I testi classici del marxismo contengono una gran quantità di insegnamenti, tuttora indispensabili per una lotta rivoluzionaria contro il capitalismo.
Per aiutare ad assimilare questi insegnamenti, mettiamo a disposizione dei nostri lettori una serie di guide alla lettura delle principali opere di Marx, Engels, Lenin e Trotskij.
Si tratta di brevi schede che contengono: 1. Un’introduzione storica al testo; 2. Un rapido riassunto dei singoli capitoli; 3. Una serie di domande per favorire la riflessione e la discussione sugli argomenti trattati.
Partiremo da alcuni libri base, come Il Manifesto del Partito comunista di Marx ed Engels e Stato e rivoluzione di Lenin, per arrivare via via a tutti gli scritti che hanno lasciato un segno nella storia dei movimenti rivoluzionari.
Se vuoi partecipare ad un gruppo di lettura in cui si discutono questi e altri testi, contattaci qua

GUIDA ALLA LETTURA DEL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA

Inauguriamo oggi una nuova rubrica del nostro sito, in cui verranno pubblicate una serie di guide alla lettura dedicate ai testi classici del marxismo. L’idea è quella di aiutare i nostri lettori ad assimilare i concetti chiave della teoria marxista, attraverso gli scritti dei grandi rivoluzionari del passato.

Per tutte le opere più importanti di Marx, Engels, Lenin e Trotskij, realizzeremo una breve scheda con: 1. Un’introduzione storica al testo; 2. Un rapido riassunto dei singoli capitoli; 3. Una serie di domande per favorire la riflessione e la discussione sugli argomenti trattati.

Per cominciare, non potevamo partire che con il libro dal quale tutto ha avuto inizio: il Manifesto del Partito comunista di Karl Marx e Friedrich Engels. Il libro è reperibile nella nostra libreria marxista.

La redazione

 

Scritto nel 1847-48 da Karl Marx e Friedrich Engels, su incarico della Lega dei Comunisti di Londra, questo breve libro espone i principi fondamentali e la tattica del nascente movimento comunista di quel periodo, lo “spettro che si aggira per l’Europa”.

A differenza di molte altre opere di quell’epoca, il Manifesto del Partito comunista rimane una delle opere letterarie più influenti che siano mai state pubblicate. Sebbene sia stato scritto più di 170 anni fa, le idee, il metodo e le lezioni politiche in esso contenute mantengono la loro notevole freschezza. Anche se alcuni riferimenti alle figure politiche del tempo e alcune (ma non tutte) delle concrete rivendicazioni politiche avanzate alla fine del capitolo 2 sono state superate dagli eventi, la maggior parte del testo è come se fosse stata scritta solo ieri, con la sua spiegazione del potere schiacciante del mercato capitalista globale, della mercificazione del lavoro e delle abilità degli esseri umani e della divisione sempre crescente tra ricchi e poveri. Nonostante la data della sua pubblicazione, il Manifesto del Partito comunista è ancora oggi un’arma formidabile ed essenziale nell’arsenale dei rivoluzionari di tutto il mondo.

Nel suo messaggio il Manifesto è forse ancora più rilevante oggi di quando è stato scritto. Nel 1848 l’intera Europa era sull’orlo di una serie di rivoluzioni democratiche che avrebbero scosso il vecchio ordine assolutista, ma nelle quali la classe operaia non era ancora abbastanza sviluppata per arrivare al potere. Oggi, con la crisi profonda del sistema capitalistico globale, l’ultima frase del Manifesto non è mai stata così potente e urgente: “Lavoratori di tutti i paesi, unitevi!”

 

 

Capitolo 1: Borghesi e proletari

Per Marx e Engels, “la storia di ogni società esistita fino a questo momento, è storia di lotte di classi”. In questo capitolo, espongono ampiamente la storia della società di classe, in particolare della lotta della borghesia contro il sistema feudale in decadenza. E spiegano come la borghesia, dopo aver preso il potere in un paese, è costretta dal suo stesso sistema a rivoluzionare la produzione su scala mondiale, creando così “il suo becchino”: il proletariato.

 

Domande per la discussione:

  • Cosa intendono i marxisti per “classe”?

  • Cosa sono la borghesia e il proletariato?

  • Come è nato il capitalismo?

  • Quale relazione esiste tra lo sviluppo economico e la lotta politica? Possiamo trovare esempi di questo nella società di oggi?

  • Cosa intendono Marx e Engels quando scrivono, “La borghesia ha avuto nella storia una parte sommamente rivoluzionaria”?

  • In che modo questo capitolo prevede in anticipo la globalizzazione?

  • In che senso il capitalismo “rassomiglia al mago che non riesce più a dominare le potenze degli inferi da lui evocate”?

  • Come si forma il proletariato sotto il capitalismo?

  • Qual è il ruolo dei sindacati per Marx e Engels?

 

 

Capitolo2: Proletari e comunisti

In questo capitolo, Marx e Engels prima spiegano il ruolo dei comunisti nella lotta di classe e poi rispondo ad alcune delle principali accuse rivolte ai comunisti dai detrattori borghesi dell’epoca. Nel rispondere ai loro critici, Marx e Engels offrono ulteriori chiarimenti e spiegazioni sulle loro idee, ad esempio sulla questione di cosa si intende con “l’abolizione della proprietà privata” e della “famiglia borghese”, questioni che vengono sollevate ancora oggi. Infine, Marx e Engels espongono una lista di rivendicazioni che devono essere avanzate dai comunisti.

 

Domande per la discussione:

- Quali lezioni possiamo trarre dall’affermazione che “I comunisti non sono un partito particolare di fronte agli altri partiti operai”?

- Come possono i comunisti mettere “in rilievo” e far “valere gli interessi comuni, indipendenti dalla nazionalità, dell’intero proletariato”?

- Cos’è il “capitale”? Cos’è il “lavoro salariato”? E come si relazionano l’uno con l’altro?

- Qual è il ruolo dell’individuo in una società comunista?

- Cosa intendono Marx e Engels con “l’abolizione della famiglia”?

- Qual è il ruolo dello Stato, e che forma assumerebbe lo Stato in una società comunista?

 

 

Capitoli 3 e 4: Letteratura socialista e comunista – Posizione dei comunisti di fronte ai diversi partiti di opposizione

Nei capitoli finali del Manifesto del Partito comunista, Marx e Engels analizzano le altre tendenza socialiste presenti nella società. Nel farlo, ci forniscono un ulteriore approfondimento sulle caratteristiche specifiche delle loro idee. Oggi alcune delle tendenze che vengono criticate sono scomparse e sono quindi ormai di scarsa rilevanza. Tuttavia, alcune di esse, e in particolare il “socialismo borghese”, continuano a giocare un ruolo molto potente (e dannoso) nel movimento operaio e, di conseguenza, le critiche di Marx e Engels mantengono pienamente la loro forza anche ai giorni nostri.

 

Domande per la discussione:

  • In che senso il socialismo piccolo-borghese “è insieme reazionario e utopistico”?

  • Che cos’è il “vero” socialismo? E cosa gli conferisce le sue caratteristiche peculiari?

  • Quali esempi moderni di “socialismo borghese” possiamo trovare negli eventi politici recenti? Quale posizione dovrebbero assumere i comunisti nei confronti di questa tendenza?

  • Che cosa possiamo dire di positivo rispetto al socialismo “critico-utopistico”? Quali sono invece i suoi punti deboli?

  • Perché Marx e Engels danno il loro sostegno non solo a movimenti proletari come il cartismo in Inghilterra, ma anche a partiti democratici e nazionalisti in alcuni paesi?

 

 

 

GUIDA ALLA LETTURA DE L’EVOLUZIONE DEL SOCIALISMO DALL’UTOPIA ALLA SCIENZA 

Proponiamo di seguito una guida alle lettura de L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza di Fredrich Engels, uno dei testi che ha maggiormente contribuito – probabilmente secondo solo al Manifetso del Partito comunista – a divulgare le idee fondamentali del marxismo. Il libro è reperibile nella nostra libreria marxista

La redazione


Questo opuscolo, pubblicato per la prima volta in francese nel 1880, è in realtà una raccolta di tre capitoli dell’Anti-Duhring di Engels, non solo un'opera polemica prodotta per combattere le “nuove” teorie socialiste di Eugen Dühring, ma anche, cosa più importante, “una rassegna enciclopedica della nostra concezione dei problemi filosofici, naturali e storici”, nelle parole di Engels.

L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza condensa alcune delle idee chiave del libro di Engels in un opuscolo conciso e molto accessibile, che rimane ancora oggi uno dei migliori e più popolari compendi delle idee marxiste mai prodotti. In tre brevi e vivaci capitoli Engels affronta prima lo sviluppo del pensiero socialista pre-marxista, poi la filosofia dialettica, centrale nel metodo marxista, e infine il materialismo storico, l’applicazione del pensiero marxista all’evoluzione della società umana: la fonte delle conclusioni rivoluzionarie di Marx ed Engels.

Come suggerisce la breve sintesi nelle righe precedenti, questo opuscolo è estremamente denso di contenuti e spunti e merita pienamente numerose letture. Inoltre, c’è l’introduzione di Engels sulla “storia del materialismo” e la “storia della classe media in Inghilterra” che offre sia una preziosa spiegazione e una difesa della filosofia materialista (di per sé un obiettivo rivoluzionario considerata l’enorme influenza del pensiero idealista e agnostico nella filosofia “rispettabile”), sia un corso avanzato di materialismo storico, che colloca l’evoluzione della filosofia e delle idee nel loro giusto contesto, come parte della rivoluzione nello sviluppo delle forze produttive e della lotta di classe.

 

Capitolo 1

Il primo capitolo dell’opuscolo di Engels è dedicato ai grandi socialisti “utopisti” della fine del XVIII secolo e dell’inizio del XIX: i progenitori del socialismo “scientifico” di Marx ed Engels.

Fornendo una breve storia del pensiero socialista dall’inizio dell’era moderna in poi, Engels descrive i movimenti razionalisti, democratici e comunisti di quel periodo non soltanto come una battaglia di idee, ma piuttosto come le espressioni teoriche delle fasi di ascesa e di conflitto delle nuove classi emergenti nella società. Con lo stesso metodo, Engels passa poi ai primi frutti ideologici della neonata classe operaia in Gran Bretagna e in Francia: i “tre grandi utopisti” Saint-Simon, Jean-Baptiste Fourier e Robert Owen.

Analizzando brevemente ciascuna delle loro teorie, Engels non solo dimostra i difetti fatali e i limiti dei loro “sistemi sociali” ideali, ma li colloca anche nel proprio contesto storico, quello di una lotta di classe (tra borghesia e proletariato) che stava appena nascendo ed era per questa ragione ancora immatura nelle forme ed espressioni che assumeva. Questo si può vedere nel fatto che gli utopisti evitavano il termine classe operaia in favore di “popolo” in generale.

Comunque, Engels non manca di sottolineare l’importanza dei grandi contributi intellettuali e politici forniti da questi individui. Engels riserva le righe più dure a quei “filistei” che “fanno valere di fronte alle ‘follie’ degli Utopisti la superiorità del loro sobrio modo di pensare”. Per Engels, nonostante gli errori, c’erano molte parti corrette nelle loro teorie imperfette, e molto che lui e Marx hanno successivamente ereditato.

In definitiva, partendo dalla disamina dei primi socialisti utopisti Engels inserisce anche il marxismo nel proprio contesto come prodotto degli sviluppi teorici dei precedenti socialisti e del proletariato moderno nel suo completo sviluppo materiale.

Domande per la discussione:

  • In che senso il mondo “venne poggiato sulla testa” dai filosofi del XVIII secolo? 
  • Che cosa intende Engels quando scrive: “I grandi pensatori del XVIII secolo non poterono oltrepassare i limiti imposti dalla loro epoca”?
  • Perché le istituzioni instaurate con il “trionfo della ragione” si rivelarono tali “caricature e amare delusioni”?
  • Cos’hanno in comune i “tre grandi utopisti”?
  • Attraverso quale processo la “moderna industria” rende necessaria una rivoluzione? 
  • Perché i nuovi sistemi sociali dei fondatori del socialismo sono “condannati ad essere utopie”?
  • In che senso la politica è “la scienza della produzione”?
  • In che senso la concezione della storia di Fourier era dialettica?
  • Che somiglianze possiamo notare tra la filosofia di Owen e quella di Marx? 
  • Quali erano i limiti del comunismo di Owen?

 

Capitolo 2

Il secondo capitolo dell’opuscolo di Engels si concentra su come la storia della filosofia è culminata con Hegel: dai filosofi dell’Antica Grecia e dalla loro dialettica meno sviluppata, alla metafisica e fino alla dialettica nella sua forma hegeliana. 

Engels analizza gli errori dei metafisici. Una questione fondamentale che sottolinea è l’incapacità di comprendere le contraddizioni. Engels spiega che “i due poli dell’antitesi sono tanto inseparabili quando opposti”. Questo è un aspetto fondamentale della dialettica che viene introdotto in questo capitolo e che Engels inserisce nel contesto della realtà concreta, spiegando che la natura è una prova di questo fenomeno.

Engels parla molto bene di Hegel e del modo brillante con cui ha liberato la storia dalla metafisica. Ciononostante, Engels mostra anche gli errori di Hegel determinati dal suo idealismo, che gli faceva vedere la storia rovesciata da cima a fondo.

Engels termina il capitolo parlando del materialismo di Marx, che rimette la dialettica nel verso giusto. Dopo aver spiegato brevemente le ragioni dello sfruttamento capitalista, conclude sottolineando che ciò che Marx ha fatto per il socialismo è stato trasformarlo in una scienza: “Con queste due grandi scoperte, il socialismo è diventato una scienza che ora occorre innanzitutto elaborare in tutti i suoi particolari e nessi”.

Domande per la discussione:

  • Che cos’è la dialettica? 
  • Qual è la differenza tra la dialettica nel mondo antico e quella di Hegel?
  • Qual è il problema della dialettica di Hegel? 
  • Che cosa intendeva Engels quando ha detto che il materialismo moderno “non ha bisogno di una filosofia che stia al di sopra delle altre scienze”? 
  • Perché la filosofia di Hegel è importante per il socialismo?

 

Capitolo 3

Engels inizia questo capitolo spiegando che la comprensione della realtà materiale è la chiave per la comprensione della società, e che è la realtà economica, non le idee, ad essere il fattore più importante sul quale si modella la società. Questa, in sostanza, è la spina dorsale del materialismo storico.

Engels poi traccia il processo che ha portato alla nascita del capitalismo, conducendo il lettore attraverso la transizione dal feudalesimo al capitalismo e quindi all’instaurazione della moderna borghesia. Spiega come siano stati sviluppati i mezzi di produzione, e come sia cambiata la divisione del lavoro. Qui vediamo un salto improvviso verso dalla produzione di merci per la mera sussistenza alle fabbriche organizzate per produrre merci da vendere sul mercato. Prima, le merci appartenevano soltanto alla persona che le aveva prodotte, in quanto una persona sola era generalmente responsabile della sua produzione. Questo fondamento chiaro delle proprietà non è stato più possibile dal momento in cui ogni merce diventò il prodotto di molti lavoratori, e quindi la proprietà privata cominciò ad assumere il significato di sfruttamento di coloro che lavoravano, ma non possedevano nulla.

Engels afferma che ci deve essere una fine al capitalismo, ridefinendo la società non come un circolo, ma come una spirale che ritorna ai punti precedenti, ma ad un livello più alto. Ripercorre la storia dello sviluppo dei nuovi mezzi di produzione, osservando come le macchine si svilupperanno sotto il capitalismo. Parla della sovrapproduzione e spiega perché il capitalismo arriva alla sovrapproduzione, e soprattutto perché questo diverrà una piaga che minaccerà l’esistenza della società capitalista.

Partendo da questo, l’opuscolo poi ci fornisce un chiarimento sulla macchina dello Stato: a cosa serve e come si estinguerà con il socialismo. Nel socialismo “lo Stato non viene abolito; esso si estingue”, spiega Engels.

Infine Engels traccia la storia degli Stati dalla società medievale alla futura rivoluzione proletaria. Nel farlo, spiega l’importanza dell’autentico socialismo scientifico.

Domande per la discussione:

  • Quali importanti cambiamenti nella divisione del lavoro e nelle forze produttive hanno avuto luogo negli ultimi decenni e quali cambiamenti sociali e politici ne sono conseguiti? 
  • Come applicheresti l’osservazione di Engels secondo cui “le cause ultime di ogni mutamento sociale e di ogni rivolgimento politico vanno ricercate non nella testa degli uomini, nella loro crescente conoscenza della verità eterna e dell’eterna giustizia, ma nei mutamenti nel modo di produzione e di scambio” ad uno dei principali movimenti sociali dei nostri tempi, come la polarizzazione politica nei paesi occidentali? 
  • Engels pone molta enfasi nella produzione di “merci”. Cos’è una merce? 
  • Engels cita un paio di esempi di “circolo vizioso” nello sviluppo del capitalismo. Quali sono?
  • Cosa intende Engels per “ribellione delle forze produttive” e cosa sono le forze produttive?
  • Engels dice: “Questa soluzione può consistere solo nel fatto che si riconosca in effetti la natura sociale delle moderne forze produttive e che quindi il modo di produzione, di appropriazione e di scambio sia messo in armonia con il carattere sociale dei mezzi di produzione”. In che modo le forze di produzione sono socializzate sotto il capitalismo?
  • Engels dice: “Le forze socialmente attive agiscono in forma assolutamente uguale alle forze naturali: in maniera cieca, violenta, distruttiva, fino a quando non le riconosciamo e non facciamo i conti con esse.” Qual è la ragione per cui le forze sociali non sono comprese o controllate dall’umanità? Cosa deve cambiare affinché possano essere comprese e controllate?
  • Quali sono le diverse relazioni tra lo Stato e la comunità che secondo Engels sono emerse durante i secoli? Cosa potrebbe significare per lo Stato il diventare “effettivamente il rappresentante di tutta la società” e perché poi scomparirebbe?





GUIDA ALLA LETTURA DI LAVORO SALARIATO E CAPITALE DI KARL MARX

 

Presentiamo una guida alla lettura di Lavoro salariato e capitale, che può aiutare a comprendere le idee chiave di questo testo classico di Karl Marx sull’economia. Il testo originale è reperibile qui

La redazione



In Lavoro salariato e capitale, Marx espone sinteticamente le basi di una teoria dei rapporti di produzione capitalisti. Questo testo fu pubblicato per la prima volta nell'aprile del 1849 sulla Neue Rheinische Zeitung (La Nuova Gazzetta Renana), un giornale che Marx aveva fondato e dirigeva a Colonia, dopo il propagarsi del fermento rivoluzionario dalla Francia alla Germania nel marzo del 1848.

 

Marx pubblicò più di 80 articoli sulla Neue Rheinische Zeitung. Il primo numero uscì nel giugno 1848. Il sottotitolo di questo giornale era «organo della democrazia» e, all'inizio, sosteneva i liberali radicali, che erano l'ala sinistra del Parlamento di Francoforte, contro il re di Prussia (Federico Guglielmo IV). Tuttavia, nell'aprile del 1849, in seguito all'attività controrivoluzionaria da loro svolta in Francia e Germania, Marx abbandonò la politica di cooperazione con i liberali radicali e sostenne la creazione di un partito operaio indipendente. In risposta alla sua nuova linea rivoluzionaria, il governo chiuse il giornale nel maggio del 1849 e a quel punto Marx tornò a Parigi.

 

Marx aveva consegnato cinque articoli, che furono pubblicati sulla Neue Rheinische Zeitung, tratti da una serie di interventi da lui tenuti alla Società Operaia Tedesca di Bruxelles, nella seconda metà di dicembre del 1847. Marx ed Engels avevano fondato la Società per intervenire tra quei lavoratori tedeschi che erano emigrati in Belgio in cerca di migliori condizioni di vita. Tuttavia, nel febbraio del 1848, in seguito allo scoppio del movimento rivoluzionario in Francia, la polizia belga arrestò ed espulse i membri della Società e Marx fu costretto a trasferirsi a Parigi. Così gli fu precluso di pubblicare Lavoro salariato e capitale a Bruxelles nel febbraio del 1848, come aveva avuto inizialmente intenzione di fare.

 

Lavoro salariato e capitale rappresenta la prima esposizione sistematica di Marx della sua teoria delle relazioni economiche nella società capitalista. In questi articoli introduce alcune idee che svilupperà ad un livello molto più alto nelle sue opere successive, specialmente nel Capitale. In breve, Marx ci fornisce uno schema facilmente accessibile delle relazioni economiche che costituiscono le condizioni materiali della lotta di classe nella società capitalista.

 

Tuttavia, sebbene gli articoli pubblicati sulla Neue Rheinische Zeitung si basino sugli interventi che Marx aveva tenuto alla Società Operaia Tedesca, non comprendono l'intero contenuto di queste riunioni. Inoltre, Engels pubblicò un'edizione di Lavoro salariato e capitale a Berlino nel 1891, dopo aver modificato il testo, per allinearne la terminologia con lo sviluppo del pensiero di Marx successivo al 1849. Nell'introduzione a questa edizione, Engels scrive:

 

«Tra il 1840 e il 1850 Marx non aveva ancora condotto a termine la sua critica dell'economia politica. Ciò avvenne solo verso la fine del decennio 1850-1860. I suoi scritti apparsi prima del primo fascicolo: Per la critica dell'economia politica (1859), si allontanano quindi in taluni punti da quelli che furono composti dopo il 1859, contengono espressioni e interi periodi che, confrontati con gli scritti successivi, appaiono infelici e persino inesatti.»

 

Poiché Engels voleva che la sua edizione fosse usata come strumento di propaganda tra i lavoratori, modificò il testo dell'edizione originale di conseguenza. Come scrive:

 

«Le mie modificazioni si aggirano tutte attorno ad un sol punto. Secondo l’originale, l’operaio vende al capitalista per un salario il suo lavoro; secondo il testo attuale egli vende la sua forza-lavoro

Questa distinzione, tra lavoro e forza-lavoro, è il fondamento della cosiddetta teoria del valore-lavoro di Marx; senza di essa è impossibile capire l'origine del plusvalore e le leggi di sviluppo del sistema di produzione capitalista.




Capitolo I 

 

Marx innanzitutto espone lo scopo della sua opera, che è quello di esaminare le relazioni economiche nella società capitalista ed esporre alla classe operaia «la base materiale delle lotte attuali tra le classi e le nazioni». Marx fu spinto a farlo per combattere l'ignoranza in materia e chiarire la confusione sui rapporti economici che era stata provocata da «socialisti miracolisti» e «geni politici incompresi», così come da «difensori patentati delle condizioni esistenti». Naturalmente, combattere l'influenza del pensiero economico borghese sulla coscienza della classe operaia è un compito in cui i marxisti devono impegnarsi ancora oggi.

 

Per il senso comune, il salario, ci dice Marx, non è che una somma di denaro che il capitalista paga al lavoratore «per un certo tempo di lavoro o per una certa prestazione di lavoro». Nel XIX secolo questo poteva consistere nel tessere un metro di lino, se il lavoratore veniva pagato a pezzo, o poteva consistere nel tessere lino per un numero specifico di ore al giorno, se il lavoratore veniva pagato ad ore. Qui si trova una semplice relazione di scambio: il capitalista acquista lavoro con denaro, mentre l’operaio vende lavoro per denaro. Risulta quindi che il salario è uguale al valore del lavoro svolto, e questa consapevolezza è espressa nel detto, che sentiamo ancora oggi, “un giusto giorno di lavoro per una giusta paga”.

 

Ma le cose non stanno così, perché in effetti il capitalista sta comprando e l’operaio sta vendendo, non lavoro (cioè una particolare quantità di lavoro da svolgere), ma forza-lavoro, cioè la sua capacità di lavorare. Nell'edizione del 1891, Engels modifica il testo originale per chiarire questo punto:

 

«Ma ciò non è che l’apparenza. Ciò che essi [i lavoratori] in realtà vendono al capitalista per  una somma di denaro è la loro forza-lavoro. Il capitalista compera questa forza-lavoro per un giorno, una settimana, un mese, ecc. E dopo averla comperata, egli la usa, facendo lavorare gli operai per il tempo pattuito.»

 

Distinguendo tra lavoro e forza-lavoro, Marx sta distinguendo tra il prodotto definito del lavoro e la capacità lavorativa.

 

Quindi il salario non è uguale al valore del lavoro effettivamente svolto, il “lavoro”, ma è uguale al valore della capacità di lavorare, cioè della forza-lavoro. Poiché, sotto il capitalismo, la forza-lavoro può essere comprata e venduta, non è che una merce e quindi ha un valore di scambio: è  cioè uguale ad una certa quantità di altre merci, con le quali può essere scambiata. Il valore di scambio di una merce, valutato in denaro, viene definito il suo prezzo. Il salario è il prezzo della forza-lavoro.

 

L'affermazione che il salario è uguale al valore del lavoro svolto è un principio centrale dell'economia borghese classica. Distorcendo la nostra comprensione della realtà economica, il pensiero economico borghese nasconde lo sfruttamento del lavoratore salariato da parte del capitalista.

 

Ciò che tutto questo implica, secondo Marx, è che «il salario non è, dunque, una partecipazione dell’operaio alla merce da lui prodotta. Il salario è quella parte di merce, già preesistente, con la quale il capitalista si compera una determinata quantità di forza-lavoro produttiva.». I salari non possono essere «una partecipazione dell’operaio alla merce da lui prodotta» perché il capitalista paga il salario non con il denaro che riceverà dalla vendita delle merci finite in futuro, ma con “denaro d’anticipo”, con un capitale preesistente. Il capitalista usa questo denaro per comprare non solo la forza-lavoro, ma anche le materie prime (per esempio il cotone) e gli strumenti di lavoro (per esempio il telaio). L’operaio lavora poi il filo di cotone per realizzare una tela di tessuto, che è destinata alla vendita; ma se il capitalista trova o meno un compratore per il bene finito e se lo vende in modo molto vantaggioso, questo dipenderà dalle condizioni concrete esistenti sul mercato, ma non ha conseguenze sulle somme che ha dovuto anticipare per comperare le materie prime, gli strumenti di lavoro e anche la forza-lavoro degli operai.

 

Marx ci ricorda anche che la mercificazione generalizzata della forza-lavoro è specifica del sistema di produzione capitalista. Per esempio, nel sistema schiavista, tutta la persona, non solo la sua forza- lavoro, è proprietà di un altro individuo. Come dice Marx, uno schiavo «è una merce che può passare dalla mani di un proprietario a quelle di un altro. Egli stesso è una merce, ma la forza-lavoro non è merce sua.» Al contrario, sotto il sistema feudale della servitù della gleba, il servo dà al signore parte della sua forza-lavoro, sotto forma di quote di lavoro eseguite sulla terra di cui il signore è proprietario o di prodotti della terra di cui il servo è proprietario. Poiché sotto la servitù della gleba il servo è legato alla terra, la sua forza-lavoro non può essere una merce. Al contrario, sotto il capitalismo i lavoratori salariati non sono legati ad un particolare padrone e sono liberi di vendere la loro forza- lavoro al miglior offerente. Come dice Marx, sotto il capitalismo:

 

«L’operaio non appartiene né a un proprietario, né alla terra, ma 8, 10, 12, 15 ore della sua vita quotidiana appartengono a colui che le compera. L’operaio abbandona quando vuole il capitalista al quale si dà in affitto, e il capitalista lo licenzia quando crede, non appena non ricava più da lui nessun utile o non ricava più l’utile che si prefiggeva.»

 

Ora, è perché i lavoratori salariati sono privati della proprietà dei mezzi di produzione che devono vendere la loro forza-lavoro a un capitalista per sopravvivere. Come dice Marx, «l’operaio, la cui sola risorsa è la vendita della forza-lavoro, non può abbandonare l'intera classe dei compratori, cioè la classe dei capitalisti, se non vuole rinunciare alla propria esistenza.» Questa situazione ha due implicazioni.

 

- Primo, la libertà economica per i lavoratori salariati è limitata dal fatto che, sebbene sia loro possibile, in certe condizioni, spostarsi da un capitalista all’altro, come classe sono incatenati alla classe dei capitalisti – contrariamente alla dottrina del liberalismo, che ci dice che tutti gli uomini e le donne sono ugualmente liberi.

 

- In secondo luogo, il lavoro diventa nient'altro che un mezzo per guadagnarsi da vivere e cioè le persone che sono costrette dalle circostanze sociali a vendere la loro forza-lavoro per sopravvivere, sono alienate. L’operaio dedica gran parte della sua “attività vitale” esclusivamente a procurarsi i mezzi di sussistenza necessari. “Ciò che produce per sé non è la seta che egli tesse, non è l’oro che estrae dalla miniera, non è il palazzo che egli costruisce. Ciò che egli produce per sé è il salario.”

Per essere chiari, in qualsiasi società il lavoro soddisfa un bisogno umano fondamentale; ma quando le persone non hanno il controllo sui mezzi e sul prodotto del loro lavoro e il lavoro diventa per loro semplicemente un mezzo per un fine, un’attività necessaria per garantire la propria sussistenza, non possono realizzare in maniera piena e soddisfacente la loro vita. Come spiega Marx, il lavoratore salariato “non calcola il lavoro come parte della sua vita: esso è piuttosto un sacrificio della sua vita.”



Domande per la discussione:

 

- Il salario è il prezzo di che cosa? 

- Qual è il valore del salario?

- Perché è irrazionale parlare di valore del lavoro?

- Qual è la differenza tra lavoro e forza-lavoro e perché è importante distinguerli?

- In che misura i lavoratori salariati sono liberi?

- In che modo i lavoratori salariati sono alienati?




Capitolo II 

 

Sostenendo che il salario è il prezzo della forza-lavoro, Marx argomenta cosa determina questo prezzo. Poiché la forza-lavoro è una merce, Marx inizia spiegando come si determina il prezzo delle merci in generale. Sostiene che questo è determinato nel mercato, attraverso il meccanismo della concorrenza. Marx ci dice che la concorrenza ha tre dimensioni.

 

- La prima dimensione è quella della concorrenza tra i venditori, ognuno dei quali cerca di vendere il proprio prodotto al prezzo più basso, per assicurarsi la quota maggiore di mercato e nella speranza di buttare fuori gli altri concorrenti dal mercato. Quindi la concorrenza tra chi deve vendere ha la tendenza a far scendere il prezzo delle merci.

 

- La seconda dimensione è quella della concorrenza tra i compratori, il cui effetto è una tendenza all'aumento del prezzo delle merci in vendita. Il prezzo tende ad aumentare perché ogni compratore è costretto a superare l'offerta di tutti gli altri compratori per entrare in possesso della merce desiderata.

 

- La terza dimensione è quella della competizione “tra i compratori e i venditori”, per cui i compratori “vogliono comperare il più che sia possibile a buon mercato”, mentre i venditori desiderano “vendere il più caro possibile”. Il risultato effettivo dipende dalla forza relativa della domanda e dell'offerta. Se la domanda è maggiore dell'offerta, il prezzo tenderà ad aumentare; al contrario, se l'offerta è maggiore della domanda, il prezzo tenderà a diminuire.

 

Marx riassume queste tre dimensioni usando un'analogia militare:

 

“L'industria mette in campo l’un contro l’altro due eserciti, ognuno dei quali sostiene una lotta nelle proprie file, tra le proprie truppe. L'esercito nei cui ranghi hanno luogo gli scontri più lievi, riporta vittoria sull’avversario.”

 

Avendo sostenuto che il prezzo di una merce è determinato dall'interazione delle forze della domanda e dell'offerta, Marx si chiede da che cosa è determinato tale rapporto. La sua risposta è che è determinato dai costi di produzione. Marx sostiene che il prezzo della merce fluttua a partire da questi costi, secondo l'interazione delle forze della domanda e dell'offerta.

 

- Se il prezzo di una merce sale sopra i costi di produzione, perché la domanda supera l'offerta, ciò indica che il capitalista sta realizzando un profitto. Quindi il capitale abbandonerà i settori meno redditizi dell'industria per entrare in quelli più redditizi, fino a quando l'aumento della produzione, e quindi dell'offerta, porterà il prezzo della merce sotto il costo della sua produzione.

 

- Al contrario, se il prezzo di una merce scende sotto i costi di produzione, perché l'offerta supera la domanda, ciò indica che il capitalista è in perdita. Quindi il capitale abbandonerà parzialmente quel settore meno redditizio e si dirigerà verso settori industriali più redditizi, fino a quando la diminuzione della produzione, e quindi dell'offerta, porterà il prezzo della merce sopra il costo della sua produzione.

 

Pertanto, il prezzo di qualsiasi merce «sta sempre al di sopra o al di sotto dei suoi costi di produzione». E, quando osserviamo le fluttuazioni dei prezzi all'interno di un particolare settore industriale per un certo periodo di tempo, troviamo che gli aumenti del prezzo sono compensati da diminuzioni del prezzo in modo che, in media, il prezzo tende a corrispondere ai costi di produzione.

 

Inoltre, ad accompagnare le fluttuazioni dei prezzi delle merci c'è “l'anarchia industriale”: la crescita e la distruzione di diversi settori dell'industria, in accordo con gli afflussi e i deflussi di capitale.

 

Dopo aver spiegato la determinazione del prezzo delle merci in generale, Marx considera la determinazione del prezzo della forza-lavoro. Poiché sotto il capitalismo la forza-lavoro è un tipo di merce, il suo prezzo è determinato nel modo in cui sono determinati i prezzi di tutti gli altri tipi di merce. Quindi il prezzo della forza-lavoro fluttua in base alla concorrenza tra i compratori di forza-lavoro, la classe dei capitalisti, e i venditori di forza-lavoro, la classe dei lavoratori salariati. Queste fluttuazioni avvengono però intorno ai costi di produzione della forza-lavoro e sul lungo periodo, il prezzo medio tenderà a corrispondere ai costi di produzione. 

 

Marx sostiene che i costi di produzione della forza-lavoro sono i costi: 

 

-  della sussistenza, di quanto è cioè necessario per mantenere (o tenere in vita) un lavoratore 

- della educazione e formazione dei lavoratori, in modo che abbiano il livello appropriato di conoscenze e abilità

- del reintegro dell’offerta di lavoratori, o di riproduzione della forza-lavoro, perché col tempo i lavoratori si “usurano” per l'uso prolungato della loro forza-lavoro e devono essere sostituiti

 

In media, quindi, il salario è uguale al costo relativo a sostenere, addestrare e “riprodurre” un lavoratore. 



Domande per la discussione:

 

- Cosa determina il prezzo di una merce?

- Da cosa è determinato il rapporto tra domanda e offerta? 

- Cosa determina i costi di produzione di una merce?

- Cosa determina il prezzo della forza-lavoro?

- Cosa determina i costi di produzione della forza-lavoro?




Capitolo III 

 

Dopo aver spiegato le leggi che governano i prezzi delle merci, Marx considera la natura del capitale. Sostiene che, contrariamente alla dottrina economica borghese, il capitale non consta solo di materie prime, di strumenti di lavoro e mezzi di sussistenza che vengono impiegati nella produzione; piuttosto, materie prime, strumenti di lavoro e mezzi di sussistenza diventano capitale solo nell’ambito di determinate relazioni sociali. “Una macchina filatrice di cotone è una macchina per filare il cotone. Soltanto in determinate condizioni essa diventa capitale.”

 

Qui Marx introduce il concetto di rapporti di produzione, cioè di quei rapporti sociali attraverso i quali i produttori si legano gli uni agli altri, scambiano le loro attività e partecipano alla produzione complessiva. 

 

Il capitale è un tipo specifico di rapporto sociale di produzione, che dipende non solo dall’esistenza di mezzi di produzione (materie prime e strumenti di lavoro), ma anche dall'esistenza di una classe di lavoratori salariati – cioè una classe di persone che sono prive della proprietà dei mezzi di produzione e che, di conseguenza, devono vendere la loro forza-lavoro per sopravvivere. Una somma di merci diventa capitale solo perché si conserva e si accresce attraverso lo scambio con la forza-lavoro.

 

Affinché la produzione sia possibile, deve avvenire uno scambio tra il capitalista e il lavoratore salariato. I capitalisti devono scambiare una parte del loro capitale con la forza-lavoro, mentre i salariati devono scambiare il controllo sulla loro forza-lavoro con i mezzi di sussistenza.

 

Esercitando la loro forza-lavoro sotto il controllo del capitalista, i lavoratori salariati trasformano le materie prime in merci e, in questo modo, aggiungono un valore extra a quelle materie prime. Come dice Marx, il lavoratore salariato “conferisce al lavoro accumulato un valore maggiore di quanto aveva prima”.

Se i capitalisti vendono la merce ad un prezzo che supera i costi di produzione, ottengono indietro non solo il valore delle materie prime e della forza-lavoro consumate e il deprezzamento degli strumenti di lavoro, ma anche un profitto. In questo modo i capitalisti aumentano la quantità di capitale a loro disposizione. Al contrario, tutto ciò che i lavoratori salariati possono fare è consumare i mezzi di sussistenza che ricevono (attraverso il salario) dal capitalista. Devono farlo se vogliono sopravvivere, ma devono anche sostituire i beni che hanno consumato lavorando di nuovo per il capitalista.

 

Ciò significa che le posizioni sociali del capitalista e del lavoratore salariato sono interconnesse: cioè l'una non può esistere senza l'altra. I capitalisti non potrebbero realizzare un profitto se non ci fosse una classe di persone disposte a vendere loro la propria forza-lavoro, mentre i lavoratori salariati non potrebbero sopravvivere se non potessero scambiare il controllo sulla loro forza-lavoro con i mezzi di sussistenza. Nelle parole di Marx:

 

«Il capitale presuppone dunque il lavoro salariato, il lavoro salariato presuppone il capitale. Essi si condizionano a vicenda; essi si generano a vicenda.»

 

Infine, Marx richiama la nostra attenzione sulla corrispondenza tra la natura dei rapporti di produzione e il carattere dei mezzi di produzione di una data società. 

 

“I rapporti sociali entro i quali gli individui producono, i rapporti sociali di produzione, si modificano, dunque, si trasformano con la trasformazione e con lo sviluppo dei mezzi materiali di produzione, delle forze produttive. I rapporti di produzione costituiscono nel loro assieme ciò che riceve il nome di rapporti sociali, di società, e precisamente una società a un grado di sviluppo storico determinato, una società con un carattere particolare che la distingue. La società antica, la società feudale, la società borghese sono simili complessi di rapporti di produzione, e ognuno di questi complessi caratterizza, nello stesso tempo, un particolare stadio di sviluppo nella storia dell’umanità.”   

 

In altre parole, non è un caso che la società feudale sia una società prevalentemente agricola e che la società capitalista sia una società prevalentemente industriale; vale a dire che c'è una connessione necessaria, nella società feudale, tra la produzione agricola limitata e i rapporti di produzione feudali così come c'è una connessione necessaria, nella società capitalista, tra la produzione meccanizzata e di massa per il mercato e i rapporti di produzione capitalisti.



Domande per la discussione:

 

- Cos'è il capitale?

- Da cosa dipende l'esistenza del capitale?

- Qual è la natura della relazione tra il capitalista e il lavoratore salariato?

- Perché la società feudale era prevalentemente agricola?

- Perché la società capitalista è prevalentemente industriale?




Capitolo IV 

 

L'interdipendenza di capitalista e salariato è la base dell'affermazione degli economisti borghesi secondo cui gli interessi materiali di capitalisti e salariati sono gli stessi. Tuttavia, gli economisti borghesi trascurano il fatto che “tanto la integrazione del salario quanto l’eccedenza di profitto del capitalista vengono tratti, grosso modo, dal nuovo valore creato dal lavoro dell’operaio…”

 

Qui Marx introduce il concetto di salario relativo, cioè il rapporto tra il salario e il profitto del capitalista. L’aspetto decisivo è: del nuovo valore creato dall’operaio, quanta parte gli spetta in forma di salario e quanta ne spetta invece al capitalista in forma di profitto? 

 

Da questa premessa Marx parte per dimostrare che gli interessi del capitale e del lavoro salariato sono tra loro diametralmente opposti. Profitti e salari sono tra loro in rapporto inverso: “La parte che va al capitale, il profitto, aumenta nella stessa proporzione in cui diminuisce la parte che va al lavoro, il salario giornaliero, e viceversa.

 

Questo contrasto inconciliabile non viene meno nemmeno nella migliore delle ipotesi, quando i salari nominali aumentano e le condizioni materiali dell’operaio migliorano. Quel che conta è la distribuzione sociale della ricchezza tra capitale e lavoro. Anche quando il salario nominale cresce, il salario relativo può diminuire, poiché il profitto del capitalista cresce incommensurabilmente di più. Se si accresce la parte della ricchezza prodotta che va ai capitalisti a discapito di quella che va ai lavoratori, se la ripartizione diventa ancora più diseguale, l’abisso sociale che separata borghesi e proletari diventa ancora più profondo. Inoltre, sfruttando sempre più forza-lavoro, i capitalisti aumentano la dimensione del loro capitale e quindi aumentano il loro dominio sulla classe dei lavoratori salariati.

 

“Dire che l’operaio ha interesse al rapido aumento del capitale significa soltanto che, quanto più rapidamente l’operaio accresce la ricchezza altrui, tanto più grasse sono le briciole che gli sono riservate, tanto più numerosi sono gli operai che possono essere impiegati e messi al mondo, tanto più può essere aumentata la massa degli schiavi alle dipendente del capitale.”



Domande per la discussione:

 

- Gli interessi dei capitalisti e dei lavoratori salariati coincidono?

- Quale differenza c’è tra salario reale e salario relativo? 

- Perché i salari e i profitti sono inversamente correlati?

- Perché la posizione materiale del lavoratore salariato peggiora rispetto alla posizione materiale del capitalista?

- Perché un aumento del capitale non è favorevole ai lavoratori salariati? 




Capitolo V

 

In questo capitolo Marx considera l'effetto, sui salari, della crescente concorrenza tra capitalisti. Man mano che il numero di imprese capitaliste aumenta, aumenta anche l'intensità della concorrenza tra di esse. Quindi, per sopravvivere, ogni impresa deve aumentare la sua quota di mercato vendendo ad un prezzo inferiore a quello dei suoi concorrenti. Ma per vendere a un prezzo più basso è necessario ridurre i costi di produzione o, il che è la stessa cosa, aumentare la produttività del lavoro.

 

La produttività del lavoro può essere aumentata, ci dice Marx, sostituendo la forza-lavoro con le macchine ed approfondendo la divisione del lavoro. Nella misura in cui l'impresa capitalista riesce a ridurre i costi di produzione con questi mezzi, potrà vendere ad un prezzo appena inferiore a quello dei suoi concorrenti e quindi conquistare una quota maggiore di mercato. Si noti che:

 

- Conquistare una quota maggiore di mercato è una necessità, se il capitalista deve essere compensato adeguatamente per vendere al prezzo più basso e deve restare abbastanza forte da ripetere questo processo e rimanere in affari;

 

- Ripetere il processo è una necessità perché, una volta che i concorrenti si avvicinano e riducono i loro costi di produzione con gli stessi mezzi, il prezzo medio della merce su cui sono in competizione scenderà. In breve, per evitare la rovina, ogni impresa capitalista è costretta a suddividere e meccanizzare continuamente il processo di lavoro, così che con l'aumento della produttività si ha una continua trasformazione dei mezzi di produzione.

 

Ora possiamo capire perché le imprese capitaliste combattono tra loro nei tribunali per i brevetti, perché questo è un modo per tenere a bada la minaccia della concorrenza e proteggere la propria quota di mercato; e possiamo anche capire perché gli Stati capitalisti combattono le guerre, perché questo è un modo per espandere le dimensioni del mercato per le imprese capitaliste e quindi permettere loro di realizzare il valore di ciò che producono su scala di massa.

 

Nella parte finale del testo, Marx parla ulteriormente dell'effetto sui salari della concentrazione del capitale. L'aumento della divisione del lavoro e della meccanizzazione del processo lavorativo, per esempio, rappresenta un aumento della concorrenza tra i lavoratori salariati non qualificati. Questo perché, dato che la forza-lavoro viene continuamente suddivisa e i lavoratori qualificati vengono continuamente sostituiti dalle macchine:

 

  • la domanda di forza-lavoro qualificata diminuisce rispetto alla domanda di forza-lavoro non qualificata.

 

  • l'offerta di forza-lavoro non qualificata aumenta, perché i lavoratori qualificati che sono stati cacciati dai loro lavori ora devono competere con i lavoratori non qualificati per lavori con una qualifica più bassa.

 

  • i costi di produzione della forza-lavoro, in media, diminuiscono, perché la forza-lavoro non qualificata è meno costosa da produrre della forza-lavoro qualificata.



In queste condizioni i salari tendono a diminuire, con il risultato che gli occupati devono lavorare più a lungo o con maggiore intensità per guadagnare abbastanza per sopravvivere.

 

Il grado di competizione tra i lavoratori salariati è amplificato a causa della rovina:

 

  • dei piccoli industriali, che non possono competere con gli industriali più grandi ed efficienti.

 

  • dei negozianti su piccola scala, che non possono competere con quelli su larga scala.



In breve, un'altra conseguenza della concentrazione del capitale è la proletarizzazione delle classi medie, cioè della piccola borghesia.

 

Il risultato della crescente competizione tra i capitalisti e tra i salariati è che le crisi di sovrapproduzione diventano più gravi e frequenti. In particolare:

 

  • Man mano che il capitale si espande, la necessità di far crescere le dimensioni del mercato, per assorbire l'aumento del potere produttivo del lavoro, cresce anche essa perché, con la pressione al ribasso sui salari, i lavoratori sono sempre meno in grado di acquistare tutte le merci che producono.

 

  • Ogni volta che si sfrutta un nuovo mercato per assorbire l'aumento del potere produttivo del lavoro, c'è un mercato in meno da sfruttare per quando si sviluppa la prossima crisi.

 

  • Man mano che il sistema capitalista si sviluppa, sviluppa maggiormente anche queste contraddizioni ed è quindi maggiormente soggetto alle crisi di sovrapproduzione. In effetti, i mezzi con cui si superano le crisi non fanno altro che porre le basi perché la crisi successiva sia ancora più grande.



Domande per la discussione

 

- Come possono i capitalisti aumentare la loro quota di mercato?

- Qual è la conseguenza, per i salari dei lavoratori, di un aumento della produttività?

- Qual è la conseguenza, per i salari dei lavoratori, di un aumento della divisione del lavoro e della meccanizzazione del processo lavorativo?

- Quali sono le conseguenze, per il sistema di produzione capitalista, dell'aumento della concorrenza tra capitalisti e salariati?

GUIDA ALLA LETTURA DI STATO E RIVOLUZIONE

 

Proponiamo di seguito una guida alla lettura di Stato e Rivoluzione di Lenin, per aiutare a comprendere le idee chiave di questo classico del marxismo. Il libro è reperibile nella nostra libreria marxista.

La redazione

 

 

Scritto da Lenin tra l’agosto e il settembre del 1917, Stato e Rivoluzione fornisce una presentazione esaustiva della teoria marxista dello Stato. Scritto nel caratteristico stile chiaro e incisivo di Lenin, questo libro è un caposaldo del marxismo rivoluzionario.

 

Esponendo le idee di Marx ed Engels sullo Stato, Lenin rivolge la propria critica contro «l’adattamento piatto, servile dei “capi del socialismo” agli interessi non solo della “propria” borghesia nazionale, ma precisamente del “proprio” Stato». Parole quanto mai attuali, dal momento che ancora oggi i leader della cosiddetta sinistra non mancano di subordinarsi interamente ai “loro” Stati e agli interessi della "loro" borghesia nazionale, mentre di fronte ai lavoratori predicano pacifismo e compromesso.

Tuttavia, al contrario degli anarchici, Lenin non si limita ad invocare l'abolizione dello Stato o il rifiuto del potere statale in sé e per sé. Seguendo la concezione di dittatura del proletariato formulata da Marx ed Engels, Lenin rivendica l’abbattimento dello Stato borghese e la sua sostituzione con uno Stato operaio, il cui compito sia quello di espropriare e vincere la resistenza della classe dominante. Senza di questo, il rovesciamento della società di classe, la base materiale necessaria all’estinzione dello Stato, non sarebbe possibile.

 

Vale la pena sottolineare come il libro sia stato scritto nel bel mezzo della Rivoluzione russa. Come scrive lo stesso Lenin nella prefazione: «La questione dell’atteggiamento della rivoluzione socialista del proletariato nei confronti dello Stato acquista quindi un significato non solamente politico pratico, ma assume anche un carattere di scottante attualità, perché si tratta di far comprendere alle masse che cosa dovranno fare per liberarsi, in un avvenire prossimo, dal giogo del capitale.» Invece di provare ad improvvisare la sua posizione sulla spinta degli eventi, Lenin torna a Marx ed Engels ed elabora il suo programma rivoluzionario basandosi su un approccio serio verso la teoria marxista. È a questa tradizione che ci rivolgiamo con orgoglio ancora oggi.

 

 


Capitolo 1: La società classista e lo Stato

Nel primo capitolo di Stato e Rivoluzione Lenin pone le basi per le successive argomentazioni lasciando che siano gli stessi Marx e (soprattutto) Engels a parlare dell'origine e del ruolo dello Stato nella società. Basandosi sua una serie di citazioni particolarmente eloquenti da L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato e dall'Anti-Duhring di Engels, Lenin delinea i principi fondamentali della posizione marxista sullo Stato in contrapposizione alle distorsioni degli opportunisti come Karl Kautsky, in quegli anni il principale teorico della socialdemocrazia tedesca.

 

Dividendo il capitolo in quattro sezioni, arriva ad alcune conclusioni fondamentali: lo Stato sorge dalla divisione della società in classi; esiste per imporre l'ordine della classe dominante, la classe possidente, sulle masse sfruttate e non per “riconciliare” le classi in lotta nella società; svolge questa funzione affidandosi alla forza armata; nel prendere il potere, il proletariato abolisce questo Stato e lo sostituisce con la dittatura del proletariato, il cui destino è quello di «estinguersi» quando si eliminano gli antagonismi di classe; tutto questo è impossibile senza una rivoluzione violenta.

È sulla base di queste idee fondamentali che Lenin analizza le esperienze storiche di altre rivoluzioni e sviluppa ulteriormente la propria posizione sullo Stato. Sono proprio queste idee a costituire la linea di demarcazione tra marxismo rivoluzionario e riformismo.


Domande per la discussione:

 

- Cos'è lo Stato e perché esiste?

- In che misura lo Stato è indipendente dalle classi sociali?

- Cosa intende Engels quando afferma che «la ricchezza esercita il suo potere indirettamente, ma in maniera tanto più sicura» in una repubblica democratica?

- Quale posizione dovrebbero assumere i marxisti sul suffragio universale?

- Cosa intende Engels con: «Lo Stato non viene “abolito”. Esso si estingue»?

- Qual è la differenza tra uno Stato borghese e uno Stato operaio?

 

 

 

Capitolo 2: L’esperienza del 1848-1852

In questo capitolo Lenin esamina più da vicino l'evoluzione del pensiero di Marx sulla questione dello Stato dopo gli eventi della Rivoluzione francese del 1848 e la presa del potere da parte di Luigi Bonaparte nel dicembre 1851.


Con buona pace degli opportunisti Marx, come risulta dalla lettura dei suoi scritti pre-rivoluzionari e del 18 Brumaio di Luigi Bonaparte, ha sempre difeso coerentemente la necessità di una dittatura del proletariato in opposizione ad un idealistico sviluppo pacifico e lineare della democrazia. L’idea che lo Stato potesse elevarsi al di sopra delle classi e che una minoranza privilegiata potesse sottomettersi umilmente al volere della maggioranza è sempre stata descritta da Marx come un’utopia piccolo-borghese.

 

Se, come spiegava Marx, tutte le rivoluzioni precedenti hanno ulteriormente raffinato l'apparato statale della borghesia, perfezionandone e ampliandone a dismisura l’apparato militare e burocratico, una rivoluzione proletaria non può limitarsi ad ereditare lo macchina statale esistente ma deve distruggerla e sostituirla con il «proletariato stesso organizzato come classe dominante». In quale forma e in che modo ciò debba avvenire costituisce l'argomento del prossimo capitolo.

 

È opportuno sottolineare quanto poco la dittatura del proletariato abbia in comune con il dispotismo sanguinario che ha soffocato la Rivoluzione russa con il governo di Stalin e dei suoi successori. Se oggi associamo il termine “dittatura” alla storia di regimi polizieschi e autoritari, nella concezione marxista esso non indica altro che una forma di governo in cui una parte della popolazione esercita una forma di dominio sull’altra. In questo senso la dittatura del proletariato, per Marx e Lenin, è il governo della maggioranza della popolazione sfruttata sulla minoranza sfruttatrice, una fase di transizione necessaria verso una società senza classi e senza Stato.

 


Domande per la discussione:

 

- Che cos'è la dittatura del proletariato? Qual è il suo scopo?

- Perché il rovesciamento del dominio della borghesia può essere compiuto solo dal proletariato?

- Perché il proletariato ha bisogno di uno Stato?

- Perché la Rivoluzione russa doveva «concentrare tutte le forze di distruzione» contro lo Stato borghese creato nel febbraio 1917?

- Qual è la differenza tra il semplice riconoscere la realtà della lotta di classe e una posizione autenticamente marxista?

 

 

 

Capitolo 3: L’esperienza della Comune di Parigi (1871). L’analisi di Marx

In questo capitolo Lenin esplora il modo in cui Marx tratta l’esperienza storica della Comune di Parigi, quando per la prima volta la classe operaia si è organizzata come classe dominante, anche se solo per un breve periodo.

 

Avendo stabilito a livello teorico che i lavoratori non possono «impossessarsi semplicemente di una macchina statale già pronta e metterla in moto per i propri scopi» e devono invece «distruggere» l'apparato burocratico preesistente, si presentava a Marx (e ad i futuri marxisti) la necessità di spiegare in termini più concreti con cosa dovesse essere sostituito questo apparato. La soluzione non poteva che discendere dalle lotte reali della classe operaia: fu la Comune di Parigi a fornire a Marx il primo esempio in assoluto di dittatura del proletariato nella storia.

 

Lenin espone le caratteristiche chiave di questo Stato operaio: la sostituzione del “popolo in armi” (milizie popolari) all'esercito permanente; l'elezione di tutti i funzionari statali, compresi quelli di polizia e della magistratura, con diritto di revoca; l’introduzione di “salari operai” per tutti i funzionari statali; e l'abolizione del parlamentarismo a favore dell'istituzione di consigli dei lavoratori, che eleggano i delegati a un'assemblea nazionale, con funzioni sia legislative che esecutive (non «mulini di parole», ma «organismi che lavorino realmente»). È questo un modello di democrazia operaia valido ancora oggi.

 

 

Domande per la discussione:

 

- Che posizione ha assunto Marx sulla Comune di Parigi? In che modo questa dovrebbe influenzare l'approccio che adottiamo verso le altre rivoluzioni nella storia?

- Qual è per Lenin il significato del riferimento di Marx alla «rivoluzione popolare»? Perché era importante per definire i compiti della Rivoluzione russa?

- Perché la Comune di Parigi fallì?

- Perché Lenin dice che «il passaggio dal capitalismo al socialismo è impossibile senza un certo “ritorno” al democratismo “primitivo”»?

- Qual è la differenza tra parlamentarismo e democrazia operaia?
- Perché l'abolizione immediata di tutta la burocrazia è «fuori discussione»?

 

 

 

Capitolo 4: Spiegazioni complementari di Engels

Nel capitolo 4 Lenin continua a delineare un’analisi marxista dello Stato, ricorrendo ad ampie citazioni di Engels. Comincia facendo una chiara distinzione tra la posizione marxista e l'idea anarchica, che non prevede l'estinzione dello Stato ma la sua abolizione dall'oggi al domani. Il proletariato deve usare lo Stato come mezzo temporaneo per superare l'inevitabile resistenza della borghesia. Gli anarchici negano alla classe operaia questo mezzo importante per difendere la rivoluzione.

 

La Comune e tutti gli Stati operai autentici differiscono dagli Stati precedenti. Certo, si tratta ancora di organi statali, e quindi repressivi, ma per la prima volta è la maggioranza ad avere la possibilità di esercitare mezzi coercitivi o repressivi nei confronti di una minoranza. Lo Stato, così, invece di ergersi al di sopra della società arriva a rappresentare effettivamente la maggioranza della popolazione.

 

Lenin prosegue spiegando perché i marxisti non sono neutrali sulla questione di quale forma debbano assumere gli Stati borghesi. Una repubblica democratica è sempre preferibile ad una monarchia dispotica. Lenin spiega inoltre che in generale una repubblica organizzata in modo centralizzato sarebbe preferibile ad una con un sistema federale, ma questo ragionamento non può essere posto al di sopra del problema delle minoranze nazionali oppresse.

 

Per quanto riguarda il funzionamento della macchina statale, esso non può essere delegato a funzionari privilegiati. Occorre invece garantire che ogni individuo contribuisca all'amministrazione dello Stato. Ciò è vitale per garantire la progressiva estinzione dello Stato.

 

 

Domande per la discussione:

 

- Perché lo Stato non può essere abolito «nel giro di ventiquattr'ore»?

- Perché non è necessario abolire certe funzioni e istituzioni dello Stato?

- Perché una repubblica democratica è la migliore preparazione alla dittatura del proletariato?

- Perché gli Stati centralizzati sono preferibili ai sistemi federali nella maggior parte degli scenari? Che relazione ha tutto ciò con la questione nazionale?

- In che modo lo Stato, nelle parole di Engels, trasforma i «servitori della società» nei «padroni della società»?

- Cosa intende Lenin quando dice che «l’estinzione dello Stato è l’estinzione della democrazia»?

 

 

 

Capitolo 5: Le basi economiche dell’estinzione dello Stato

In questo capitolo Lenin affronta la transizione dal capitalismo al comunismo. Una fase che comporterà invariabilmente un periodo transitorio in cui la dittatura del proletariato, una volta stabilita, inizierà ad estinguersi.

 

Una rivoluzione socialista implica l’attuazione di una nuova forma più avanzata di democrazia. Molti dei paesi capitalisti occidentali sono considerati democrazie, ma si tratta di un’etichetta per molti versi vuota. La maggioranza della popolazione non ha i mezzi per partecipare effettivamente alla vita politica al di là del voto ogni tot anni, mentre i capitalisti possono usare ricchezza e potere per influenzare lo Stato in modi che per un lavoratore sarebbero impensabili.

 

La necessità di uno Stato svanirebbe con la scomparsa delle condizioni che ne garantiscono l’esistenza. Invece di essere costrette a seguire le leggi, le persone si abituerebbero «a osservare le condizioni elementari della convivenza sociale senza violenza e senza sottomissione».

 

Lenin fa riferimento alla Critica del programma di Gotha di Marx, in cui viene tracciata una distinzione tra la fase inferiore della società comunista (a volte indicata come socialismo) e una fase superiore, il comunismo vero e proprio. Lo stadio inferiore del comunismo ha ancora l'impronta della vecchia società capitalista: lo sfruttamento è stato abolito, ma non c'è ancora piena uguaglianza dal momento che la ricchezza è ancora distribuita in base al lavoro svolto da ciascuno.

 

Una volta che i capitalisti saranno stati espropriati, sarà possibile dar vita ad un massiccio sviluppo delle forze produttive, e su questa base sarà possibile realizzare lo stadio più elevato della società comunista. Solo in questa fase più alta si metterà in pratica la regola «da ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni».

 

 

Domande per la discussione:

 

- In che modo i capitalisti hanno più influenza politica dei lavoratori?

- In che modo la democrazia socialista sarebbe diversa dalla democrazia capitalista?

- Perché l'assenza di classi comporterebbe un'estinzione dello Stato?

- Perché, in una società socialista, un lavoratore non riceverebbe «l'intero prodotto del suo lavoro», come dice Lassalle?

- Cosa intende Lenin per «diritto borghese» e perché sarebbe ancora presente nella fase inferiore del comunismo?


6. La degradazione del marxismo negli opportunisti

Nel capitolo finale Lenin cerca di difendere le tradizioni rivoluzionarie del marxismo contro chi vi si oppone da un punto di vista riformista. Lenin ribadisce che il proletariato non può né prendere il controllo dello Stato borghese né rifiutarsi di usare il potere statale: ha bisogno di un proprio Stato.

 

Contro Kautsky, Lenin sostiene che il compito di una rivoluzione proletaria consiste nello smantellare le burocrazie dello Stato borghese, sostituendo tutti i funzionari con lavoratori eletti e revocabili che ricevano il salario medio di un operaio. L’obiettivo è arrivare ad una nuova organizzazione statale in cui l'amministrazione del potere ricada su una collettività sempre più estesa. Per fare in modo, cioè, che «tutti diventino temporaneamente dei “burocrati”, e quindi nessuno possa diventare un “burocrate”».

 

Kautsky distorce in senso parlamentarista la posizione di Marx sullo Stato. Per Marx la conquista del potere statale da parte del proletariato non comporta semplicemente l’amministrazione, sulla base di una maggioranza parlamentare, dello Stato borghese. Deve mutare il carattere di classe dello Stato: il proletariato deve organizzarsi come classe dominante al posto della borghesia. A questo si può arrivare solo con una rivoluzione.

 

Lenin spiega che sotto il capitalismo la società non può funzionare senza una burocrazia poiché la partecipazione attiva alla vita politica è fortemente limitata per la classe lavoratrice. Una burocrazia fedele è uno degli strumenti attraverso cui i capitalisti mantengono il controllo sullo Stato. Una giornata lavorativa ridotta consentirebbe ai lavoratori di impegnarsi nell'attività politica e nella gestione dello Stato, privando così il padronato di una burocrazia che possa controllare.

 

Lo scoppio della Rivoluzione d'Ottobre impedì a Lenin di concludere il libro. Nel poscritto scrive: «È più piacevole e più utile fare “l'esperienza di una rivoluzione” che non scrivere su di essa».

 

 

Domande per la discussione:

- In che modo Bernstein ha distorto la frase di Marx: «La classe operaia non può impossessarsi puramente e semplicemente di una macchina statale già pronta e metterla in moto per i propri fini»?

- Perché è necessario garantire che il compito dell'amministrazione sia condiviso da tutti i lavoratori?

- Cosa intende Lenin quando caratterizza la posizione di Kautsky come una posizione «di centro»? Che cos’è il centrismo per i marxisti?

- Quali sono, secondo Lenin, le tre principali differenze tra marxismo e anarchismo?

- Perché c'è il rischio che i funzionari proletari vengano "burocratizzati" sotto il capitalismo?

- Perché è fondamentale che gli amministratori siano eletti e revocabili?

GUIDA ALLA LETTURA DE L’ORIGINE DELLA FAMIGLIA

Proponiamo di seguito una guida per la lettura de L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, per aiutare ad comprendere le idee fondamentali di questo classico del marxismo di Friedrich Engels. Il libro è reperibile qui.

La redazione

 

Dopo la morte di Karl Marx nel 1883, il suo intimo amico e collaboratore, Friedrich Engels, assunse il colossale compito di preparare quelli che sarebbero diventati i volumi 2 e 3 del Capitale, utilizzando i manoscritti di Marx. Nel corso di questo lavoro scoprì le note di Marx sul libro La società antica dell'antropologo americano Lewis Henry Morgan. Sulla base di queste note, del lavoro di Morgan e di ulteriori approfondite ricerche, Engels avrebbe prodotto L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato: un vero capolavoro del materialismo storico e una delle più grandi opere della teoria marxista mai prodotte.

Nel testo, Engels risponde a molti degli studi antropologici più innovativi dell'epoca e prosegue spiegando le basi materiali dell'oppressione delle donne e dello Stato, dimostrando che non si tratta di fenomeni senza tempo, eterni, ma piuttosto di prodotti della storia, sorti assieme al sorgere della proprietà privata e quindi della società divisa in classi – e che assieme a questo tipo di società cesseranno di esistere. Come dice Engels: “La società che riorganizza la produzione sulla base della libera ed eguale associazione dei produttori metterà l'intera macchina statale nel posto le si addice – nel museo delle antichità, accanto al filatoio e all'ascia di bronzo."

Le conclusioni rivoluzionarie di Engels hanno continuato a ispirare ed educare generazioni di marxisti. Lenin, che aveva basato gran parte del suo Stato e rivoluzione sul testo di Engels, lo descrisse come "una delle opere fondamentali del socialismo moderno". A quasi 140 anni da quando è stato scritto, continua ad essere una lettura essenziale per chiunque voglia sia capire che cambiare il mondo.

 

 

Prefazione e capitolo 1: Stadi preistorici della civiltà

Nella prefazione, Engels espone una sintetica spiegazione della concezione materialista della storia, passando poi a discutere l'evoluzione del pensiero sulla storia della famiglia, soffermandosi su studiosi come Bachofen, Mclennan e infine L.H. Morgan, la cui opera, La società antica (insieme alle note di Marx sul testo) formò l'ispirazione per il lavoro di Engels. Nel capitolo 1, Engels riassume le conclusioni sull'antropologia a cui era giunto Morgan, che divide lo sviluppo sociale umano in tre stadi: selvaggio, barbarie e civilizzazione. Questi sono a loto volta divisi in fase superiore, media e inferiore.

I termini “stadio selvaggio” e “barbarie” non sono più usati nell'antropologia moderna; tuttavia gli studiosi moderni continuano a seguire lo stesso schema di base. La prima epoca descritta da Morgan, lo stadio selvaggio, si basa su un'economia di caccia e raccolta del cibo. Essa ha costituito circa il 98% dell'esistenza umana sul pianeta e copre per intero ciò che gli archeologi chiamano il Paleolitico o l'età della pietra antica, e i geologi classificano come Pleistocene.

Il“paleolitico”(stadio selvaggio), è diviso in fase inferiore, media e superiore. Lo stadio inferiore si riferisce alla data dei primi utensili in pietra conosciuti (circa 3,3 milioni di anni fa) e coincide con le origini dei primi ominidi (i nostri diretti antenati evolutivi). Si estende fino a 300.000 anni fa, quando emersero per la prima volta gli umani fisiologicamente moderni (homo sapiens). La fase intermedia segna l'infanzia della nostra specie, quando abbiamo sviluppato strumenti di pietra come l’ ascia (segnando un salto cognitivo molto importante). Lo stadio superiore inizia circa 100.000 anni fa con l’entrata inscena dei nostri diretti avi biologici (Homo Sapiens Sapiens o di Cromagnon) e termina 12.000 anni fa.

Parti dello stadio inferiore della barbarie che Engels descrive sono ora raggruppate nel paleolitico superiore (o mesolitico) e le società che hanno questo carattere sono talvolta chiamate cacciatori-raccoglitori "transegalitari". Engels sostiene che, sebbene fosse emersa una divisione del lavoro tra i sessi, non era certo basata sul dominio o sullo sfruttamento, ma sul rispetto e sulla cooperazione reciproci. In realtà le moderne scoperte archeologiche sembrano ridimensionare fortemente la portata e la rigidità anche di questa divisone “naturale” del lavoro.

Tra 10.000 e 12.000 anni fa, alcune società intorno alla “Mezzaluna Fertile”, dove il clima e le risorse erano favorevoli, aumentarono il loro approvvigionamento alimentare attraverso la coltivazione delle piante e l'allevamento di animali, aprendo una nuova fase di sviluppo sociale. Questo ha comportato la nascita dell'agricoltura, l'addomesticamento degli animali e l'emergere di comunità di villaggio stabili. Questa nuova economia di produzione alimentare è stata identificata da Morgan come lo stadio della barbarie, ed è presentata dagli archeologi come Neolitico. Con l'emergere dell'agricoltura, la vita nomade di caccia e raccolta, che aveva dominato l'esistenza per più di due milioni di anni, andò rapidamente in declino. Sebbene queste siano generalizzazioni e debbano essere qualificate, sono classificazioni importanti che ci permettono di comprendere l'evoluzione della società.

Engels segna l'inizio dello stadio superiore della barbarie con la fusione del ferro e colloca i greci al tempo di Omero in questa fase di sviluppo. Successive scoperte hanno collocato l'inizio di questa fase ancora più indietro nel tempo, al “calcolitico” (età del rame), in un certo numero di luoghi in tutto il mondo. Infatti gli Achei descritti posteriormente da Omero erano parte di una civiltà basata sul bronzo.

Fondamentalmente ciò che unisce tutte le società in questa fase di sviluppo è la presenza della lavorazione dei metalli (tra cui i vomeri di bronzo o ferro, con la conseguente espansione dell’agricoltura e la creazione di un surplus alimentare che consente la divisione del lavoro) e la crescente urbanizzazione, insieme a stratificazioni e disuguaglianze sempre più marcate, come risultato della divisione del lavoro e della proprietà privata che ne è conseguenza.

In breve, queste sono società “che si preparano a fare il prossimo passo”, quello verso la civiltà. La tappa successiva tracciata da Morgan fu appunto quella della civilizzazione, nata nelle valli del Nilo, del Tigri-Eufrate e dell'Indo, con lo sviluppo delle eccedenze alimentari, arrivate al livello di essere utilizzate per sostenere la crescente vita urbana. I primi duemila anni di civiltà coincidono con quella che gli archeologi chiamano l'età del bronzo. Essa rappresenta la base economica di quello che Marx chiamava il modo di produzione asiatico (in Egitto, Cina e Mesopotamia), così come della schiavitù (in Grecia e a Roma), e annuncia l'emergere della società di classe. Fu una trasformazione rivoluzionaria, in quanto liberò una piccola parte privilegiata della popolazione dagli oneri del lavoro, concedendole il tempo per sviluppare appieno la cultura, la scienza e l'arte.

 

Domande per la discussione:

  • Quali aspetti de La società antica Engels apprezza? Perché il lavoro di Morgan è stato una tale fonte di ispirazione per lui?

  • Qual è, secondo la concezione materialistica, il fattore determinante nella storia, in ultima analisi? Perché è così?

  • Questo fattore determinante ha un duplice carattere, quali sono i due aspetti chiave?

  • Nel capitalismo, dove il lavoro umano è altamente sviluppato, sono i rapporti di proprietà che dominano la società. Quando la tecnologia è a un livello di sviluppo inferiore, come nelle bande nomadi di cacciatori-raccoglitori, cosa domina invece la società umana?

  • Quali sono le tre principali "epoche" della società umana? Quali sono le loro caratteristiche?

 

 

Capitolo 2: La famiglia.

Qui Engels spiega molte delle idee formulate da Morgan sull'evoluzione della parentela umana. Descrive lo sviluppo della famiglia attraverso quattro fasi principali e seguenti ad una fase iniziale di promiscuità sessuale: la famiglia Consanguinea, la famiglia Punalua, la famiglia di coppia e, infine, la famiglia Monogama. I primi tre sono visti come sviluppi evolutivi di uno stadio definito come “matrimonio di gruppo”, caratterizzato da forme di selezione naturale che hanno vietato l'incesto con regole progressivamente più strette, risultando in una specie più intelligente e sana grazie al più facile decadere dei geni recessivi. Solo l'ultimo stadio, la monogamia, fu uno sviluppo economico, stimolato dallo sviluppo della proprietà privata. È con l'emergere della monogamia, sostiene Engels, che emerge il patriarcato.

 

Domande per la discussione:

  • Descrivi le caratteristiche chiave delle quattro fasi della famiglia. In che modo ogni forma di matrimonio ha posto le basi per la successiva? Quali sono stati i principali progressi compiuti da ogni sviluppo della famiglia?

  • Fino allo sviluppo della famiglia monogama, le donne continuano ad essere tenute in grande considerazione. Perché anche nella famiglia basata sul matrimonio di gruppo (tra cui ancora la famiglia di coppia) le donne conservano ancora un alto livello di rispetto e autorità nelle comunità primitive?

  • Perché, secondo Engels, il diritto materno precede la discendenza patrilineare?

  • Perché Engels dice che, con l'emergere del matrimonio di coppia, la selezione naturale aveva completato il suo compito?

  • Nelle prime fasi della barbarie, la schiavitù era di scarsa utilità. Infatti, i prigionieri di guerra venivano uccisi o adottati nella tribù. Perché?

  • Spiega l'impatto dell'emergere della proprietà privata e dei rapporti di successione patrimoniale: 1) Tra uomini, donne e Gens; 2) Tra uomini e donne all'interno della famiglia.

  • Perché Marx ed Engels consideravano un fattore progressivo il passaggio alla famiglia monogama, sebbene in essa le donne fossero essenzialmente schiavizzate?

 

 

Capitolo 3: La Gens Irochese.

In questo capitolo, Engels discute un esempio di sviluppo della famiglia e di una forma di organizzazione sociale senza Stato. Per prima cosa parla degli Irochesi, la cui struttura familiare e le cui istituzioni sociali erano state attentamente analizzate da Morgan. Nel descrivere la gens irochese, Engels dimostra che è possibile per gli esseri umani vivere insieme su basi egualitarie, senza schiavitù né potere statale. Tuttavia, spiega anche che queste società egualitarie potevano rimanere tali per lunghi periodi finché il livello di sviluppo economico era relativamente basso. Dal momento che lo sviluppo delle forze produttive, con la nascita dell'agricoltura, aveva dato luogo a un surplus maggiore che poneva le condizioni per la divisione del lavoro e la proprietà privata, "il potere di questa comunità primitiva [egualitaria] doveva essere spezzato, ed è stato spezzato".

 

Domande per la discussione:

  • Cos'è una gens? Come si relazionano tra loro, gentes, fratrie, tribù, federazioni?

  • Perché inizialmente nessun membro poteva sposarsi all'interno della gens?

  • In che modo i membri della gens risolvevano le controversie o facevano la guerra senza uno Stato? Qual era la base di questa relativa uguaglianza sociale all'interno della gens?

  • Perché l'organizzazione gentilizia era condannata, secondo Engels?

 

 

Capitoli 4 e 5: La Gens greca e lo Stato ateniese.

Questi capitoli tracciano lo sviluppo della società gentilizia in società di classe e lo sviluppo dello Stato ad Atene. È qui che Engels aggiunge importanti contributi alle idee di Morgan spiegando l'emergere della civiltà dalla barbarie attraverso potenti forze economiche e non come il semplice prodotto dell’azione di grandi individui o dell’influsso di nuove idee culturali. Spiega che le origini dello Stato ateniese possono, in effetti, essere ricondotte alla forte instabilità sociale causata dallo sviluppo del denaro, che penetrò “come un acido corrosivo” nella vita delle comunità rurali. I contadini per continuare a coltivare la terra, dovevano pagare affitti esorbitanti. Coloro che non potevano pagare furono costretti a vendere se stessi e i propri figli come schiavi per pagare i propri debiti. Ciò aprì un periodo di instabilità sociale così forte che dimostrò concretamente la necessità per le classi possidenti di una forza armata che potesse difendere la propria proprietà dalle classi oppresse e dagli stessi conflitti interni alle classi dominanti.

 

Domande per la discussione:

  • Quali pensi che siano le caratteristiche fondamentali comuni a tutte le costituzioni tribali in esame? Quali sono alcune differenze chiave tra le costituzioni irochese, greca e romana?

  • Fino a che punto è corretto parlare di monarchi nel periodo della società gentilizia?

  • Come è emersa la proprietà privata nella società ateniese?

  • Perché la costituzione gentilizia era “assolutamente inconciliabile con l'economia monetaria”?

  • Che effetto ebbe sulla società ateniese l'introduzione del denaro e dell'usura?

  • Che cos'è lo Stato, e come lo si dimostra concretamente in questi capitoli?

 

 

Capitolo 6: La Gens e lo Stato a Roma.

Questo capitolo affronta la formazione dello Stato romano parallelamente alla disgregazione dell’originaria costituzione gentilizia di Roma. Engels descrive la gens romana come generalmente simile alla gens greca: esogama, con capi eletti, organizzati in fratrie dette curiae. La costituzione fondamentalmente egalitaria della gens entrava in contraddizione con l'aumento del commercio e della ricchezza della società romana, in particolare la produzione di un surplus produttivo implicava che non tutti dovessero lavorare la terra, dando un forte impulso allo sviluppo della divisione del lavoro e della proprietà privata (che per Engels sono termini equivalenti).

Il senato era composto dai membri eletti della gens. Nella nuova società romana, questo gruppo aveva una posizione di vantaggio nella distribuzione, nel controllo e nell’appropriazione privata dell’aeger pubblicum (terre collettivamente possedute dalla gens) e divenne, in base a ciò, il "patriziato", cioè l'inizio della nobiltà ereditaria.

Inoltre la conquista territoriale romana portò ad incorporare persone che non erano membri di alcuna gens e che divennero noti come plebei, che godevano di diritti economici, ma non di quelli politici. Di fronte a questa situazione, la vecchia costituzione gentilizia non poteva reggere. Dalla lotta tra la plebe e il vecchio ordine sorse un nuovo asseto istituzionale basato sulla ricchezza. Si formò così una nuova assemblea, composta da “classi”, che erano divise in base alla proprietà. In effetti questo era ormai uno Stato in tutto e per tutto e da lì in poi tutta la storia di Roma, con la sostituzione dei contadini con gli schiavi, poté fare il suo corso.

 

Domande per la discussione:

  • Perché Engels sottolinea che, nelle leggi originarie della gens romana, le donne si sposavano al di fuori della gens?

  • Perché i romani inizialmente eleggevano un senato, e cosa impediva a questo di essere uno Stato pienamente formato?

  • Quali furono le contraddizioni nella società romana che alla fine portarono alla completa caduta della costituzione gentilizia?

  • Come si confronta questo con l'ascesa dello Stato ateniese discusso nei capitoli precedenti? Quali sono le similitudini e quali le differenze?

  • Come si è costituito lo Stato romano come potere pubblico indipendente? Era davvero indipendente?

 

 

Capitoli 7 e 8: La Gens tra i Celti e i Germani - La formazione dello Stato tra i Germani.

In questo capitolo, Engels individua le prove dell'organizzazione gentilizia nelle tribù scozzesi, irlandesi e tedesche e poi spiega come la costituzione gentilizia germanica descritta da Tacito nel I secolo a.c. si sarebbe poi trasformata nei primi Stati feudali, sorti dalla conquista della decadente Europa romana.

Verso la fine del IV secolo, l'Impero Romano stava diventando sempre più debole. Ci fu un impoverimento generale, il declino del commercio, dell'artigianato e dell'arte, una diminuzione della popolazione, il decadimento delle città e la ricaduta dell'agricoltura a un livello inferiore. Con il declino della schiavitù, ai contadini (spesso ex-schiavi) chiamati coloni venivano date piccole porzioni di terra, per le quali pagavano un affitto annuale. Erano legati a queste terre e potevano essere venduti insieme ad esse. Non erano schiavi ma nemmeno liberi, erano i precursori dei servi della gleba.

Quando i germani conquistarono l’Impero romano, si impadronirono della maggior parte del territorio. Con il passare del tempo si assistette all'indebolimento del legame di sangue nella gens, con l'integrazione di un numero crescente di romani in queste società germaniche. Ma ora i germani dovevano organizzare ciò che avevano conquistato. Qualcosa doveva essere messo in campo per sostituire lo Stato romano, e il sostituto era un altro Stato. Poiché il rappresentante diretto del popolo conquistatore era il loro capo militare, ciò portò alla trasformazione della leadership militare in monarchia. Il governo dei territori veniva delegato a quelli che originariamente erano stati i capi delle varie fratrie. Questa delega di governo si trasformò per consuetudine in proprietà privata ereditaria.

 

Domande per la discussione:

  • Quali erano le somiglianze e le differenze tra la gens germanica e quelle irochesi, greche e romane?

  • Perché Engels sottolinea il relativo rispetto per le donne all'interno della gens germanica?

  • Quali effetti ha avuto su questa organizzazione il contatto con i romani?

  • È ancora corretto descrivere la gens germanica come tribale, o gentile, anche se molte società germaniche avevano principi (o capi) e ricchezze ereditarie?

  • Perché il dominio sui popoli sottomessi era incompatibile con la costituzione gentilizia?

  • In che modo la leadership militare si è trasformata in monarchia?

  • In che modo questo periodo pose le basi per il feudalesimo?

  • Perché Engels considerava la servitù della gleba come «una forma di servitù che sta così al di sopra della schiavitù»?

  • Perché "solo i barbari sono in grado di ringiovanire un mondo in preda a una civiltà al collasso"?

 

 

Capitolo 9: Barbarie e civiltà

In questo capitolo finale Engels riassume il contenuto dell'intero testo, portando ora in primo piano una teoria generale dell'evoluzione della parentela, dell'emergere della proprietà privata (cioè della società di classe) e dello Stato. Tuttavia, questo non è un mero riassunto dei capitoli precedenti. Engels qui delinea esplicitamente perché certe condizioni sono necessarie per lo sviluppo e il declino della famiglia monogama (borghese), per l'oppressione delle donne, la società di classe e lo Stato. Questo capitolo e in effetti l'intero testo sono una netta confutazione dell'idea anti-materialista e anti-scientifica per cui la società umana non è soggetta a leggi generali materiali, come il resto della natura. Questo capitolo è citato estesamente anche da Lenin in Stato e rivoluzione perché pone essenzialmente le basi per l'approccio marxista allo Stato.

 

Domande per la discussione:

  • Quali sono le caratteristiche chiave della costituzione gentilizia? Qual è la sua base economica?

  • Qual è stato l'impatto dell'agricoltura sulla famiglia e sulla società più in generale?

  • Come e perché emerge il denaro?

  • Perché è emersa la schiavitù?

  • Che cos'è lo Stato? Come è nato? Che ruolo gioca nella società? Qual è il ruolo della lotta di classe nella storia?

  • Che cosa intende Engels quando scrive: Il caso è solo l'unico polo di una relazione il cui altro polo si chiama 'necessità'? In che modo questo ci aiuta a comprendere la storia e la società di oggi?