Questo testo contiene le tesi approvate dalla conferenza della Workers International League (all’epoca la sezione brittanica della Quarta Internazionale), svoltasi nell’estate del 1942. Scritto nel pieno della Seconda guerra mondiale, il testo espone in maniera magistrale come gli sconvolgimenti della guerra abbiano scosso la coscienza di milioni di persone e creato un enorme potenziale rivoluzionario. Ted Grant dimostra soprattutto come in un simile contesto esistano condizioni favorevoli perché anche un piccolo gruppo rivoluzionario possa rivolgersi, in maniera aperta e indipendente, a una fascia più ampia di lavoratori. Una lezione che riteniamo possa essere utile e attuale, in riferimento ai compiti dei rivoluzionari in questo periodo di sconvolgimenti, crisi e cambiamento delle coscienze.  

                                                                                                                      La redazione

 

 

di Ted Grant

 

Compiti e prospettive

Il mondo intero è straziato dal conflitto imperialista. Gli ultimi Stati “neutrali” lo sono soltanto di nome. Sono stati costretti a restringere il consumo al minimo vitale necessario allo stesso modo dei paesi in guerra e talvolta persino ad un livello inferiore. Oltre a ciò, la maggior parte di questi paesi sta producendo armamenti al massimo delle proprie capacità per l’una o l’altra delle grandi potenze, con tutto ciò che ne consegue. Pochi di questi paesi rimarranno fuori dall’attuale bagno di sangue. L’Irlanda, la Spagna, il Portogallo, la Turchia e anche la Francia di Vichy1 saranno tutte in un modo o nell’altro coinvolte nella guerra.

Da tempo la Quarta Internazionale aveva pronosticato che, ovunque fosse iniziata, la guerra avrebbe rapidamente e inevitabilmente coinvolto l’intero pianeta. Tutto lo indicava: le contraddizioni del capitalismo che la crescita delle forze produttive ha intensificato e aggravato; l’acutizzazione delle contraddizioni tra potenze imperialiste in ogni area del pianeta; l’incapacità delle direzioni della Seconda e della Terza Internazionale di risolvere l’insieme di queste contraddizioni. Tra la prima e la seconda delle guerre mondiali imperialiste, tremendi antagonismi sociali e nazionali si erano generati e aggravati. Data l’incapacità della direzione del movimento operaio di strappare il potere dalle mani della borghesia, gli antagonismi precedenti spinsero inevitabilmente allo scoppio della guerra mondiale.

Ma allo stesso tempo gli sviluppi che hanno dato alla guerra il suo carattere mondiale, lungi dal rafforzare l’imperialismo, lo hanno indebolito al massimo. Le stesse contraddizioni che hanno spinto gli imperialisti a cercare una via d’uscita nella guerra condurranno direttamente alle rivoluzioni. Non si tratta più di provare a valutare quale sia l’anello debole nella catena capitalista. Non ci sono infatti più anelli forti. Non c’è un solo paese, nemmeno la potente America, che abbia la possibilità di sfuggire a gigantesche convulsioni sociali e anche alla guerra civile. Esattamente come nessuno poteva affermare con certezza dove la guerra sarebbe cominciata, così vale per la rivoluzione sociale. Potrebbe essere il Giappone, la Cina, la Germania, l’Europa continentale, la Gran Bretagna o forse una rivolta anticoloniale in Africa. Ma resta il fatto che proprio come la guerra doveva per forza allargarsi su scala mondiale, così la rivoluzione sociale si estenderà da un paese all’altro e da un continente all’altro, e anche ad un ritmo più veloce.

 

Il declino della Gran Bretagna come potenza mondiale

Il declino della Gran Bretagna come invincibile dominatrice di quasi metà del pianeta si può osservare al meglio nella perdita delle sue posizioni di forza sui sette mari. La flotta britannica non domina più le onde. Ancora prima di aver sparato un solo colpo in un qualsiasi emisfero, l’America aveva annunciato un programma di espansione navale che da solo le avrebbe assicurato un dominio incontrastato in un terreno che la Gran Bretagna ha considerato come suo esclusivo dominio per secoli; e si parla di un terreno in cui la perdita del predominio espone la Gran Bretagna a una particolare debolezza in un qualsiasi conflitto col nuovo padrone. La Gran Bretagna è dunque alla mercé del suo “salvatore” d’oltreoceano.

Si trova in questa condizione non solo la Gran Bretagna metropolitana ma anche l’impero. L’Australia è già passata sotto il dominio diretto dell’America. Il premier australiano ha affermato con chiarezza che si rivolgeranno all’America per avere aiuti. La convergenza dell’industria Usa e di quella canadese non è altro che un pallido riflesso della penetrazione del capitale finanziario americano in quella che ormai è una provincia degli Usa. La Nuova Zelanda e il Sudafrica, anche se il processo è meno avanzato, vanno in quella stessa direzione.

Il Sud America, in passato un terreno fertile per gli investimenti britannici, è diventato ora la riserva di caccia degli Usa. Nell’estremo Oriente la situazione, dal punto di vista della borghesia britannica, è altrettanto buia. Non solo la Malesia e la Birmania sono cadute nelle mani dei giapponesi, ma la Cina ora guarda all’America per avere armi e aiuti nella sua guerra contro il Giappone. Anche in India l’influenza americana si fa sentire in modo sempre più forte.

La borghesia britannica e il suo uomo del momento, Churchill, sono costretti ad accettare la tutela dell’imperialismo Usa. Non possono fare null’altro. Una sconfitta nella guerra contro l’imperialismo tedesco significherebbe la fine dell’imperialismo britannico come potenza di primo rango. La vittoria significherebbe un declino più prolungato nel tempo, scivolando verso una posizione di secondo piano sotto la tutela americana. Questa prospettiva è la migliore che la classe dominante britannica può augurarsi. In realtà il processo di crisi è iniziato molti anni prima della guerra. I mutevoli rapporti di forza tra le potenze stavano comportando una relazione sempre più sproporzionata tra la posizione nominale e quella reale della Gran Bretagna. I colpi devastanti dell’imperialismo tedesco e giapponese hanno rivelato la vera situazione dell’imperialismo britannico e messo a nudo il suo avanzato declino senile.

La manifestazione di questa debolezza, particolarmente a causa dell’avanzata giapponese, di fronte a centinaia di milioni di schiavi delle colonie dell’Impero britannico provocherà presto una loro reazione. Le masse dei paesi coloniali sono strappate alla loro apatia e alla loro indifferenza da eventi epocali. Continuare a mantenerle in schiavitù diverrà impossibile per la mano paralitica di Whitehall.2

In aggiunta, la classe lavoratrice britannica sta diventando sempre più critica e consapevole verso gli ufficiali reazionari che prestano servizio nei paesi coloniali e nelle forze armate, la cui stupidità e incompetenza non è nient’altro che un riflesso del fatto che il sistema della borghesia britannica non ha più alcuna ragione storica di esistere. Una percezione dell’indebolimento e del declino della classe dominante inizia a cristallizzarsi nella coscienza delle masse. Un umore critico a causa delle sconfitte del passato ha penetrato tutti i settori della popolazione.

 

La situazione interna in Gran Bretagna

Ancora prima che la crisi mondiale del capitalismo sfociasse nello spasmo di una lotta protratta e all’ultimo sangue tra le potenze imperialiste rivali per la dominazione del pianeta, la classe dominante sentiva la necessità di regolare brutalmente i conti con la classe lavoratrice britannica. Negli anni che hanno preceduto la guerra, la politica del settore decisivo della borghesia è stata determinata dalla preparazione ai compiti e ai problemi di una guerra civile.

Mentre la direzione delle organizzazioni di massa dei lavoratori – sindacati, Partito laburista, Partito comunista, per non parlare del Partito laburista indipendente – cullava le masse nella piatta routine del parlamentarismo, i vertici del capitale finanziario, valutando con sobrietà la situazione, passavano in rassegna i loro piani per una lotta armata contro le masse.

Nei due anni che precedettero la guerra in corso, le manovre dell’esercito stavano svolgendosi, per la prima volta nella storia, in base alla considerazione che in Gran Bretagna si stesse preparando una guerra civile.

L’insieme di questi piani della classe dominante (utopici in qualsiasi situazione ad eccezione di una completa paralisi della direzione dell’avanguardia della classe lavoratrice) sono stati spazzati via dal corso degli avvenimenti. La guerra ha prodotto un’integrazione della classe operaia nelle file dell’esercito senza precedenti nella storia britannica. (Notiamo fra l’altro che nel tentativo di minimizzare o annullare gli effetti di questo processo la borghesia ha speso molte energie incitando i soldati contro gli operai, mettendo demagogicamente in contrasto gli “alti” salari dei lavoratori con quelli bassi dell’esercito).

L’annientamento quasi totale del movimento operaio europeo negli ultimi otto o nove anni si è accompagnato a un rafforzamento apparentemente inspiegabile della burocrazia laburista e sindacale britannica. Uniche nel panorama europeo (con le eccezioni irrilevanti della Svizzera e della Svezia, che esistono per gentile concessione di Hitler), le organizzazioni operaie britanniche sono rimaste intatte. Questo si spiega perché mentre le potenze rivali erano occupate da conflitti sociali all’interno o dalla preparazione della guerra in arrivo, la Gran Bretagna riuscì, forse per l’ultima volta, ad accrescere il suo commercio in quasi tutti i mercati. Con questi mezzi la Gran Bretagna poté concedere alcune illusorie concessioni alle masse lavoratrici. Il risultato fu che gli anni precedenti alla guerra risultarono i più pacifici nella storia del capitalismo britannico. La lotta di classe fu addormentata, con scioperi nell’industria molto meno frequenti e meno aspri. La burocrazia laburista e sindacale venne più che mai associata alla difesa degli interessi del padronato, in qualità di strumento docile ed interessato.

A causa del supersfruttamento delle masse coloniali, gli imperialisti britannici furono in grado di fare concessioni a uno strato privilegiato della classe lavoratrice britannica e anche, fino a un certo punto, di elevare il tenore di vita dell’insieme della classe lavoratrice al di sopra di quello dei lavoratori europei. Basandosi su questa situazione, l’industria britannica divenne arcaica e superata senza avanzare, come in Germania e negli Usa, introducendo la tecnologia moderna. Disperatamente indietro sul terreno tecnologico, si è mantenuta sulle spalle delle colonie. Ora però la guerra si sta pienamente ripercuotendo sull’economia britannica.

Nei primi nove mesi del 1941 la Gran Bretagna ha speso 3.495.761.703 sterline mentre nello stesso periodo le sue entrate sono state di sole 1.221.567.147 sterline. Meno di un decennio fa, nel 1931, l’oligarchia finanziaria creò ad arte una crisi per cacciare il governo laburista, chiaramente per il suo rifiuto di tagliare di due milioni di sterline all’anno i sussidi per la disoccupazione. Oggi il deficit statale che si produce ogni quindici giorni ammonta ad una somma maggiore di questa e tutto il peso è gettato sulle spalle dei lavoratori.

In ogni sfera della vita sociale la classe dominante ha messo a nudo la sua completa senilità e incapacità di condurre perfino la sua guerra. La corruzione e l’incompetenza nella gestione dell’industria e dell’esercito sollevano con acutezza nella mente dei lavoratori la questione del regime. Nelle fabbriche il caos, lo spreco e la cattiva gestione, l’incapacità di organizzare la produzione a causa dei limiti del sistema del profitto, assumono un carattere specialmente odioso se contrapposti alle sempre crescenti esortazioni ai lavoratori a “darci dentro”. Ciò è particolarmente vero quando le sconfitte militari vengono giustificate con la “mancanza di equipaggiamento”. Nel frattempo i grandi monopoli e i cartelli stanno sviluppando una presa soffocante sulla vita economica della nazione. Una cricca spudorata di monopolisti che controlla banche, industria degli armamenti e aziende alimentari oggi intascano dividendi più alti che mai in passato. Non c’è solo la depredazione dei lavoratori, ma anche la classe media è del tutto rovinata. Piccoli negozianti e artigiani, professionisti e impiegati sono stati duramente colpiti dalla guerra.

La decadenza della classe dominante è talmente profonda che interi settori stanno perdendo fiducia nelle proprie prospettive. Al momento non hanno un sostituto per Churchill. Le lamentele dei deputati del Partito conservatore sull’inefficienza nell’industria e nell’esercito sono soltanto un assaggio delle crepe e dei conflitti interni che si stanno aprendo nella classe dominante. E tutto ciò mentre le masse non si sono ancora messe in movimento! Questi sintomi sono il riflesso del processo profondo in atto nella società britannica. Un malcontento e un disinganno profondo, al momento, non trovano una via per esprimersi ma si stanno radicando solidamente tra le masse. Tutte le condizioni per un’esplosione sociale maturano rapidamente.

 

Le possibilità del fascismo in Gran Bretagna

Avendo preso le armi con riluttanza per difendere i suoi interessi, l’imperialismo britannico è stato costretto a basarsi sull’odio della popolazione per il fascismo e addirittura a intensificarlo, seppure in modo demagogico e confuso. La classe dominante ha dovuto necessariamente fare a meno della sua arma di riserva, l’organizzazione fascista guidata da Mosley. Privato della sua base sociale di appoggio, come i fascisti nell’Europa occupata, Mosley è logicamente diventato un agente dell’imperialismo tedesco, un Quisling3 britannico. In queste circostanze egli non poteva sperare di mantenere quel piccolo appoggio che aveva conquistato prima della guerra. Il fascismo trova la sua base di massa essenzialmente nella piccola borghesia e nei settori più arretrati della popolazione. Il fascismo britannico non aveva penetrato settori decisivi di piccola borghesia, per non parlare della parte più arretrata della classe operaia. La posizione di Mosley non poteva essere mantenuta e i capitalisti furono spinti a metterlo al sicuro (con tutte le comodità) dietro le sbarre di una prigione per proteggerlo dalla classe operaia e come contentino per l’opinione pubblica. Non averlo fatto avrebbe spinto una classe operaia britannica infuriata a farlo a pezzi. La sua organizzazione è scomparsa dalla scena. Si può quindi ritenere che nel prossimo periodo non ci siano prospettive per il fascismo in Gran Bretagna. Mosley potrebbe essere innalzato al potere soltanto dalle baionette tedesche.

La borghesia non ha al momento armi di riserva. La classe media è rovinata, i lavoratori insoddisfatti, la classe dominante stessa è in crisi di fiducia: tutto ciò pone le basi non per una svolta in direzione del fascismo ma per il periodo più rivoluzionario della storia britannica. La fragile base per il dominio della borghesia si fonda sull’incapacità della direzione del movimento operaio nell’offrire un’alternativa al dominio capitalista, che i dirigenti riformisti giustificano con la minaccia da parte del “fascismo straniero”.

Malgrado ciò, la sfiducia e l’ostilità verso la classe dominante stanno crescendo in tutti gli strati della popolazione. Gli occhi dei lavoratori non sono chiusi di fronte all’incapacità ed alla corruzione del dominio borghese. Tali elementi si affermano in ogni sfera della loro vita quotidiana. Questo risveglio sta preparando un’ondata rivoluzionaria di proporzioni talmente gigantesche che perfino le grandi lotte della Spagna e della Francia sembreranno lillipuziane.

Il fascismo potrebbe alzare la testa solo in caso di sconfitta di questo movimento a causa del tradimento dei partiti laburista e stalinista, se noi non riusciamo a conquistare l’appoggio del settore decisivo dei lavoratori britannici. Sulla base di una sconfitta siffatta la borghesia guadagnerebbe gradualmente nuova fiducia e preparerebbe la sua rivincita. Basandosi su una classe media disperata come pure sui settori più arretrati della classe lavoratrice, delusi dal fallimento dell’ondata rivoluzionaria, la borghesia potrebbe, in un breve lasso di tempo, organizzare un movimento fascista – una “Società per la Protezione dell’Impero Britannico” o qualcosa di simile – e provare a stabilire un dominio precario per mezzo di una repressione sanguinosa e terribile della classe lavoratrice. Privo di una base sociale, posto di fronte al fatto che la classe lavoratrice è il settore decisivo della popolazione – il 75 per cento – un regime fascista in questo paese sarebbe di necessità più spietato di quello di Franco.

 

Il ruolo del Partito laburista nella società britannica

Subito dopo la dichiarazione di guerra, la borghesia ha mostrato il suo piede caprino. Una legislazione draconiana, che se applicata avrebbe trasformato la Gran Bretagna in uno Stato totalitario sulla base del modello vigente, è stata approvata col tacito supporto dei capi laburisti. Tuttavia, a differenza dell’alleato “democratico”, la Francia, non è stato fatto alcun tentativo immediato per dare corso pratico alle leggi. La borghesia francese fu spinta dalla gravità della crisi sociale e dall’umore rabbioso dei lavoratori a mettere immediatamente in pratica la sua legislazione repressiva e, in ultima analisi, al momento decisivo – come salvaguardia di fronte alle proprie masse – ad arrendersi a Hitler.

La medesima crisi militare che portò alla defenestrazione di Blum, Jouhaux4 e compagnia in Francia, in Gran Bretagna pose i dirigenti laburisti ancor più saldamente nella compagine governativa. Dunque, il peggioramento della situazione internazionale e le difficoltà dell’imperialismo britannico hanno rafforzato il ruolo della burocrazia laburista nei calcoli interni alla borghesia. Morrison e Bevin sono stati collocati nei posti in cui la borghesia si aspettava più pressione dal basso: i ministeri degli interni e del lavoro. Sotto l’indicazione “contro l’hitlerismo” i capi laburisti hanno fatto appello allo sforzo estremo da parte dei lavoratori, esemplificato dallo slogan “ispiratore” di Morrison “Dateci dentro!”.

Nel corso dell’ultima guerra, la coalizione governativa tra il Partito laburista e la borghesia, cominciata nel 1915, terminò nel 1917 per la pressione dei lavoratori esasperati e delusi dalle sofferenze da sopportare in patria e dalla politica predatoria e imperialista all’estero. La Rivoluzione russa ebbe un impatto enorme ed immediato anche in Gran Bretagna. Il diffuso spostamento a sinistra ebbe un riflesso nell’atteggiamento dei capi laburisti che, fiutando il pericolo, furono spinti a formulare discorsi pseudorivoluzionari per conservare la loro influenza sulla base.

La sinistra rivoluzionaria, che più tardi si cristallizzò nel Partito comunista di Gran Bretagna, distrusse la possibilità che aveva di conquistare una base di massa perché non riuscì a comprendere la necessità di mantenersi in stretto contatto coi sentimenti e le aspirazioni confuse delle masse, che all’inizio non potevano che essere orientate al Partito laburista. Come Lenin ammonì gli estremisti di sinistra, è utile elencare i crimini della burocrazia del Partito laburista, ma non è sufficiente per conquistare le masse. Questa incomprensione fornisce la chiave della debolezza delle forze rivoluzionarie nei primi anni. È la chiave di tutti gli sviluppi seguenti, senz’altro affiancata dal tradimento dello stalinismo.

L’esperienza del primo governo laburista dimostrò ancora una volta le solide radici del riformismo tra la classe lavoratrice. Il Partito comunista, all’epoca non ancora del tutto degenerato, non riuscì a conquistare un appoggio di massa, malgrado il Partito laburista fosse stato completamente incapace di introdurre una sola grande riforma nell’interesse dei lavoratori. I lavoratori, amareggiati, passarono dalla lotta politica a quella sindacale. Iniziò una radicalizzazione delle masse su posizioni rivoluzionarie. Questo processo toccò il suo culmine e la sua massima espressione nello sciopero generale del 1926. L’ala della burocrazia laburista legata al sindacato fu spinta dall’ondata ascendente a mettersi alla testa di un movimento che detestavano e da cui erano terrorizzati, se non volevano quel movimento sfuggisse al loro controllo. Per ammantare le loro politiche utilizzarono i sindacati russi tramite il Comitato anglo-russo. Poterono farlo a causa della politica di Stalin.

La sconfitta dello sciopero generale, invece di mostrare “finalmente” il ruolo dei capi laburisti e sindacali ai lavoratori organizzati, portò al rafforzamento della burocrazia del Partito laburista. Gli sforzi delle masse trovarono una loro espressione nella formazione del secondo governo laburista. Di lì a poco seguì la sconfitta rovinosa del 1931; la dirigenza mostrò il suo vero volto e passò direttamente al campo del nemico di classe. Tuttavia e malgrado ciò, le masse lavoratrici rimasero quasi monoliticamente sotto la bandiera del Partito laburista, anche se non senza convulsioni interne. La pressione dal basso portò ad una scissione della sinistra e l’Ilp ruppe col partito laburista.

 

La svolta a sinistra della burocrazia del Partito laburista

Sin dalla crisi del 1931, prima ancora dello scoppio della guerra, lo strato superiore della burocrazia laburista e sindacale è degenerato completamente ed è diventato ancor più integrato nell’apparato statale borghese. Nel contempo questi settori di burocrazia hanno assunto il punto di vista e l’ideologia della borghesia. Mentre i capitalisti si appoggiano in modo più deciso su questo strato, la dialettica di questo processo mostra che la pressione degli avvenimenti porta un settore della burocrazia a separarsi del tutto da una qualsiasi base di massa. Più avanti si spinge tale processo, più la borghesia rimarrà sospesa a mezz’aria. Soltanto la temporanea inerzia e passività dei lavoratori permette a quei dirigenti di giocare il loro ruolo attuale. Ma il risveglio delle masse distruggerà completamente la loro base sociale. La burocrazia laburista ha sempre utilizzato il Partito laburista come una macchina elettorale. Solo per questo motivo veniva tollerata una certa attività. Tuttavia con lo scoppio della guerra e la fusione della burocrazia con lo Stato borghese, le sezioni del Partito laburista non svolgono più alcun tipo di attività. Inoltre, la burocrazia considera con fastidio qualsiasi segno di vita, poiché può causare soltanto uno scontro tra i vertici e la base. D’altra parte i sindacati, da sempre la spina dorsale del Partito laburista, rimangono in piedi e sono sempre più vivaci. Ciò è un riflesso della tendenza di milioni di lavoratori a organizzarsi.

Ma anche i sindacati si stanno allontanando da quel settore della burocrazia che è entrato nel governo e sul quale la borghesia si appoggia pesantemente, spingendolo così a scontrarsi duramente coi lavoratori. Questo sta portando direttamente a una scissione tra la burocrazia sindacale e quella laburista. L’esperienza di MacDonald, in una prossima fase, si ripeterà nuovamente, ma questa volta con conseguenze sociali differenti. Questa tendenza è già palpabile nelle schermaglie iniziali tra Citrine e Bevin, da un lato, e in forma più aperta nello sviluppo di un’ala sinistra nel Partito laburista. La pressione della base trova un riflesso distorto perfino a livello parlamentare. Aneurin Bevan, Shinwell, Laski ecc. rappresentano questa tendenza. La “rivolta” sulla questione dell’arruolamento delle masse, ma non delle ricchezze è un primo sintomo di ciò che avverrà. Anche se la “sinistra” si è affrettata a riconciliarsi col pretesto, bene accolto, dell’ingresso in guerra del Giappone, domani le differenze nella classe operaia assumeranno dimensioni più profonde e aspre.

Una scissione nel Partito laburista è inevitabile. Gli elementi corrotti fino al midollo dell’estrema destra si sposteranno nel campo della classe dominante come fece MacDonald. La corrente di sinistra sarà spinta a rompere col governo di coalizione e passare a un’opposizione aperta in Parlamento e, cosa ancor più importante, otterrà quasi sicuramente la maggioranza. Nel 1931, malgrado la demoralizzazione delle masse, soltanto uno strato minoritario degli elementi più corrotti della burocrazia laburista passò apertamente nel campo del nemico di classe.

Già ai primi sintomi di risveglio i laburisti “di sinistra” sono stati spinti all’opposizione. Sulla base della crescente ondata di malcontento dalle implicazioni potenzialmente rivoluzionarie, è inevitabile che un settore decisivo di burocrati sindacali e laburisti, compresa la maggioranza dei parlamentari, sarà costretta a opporsi frontalmente ai capitalisti ed a rompere il governo di coalizione. Almeno a parole, essi potranno assumere una linea piuttosto radicale. Questo processo dipenderà in buona parte da una serie di fattori, specialmente gli sviluppi sul fronte militare. Questi avranno effetti maggiori o minori sulla coscienza politica dei lavoratori britannici alimentando o smorzando la crescita di un movimento di massa. Ad esempio, continue perdite sul fronte dell’Estremo oriente sullo sfondo di vittorie russe faranno infuriare i lavoratori e velocizzeranno il loro spostamento a sinistra. D’altra parte, una sconfitta dell’Urss avrebbe temporaneamente profonde ripercussioni sulla classe operaia britannica e internazionale. In quel frangente la classe lavoratrice non vedrebbe alternative se non aggrapparsi alla coda della borghesia. L’azione degli stalinisti ritarderà l’esplodere delle spinte più estreme tra i lavoratori, ma il processo in corso mantiene comunque una logica di sviluppo inesorabile.

Quali che siano i ritardi che il processo subirà, non dureranno a lungo, anche nell’eventualità della più grande catastrofe che il movimento operaio internazionale possa soffrire, la sconfitta dell’Unione Sovietica. Malgrado tutti gli sforzi dei capi laburisti di canalizzare il movimento dei lavoratori e dargli uno sbocco parlamentare, sarà per loro impossibile riuscire nei loro scopi. In questo periodo il gruppo The Tribune, i social-patrioti di sinistra, emergerà con ogni probabilità come il principale centro di raccolta della spinta verso sinistra.

 

Il Partito comunista 

Malgrado i limiti della politica stalinista, le tradizioni rivoluzionarie dell’Ottobre e l’attività militante condotta dal partito per diversi anni hanno avuto come risultato la confluenza nel Partito comunista di militanti operai di peso in varie zone del paese. Ciò nonostante gli stalinisti sono riusciti a radicarsi soltanto in un settore avanzato della classe lavoratrice, senza conquistare un appoggio generale tra le masse.

Nel periodo della politica “contro la guerra”, malgrado la loro politica sindacale avventurista, gli stalinisti riuscirono ad estendere la loro influenza in settori significativi della classe operaia. È un fatto che l’instancabile attività dei migliori militanti del Pc (senza alcuna effettiva direzione dai vertici) ebbe un riflesso in un aumento del prestigio e dell’autorità del Partito comunista. Nel Galles del Sud e in alcune zone della Scozia sono riusciti a ottenere posizioni dirigenti tra i minatori.

Nel Clydeside, nel settore della classe lavoratrice britannica con maggior coscienza di classe, hanno radici profonde nei cantieri navali e nell’industria metalmeccanica. In altre zone del paese hanno conquistato significativi punti di influenza. Il Consiglio nazionale dei delegati metalmeccanici era completamente dominato dal Pc. Con la crescita dell’industria aeronautica hanno tentato quanto era loro possibile per controllare del tutto la direzione degli operai. Dunque, nel caso di una sollevazione dei lavoratori, il Partito comunista aveva l’opportunità di svolgere un ruolo di direzione, come l’ebbe il Partito comunista francese all’inizio delle occupazioni di fabbrica in Francia nel 1936.

Ad ogni modo, con la nuova svolta verso la collaborazione di classe ed il crumiraggio contro gli scioperi, alcuni settori del partito, già disillusi dagli spostamenti bruschi della politica del vertice, sono rimasti confusi e disorientati. Centinaia dei migliori militanti a livello locale sono stati espulsi dal partito come “trotskisti” e “agenti di Hitler”. Nello stesso tempo, nelle fabbriche e nei sindacati ampi settori di lavoratori che seguivano lo stalinismo per il suo passato di militanza nelle lotte operaie se ne sono allontanati. Questa politica di opposizione agli scioperi ha reso possibile, attraverso una linea decisa e militante nelle fabbriche e nei sindacati, conquistare quei militanti politicamente incerti che in passato erano nella scia dello stalinismo.

Le prospettive per il Partito comunista dipendono in buona misura dalle vicende dell’Unione Sovietica. La situazione peculiare del Pc si sta sviluppando seguendo la logica di una lotta in base alla quale laddove il partito ha la presa maggiore – tra i lavoratori d’avanguardia – lì sta perdendo terreno più velocemente. Ma il Pc sta reclutando nuovi aderenti in tutto il paese da settori politicamente arretrati, in parte a causa del suo vincolo con la Russia, in parte per il suo sciovinismo. Questo cambiamento era particolarmente palpabile nella composizione dei delegati per il loro congresso del 1942, in cui più della metà dei delegati non aveva più di tre anni di anzianità nel partito. Questo nuovo elemento rimpiazza abbondantemente quelli che si sono fatti da parte delusi o dopo aver cercato di opporsi alla “nuova” politica. Ma ovviamente non sono attivi tanto quanto quelli che stanno sostituendo. Malgrado la svolta, tuttavia, la maggioranza dei militanti, forse con dubbi segreti, sono rimasti nel partito.

Grandi successi dell’Unione Sovietica o il fallimento dell’offensiva di Hitler non possono che portare nuova forza al “comunismo” che troverà una sua espressione distorta nella crescita del Partito comunista. Uno stallo sul fronte orientale avrebbe un risultato simile.

D’altra parte, una totale distruzione dell’Unione Sovietica porterebbe alla cancellazione della tendenza stalinista, col settore più corrotto della burocrazia che passerebbe direttamente con la borghesia, come nel caso di Doriot5 in Francia, un altro settore sarebbe pronto a fondersi con la burocrazia laburista e sindacale, mentre il resto uscirebbe semplicemente dalla politica.

A causa della resistenza prolungata dell’Urss, l’ondata rivoluzionaria produrrà inevitabilmente un temporaneo rafforzamento del Pc. Ma questa influenza non avrà basi solide. La politica di crumiraggio che già sta causando repulsione tra settori d’avanguardia dei lavoratori spingerà gli operai lontano dagli stalinisti.

Malgrado le espulsioni e i tentativi di soffocare le critiche con l’uso di un regime di polizia nel partito, il malcontento dei lavoratori trova un riflesso nella base del partito. Un segno di questo processo si trova nella dichiarazione dell’Ufficio politico di metà 1942, quando si ammette che i militanti infondono più energie nel mettere in discussione l’appoggio elettorale al Partito conservatore che nel portare avanti l’agitazione di partito a favore dell’apertura del “secondo fronte”. Questa critica, che si allarga a tutti gli aspetti della politica di partito, ha spinto la direzione ad insinuare che i trotskisti sono entrati nella Gioventù comunista e nel Partito comunista facendo grave danno al partito. Questa opposizione, che ha un carattere essenzialmente rivoluzionario, deve essere da noi raggiunta e conquistata alla Quarta Internazionale. Da lì saranno reclutate molte delle migliori forze della Quarta Internazionale.

 

Il Partito laburista indipendente

Dopo anni di isolamento dalle masse, l’Ilp sta tornando a vivere. Molti lavoratori, particolarmente tra i giovani, si stanno orientando all’Ilp, disgustati dalla politica del Partito laburista ed ostili allo stalinismo, specie nella sua attuale linea di appoggio spudorato a Churchill. Seguire una politica “di sinistra” ha mascherato la confusione tipica del centrismo e ha prodotto un netto aumento degli aderenti. Se negli ultimi anni l’Ilp aveva perso completamente il contatto coi lavoratori nei sindacati e con le fabbriche, ora sta iniziando a radicarsi ai margini del movimento di massa. In quanto unica forza di opposizione, in elezioni parziali di valenza nazionale l’Ilp ha guadagnato una certa posizione tra i lavoratori sempre più delusi dall’attuale governo.

Inoltre, le antiche tradizioni dell’Ilp come ala sinistra del movimento operaio rendono inevitabile che, senza nessun’altra organizzazione in vista, gli operai che si spostano a sinistra debbano gravitare quasi automaticamente attorno all’Ilp.

Una crescita regolare nei prossimi mesi ed anni è sicura. Le ripercussioni rivoluzionarie della situazione spingeranno il settore più radicalizzato della classe operaia verso l’Ilp. In base a queste premesse, l’Ilp diverrà uno dei terreni più fertili di reclutamento per il partito rivoluzionario. Nel caso di una sollevazione di massa, non è escluso che abbia luogo una fusione tra l’estrema sinistra del Partito laburista e l’Ilp per formare una nuova organizzazione centrista. Ma anche se diventasse un partito di massa, l’Ilp non potrebbe durare a lungo in quello stato. Il contrasto fra le correnti al suo interno sfocerebbe in lotte di frazione: ne risulterebbero scissioni e una rapida disgregazione che ridurrebbe l’Ilp in pezzi. Nemmeno la relativa stabilità raggiunta dal Poum durante la rivoluzione spagnola potrebbe essere conquistata dall’Ilp. L’attuale coesione interna all’Ilp è fondata sulla sua separazione dalla necessità di una qualunque attività concreta. Il suo ingresso sulla scena della politica di massa lo condannerebbe alla completa disintegrazione.

D’altra parte, un cambiamento delle banderuole del Partito laburista, sempre sensibile agli umori delle masse, potrebbe indurre la direzione dell’Ilp a mettersi alla coda dei laburisti. Ma qualunque sia la direzione in cui gli eventi porteranno l’Ilp, è necessario che l’organizzazione si prepari fin da oggi per influenzare i lavoratori rivoluzionari di quel partito. Una buona parte della nostra attività deve essere indirizzata all’Ilp. Già ora in molte sezioni ci sono operai profondamente insoddisfatti della politica marcia di compromesso condotta dalla cricca parlamentare e dall’intera dirigenza centrista. Stanno cercando un’alternativa e sono onestamente alla ricerca della politica rivoluzionaria del bolscevismo.

Il settore più anziano, consolidato e sclerotizzato su posizioni centriste, è stato affiancato da uno strato più giovane e in molti casi alla prima esperienza politica. Molti sono entrati nell’Ilp dopo l’inizio della guerra e non sono ancorati alle tradizioni dell’Ilp come gli elementi più anziani e conservatori. è particolarmente necessaria l’aggiunta della pressione dei rivoluzionari dall’interno a quella esercitata sull’Ilp dall’esterno. Proposte di attività in comune contro la borghesia così come contro le campagne staliniste di calunnie possono far crollare l’ostilità contro i trotskisti che la direzione tenta di rafforzare.

 

La tattica verso il partito laburista

La tattica della nostra organizzazione fino allo scoppio della guerra e per i primi diciotto mesi del conflitto era di porre l’enfasi sul Partito laburista e in particolare sulla Gioventù laburista. Che tale linea, fino allo scoppio della guerra, fosse corretta era indicato dall’orientamento dell’Ilp. Trovandosi isolato dalle principali correnti del movimento operaio e in piena decadenza, la forza delle cose spinse l’Ilp ad orientarsi alle organizzazioni di massa dei lavoratori. La dirigenza di quel partito intavolò negoziati per un rientro nel Partito laburista.

Il consiglio di Trotskij di entrare nel Partito laburista, che i dirigenti dell’Ilp rifiutarono nel 1934 con tanta noncuranza, venne adottato tardivamente prima dello scoppio della guerra, dandogli una tinta di opportunismo, e non trovarono altra via che la capitolazione di fronte ai capi laburisti. In quella fase sembrava altamente probabile che il risveglio politico delle masse si sarebbe prodotto all’interno del percorso classico, passando per il Partito laburista.

Ma lo scoppio della guerra ha deviato lo sviluppo degli avvenimenti producendo una linea di sviluppo differente. Lungi dal crescere in termini di aderenti ed attività, in molte zone l’apparato laburista si è sfasciato. Sezioni e circoli, comitati esecutivi di quartiere e cittadini non si riuniscono per mesi.

In questa situazione un’immersione totale nel partito laburista servirebbe solo a tenere lontani i rivoluzionari dalle lotte operaie reali. Una prospettiva di questo tipo è farsesca e può servire solo come copertura per una completa inattività. L’idea di fondo della tattica entrista è di entrare in un’organizzazione riformista o centrista che si trova in una situazione fluida, in cui la vita politica è nel pieno e la base si sta spostando costantemente verso sinistra. È sostanzialmente una prospettiva di lavoro a breve termine in un contesto in cui ci sono buone possibilità di ottenere risultati in un periodo di tempo relativamente breve. È dettata principalmente dall’isolamento delle forze rivoluzionarie e dalla difficoltà relativa di farsi ascoltare dalle masse.

Nessuna delle condizioni per questa tattica sono presenti oggi come oggi. Qualsiasi organizzazione la portasse avanti, sarebbe condannata alla stagnazione senza alcuna possibilità di crescita. In queste condizioni diventa necessario un radicale riorientamento dell’avanguardia. In quelle zone dove il Partito laburista mostra ancora segni di vita, un lavoro regolare può portare a risultati. Ma in mancanza di queste condizioni, questo lavoro deve essere subordinato alla strategia generale di costruire il partito della Quarta Internazionale.  

Al momento la vita politica della classe lavoratrice è concentrata nei sindacati e nelle fabbriche. La maggior parte degli aderenti alla Gioventù laburista è stata chiamata nelle forze armate o lavora nell’industria con ritmi massacranti. Già indebolita dalla pesante ingerenza di Transport House6, l’organizzazione giovanile è scomparsa dalla scena politica. è nei sindacati, nelle fabbriche e nei consigli di fabbrica che si possono trovare i militanti operai aperti alle idee rivoluzionarie.

La situazione ci impone i compiti di far conoscere la nostra bandiera tra i settori più ampi della classe operaia e di lottare per l’egemonia all’interno delle organizzazioni riformiste e reazionarie.

Il periodo attuale è caratterizzato da una radicalizzazione e fermento nella classe operaia che non trova una breccia politica di massa per fare emergere tale malcontento. Nella misura in cui i lavoratori si muovono, si stanno esprimendo sul terreno sindacale.

In futuro si rivolgeranno nuovamente al Partito laburista, ma andare oggi dai lavoratori che sono abbastanza avanzati da cercare una via d’uscita, presentandosi come “la sinistra del partito laburista” è un’idiozia. Questi lavoratori si rivolgeranno all’Ilp e al Partito comunista, ma non alla cosiddetta “sinistra socialista del partito laburista”.

I fautori di un’entrata nel partito laburista hanno gli occhi incollati sul nuovo volto del Partito laburista, ma si dimenticano del suo attuale didietro. Usando l’esempio dell’ultima guerra argomentano, abbastanza correttamente, che la prima grande ondata rivoluzionaria rivitalizzerà immediatamente il partito laburista. È vero che si possono già vedere sintomi di una svolta per cavalcare l’onda, da parte dei dirigenti laburisti e in particolare dei deputati più scaltri, che riflettono la crescente esasperazione delle masse. Ma la storia non si ripete mai esattamente nello stesso modo. Le masse operaie, e soprattutto il loro settore più avanzato, nutrono un certo scetticismo e cinismo nei confronti dei leader laburisti. L’esperienza degli ultimi due decenni e la collaborazione al governo con i conservatori, non hanno mancato di lasciare tracce dietro di sé nella coscienza dei lavoratori.

È inutile basare la tattica di oggi sulle possibilità di domani; o più preciamente senza preparare il terreno in base alla situazione esistente, sarà impossibile influenzare minimamente quelle masse che potrebbero entrare domani. Nel frattempo andranno perse tutte le opportunità favorevoli di alzare la bandiera della Quarta Internazionale che si presenteranno nel prossimo periodo. Sempre più lavoratori tenderanno a rompere i legami con cui i dirigenti laburisti li avevano vincolati alle fortune del capitale e ad avanzare sulla strada dell’azione indipendente.    

Un’attenzione scrupolosa deve essere dedicata ai processi in corso nella classe lavoratrice, ma la priorità è l’azione d’agitazione generale e sulle rivendicazioni transitorie, compresa la richiesta che il Partito laburista rompa coi capitalisti e prenda il potere sulla base di un programma socialista.

Sindacati e consigli di fabbrica

In Gran Bretagna, forse più che in ogni altro paese del mondo, un giovane partito rivoluzionario ha bisogno di una politica corretta verso i sindacati ed i consigli di fabbrica. Senza una linea corretta su tale questione, la nostra organizzazione si condannerebbe a vegetare in un isolamento settario. Questo è specialmente vero ora che i lavoratori iniziano a muoversi e risvegliarsi dopo il periodo di relativa “pace” sociale seguita alla disfatta del Partito laburista nel 1931, e quando l’intera classe lavoratrice è nel mezzo di un cambiamento della propria ottica.

Questo risveglio è dimostrato dal numero di scioperi che stanno avendo luogo in aree un tempo arretrate, che avevano prima della guerra un’organizzazione operaia debole. A partire dalla miniera di Betteshanger, il fermento tra i minatori – da sempre un barometro dell’orientamento della classe operaia britannica – è stato caratterizzato da scioperi in una miniera dopo l’altra. Ci sono stati scioperi parziali tra i portuali, i ferrovieri, i metalmeccanici e gli addetti alla cantieristica. Per ora tutti gli scioperi sono rimasti contenuti su scala locale. Ma si tratta dei primi tremori che avvertono dell’esplosione che si avvicina.

La borghesia e la burocrazia laburista osservano con preoccupazione questi sintomi di malcontento tra i lavoratori. I capi laburisti sono stati spinti a ritirarsi e a cercare compromessi. Sono preoccupati che un’opposizione troppo decisa possa avere l’effetto di liberare forze non più controllabili. Questo processo, comunque, si sta sviluppando in modo contraddittorio. Succede per esempio che, malgrado l’enorme malcontento dei lavoratori dotati di grande coscienza di classe del Galles del Sud e del Clydeside, nessun movimento di massa stia prendendo piede in questi tradizionali epicentri della tempesta. La ragione di ciò non è nella mancanza di disponibilità alla lotta da parte dei lavoratori. Si tratta piuttosto della cappa posta dagli stalinisti sui delegati e sui principali attivisti operai di quelle zone. Senza dubbio, senza quest’ultimo fattore avremmo già assistito a uno sciopero generale nel Clydeside, almeno dei lavoratori dei cantieri navali. Se gli stalinisti avessero perseguito nella loro linea di pseudo-sinistra del “governo popolare” oggi sarebbero alla testa di un movimento di massa su scala nazionale. Non è esagerato dire che avrebbero potuto portarsi dietro la base di ogni sindacato di categoria. Ma il cambiamento di linea dopo l’attacco di Hitler all’Unione Sovietica ha rivelato il vero volto dello stalinismo: il Partito comunista è diventato la principale forza di crumiraggio contro gli scioperi al servizio della classe dominante.

Questa situazione offre alla Quarta Internazionale un’opportunità enorme che deve essere utilizzata al massimo. Di nuovo dobbiamo dare enfasi alla consegna: verso le fabbriche, i sindacati, i consigli di fabbrica!

Per gli stalinisti è impossibile bloccare indefinitamente l’ondata di combattività dei lavoratori britannici. I loro tentativi di deviarla sui Comitati misti di produzione servirà semplicemente a screditarli maggiormente in una fase successiva della lotta. I lavoratori impareranno dalla loro esperienza che quella strada conduce non tanto a una maggior produzione quanto piuttosto a una maggiore schiavitù. I rivoluzionari devono considerare l’atteggiamento dei lavoratori nei confronti del tema della produzione. In modo errato e distorto gli stalinisti hanno sollevato la questione del “controllo” della produzione per mezzo di quei comitati. Il loro fallimento nell’ottenere risultati indurrà domani i lavoratori a giungere alla conclusione del controllo operaio.

È interessante che già ora i militanti nelle fabbriche e nei sindacati stiano diventando coscienti del ruolo dei Comitati misti di produzione e del crumiraggio degli stalinisti. È particolarmente il caso dove noi abbiamo compagni che possono cristallizzare gli umori di opposizione.

In passato, i lavoratori più avanzati in cerca di una politica sindacale combattiva erano trascinati quasi automaticamente nella scia dello stalinismo, perfino quando non concordavano pienamente con la politica del Partito comunista. Ora molti di loro si rifiutano istintivamente di seguire la politica di collaborazione di classe del Partito comunista. Questi lavoratori possono essere conquistati al programma della rivoluzione. Devono essere conquistati a quel programma e alla bandiera della Quarta Internazionale!

Oggi il nostro programma di transizione acquisisce sostanza davanti ai nostri occhi. La reazione alle nostre parole d’ordine sindacali e alla propaganda ha messo in evidenza l’importanza cruciale delle rivendicazioni parziali e transitorie. La nostra debole voce e le nostre forze ridotte hanno ottenuto una meravigliosa risposta da parte dei lavoratori che siamo stati in grado di raggiungere. Con un’applicazione determinata e militante del nostro programma di transizione questa influenza può essere accresciuta cento volte nel periodo che abbiamo immediatamente davanti a noi.

Gli stalinisti hanno aggiunto le loro strida al coro di alleluia dei capi laburisti sul tema “tornate al lavoro” proprio quando i lavoratori sono sempre più in opposizione al tradimento di Transport House. I demagoghi stalinisti sono, senza dubbio, molto più abili nel presentare la loro politica da crumiri, ma se ci armiamo di un programma e di metodi corretti, i nostri compagni possono affrontare questi signori sul campo.

La battaglia deve essere condotta contro la burocrazia sindacale non meno che contro lo stalinismo. Il lavoro di propaganda per rimuovere i crumiri dalla direzione dei sindacati ora diventa di importanza primaria. Nei sindacati cresce un sentimento di critica ai vertici. Alcuni funzionari locali dei sindacati si stanno radicalizzando e sono spinti innanzi come dirigenti “combattivi”. Altri funzionari sindacali locali sono rimasti con la burocrazia per senso di inerzia. O impareranno, o saranno messi ai margini. Ciò che impressiona nella situazione attuale è che la base è alla sinistra perfino degli elementi più di sinistra della dirigenza. Ma soltanto un settore ristretto di lavoratori è stato spinto a trarre le logiche conclusioni dall’opera di sabotaggio della direzione. La maggioranza si oppone alla burocrazia crumira, ma non ha chiaro quale sia il passo successivo nella lotta. È nostro compito fornire la chiarezza politica. Dobbiamo combattere per rinnovare anche gli strati più alti della direzione dei sindacati. Dobbiamo combattere per trasformare i sindacati in organismi della rivoluzione.

Ancora più vitale del lavoro nei sindacati è il lavoro tra i delegati nelle fabbriche. Questi sono posti direttamente sotto la pressione dei lavoratori e ciò assicura che i vecchi elementi riformisti (e ora gli stalinisti) siano progressivamente sostituiti da una nuova leva di militanti. Lavoratori che prima non prendevano parte attiva alla vita sindacale sono oggi spinti a candidarsi come delegati sindacali alternativi e non “ufficiali”.

Nel suo sviluppo la lotta si estenderà, attraverso gli sforzi di tanti dirigenti locali dei lavoratori, ad altre fabbriche; dalla singola località fino al livello regionale e poi nazionale. Spontaneamente i lavoratori creeranno comitati di lotta su scala locale e nazionale che abbracceranno non soltanto una categoria, ma tutte le industrie delle aree coinvolte. Questo movimento darà un’espressione alle energie a lungo dormienti del proletariato britannico e assumerà un’ampiezza enorme. I capi stalinisti e laburisti useranno frasi di “sinistra” per tentare di deviare il potenziale dei lavoratori su canali borghesi. Ci riusciranno solo se noi saremo incapaci di fare la nostra parte.

Potremo conquistare la direzione di questo movimento se i nostri militanti chiave nelle aree decisive sapranno guidare i lavoratori. Le nostre piccole forze devono essere allenate e preparate per dare una direzione agli operai su tutti i problemi che fronteggiano sul luogo di lavoro. Le nostre possibilità di sviluppo nelle fabbriche non hanno limiti. Con una linea politica corretta e un orientamento conseguente possiamo crescere a un ritmo gigantesco, un ritmo che ci consentirà di affrontare con fiducia i compiti immani che si ergono davanti a noi.

 

La Gran Bretagna entra in un periodo prerivoluzionario

Gli elementi più arretrati sia tra i civili che tra i soldati sono attraversati in modo sotterraneo da sentimenti reazionari ed antisemiti. La borghesia ha cercato di incanalare queste tendenze per perseguire i suoi interessi, in special modo dando alla sua campagna contro il mercato nero un velato accento antisemita. Questi sentimenti tuttavia non sono basati, né rappresentano, sulla corrente dominante, che va verso sinistra.

Sotto l’influenza della guerra e della mutata posizione della Gran Bretagna a livello mondiale, processi di primaria importanza sono in corso nella coscienza di vasti settori della classe operaia. Il vecchio conservatorismo delle masse britanniche fondava la sua base materiale nella posizione privilegiata della Gran Bretagna sul mercato mondiale e sul supersfruttamento delle masse dei paesi coloniali. Ora quel basamento si sta sgretolando, portando con sé la visione del mondo su cui è stato costruito. Il peso maggiore della guerra ora è posto sulle spalle dei lavoratori britannici. A milioni sono stati violentemente strappati alle loro abitudini e all’inerzia dallo scoppio della guerra. Le basi della “vita familiare” sono state completamente distrutte.

Le donne, lo strato più oppresso e arretrato della classe operaia, e come loro la gioventù, sono state spinte a forza nelle industrie e nell’esercito. La concezione tradizionale di una vita “tranquilla” e “ordinata” è ridotta a brandelli dagli avvenimenti. E come le condizioni di vita delle masse sono cambiate, così lo è la loro coscienza. Le masse sono diventate aperte ad ascoltare nuove idee e prospettive. La vecchia fiducia nella classe dominante e l’accettazione di una collaborazione prolungata tra le classi è virtualmente scomparsa. I disoccupati sono tornati proletari e gli elementi demoralizzati sono stati posti sotto la disciplina e l’organizzazione dell’esercito e dell’industria. Vasti settori della classe media sono ridotti al livello del proletariato e costretti a lavorare nelle fabbriche. Il malcontento che comincia a ribollire tra i lavoratori e la classe media non ha ancora trovato un’espressione. In realtà, una buona parte di esso è stato deviato, per il momento, sui binari del patriottismo.

Stimolato innanzitutto dall’incompetenza della classe dominante nel “combattere il fascismo” e sospinto dalle lezioni della Francia, dove la classe capitalista ha capitolato direttamente a Hitler, questo malcontento non ha trovato un canale per combattere veramente contro il fascismo. I partiti laburista e comunista accettano la continuazione del dominio capitalista e lanciano alte grida sul fatto che una rottura dell’“unità nazionale” significherebbe una vittoria per Hitler! L’Ilp propone soltanto il pacifismo.

Malgrado ciò, i cambiamenti molecolari nella massa lavoratrice sono avanzati a ritmo accelerato. Il “mito di Churchill” ha toccato il suo apice ed è ora sulla via del tramonto. L’umore delle masse è diventato sempre più critico e le sue ondate stanno sbattendo senza tregua contro il muro della collaborazione di classe. Malgrado i tentativi dei Bevin e dei Pollitt di chiudere con le mani le prime crepe nella diga, la potente pressione di massa non può essere alla lunga sopportata. In un breve lasso di tempo il muro deve crollare.

Se la classe dominante, impaurita dalla minaccia della rivoluzione, dovesse provare a capitolare a Hitler come ha fatto la borghesia francese, si scatenerebbe subito una rivolta di massa. Una simile capitolazione costringerebbe i capi laburisti a mettersi alla testa delle masse per continuare la guerra. In ragione dei sentimenti che si scatenerebbero tra le masse, e anche del fatto che la loro testa sarebbe in gioco, sarebbero costretti a impegnare una battaglia per mantenere il controllo nelle loro mani. Almeno la sinistra farebbe così. Questo precipiterebbe la rivoluzione socialista. Ma questo sviluppo è del tutto improbabile.

Se, d’altra parte, una vittoria totale sulla Germania e sul Giappone dovesse essere ottenuta dalla Gran Bretagna (in realtà dagli Usa), il fatto non potrebbe impedire ripercussioni rivoluzionare tra le masse. Il programma del capitale finanziario è utopistico e folle. L’idea che le masse britanniche tollererebbero la dominazione dell’Europa e dell’Asia per mezzo della forza, per non parlare dell’Africa, è assurda. Una volta che le masse paragoneranno con la realtà le scintillanti promesse sul dopoguerra, sulle quali sono scettiche già oggi, la loro indignazione crescerà a livelli senza precedenti.

Liberati dall’incubo della vittoria dei nazisti, né i lavoratori, né i soldati tollererebbero a lungo il risultato del conflitto che i capitalisti stanno meditando. Esplosioni rivoluzionarie sarebbero inevitabili.

La prospettiva di uno stallo e di una pace di compromesso è molto più remota. Gli antagonismi prodotti dalla guerra e da essa acutizzati toccano ora un’intensità insopportabile. Un compromesso potrebbe giungere soltanto dopo che le potenze in guerra fossero del tutto logorate ed il mondo intero fosse in ginocchio. Questo porterebbe soltanto a ulteriori esplosioni. Molto prima che la guerra abbia raggiunto quello stadio, e ciò richiederebbe alcuni anni, la capacità di sopportazione delle masse avrà raggiunto il punto di rottura e la stabilità dei regimi imperialisti sarà messa alla prova. La rivoluzione inizierà in Europa o in Asia e cambierà il rapporto di forza su scala mondiale.

Dunque tutte e tre le prospettive sulla guerra conducono alla stessa conclusione. La lotta di classe in Gran Bretagna conduce inevitabilmente alla rivoluzione socialista.

Se la classe operaia fallisse nel mostrare un’alternativa alla crisi in cui la borghesia ha portato la società, una tremenda reazione sociale e politica si farebbe strada in Gran Bretagna. La posizione declinante dell’imperialismo britannico sul mercato mondiale imporrebbe alla borghesia la necessità di distruggere la resistenza della classe lavoratrice di fronte al suo tentativo di una riduzione del tenore di vita. Una sconfitta della prossima ondata rivoluzionaria provocherebbe fiammate di disperazione nella piccola borghesia e nei settori più arretrati della classe lavoratrice. Basandosi su tale stato d’animo, in un tempo brevissimo, la borghesia creerebbe un partito fascista e cercherebbe di cancellare le organizzazioni operaie. Ma questa reazione potrebbe alzare la testa soltanto dopo una sconfitta dell’inevitabile rivoluzione.

Guardando la situazione nel suo complesso, si può dire che per i trotskisti britannici e per il trionfo della rivoluzione socialista in Gran Bretagna esistono opportunità più favorevoli che in quasi ogni altro paese.

La classe operaia britannica non ha subito una sconfitta pesante sin dallo sciopero del 1926 e la sconfitta elettorale del partito laburista nel 1931. Negli anni prima della guerra la lotta di classe fu poco intensa. I lavoratori britannici sono freschi e non spossati. Hanno un peso sociale schiacciante in Gran Bretagna. Concentrata come è in grandi città industriali, Londra, Glasgow, Birmingham, Liverpool, Leeds, Manchester, Swansea, la forza della classe operaia è ulteriormente accresciuta.

Che a due anni e mezzo dallo scoppio della più sanguinosa battaglia per la sopravvivenza tra le potenze imperialiste la maggior parte dei diritti democratici della classe operaia, anche se formalmente aboliti, siano ancora intatti, non costituisce un’indicazione di forza per l’imperialismo britannico, ma piuttosto del suo tallone d’Achille.

La classe dominante deve cercare di salvarsi con l’inganno e la demagogia piuttosto che con la forza. Il mantenimento dei diritti democratici, benché precario, ci dà la possibilità di crescere nelle condizioni più favorevoli. È conseguenza della necessità che ha la classe dominante di camuffare la sua guerra imperialista in un conflitto tra democrazia e dittatura. È conseguenza, anche, dell’attuale stato di dipendenza della borghesia dal guscio esterno delle organizzazioni della classe operaia. Tutto ciò fornisce a noi un’opportunità unica di condurre il nostro lavoro nella legalità, senza gli impedimenti che il fascismo e il regime di occupazione hanno posto ai nostri compagni del continente europeo.

 

Il futuro è nostro 

Esistono le condizioni per una crescita senza precedenti sia nella nostra influenza che nei nostri numeri nel periodo più rapido possibile. Oggi la priorità consiste soprattutto nel gettare le basi per una crescita rapida. La Workers International League crescerà con l’approfondirsi dello spostamento a sinistra. È necessario rompere in profondità e consapevolmente, come il gruppo già sta facendo, con la psicologia e le prospettive del passato. Il periodo più difficile è alle spalle: compagni isolati e ostilità o indifferenza da parte delle masse. Sono all’ordine del giorno grandi movimenti e avvenimenti che noi possiamo influenzare. Il gruppo non deve essere colto impreparato dagli sviluppi della situazione.

È necessario che i nostri compagni si orientino sistematicamente ai lavoratori e penetrino tra le masse. Soprattutto è necessario portare alle masse lavoratrici la bandiera della Quarta Internazionale come tendenza indipendente.

È necessario che l’organizzazione consideri con spirito critico il fattore più vitale di tutti: la direzione e l’organizzazione rimangono indietro rispetto allo sviluppo degli avvenimenti. A livello oggettivo, le condizioni si stanno sviluppando e già lo hanno fatto, in modo da rendere possibile la più veloce crescita e radicamento della nostra organizzazione. Ma la debolezza fondamentale è nella mancanza di quadri formati. I nostri membri sono per lo più giovani, non temprati e privi di una formazione teorica. L’organizzazione, malgrado il balzo in avanti nell’influenza, in buona misura conserva tuttora le abitudini e la mentalità del passato, cioè quella da circolo di propaganda piuttosto che da sezione proiettata all’agitazione di massa. Le difficoltà ed i compiti del periodo precedente della vita dell’organizzazione trovano ancora un riflesso nelle idee e nel metodo di lavoro. Sulla base delle nuove prospettive è necessaria una rottura netta col passato.

Si può affermare senza esagerazione che la questione decisiva per determinare se l’organizzazione sarà all’altezza degli avvenimenti verrà decisa dalla capacità della direzione e di tutti i membri di basarsi fino in fondo e nel più breve tempo possibile su queste prospettive ed essere in grado di metterle in pratica nel lavoro quotidiano dell’organizzazione. Il compito fondamentale dell’organizzazione è di sviluppare radici profonde e solide e di diventare conosciuta come tendenza in tutto il paese e in modo particolare nelle fabbriche tra i lavoratori più avanzati.

La sproporzione nella situazione in Gran Bretagna è nell’assenza di una corrispondenza tra la maturità della situazione oggettiva e l’immaturità e la debolezza della nostra organizzazione. Nella situazione sono radicate le possibilità di un veloce spostamento a sinistra delle masse che conduca a una crescita spettacolare dell’organizzazione, in linea con quanto accadde al Poum nella rivoluzione spagnola. Ma soltanto se capiamo la dimensione dei compiti e delle possibilità che la storia pone davanti a noi. Saremo all’altezza del compito soltanto se nel frattempo un’ossatura di quadri sarà costruita in tutto il paese. Questi quadri saranno l’ossatura su cui verrà costruito il corpo di una potente organizzazione a partire dalle nuove reclute che si orienteranno a noi durante lo sviluppo della crisi.

Dobbiamo portare a termine questi compiti. La nostra organizzazione, non formata e senza esperienza, nel giro al massimo di alcuni anni verrà lanciata con violenza nel tumulto della rivoluzione. Il problema dell’organizzazione, il problema di costruire il partito, va di pari passo con la mobilitazione rivoluzionaria delle masse. Ogni compagno deve comprendere che la chiave della storia mondiale è nelle nostre mani. La presa del potere è all’ordine del giorno in Gran Bretagna, ma soltanto se noi troviamo la via verso le masse.

L’audacia rivoluzionaria può raggiungere ogni risultato. L’organizzazione deve consapevolmente porsi e considerarsi come il fattore decisivo della situazione. Nell’ondata rivoluzionaria non mancheranno le possibilità per trasformarci da una piccola setta in una organizzazione di massa.

 

 

 

Note

1 Dopo la capitolazione della Francia di fronte alla Germania nel 1940, Vichy divenne la capitale della zona non occupata del paese, dove si stabilì il regime collaborazionista guidato dal maresciallo Pétain.

2 Whitehall è la via di Londra dove risiedono diversi ministeri importanti. Qui indica il governo britannico.

3 Oswald Mosley esordì come conservatore, passò successivamente ai laburisti per poi fondare il New Party, che nel 1932 divenne la British Union of Fascists. Vidkun Quisling (1887-1945) fu un uomo politico e ufficiale norvegese che venne posto a capo del governo filonazista instaurato dopo l'invasione tedesca del 1940. Venne processato e giustiziato alla fine della guerra. Il suo nome divenne simbolo del collaborazionismo.

4 Leon Blum fu il primo ministro socialista nel governo del Fronte popolare in Francia (1936-37). Leon Jouhaux era il segretario generale della confederazione sindacale Cgt.

5 Jacques Doriot fu un dirigente del Partito comunista francese, dal quale venne espulso nel 1934. Si spostò rapidamente verso il fascismo fondando il Partito del popolo francese. Durante la guerra fu un collaborazionista.

6 Transport House, sede del sindacato dei trasporti Tgwu, per molti anni fu anche la sede nazionale del Partito laburista.