista del Coordinamento nazionale (composto da 50 compagne e compagni) hanno ottenuto l’unanimità del voto dei delegati. A seguire le conclusioni, il canto dell’Internazionale e Bandiera Rossa.

Non dubitiamo che tornando a casa molti delegati ed invitati avranno pensato di essere stati parte di un passaggio fondamentale nella costruzione delle forze del marxismo in Italia.

La redazione di FalceMartello.

 


  Torna a "Prc" - Torna alla pagina principale