di Rob Sewell

 

In questo articolo Rob Sewell ripercorre, basandosi anche sulla sua esperienza in prima persona, la straordinaria storia della tendenza marxista britannica Militant, dalla nascita ai successi degli anni ’70-’80, fino alla scissione nei primi anni ’90 e al successivo declino. Una vicenda fondamentale e ricca di insegnamenti, che a tutt’oggi è uno dei pilastri fondativi della Tendenza Marxista Internazionale. Le analisi contenute nell’articolo, scritto nel 2004 in occasione del quarantesimo anniversario dalla fondazione del Militant, hanno trovato conferma negli anni successivi, sia con il processo di rivitalizzazione e spostamento a sinistra del Partito Laburista, che con la crisi devastante del gruppo di Peter Taaffe.

La redazione

 

 

Il Militant fu fondato nell’ottobre 1964. La sua successiva evoluzione non ha eguali nella storia dei gruppi di sinistra in Gran Bretagna o nel mondo. Da minuscolo gruppo senza risorse, divenne la tendenza trotskista di maggior successo in Gran Bretagna dalla fondazione dell’Opposizione di Sinistra di Trotskij. Al suo apice, alla fine degli anni ‘80, il Militant divenne un nome molto noto. Tutti conoscevano la tendenza Militant, non solo in Gran Bretagna ma a livello internazionale. Controllavamo la gioventù socialista (la sezione giovanile del Partito Laburista), avevamo una crescente influenza nel Partito Laburista e nei sindacati, avevamo più di cinquanta consiglieri comunali, tre parlamentari, un compagno nel comitato esecutivo nazionale del Partito Laburista e uno nel consiglio generale del TUC (Trades Union Congress, la federazione che riunisce tutti i principali sindacati britannici). Guidavamo il consiglio comunale di Liverpool in lotta contro il governo conservatore e anche la campagna contro la Poll Tax, che coinvolse milioni di persone e alla fine portò alla caduta della Thatcher. Questi furono risultati straordinari per quello che all’inizio era solo un gruppo molto piccolo. Nel 1988, la tendenza aveva più di 8.000 sostenitori, sedi nazionali e regionali e 200 funzionari a tempo pieno, che erano persino più di quelli del Partito Laburista. Il giornalista d’inchiesta Michael Crick descrisse il Militant come il quinto partito politico più grande della Gran Bretagna e non era molto lontano dalla verità. In conseguenza del nostro successo, attirammo la feroce opposizione della classe dominante e dei suoi agenti nell’ala destra del movimento operaio, che istigarono la più grande caccia alle streghe contro i sostenitori del marxismo dagli anni ‘20. Gli strateghi del capitale consideravano la crescente influenza del Militant nel Partito Laburista molto pericolosa per il sistema capitalista. La classe dominante ignorava (e ignora tuttora) i piccoli gruppi settari ai margini del movimento operaio, ma non poteva ignorare la nostra organizzazione. Alla fine, tuttavia, il Militant fu distrutto dall’interno, come risultato delle prospettive e delle politiche sbagliate adottate da una parte del gruppo dirigente. È imprescindibile apprendere le lezioni da tutto questo, perché chi non impara dalla storia è condannato a ripeterla.

 

Un inizio modesto

Eppure il Militant ebbe un inizio estremamente modesto. Iniziò come un mensile con poche sterline in banca, una macchina da scrivere, un ufficio in condivisione e nessun funzionario. Ma avevamo qualcosa di molto più importante dei soldi e delle risorse materiali. Avevamo idee, prospettive e una linea politica; utilizzavamo metodi corretti ed eravamo ben radicati nelle organizzazioni di massa della classe lavoratrice. Tutto ciò era garantito soprattutto da Ted Grant, il fondatore e l’ispiratore del Militant e l’architetto di tutti i suoi successi. Il giornale fu creato per iniziativa di Ted Grant, insieme a Jimmy Deane, Arthur Deane e un piccolo gruppo di sostenitori che avevano difeso il marxismo nei tempi bui degli anni ‘50. Questi compagni avevano una lunga tradizione nel movimento trotskista. Ted era il fondatore e il teorico principale della Workers’ International League e poi del Revolutionary Comunist Party (RCP). Con lo scioglimento del RCP nel 1949, un piccolo gruppo entrò nel Partito Laburista e pubblicò una rivista chiamata International Socialist, e poi Socialist Fight, entrambe dirette da Ted. (Si veda Ted Grant, Il lungo filo rosso, AC Editorale 2007). Il compito principale in quegli anni era quello di difendere il programma, la teoria, le tradizioni e i metodi del marxismo autentico – o trotskismo – contro l’opportunismo e l’estremismo di sinistra. La Socialist Labour League (SLL) di Gerry Healy, un gruppo estremista, si era scisso dal Partito Laburista nel 1959, dichiarando la propria intenzione di costruire un partito rivoluzionario di massa. Tuttavia nel 1960 la direzione laburista, comprendendo di aver bisogno dei giovani per vincere le elezioni, organizzò una propria sezione giovanile, i Giovani Socialisti. Healy, vedendo un’opportunità, mandò il grosso delle sue forze all’interno dei Giovani Socialisti e ne prese il controllo. Le azioni degli estremisti si dimostrarono un disastro assoluto. La maggioranza di Healy nei Giovani Socialisti cercò subito lo scontro frontale con la direzione laburista, il che portò alla proibizione del loro giornale Keep Left nel 1961 e ad una serie di espulsioni. Senza alcuna prospettiva o comprensione di come lavorare all’interno del Partito Laburista, gli healysti fecero ricorso all’estremismo e al teppismo politico, cercando di provocare scontri ed espulsioni ad ogni occasione. Ovviamente queste azioni fecero comodo alla burocrazia di Transport House [all’epoca la sede della direzione nazionale del Partito Laburista, NdT] e screditarono il “trotskismo” agli occhi dei lavoratori laburisti. Le riunioni del comitato nazionale dei Giovani Socialisti furono sospese. Dei suoi 11 membri, solo uno era un sostenitore di Socialist Fight, Peter McCallum, della sezione di Swansea che, insieme a quelle del Merseyside, di Brighton e Londra, rappresentavano le uniche basi di sostegno di Ted Grant a livello nazionale. In questa fase il numero dei sostenitori di Ted in Gran Bretagna era di circa 50 o 60 compagni, molti meno di quelli dei suoi principali concorrenti politici, la SLL di Healy o il gruppo intorno a Tony Cliff, International Socialists (ora Socialist Workers Party, SWP), che sosteneva la posizione secondo la quale in Russia c’era il capitalismo di Stato.
A dire il vero, questi anni costituirono il punto più basso delle fortune della tendenza di Grant. Il gruppo non aveva né denaro, né apparato, né sede, né funzionari, né giornale. Tutto quello che la tendenza aveva, erano le idee e i metodi del marxismo. Ciò nonostante è sempre questo il fattore decisivo, come tutta la storia ci ha insegnato, sia prima che dopo.

 

Il lancio del Militant

Fu in questa situazione complicata che fu presa la decisione, nell’estate del 1964, di non rinnovare il Socialist Fight, ma di lanciare un nuovo giornale rivolto alla gioventù laburista. Ad una piccola riunione della tendenza a Londra, nell’aprile del 1964, era stato deciso di “autorizzare Ted Grant a negoziare per un locale con l’ILP [Indipendent Labour Party, una scissione di sinistra del Partito Laburista, Ndt].”

Un mese dopo, si stavano “calcolando i costi” e chiedendo una copia del contratto di affitto. Con la probabile elezione di un governo laburista, furono lentamente portati avanti i preparativi per lanciare un nuovo giornale in autunno. Tutto quello di cui avevamo bisogno erano i soldi, che furono racimolati un po’ qua e un po’ la, almeno per il primo numero. Come sempre in ogni nuova impresa, ci fu un dibattito vivace sul nome per il nuovo giornale. Ma la scelta era limitata, vista la presenza di diversi gruppi concorrenti. Alla fine fu scelto il nome Militant, con il sotto titolo “Per i lavoratori e i giovani” e data di uscita ottobre 1964. Il primo numero del mensile, in bianco e nero, conteneva otto pagine, ma fu velocemente ridotto a quattro a causa dei problemi finanziari. Con il primo numero lanciammo una campagna di raccolta fondi di 500 sterline, ma nel primo anno riuscimmo a raccoglierne solo 150.

“Cacciamo i conservatori, ma il Partito Laburista deve adottare politiche socialiste” era il titolo della prima pagina del primo numero, che avrebbe dato il tono al Militant nel corso di quegli anni. Il primo editoriale spiegava:

“Il compito è quello di portare il messaggio del marxismo tra le fila del movimento laburista e tra i suoi giovani. C’è posto per tutte le tendenze nel movimento operaio, compresa la sinistra rivoluzionaria. Soprattutto, il compito è quello di riunire gli elementi più coscienti del movimento operaio per spiegare pazientemente la necessità di queste politiche, sulla base dell’esperienza e degli eventi. Il Militant si sforzerà seriamente di raccogliere fatti e argomenti per fornire le munizioni necessarie a riarmare il movimento operaio. Con sobr.ietà ci auspichiamo di poter offrire un’analisi marxista, sia dei conflitti nelle fabbriche, che della crisi degli alloggi, o della crisi in Congo; di prendere alcuni esempi indicativi, suggerendo soluzioni nell’interesse della classe operaia. La cosa più importante è che vogliamo dire la verità alla classe lavoratrice, contro le bugie e le esagerazioni della classe capitalista e le mezze verità della burocrazia laburista.”

Sfortunatamente, poco dopo, per pressanti ragioni personali, finanziarie e lavorative, Jimmy Deane dovette andare all’estero. Nonostante la sua lunga assenza, Jimmy rimase un compagno convinto, un intimo amico di Ted ed un sostenitore del Socialist Appeal [rivista fondata da Ted Grant nel 1992 dopo la degenerazione del Militant e tuttora il giornale della sezione britannica della Tendenza Marxista Internazionale, NdT], fino alla sua morte nel 2002. La partenza di Jimmy rese necessario far venire qualcuno dalla provincia per aiutare con il giornale e rafforzare il lato organizzativo del lavoro. Questo ruolo fu ricoperto da Peter Taaffe, che all’epoca era un giovane promettente di Birkenhead e fu fatto venire a Londra nell’estate del 1965 per essere nominato funzionario a tempo pieno. Taaffe avrebbe lavorato energicamente accanto a Ted Grant per i successivi trentacinque anni e, con le sue considerevoli abilità organizzative, giocò senza dubbio un ruolo significativo nella costruzione della tendenza. Ma nonostante fosse formalmente il direttore del giornale, la linea politica era sempre determinata da Ted, che politicamente si collocava una spanna sopra tutti gli altri. Non ci fu mai alcun dubbio su chi fosse il leader politico del Militant. Lo stesso Peter Taaffe scrisse nel gennaio 1988:

“Ted Grant, […] all’epoca era – e rimane tuttora – il teorico e il dirigente principale del trotskismo in Gran Bretagna. (enfasi mia). Difficilmente avrebbe potuto scrivere qualcos’altro. Nessuno che fosse attivo nel Militant metteva in dubbio che Ted Grant fosse il nostro più eccezionale teorico e dirigente. Tuttavia, solo tre anni dopo, Taaffe iniziò a cantare una canzone molto diversa. Oltre ad insistere sul ruolo centrale della teoria e della formazione dei quadri, Ted si assicurò che l’orientamento del giornale fosse saldamente verso le organizzazioni di massa, in particolare il Partito Laburista e i sindacati. Insisteva sul fatto che avremmo dovuto evitare lo stridulo estremismo delle sette, difendendo il punto di vista marxista in modo sobrio, attenendosi a “fatti, cifre e argomenti”. Senza fare concessioni sui principi, il giornale esprimeva le idee del marxismo in un linguaggio comprensibile ai membri del Partito Laburista, ai sindacalisti e ai giovani. Nelle parole di Lenin, il nostro slogan era “spiegare pazientemente” le idee fondamentali ed i compiti che il movimento dei lavoratori doveva affrontare.

 

Estremisti di sinistra e Partito Laburista

Il Militant si oppose all’avventurismo degli healysti, che di fatto avevano distrutto i Giovani Socialisti ufficiali. Nel 1965 la burocrazia chiuse la conferenza dei Giovani Socialisti, mentre gli healysti portarono tutti quelli che riuscirono fuori dal Partito Laburista con lo scopo di creare una gioventù socialista indipendente. Queste pagliacciate estremiste demolirono l’organizzazione giovanile laburista e fecero il gioco della destra e della burocrazia.

La burocrazia laburista poi riformò l’organizzazione giovanile, la privò dei suoi diritti e ne cambiò il nome in “Giovani socialisti del Partito Laburista”. A quel tempo il governo Wilson stava portando avanti politiche di destra. Questo causò un disgusto diffuso fra i lavoratori e nella base del partito e dei sindacati. Alcune sezioni dei minatori stavano parlando apertamente di “disaffiliarsi”. Nell’arco di pochi anni, gli altri gruppi di sinistra – come il gruppo di Cliff (ora SWP) e la piccola setta mandelista IMG (International Marxist Group)1– lasciarono il Partito Laburista in un accesso di impazienza estremista e cercarono di creare partiti rivoluzionari “di massa” fra le nuvole. Fummo l’unico gruppo a rimanere. Nonostante le difficoltà, avevamo la prospettiva che le cose sarebbero cambiate e che nel partito si sarebbe sviluppata una sinistra. Naturalmente, le sette ci accusavano di capitolare al riformismo, di essere attendisti, e così via. Ma noi semplicemente li ignoravamo e andavamo avanti col lavoro. Rispondemmo alle loro sciocchezze in anticipo.

Nell’agosto 1966, Ted scrisse un pezzo chiamato “Un contributo sull’estremismo”, in cui si può leggere:

“Per loro [le sette] è sufficiente lanciare un ultimatum alla classe operaia, ai sindacati, al Partito Laburista, ai Giovani Socialisti… dare ordini alla classe operaia. E quando i lavoratori e i militanti li ignorano, ‘se ne vanno’ e denunciano tutti quelli che lottano, concretamente, per un programma e una linea politica coerentemente rivoluzionari, basati sui principi di Lenin, come centristi, crumiri e ‘pablisti’2. L’esperienza ha insegnato ai compagni britannici che quelli che oggi urlano a squarciagola di tradimenti, di venduti, di finta sinistra, ecc., sono esattamente quegli stessi ‘rivoluzionari’ che erano i più profondi degli “entristi profondi”3. Gli ‘anti-pablisti’ di oggi erano di fatto i più isterici ‘pablisti’ di ieri. Quelli che in passato si rifiutavano di criticare Nye Bevan perché questo avrebbe “rovinato la nostra relazione col Tribune”, sono le stesse persone che ora denunciano il Tribune come il nemico principale4, e riservano il loro fuoco principale non – Dio non voglia! – al nemico capitalista, ai conservatori, o persino ai dirigenti della destra laburista, ma a quelli “della finta sinistra” e, ovviamente, ai “pablisti’. Marx disse che la storia si ripete, la prima volta come tragedia, e poi come farsa. La politica del ‘Terzo Periodo’5 di Healy, con la sua teoria del ‘tradimento permanente’ è assolutamente estranea, non solo al marxismo e al trotskismo, ma anche al movimento operaio. Molto è stato detto della presunta tendenza al ‘marxismo contemplativo’, all’attendismo, ecc. Il compito dei marxisti oggi non è certamente quello di attendere la storia e del resto nemmeno quello di “forzare” la storia: è quello di prepararsi concretamente per la storia futura, per i grandi eventi storici. Di nuovo, non attraverso la propaganda astratta, sia dentro che fuori il Partito Laburista e i sindacati, ma tramite una partecipazione cosciente alle lotte che ci aspettano. La reale prospettiva del movimento di massa, come è stato spiegato, è la crescita inevitabile di una corrente di sinistra. È dovere del nostro movimento partecipare e prepararsi per questi avvenimenti con una critica positiva, non solo dei dirigenti della destra, ma anche, ovviamente, dell’inadeguatezza e degli inevitabili tradimenti delle ‘sinistre’ (per esempio Tribune, Cousins6, ecc.). Tuttavia mentre si preparano i quadri spiegando questa prospettiva, è necessario capire che le masse, in prima battuta, si muoveranno verso un riformismo di sinistra confuso e verso il centrismo. Partecipando pienamente a questo movimento di rottura con i riformisti di destra, la nostra tendenza sarà in grado di guadagnarsi l’attenzione, non solo dei militanti, ma anche delle migliaia di lavoratori che si stanno spostando a sinistra.”

 

Il gruppo del Sussex

Una delle aree chiave per la tendenza era Brighton, che divenne presto la più forte dopo Londra e il Merseyside. Il gruppo del Sussex fu costruito da Alan Woods, che si era unito alla tendenza a Swansea nel 1960 ed era andato a studiare all’università del Sussex nell’ottobre del 1963. Dopo aver reclutato Bob Edwards e Roger Silverman, fu in grado di stabilire velocemente un gruppo di studenti intorno a sé e da lì la tendenza si sviluppò nella città. Nel giro di breve tempo Alan fu eletto nella direzione nazionale, dove giocò un ruolo chiave finché non fu mandato in Spagna nel 1976 per costruire la tendenza nelle difficili condizioni della clandestinità. Non c’è assolutamente alcun dubbio riguardo il ruolo chiave giocato dai compagni di Brighton in quel periodo. Il loro lavoro servì davvero a sostenere la tendenza in quegli anni difficili e diventò un esempio per il resto del paese. Un anno prima del lancio del Militant, già producevano un giornale marxista quindicinale, Perspectives (Prospettive), così come una rivista trimestrale, Spark (Scintilla), che per un periodo servì da rivista teorica della tendenza a livello nazionale, e diverse altre pubblicazioni, inclusi opuscoli importanti come Prospettive mondiali, Contro corrente, e altri. Un rapporto al comitato di redazione nel maggio 1965 riporta che: “Brighton ha giocato un ruolo enorme sia finanziariamente che politicamente nello scorso periodo”. Alan riuscì a formare uno strato di studenti e lavoratori che sarebbero diventati dirigenti della tendenza Militant nel periodo successivo. Non meno importanti furono i risultati ottenuti nella Lega dei Giovani Comunisti, dove tutti i membri attivi passarono con noi nell’agosto 1966, seguiti successivamente da Jim Brookshaw, l’ex presidente nazionale della lega. Il successo nel Sussex ci consentì di diffondere l’influenza della tendenza in altre zone. Secondo un rapporto nazionale del luglio 1966:

“I compagni di Brighton torneranno nelle loro diverse zone di provenienza fino alla fine delle vacanze, ma un certo numero di compagni rimarrà in zona e le riunioni dei gruppi di base continueranno. È previsto che due compagni si stabiliranno a Notts l’anno prossimo, e altri andranno in zone del paese dove ad oggi non abbiamo nessuno. Per quanto non prevediamo di ‘esportare la rivoluzione’, questo sarà un modo per entrare in contatto con nuovi elementi… Il loro lavoro nelle diffusioni del giornale dovrebbe essere un punto di riferimento per tutte le altre sezioni.”

Il lavoro nel Sussex spianò la strada al nostro lavoro studentesco su scala nazionale, ma giocò anche un ruolo chiave nel lavoro all’interno del Partito Laburista. Come risultato di questo lavoro, la sezione di Brighton Kemptown sarebbe diventata una roccaforte, che presentava regolarmente risoluzioni marxiste alla conferenza annuale laburista, dove inviava Ray Apps come delegato di sezione. Infine un sostenitore del Militant, Rod Fitch, fu selezionato come candidato al parlamento, ma non riuscì a conquistare il seggio.

 

Previsione e stupore

Trotskij disse che la teoria è la superiorità della previsione sullo stupore. I gruppi estremisti che lasciarono il Partito Laburista non avevano né teoria né prospettive e di conseguenza rimasero a bocca aperta quando la situazione cambiò, come sapevamo che sarebbe accaduto. A prima vista la situazione sembrava desolante. Il nostro campo di lavoro principale era la gioventù e le cose lì andavano abbastanza male. Dopo la confusione creata dagli estremisti nel 1965, l’organizzazione dei Giovani Socialisti subì un declino drammatico. Da allora i membri del comitato nazionale della gioventù socialista dovevano essere nominati dai comitati esecutivi regionali del partito. Le discussioni erano limitate a questioni giovanili. Un compagno brillante propose una risoluzione alla conferenza nazionale che recitava: “Questa conferenza dichiara la propria solidarietà a tutti i combattenti vietnamiti per la libertà al di sotto dei 25 anni di età.” Naturalmente non fu approvata! I contatti fra sezioni dei Giovani Socialisti furono bloccati dal momento che le federazioni di zona erano state abolite. Ciò nonostante avevamo la prospettiva che le cose sarebbero cambiate e fu proprio così.

Nel 1968 la commissione Simpson raccomandò di rilanciare i Giovani Socialisti concedendogli alcuni diritti. Un anno dopo, con il comitato per i giovani della direzione nazionale presieduto da un membro della sinistra, Joan Lestor, ai Giovani Socialisti furono concessi un giornale, Left, propri comitati regionali e nazionali, e un posto nella direzione nazionale del partito. Alle elezioni per il comitato nazionale, i sostenitori del Militant riuscirono ad ottenere una maggioranza schiacciante. Il presidente dei Giovani Socialisti, Peter Doyle, che è ancora oggi molto attivo nella nostra tendenza, fu eletto come primo sostenitore del Militant nella direzione nazionale del Partito Laburista. Nel fine settimana del 19-20 aprile 1969, in un pub di South London, si tenne una conferenza del Militant, cui parteciparono 41 delegati. Si tennero discussioni su prospettive britanniche e mondiali, e furono approvati nuovi obiettivi organizzativi:

1) Una nuova sede e una macchina da stampa entro 6 mesi;

2) altri due funzionari a tempo pieno e un giornale quindicinale entro 6 mesi. Questo avrebbe significato raddoppiare lo staff dei tempi pieni (con questo termine si indicano i compagni che vengono retribuiti dalla Tendenza per dedicarsi continuativamente all’attività politica e alla costruzione dell’organizzazione, Ndt), ma avere ancora un apparato molto scarno, per usare un eufemismo.

La conferenza si concluse inviando saluti e sostegno a “tutti i rivoluzionari marxisti nel mondo”. Tutto questo lavoro duro e paziente iniziò a dare i suoi frutti. Lentamente e faticosamente, ma in modo costante, le forze attorno al Militant iniziarono a crescere. Con la maggioranza nella direzione dei Giovani Socialisti nel 1970, la strada era ora aperta per costruire l’organizzazione giovanile in modo sistematico. Questo coincise con l’elezione di un nuovo governo conservatore sotto Ted Heath e con una radicalizzazione di massa della classe lavoratrice che non si vedeva dal 1926.

Nonostante le tempistiche approvate dalla nostra conferenza del 1969, la sede e la macchina da stampa non furono ottenute fino al 1970-71. Ciò nonostante fu un grande balzo in avanti. Nel corso del 1970, il vecchio edificio pericolante che avevamo acquistato a Bethal Green fu sventrato e ristrutturato con il lavoro volontario di compagni da tutte le zone del paese. I compagni dovettero persino porre nuove fondamenta. Nel 1971 comprammo una vecchia macchina da stampa, oltre a macchinari per le fotografie e le lastre, che furono alloggiati in un capannone nel retro dell’edificio e grazie ai quali il quindicinale Militant apparve, con il nuovo titolo in rosso, nel settembre di quell’anno. In quel periodo avevamo 217 sostenitori a livello nazionale. Il progresso fu rapido e nel giro dei successivi cinque mesi fu lanciato il Militant settimanale (quattro pagine), in concomitanza con lo sciopero nazionale dei minatori del 1972. A settembre aveva otto pagine e i nostri sostenitori salirono a 354 compagni. Orientammo i Giovani Socialisti verso l’esterno, verso le lotte di massa che stavano avendo luogo nelle fabbriche, a cominciare con il presidio presso i cantieri navali Upper Clyde Shipbuilders.

 

La trasformazione dei sindacati

Come sempre in Gran Bretagna, la trasformazione del movimento operaio iniziò nei sindacati. Dovremmo aggiungere che molti degli estremisti di sinistra negavano la possibilità che sindacati come il TGWU (Transport and General Workres’ Union, sindacato dei trasporti, NdT) o il General Municipal and Boilermakers’ Union (sindacato presente in diverse categorie, dall’industria all’impiego pubblico, NdT) potessero cambiare e sostenevano persino scissioni per formare sindacati di “sinistra”, come nel caso del porto di Liverpool e della Pilkington Glass. Ma, come sempre, gli eventi li smentirono.

La svolta a sinistra nei sindacati si manifestò nell’elezione di Jack Jones a segretario generale del TGWU e di Hugh Scanlon a segretario generale del AEU (Amalgamated Engineering Union, sindacato degli elettricisti, Ndt). L’ondata dal basso spinse il TUC all’opposizione contro il governo Heath, soprattutto per quanto riguardava la sua legislazione anti-sindacale. Questa lotta contro il governo raggiunse il suo apice nel 1972 con l’arresto di cinque portuali e la minaccia da parte del TUC di convocare uno sciopero generale di 24 ore. Come abbiamo spiegato molte volte, le organizzazioni di massa non si sviluppano in modo lineare, ma dialetticamente. Il collegamento organico fra i sindacati e il Partito Laburista, che Gaitskell e Blair hanno provato a spezzare, ha sempre determinato la loro radicalizzazione nei momenti in cui le masse iniziano a muoversi. Il crescente attivismo nelle fabbriche si riversava nei sindacati e nel partito, producendo una netta svolta a sinistra nel Partito Laburista, anche al livello della sua direzione nazionale.

Niente di tutto questo era stato previsto dai cosiddetti marxisti che avevano lasciato il partito, strillando che era “morto”. La svolta a sinistra nei sindacati fu seguita da una svolta a sinistra nel Partito Laburista. Tony Benn, che durante il governo Wilson si era collocato più alla destra che al centro del partito, ora si fece avanti come leader della sinistra. Questo non avvenne per caso, ma era una conseguenza delle pressioni oggettive che guidavano il processo. Possiamo aggiungere che il nostro compagno nel comitato esecutivo nazionale del partito giocò un ruolo importante nel consolidamento delle sinistre.

Sotto la nostra influenza nel 1973, la direzione laburista presentò il programma per la nazionalizzazione dei 25 monopoli principali. Ovviamente bisogna comprendere i limiti di queste risoluzioni, ma era certamente sintomatico sia di una brusca svolta a sinistra, sia della crescita della nostra influenza nel partito. I primi segni di una ripresa si potevano vedere fra i giovani. L’organizzazione giovanile laburista era reduce da un periodo di profondo declino, ma ora la situazione stava cambiando. I Giovani Socialisti e il Militant iniziarono a rimpolparsi in quegli anni. Questo rapido progresso non era il frutto del caso, ma il risultato di anni e decenni di lavoro paziente e di programmi, prospettive e metodi corretti. La partecipazione alle conferenze dei Giovani Socialisti, che in media era stata di circa 200 persone alla fine degli anni ‘60, raggiunse i 1.000 partecipanti. Anche le nostre riunioni di corrente del Militant iniziarono ad attrarre un pubblico più ampio.

Abbiamo sempre mantenuto una ferma linea internazionalista. Quando il governo laburista mandò le truppe in Irlanda del Nord nell’agosto del 1969, il Militant, insieme alla sezione laburista di Derry, si oppose, anche se in quel periodo virtualmente l’intera sinistra, inclusi il gruppo di Cliff (SWP) e il partito comunista, erano a favore dell’invio delle truppe britanniche in Irlanda del Nord. Al congresso laburista di ottobre, i compagni da Bristol SE e da Brighton Kemptown, Ray Apps e Brian Beckingham, presentarono la nostra risoluzione d’urgenza numero 2 che

“afferma il proprio sostegno a quelle sezioni del movimento operaio irlandese, in particolare del Partito Laburista di Derry, che hanno cercato di unire i lavoratori protestanti e cattolici contro il nemico comune, la classe capitalista, sia ‘arancione’ che ‘verde’, e fa appello ai sindacati dell’Irlanda perché contengano il terrore settario tramite l’organizzazione di Comitati di Difesa Comune, che comprendano lavoratori sia cattolici che protestanti”.

Sotto la nostra direzione, i Giovani Socialisti portarono avanti la lotta contro la disoccupazione e il razzismo e per la solidarietà internazionale. Furono lanciate campagne sull’Irlanda, il Cile, la Spagna e altre questioni. La campagna in difesa dei giovani socialisti spagnoli fu un grande successo, che fece crescere la solidarietà alla lotta clandestina contro il generale Franco. Alan Woods fu scelto per dirigere questo lavoro, il che portò al suo trasferimento in Spagna, insieme alla sua famiglia, all’inizio del 1976. Il secondo sciopero nazionale dei minatori all’inizio del 1974 riuscì per la prima volta a far cadere il governo. I nostri compagni, usando specialmente la bandiera dei Giovani Socialisti, giocarono un ruolo importante nell’elezione di un nuovo governo laburista. In particolare contribuimmo ad assicurare l’elezione di Tony Benn a Bristol, quando pullman pieni di giovani socialisti aiutarono a svolgere una propaganda di massa in tutto il collegio elettorale. Mi ricordo che facemmo venire due pullman pieni di minatori dal Galles del sud. Queste erano le dimensioni dell’influenza che avevamo costruito.

 

Controriforme

Scontrandosi con una rivolta di massa nelle fabbriche, il governo conservatore di Edward Heath cadde nel 1974 e fu sostituito da un nuovo governo laburista. Sotto l’impatto della crisi mondiale, il governo Wilson passò rapidamente dalle riforme alle controriforme. I dirigenti sindacali accettarono una politica salariale che minava le condizioni di vita dei lavoratori. Nel 1977, con il primo sciopero dei pompieri, la diga cominciò a crollare. L’opposizione alla moderazione salariale emerse all’interno dei sindacati e del Partito Laburista. Wilson era demoralizzato e si dimise, cedendo la leadership a Jim Callaghan. Milioni di lavoratori sottopagati si sindacalizzarono e condussero una dura battaglia per aumenti salariali. Non potevano più aspettare! Così iniziò l’Inverno dello Scontento e la fine del governo Callaghan.

Nel 1978, Terry Duffy, un compagno della sezione di Liverpool Wavertree, propose con successo un documento al congresso del Partito Laburista in opposizione alla politica di moderazione salariale imposta dal governo. Fu la fine della politica dei redditi. La crisi del governo Wilson/Callaghan del 1974-79 consentì alla tendenza di connettersi con un largo strato di lavoratori radicalizzati come mai prima di allora. Nel 1975 eravamo in condizioni di prendere una sede più grande a Mentmore Terrace, ad Hackney. Nel 1976, i nostri sostenitori raggiunsero quota mille. L’influenza del Militant continuava ad aumentare. Il giornale raggiunse le 16 pagine settimanali. In quel periodo il nostro successo iniziò ad attirare attenzione.

Cominciarono a suonare campanelli d’allarme, non solo alle orecchie della burocrazia laburista, ma anche della classe dominante. Gli strateghi del capitale erano allarmati dalla svolta a sinistra del Partito Laburista e ci vedevano come un catalizzatore di questo sviluppo. Per la prima volta, il trotskismo in Gran Bretagna era diventato un fattore serio nei calcoli dello Stato. Nel 1976 iniziò una caccia alle streghe contro di noi con un esposto sul giornale The Observer, che utilizzò materiale raccolto da Reg Underhill, il responsabile organizzazione nazionale del Partito Laburista, per provare che ci fosse una “cospirazione” e istigare una purga contro i marxisti. Un anno dopo, con la nomina del presidente dei Giovani Socialisti, Andy Bevan, a responsabile nazionale giovanile del partito, nella stampa si scatenò l’inferno riguardo al Militant. La de-selezione del deputato laburista a Newham, Reg Prentice (che poi si unì ai conservatori), aggiunse benzina sul fuoco nella caccia alle streghe contro la tendenza. Ad ogni modo la caccia alle streghe fallì nei suoi obiettivi e anzi fu controproducente. Più pubblicità si faceva nei media contro il Militant, più attiravamo sostenitori tra i giovani e i sindacalisti. Alle elezioni politiche del 1979 contavamo almeno 1.500 attivisti in Gran Bretagna, ed eravamo ben conosciuti nel movimento operaio, dove la nostra periferia effettiva era ben più grande e in crescita costante.

 

La classe dominante in allarme

La sconfitta di Callaghan e la vittoria di Margaret Thatcher crearono un’onda d’urto nel movimento, che spostò il Partito Laburista ancora più a sinistra. Sotto la guida di Tony Benn e Eric Heffer, il riformismo di sinistra divenne la tendenza dominante nel Partito Laburista in quel periodo. Anche nel gruppo parlamentare laburista la destra era in ritirata. Denis Healey, il candidato della destra, riuscì a battere Tony Benn per meno dell’un percento! In queste condizioni, la tendenza crebbe a passi da gigante, superando il tetto dei 2500 compagni.

La classe dominante era ora parecchio preoccupata. Non potevano tollerare un Partito Laburista sotto il controllo della sinistra, men che meno dei marxisti. Organizzarono la scissione di un settore importante dei dirigenti della destra per formare il SDP (Partito Socialdemocratico), un tentativo di pugnalare il partito alle spalle, che però gli si rivolse contro. La scissione del SDP fu sufficiente a tenere i laburisti fuori dal governo, ma non fermò la svolta a sinistra del partito. Liberarsi dei dirigenti più corrotti dell’ala destra servì solo a intensificare ulteriormente questa svolta.

Tutte le forze del Vecchio Ordine erano ora unite per schiacciare la sinistra, a cominciare dalla tendenza Militant. Riconoscevano il nostro ruolo nell’irrigidimento dei dirigenti riformisti di sinistra e quindi iniziarono la loro offensiva contro la sinistra attaccandoci furiosamente. La stampa capitalista si scagliò freneticamente contro il “tentativo dei marxisti rivoluzionari di prendere il controllo del Partito Laburista”. Giorno dopo giorno lanciarono una cascata del Niagara di bugie contro “il cancro del Militant”, chiedendo che fossimo espulsi insieme ai sostenitori della sinistra laburista guidata da Tony Benn. Come supplemento alla caccia alle streghe pubblica contro la tendenza, fu successivamente rivelato che l’MI5 (una sezione dei servizi segreti britannici, NdR) infiltrò 30 agenti segreti fra le nostre fila, per combattere “la sovversione marxista”. Era questa la vera cospirazione contro il Partito Laburista, una cospirazione non della sinistra e della tendenza Militant, ma dello Stato borghese e delle sue creature all’interno del partito, che cospiravano per prenderne il controllo e trasformarlo in uno strumento obbediente del grande capitale.

La controffensiva capitalista rinvigorì la destra nel Partito Laburista e nei sindacati. Il rapporto Underhill era stato ripetutamente bloccato dalla maggioranza di sinistra del comitato esecutivo nazionale fin da quando era stato presentato la prima volta nel novembre del 1975. Tuttavia quando Michael Foot divenne segretario e la direzione nazionale oscillò nuovamente verso destra nel 1981, furono messi in moto gli ingranaggi per una purga. Sotto la pressione senza scrupoli dei media borghesi, la destra chiese di agire sulla base del rapporto Underhill e di espellere il Militant. Nonostante tutte le risoluzioni di protesta rivolte al comitato esecutivo nazionale, la “sinistra moderata” capitolò e venne approvata di stretta misura una “inchiesta” sulla tendenza con 10 voti contro 9. Il rapporto Haywood-Hughes, come divenne noto, fu approvato dalla conferenza laburista del 1982 e venne così istituto un registro dei “gruppi accettabili” all’interno del partito, da cui il Militant fu specificamente escluso.

 

La lotta contro la caccia alle streghe

Ci sono sempre stati dei marxisti nel Partito Laburista, fin da quando fu fondato. Quindi il tentativo di espellere i marxisti era in realtà un attacco alla democrazia interna del partito. La classe capitalista voleva riaffermare il proprio controllo sul Partito Laburista attaccando la sinistra e installando i propri agenti fidati nella direzione. Quello a cui realmente si opponevano, era che il Militant avesse così tanto successo e avesse ripetutamente sconfitto la destra. È per questo che ci attaccavano così ferocemente. L’argomento per cui noi avevamo una nostra organizzazione era solo una cortina fumogena, visto che la destra era sempre stata organizzata come un partito all’interno del partito. Era vero per il SPD prima che si scindesse e tradisse il Partito Laburista, e rimane vero oggi con la cricca blairiana che ha dirottato il Partito Laburista con il sostegno entusiasta degli stessi giornali capitalisti che intrapresero la feroce caccia alle streghe contro il Militant.

Naturalmente ci difendemmo contro questi attacchi. Per sconfiggere la destra, che aveva dietro di sé non solo il potente apparato del partito, ma anche le enormi risorse dello Stato capitalista, era assolutamente necessario essere organizzati! Organizzammo una riuscita conferenza del movimento operaio contro la caccia alle streghe al centro congressi di Wembley, alla quale parteciparono 2.000 delegati. Furono organizzate assemblee con 1.000 e più partecipanti nelle grandi città di Manchester, Liverpool, Newcastle e Glasgow. Il sostegno al Militant salì alle stelle, con quasi 3.500 sostenitori nel 1982. In un numero sempre maggiore erano attratti dalla nostra lotta interna al Partito Laburista e dalla nostra rivendicazione di politiche socialiste nell’interesse della classe lavoratrice.

Nonostante il fatto che la grande maggioranza della base si opponesse alle espulsioni, il comitato esecutivo nazionale decretò l’espulsione dei cinque membri della redazione del Militant nel febbraio del 1983, alla vigilia delle elezioni suppletive di Bermondsey. Erano convinti che, tagliando la testa, il corpo sarebbe deperito, ma non era vero. A quell’epoca il Militant aveva migliaia di sostenitori attivi e decine di migliaia di simpatizzanti. Per cacciarli tutti dal partito avrebbero dovuto distruggere le organizzazioni laburiste in tutto il paese e infliggere un danno terribile al partito stesso, demoralizzando gli attivisti e rendendo una vittoria laburista impossibile per un lungo periodo. Fu proprio quello che accadde. La sconfitta di Michael Foot nelle elezioni del 1983 e l’elezione di Kinnock come segretario laburista segnarono una svolta a destra all’interno della direzione. La caccia alle streghe continuò sotto la guida di Kinnock. Il nuovo segretario laburista era completamente ossessionato dalla lotta contro il Militant, che portò avanti con zelo fanatico, sebbene stesse arrecando un danno enorme al partito. Questo stupido parvenu seguì servilmente le indicazioni della stampa conservatrice che lo incitava costantemente. Come risultato, la base si demoralizzò e il Partito Laburista non fu in grado di battere i conservatori. Nonostante tutto, alle elezioni vennero eletti due candidati del Militant, Terry Fields e Dave Nellist, il che diede al Militant per la prima volta una voce in parlamento. Sfortunatamente Pat Wall non fu eletto a Bradford North, dove l’SPD aveva spaccato il voto a sinistra. A questo fu posto rimedio nelle elezioni del 1987, quando Pat alla fine venne eletto. Per la prima volta nella storia, c’erano deputati trotskisti nella Camera dei Comuni britannica. Era questa un’ulteriore conferma del nostro approccio corretto.

 

Il consiglio comunale di Liverpool

Nello stesso anno il Militant conquistò le prime pagine dei giornali per il suo ruolo di direzione nel consiglio comunale di Liverpool. Nel maggio del 1983 vari sostenitori del Militant erano stati eletti come consiglieri comunali laburisti. Alle elezioni comunali i laburisti vinsero strappando 12 seggi ai liberali e uno all’SPD, mentre i loro voti aumentarono del 40%. “Sono deluso dalla città. Molti membri della tendenza Militant sono stati eletti”, si lamentava Sir Trevor Jones, il leader dei liberali.

Il successo del Militant a Liverpool, come tutti i nostri altri successi, non cadde dalle nuvole. Fu il risultato di decenni di costante lavoro nel Partito Laburista da parte di Jimmy Deane e della sua famiglia, di Tommy Birchall, Pat Wall e altri, sulle cui spalle si reggeva la generazione di allora. Avevano lungamente lottato contro la macchina di Braddock che governava Liverpool con pugno di ferro, fiduciosi che gli eventi avrebbero trasformato la situazione, cosa che alla fine accadde. La sezione di Walton, in particolare, fu il pilastro della tendenza per decenni. Scelse anche Ted Grant come potenziale candidato parlamentare alla metà degli anni ‘50. Fu Eric Heffer alla fine a conquistare il seggio per i laburisti nel 1964. Un sostenitore del Militant, Derek Hatton, fu eletto vice-presidente del consiglio comunale.

Con una maggioranza di 3 seggi, e una terribile situazione finanziaria, il Partito Laburista di Liverpool doveva affrontare una dura scelta: o fare tagli, o lottare. Rimanere all’interno dei parametri del bilancio liberal-conservatore avrebbe significato abbandonare il proprio programma, che prevedeva di creare 1.000 nuovi posti di lavoro, ridurre gli affitti di 2 sterline a settimana, alzare il salario minimo e introdurre la settimana lavorativa di 35 ore per i dipendenti comunali. Naturalmente decidemmo di lottare. Fu lanciata una campagna di massa, con comizi, assemblee pubbliche, manifestazioni e scioperi, per guadagnare consenso attorno alla decisione del consiglio comunale e lottare contro le restrizioni finanziarie dei conservatori. Alla fine il consiglio votò un bilancio in deficit, rivendicando che fosse il governo conservatore a mettere la differenza. Nonostante l’ambivalenza e l’opposizione della direzione nazionale del Partito Laburista, la classe lavoratrice di Liverpool partecipò alla lotta.

Questo si riflesse nelle elezioni comunali del maggio 1984, quando la maggioranza laburista salì a 17 seggi. Alla fine il consiglio comunale guidato dal Militant riuscì a costringere i conservatori a fare grandi concessioni, che gli consentirono di portare avanti il proprio programma.

“Oggi a Liverpool la militanza municipale è stata ripagata”, scriveva il Times (11 luglio 1984), “…un politico di provincia di terz’ordine, un auto-proclamato rivoluzionario… il signor Derek Hatton, ha costretto il governo a cedere… il signor Hatton e i suoi colleghi hanno minacciato azioni dirompenti. La ricompensa è stata l’abrogazione di quegli obiettivi finanziari, che invece erano stati presentati ad altre 400 autorità locali come immutabili… in modo da mettere a tacere il Militant”.

I compagni del Militant guidarono la lotta per difendere i lavoratori di Liverpool per i successivi tre anni finché non furono accusati e rimossi dall’incarico da giudici non eletti. Fino a quel momento avevano vinto tutte le elezioni. Alla conferenza del Partito Laburista del 1985, Kinnock lanciò un attacco al vetriolo contro il Militant e il consiglio comunale di Liverpool, dando il via ad una purga contro tutti i sostenitori del Militant. A novembre il distretto laburista di Liverpool fu sospeso. “Li voglio fuori dal Partito Laburista”, ringhiò Kinnock.

I compagni di Liverpool, con l’appoggio del Militant a livello nazionale, sostennero una battaglia tremenda, ma in definitiva non potevano vincere contro l’ostilità combinata del governo Thatcher, della stampa conservatrice, della burocrazia sindacale e, soprattutto, di Kinnock e dei dirigenti della destra laburista, che erano determinati a sconfiggerli e a gettarli in pasto ai lupi. Anche i cosiddetti esponenti di sinistra, come Ken “il rosso” Livingstone e Blunkett, giocarono un ruolo pernicioso. Nonostante i loro discorsi e gesti demagogici, piantarono Liverpool in asso, isolata e quindi condannata alla sconfitta. Alla fine, Kinnock affondò il pugnale. Sedici compagni di Liverpool, compreso Hatton, furono accusati nel marzo 1986 di “intraprendere azioni pregiudiziali per il partito”, ed espulsi dal Partito Laburista con un processo farsa. Ciò nonostante, non ci scoraggiammo. Stavamo ricevendo un’enorme simpatia e sostegno dalla base laburista. Nello stesso periodo in cui Kinnock stava espellendo i compagni di Liverpool, noi organizzavamo una grande assemblea per il nostro ventunesimo anniversario alla Royal Albert Hall, con la partecipazione di 5.000 persone e raccogliendo ben 27.000 sterline per il fondo di lotta del Militant.

 

Successi nei sindacati e fra i giovani

Incontrai per la prima volta Ted Grant nel luglio del 1966, ad una scuola estiva dei Giovani Socialisti a Swansea, ed entrai nella tendenza poco dopo, all’età di 14 anni. Nei primi anni ‘70 fui eletto nel comitato nazionale della Gioventù Socialista e poi nella direzione del Militant. Ho lavorato come tempo pieno responsabile del Galles occidentale fino alla fine del 1982, per poi andare a lavorare nel centro nazionale. Verso la fine del 1983, venni posto a capo del dipartimento nazionale di organizzazione e, in tale veste, ero responsabile di coordinare la nostra risposta contro la caccia alle streghe e della costruzione della tendenza nei vari ambiti. A quell’epoca avevamo circa 200 tempi pieni al centro e nelle zone. Si trattava quindi di un lavoro su vasta scala, che si accresceva continuamente.

Ben lungi da essere in declino, il Militant stava piuttosto avanzando a quel tempo. Riuscimmo a comprare un grande stabilimento in Hepscott Road, nell’East End di Londra, dove lavoravano almeno un centinaio di tempi pieni. Durante una parte della lotta a Liverpool (per un anno), la Gran Bretagna fu scossa dallo sciopero dei minatori. La tendenza fu in grado di mandare un certo numero di tempi pieni alle miniere per sostenere lo sciopero. Come risultato di questo lavoro, la nostra autorità crebbe enormemente tra gli scioperanti e circa 500 minatori si unirono al Militant, anche se, inevitabilmente, con la sconfitta e le chiusure, molti in seguito se ne andarono. Sapevamo, data la nostra importanza, di essere sotto stretto controllo da parte dei servizi segreti e avevamo preparato piani, nel caso il nostro quartier generale avesse subito una retata, la nostra stampa fosse stata sequestrata e i compagni arrestati.

Il nostro lavoro nelle fabbriche cresceva in parallelo ai nostri successi in campo giovanile. Otto o nove tempi pieni lavoravano nel dipartimento sindacale, coordinando il nostro intervento in diversi sindacati. Avevamo letteralmente centinaia di delegati sindacali nelle fabbriche, anche se la nostra base di sostegno più forte era nel sindacato dei dipendenti pubblici, il CPSA (Civil and Public Services Association). Per estendere la nostra influenza, promuovemmo il Comitato organizzatore della sinistra ampia, che all’inizio del 1984 divenne la forza di sinistra più grande nei sindacati. A quel tempo organizzammo una conferenza sindacale nazionale, che ebbe grande successo, con circa 2.500 rappresentanti dai posti di lavoro, provenienti da dozzine di sindacati. Questo periodo coincise anche con i successi nella costruzione dei Giovani Socialisti, che a loro volta impiegarono le loro energie nello sciopero dei minatori e nella lotta di Liverpool. Nel 1985 il numero di sezioni dei Giovani Socialisti era lievitato a 573, con 10-15 mila membri, il numero più grande fin dalla loro fondazione nel 1960.

La prima persona di colore a sedere nel Comitato esecutivo nazionale del Partito Laburista fu Linda Douglas, appartenente ai Giovani Socialisti. Nonostante le accuse da parte dei nostri oppositori di non affrontare seriamente la questione femminile – solo perché rifiutavamo il femminismo piccolo borghese – la maggioranza del comitato nazionale dei Giovani Socialisti era composta da donne.

Sotto la direzione marxista, il lavoro giovanile ebbe un successo sbalorditivo. Questa era la ragione per cui i dirigenti della destra laburista, guidati da Kinnock, decisero di distruggere la gioventù laburista con ogni mezzo. Tom Sawyer (ora Lord Sawyer), a capo della commissione giovanile della direzione nazionale del Labour, presentò una mozione per ridurre il limite di età da 26 a 21 anni, riducendo immediatamente i membri di un terzo ed impedendo a tanti giovani sindacalisti di esercitare la loro influenza. Il giornale dei Giovani Socialisti fu chiuso e la conferenza giovanile, che attirava regolarmente più di 2.000 giovani, fu ridotta ad un incontro ristretto con un meccanismo di elezioni dei delegati truccato. Era un ritorno al periodo 1965-69. La tendenza reagì con flessibilità e mise in piedi una Campagna per i diritti dei giovani sindacalisti (Youth Trade Union Rights Campaign, YTURC) come strumento per aggirare le manovre della burocrazia. Per esempio, nell’aprile del 1985, la YTURC guidò uno sciopero studentesco di 300.000 giovani.

A causa della caccia alle streghe contro il Militant, la copertura mediatica nei nostri confronti sui giornali e sulle televisioni arrivò al punto di saturazione. Ogni mattina ricevevo le fotocopie di tutta la rassegna stampa su di noi, che occupavano diversi scatoloni sparsi per tutta la stanza. Per capitalizzare tutto ciò, organizzammo incontri contro gli attacchi in tutto il paese, nel corso delle quali raccogliemmo ondate di nuovi sostenitori. Nel 1987 la lista di sostenitori attivi del Militant superò gli 8.000. Queste liste erano forse esagerate? Quello che posso dire è che quell’anno ben più di 7.000 persone parteciparono alla nostra assemblea di massa all’Alexandra Palace di Londra, con un collegamento in diretta per ascoltare il nipote di Trotskij, Esteban Volkov, da Città del Messico. Fu questo l’ultimo raduno nazionale prima della scissione che distrusse il Miltant. Nonostante la caccia alle streghe, con circa 220 espulsi dal partito e un altro settore di compagni sospesi dalla militanza, il corpo della tendenza rimaneva per la stragrande maggioranza intatto e radicato nel Partito Laburista. Ovviamente ci aspettavamo di essere perseguitati, come avrebbe potuto essere altrimenti? Il punto era non perdere la testa. Sfortunatamente, questo fu proprio quello che accadde ad una parte del gruppo dirigente.

 

La Poll Tax

La vittoria dei conservatori nel 1987 comportò nuove sfide. La Thatcher aveva promesso di introdurre una “tassa sulle comunità”, o Poll Tax, come poi divenne universalmente nota e detestata. Il piano era quello di introdurre la Poll Tax in Scozia il primo anno e poi a seguire in Inghilterra e Galles. Una volta che gli scozzesi fossero stati sottomessi, il resto del paese si sarebbe adeguato. Ad una serie di assemblee nazionali poco dopo le elezioni, Ted Grant delineò le prospettive che la tendenza aveva di fronte e per la prima volta suggerì l’idea di una campagna di non pagamento di massa “come nello sciopero degli affitti di Glasgow nel 1915”, prevedendo sollevazioni sociali. Da lì in poi la tendenza si preparò a sfidare il governo conservatore.

Quando la gente iniziò a rendersi conto dei costi assurdi da sostenere, una rabbia bruciante si diffuse in tutte le zone della Scozia. Iniziammo un lavoro di massa, organizzando assemblee nei complessi residenziali e poi istituendo Comitati anti-Poll Tax composti da rappresentanti locali. Nel giro di un anno un milione di persone in Scozia si rifiutò di pagare la tassa. Tommy Sheridan, che era il nostro candidato a guidare la campagna, divenne il presidente della Federazione scozzese anti-Poll Tax. Nel frattempo, i dirigenti laburisti erano lontani anni luce dall’idea di violare la legge. “La campagna di massa di non pagamento è guidata dai sostenitori della tendenza Militant in gran parte grazie al vuoto politico lasciato dalla dirigenza del partito”, commentava lo Scotland on Sunday. “È risaputo che il sostegno sostanziale all’appello per il non pagamento è più che irritante per i dirigenti laburisti” (2 luglio 1989). 

Io fui incaricato, in qualità di responsabile del dipartimento di organizzazione al quartier generale del Militant, di coordinare la campagna di massa in tutto il paese. La tendenza pubblicò due opuscoli sulla Poll Tax, entrambi scritti da me, dei quali furono vendute migliaia di copie. Il primo opuscolo analizzava le lezioni della campagna di non pagamento in Scozia, mentre il secondo, uscito successivamente, affrontava la lotta in corso in Inghilterra e in Galles.

Il giorno dell’introduzione della Poll Tax in Inghilterra e in Galles, la Federazione britannica anti-Poll Tax, guidata dal Militant, organizzò una grande manifestazione di massa con 250.000 partecipanti a Londra e una manifestazione con 50.000 persone a Glasgow. Come al suo solito, Kinnock rinnegò 31 parlamentari laburisti che si erano rifiutati di pagare la loro Poll Tax. Alla fine del 1990, circa 18 milioni di persone si erano rifiutate di pagare la Poll Tax. La Thatcher, screditata, fu costretta a dimettersi e la tassa fu effettivamente abrogata.

 

Problemi interni

Nonostante questi enormi successi, nella tendenza iniziarono a svilupparsi seri problemi. Il nostro lavoro di massa sulla Poll Tax pose una pressione colossale sui compagni, specialmente nelle zone, e il peso, che continuava a crescere, ricadeva su sempre meno spalle. Iniziavamo ad essere vittime dei limiti di un’attività politica “monotematica” e il lavoro iniziava ad essere sempre più sbilanciato. Questo ebbe conseguenze molto negative. In quel periodo c’era molta frustrazione.

Per esempio, ad una riunione nazionale dei rappresentanti regionali nel settembre del 1990, scattò l’allarme, poiché la tendenza era interamente assorbita dalla lotta anti-Poll Tax, senza avere il tempo per fare nient’altro. Fu riportato che i nostri tempi pieni erano diventati tempi pieni della campagna anti-Poll Tax, e i nostri compagni si stavano sostituendo alla classe lavoratrice. Il dipartimento organizzazione stava diventando sempre più il dipartimento anti-Poll Tax, eravamo sovraccarichi e la tendenza era sull’orlo del tracollo. In effetti, ci eravamo messi con le spalle al muro da soli. Pressioni ricadevano su di noi da tutte le parti. La tendenza sembrava essere continuamente sul piede di guerra, saltando da un’azione all’altra, da un processo all’altro, da un confronto con gli ufficiali giudiziari a un altro.

Il problema era che il nostro successo sulla Poll Tax aveva dato alla testa ad alcuni compagni. Per usare una frase di Stalin, erano “inebriati dal successo”. Questo era il caso specialmente in Scozia e a Liverpool, due zone che erano sotto il diretto controllo di Peter Taaffe. C’era un senso di frustrazione e impazienza. Alla base questo era il riflesso di un basso livello politico, di mancanza di prospettive e mancanza del senso delle proporzioni. Quello che serviva era spiegare ai compagni i limiti della campagna anti-Poll Tax e la necessità di formulare prospettive su come la tendenza si sarebbe sviluppata, non solo oggi, ma anche domani e dopodomani. Sfortunatamente, non fu fatto alcun tentativo di educare i compagni in questo spirito. Invece il senso di impazienza veniva sistematicamente alimentato e rafforzato dal centro nazionale. I tempi pieni giovani e con poca esperienza erano incoraggiati a mettere pressione ai compagni per correre in giro ed ottenere risultati immediati. Di conseguenza molti compagni più anziani si bruciarono ed uscirono. Ciò, a sua volta, portò ad una diluzione politica della tendenza ed a un ulteriore declino del livello politico. Si stava sprecando il capitale politico della tendenza in nome di illusori risultati a breve termine.

Se i tempi pieni non riuscivano a raggiungere gli obiettivi ambiziosi richiesti dal centro, si inventavano risultati fittizi da inoltrargli. C’era un gap crescente fra teoria e pratica. Correvamo sempre più veloci solo per rimanere fermi. Inoltre, c’era un crescente fenomeno di “sostituzionismo”, per cui i tempi pieni si sostituivano ai compagni di base, i quali si sostituivano alla classe. Una cosa portava all’altra, producendo una spirale verso il basso. Ma il gruppo dirigente non prestava alcuna attenzione a tutto ciò. Il gruppo intorno a Peter Taaffe aveva perso qualsiasi senso delle proporzioni. Taaffe a quel tempo era diventato ossessionato dalla propria importanza. Arrivò persino a confidare privatamente che il destino della rivoluzione britannica era solo sulle sue spalle! L’arroganza della cerchia dirigente fu trasmessa alla base attraverso i tempi pieni che, a differenza dei vecchi compagni, erano privi della necessaria formazione teorica. Questo allontanò progressivamente gli altri settori della sinistra e i normali lavoratori laburisti. Ciò non preoccupava il gruppo intorno a Peter Taaffe. Loro immaginavano seriamente di poter in qualche modo aggirare il Partito Laburista, erano convinti di poter fare tutto da soli.

C’era un grosso problema per Taaffe: la colossale autorità politica e morale di Ted Grant. Questa era il cemento che aveva tenuto insieme la tendenza nelle circostanze più difficili. Era Ted a formulare le prospettive e non avrebbe mai tollerato avventure, acrobazie o estremismi. Politicamente parlando, Taaffe stava sotto Ted di diverse spanne e lo sapeva bene. Era sempre offuscato dall’autorità politica di Ted e questo lo irritava continuamente. Peter era senza dubbio un uomo capace, ma le sue abilità erano puramente di carattere organizzativo e nel terreno dell’agitazione. Non fu mai un teorico. Ma era estremamente ambizioso e sentiva che il suo “genio” non fosse riconosciuto adeguatamente. Incapace di affrontare Ted in un dibattito politico aperto, allora manovrò per isolarlo all’interno della direzione. In questo era incoraggiato dal gruppo di yes men che aveva radunato attorno a sé. Questi dovevano le loro promozioni a lui e lo incitavano costantemente ad emarginare Ted.

La tendenza, che in passato era tanto orgogliosa delle proprie forti fondamenta teoriche, stava rimanendo intrappolata in una spirale di continuo iperattivismo. Non c’era tempo di riprendere fiato, figuriamoci di formare politicamente i compagni sulle idee fondamentali del marxismo. Stavamo costruendo su fondamenta instabili. L’intero edificio era sbilanciato. Ciò avrebbe avuto le conseguenze più gravi. Ted e Alan Woods cercarono di affrontare il problema del basso livello politico e della mancanza di quadri. Ted metteva in guardia continuamente sulla mancanza di formazione teorica dei nuovi compagni, ma era ignorato. Il fatto era che il gruppo intorno a Taaffe non era interessato alla teoria, che considerava nel migliore dei casi un’incombenza superflua o un elemento decorativo, come la stella sull’albero di natale. Trattavano Ted con completo disprezzo, sebbene non osassero attaccarlo pubblicamente.

L’altro problema che avevano era Alan Woods, che sosteneva fermamente Ted e aveva molto sostegno nella tendenza, specialmente a livello internazionale. Immediatamente dopo il suo ritorno dalla Spagna, Alan rivitalizzò la moribonda rivista teorica, la Militant International Review (MIR), che era molto popolare nella base e fra i tempi pieni, che sentivano intensamente il bisogno di teoria. Ma la rivista non riceveva alcun sostegno dalla direzione, che le lesinava le risorse. La MIR non venne mai neanche discussa dal gruppo dirigente. Alla fine, Taaffe riuscì a rimuovere Alan dalla rivista, sostenendo che fosse “troppo impegnato” con il lavoro internazionale. Ciò era assolutamente falso. Nonostante gli impegni internazionali molto pesanti, Alan stava gestendo con grande successo la rivista, che usciva regolarmente, cosa che non succedeva mai prima, ed era popolare fra i compagni. Ma era proprio questo che Taaffe non poteva sopportare. Voleva che ogni aspetto del lavoro fosse sotto il controllo delle persone di cui si fidava, al di là delle capacità politiche e personali che avevano o meno.

 

La “svolta scozzese”

L’impazienza nella politica rivoluzionaria gioca un ruolo pernicioso. Alcuni, specialmente a Liverpool e a Glasgow, cercavano una scorciatoia verso il successo. Nell’aprile 1991 convinsero Taaffe a lanciare un “nuovo corso” in Scozia, presumibilmente per combattere il nazionalismo scozzese e raccogliere i frutti della campagna anti-Poll Tax. Questo fu venduto alla direzione come una “deviazione temporanea”, niente che fosse fuori dall’ordinario. Naturalmente, non era niente del genere, come dimostrarono gli sviluppi successivi.

Le tensioni all’interno della direzione erano andate crescendo per un lungo periodo. Esplosero improvvisamente su un episodio secondario all’inizio del 1991. Scoppiò una discussione violenta a proposito dei tentativi di Taaffe di promuovere i suoi seguaci in modo sfacciato. Ted Grant e Alan Woods lo accusarono di organizzare una cricca, cosa che era assolutamente vera ed evidente a chiunque lavorasse al centro nazionale. Ciò portò ad un brusco deterioramento delle relazioni all’interno del gruppo dirigente. Divenne presto evidente che il gruppo di Taaffe si era preparato a tutto questo da lungo tempo. Mobilitarono immediatamente l’apparato dei tempi pieni per schiacciare l’“opposizione sleale”. Istituirono una specie di giuramento di fedeltà per isolare i loro critici, che vennero sottoposti alla pressione più estrema. Venivano organizzate riunioni, non per svolgere un dibattito, ma per denunciare Ted e Alan. Nessuno rivolgeva la parola al pugno di sostenitori dell’opposizione al centro, neanche per dire buongiorno, e nei loro confronti venne adottato ogni tipo di misura meschina, fino al punto di perquisire le loro borse prima di lasciarli uscire dall’edificio. Quando vidi succedere questa cosa, fui scioccato. Questi metodi non avevano niente in comune con le limpide tradizioni democratiche del Militant, di cui eravamo tutti così fieri. Mi sottoposero ad ogni tipo di pressione per rimettermi in riga, ma rifiutai. Taaffe suggerì anche che io prendessi una “lunga vacanza”! Ma era davvero impossibile avallare ciò che stavano facendo nel nome della tendenza Militant. Andava presa una posizione, anche se fossimo stati in minoranza, e senza dubbio lo eravamo.

 

L’avventura di Walton

Poco dopo, gli eventi presero una nuova piega. Quando Eric Heffer morì, una sostenitrice del Militant, Leslie Mahmood, pose la propria candidatura, ma con una manovra fu esclusa dalla competizione. Il gruppo intorno a Taaffe allora propose di portare avanti una candidatura indipendente a Walton. Ad una riunione nazionale ben orchestrata, che si tenne a Liverpool, con Alan assente, solo Ted ed io parlammo e votammo contro questa decisione. Taaffe e i suoi sostenitori presentarono la “svolta di Walton” come una scorciatoia. Ted la descrisse in modo appropriato come una “scorciatoia verso un precipizio”. Gli avvenimenti successivi dimostrarono quanto avesse ragione.

A quel tempo c’erano molti dubbi, soprattutto fra i compagni più esperti, ma ormai non si sarebbe più tornati indietro. Il gruppo dirigente si era imbarcato in un’avventura estremista, che aveva una logica tutta sua. Decisero irresponsabilmente di sacrificare i nostri parlamentari e di esporsi deliberatamente all’espulsione. Durante la campagna elettorale di Walton, quando Dave Nellist chiese se avrebbe dovuto sostenere il candidato laburista ufficiale a Walton, come richiesto a tutti i parlamentari laburisti, pena l’espulsione, Taaffe gli disse: “In nessuna circostanza!” Queste poche parole dal segretario generale segnarono il suo destino.

Il gruppo dirigente di Hepscott Road montò una campagna che suscitò speranze totalmente false sulle nostre possibilità di successo. Compagni furono spediti a Walton dalle altre parti della Gran Bretagna e persino dall’estero. Ma nonostante tutto le vanterie e i rapporti esagerati, Leslie Mahmood arrivò terza con solo 2.613 voti, contro i 21.317 del candidato laburista. L’episodio di Walton fu in tutto e per tutto una farsa, ma non si poteva ammetterlo, perché la dirigenza doveva essere infallibile. Quindi sulla prima pagina del Militant apparve un titolo che, di fronte a questo risultato disastroso, proclamava “2613 voti per il socialismo!”

Ovviamente chiunque può commettere errori. Non è un problema finché l’errore è ammesso onestamente, non viene ripetuto e viene imparata la lezione. Questo era sempre stato il metodo di Lenin e Trotskij e quello che Ted ci aveva sempre insegnato. Per una seria direzione marxista, ammettere un errore è semplicemente parte del processo di apprendimento. Ma per una direzione carente della necessaria autorità morale e politica, gli errori non possono essere ammessi. In organizzazioni di questo tipo i dirigenti non possono mai ammettere gli errori, perché temono che questo potrebbe minare il loro prestigio. Di conseguenza lo stesso errore viene ripetuto più e più volte. Poi smette di essere un errore e diventa una tendenza.

La disfatta di Walton provocò costernazione tra le nostre fila, cui era stato fatto credere che avremmo potuto conquistare il seggio. In un disperato tentativo di sollevare gli spiriti demoralizzati dei compagni di base, il gruppo dirigente trasformò prontamente il nero in bianco e una sconfitta in una vittoria. Con faccia seria annunciarono: “questo successo dovrebbe essere ripetuto in altre parti del paese!” L’episodio di Walton fu un brutto errore, ma non era necessariamente una catastrofe. Avrebbe potuto essere corretto, ma Taaffe e il suo gruppo non potevano farlo. La considerazione prioritaria in tutto questo era il prestigio della dirigenza, cui tutto il resto doveva subordinarsi. Rifiutandosi di ammettere l’errore, trasformarono una sconfitta in una rotta vergognosa che si concluse con la distruzione del Militant e del lavoro di quattro decenni.

L’effetto immediato dell’avventura di Walton fu di fornire munizioni inestimabili alla destra del Partito Laburista, che naturalmente intensificò la caccia alle streghe. Le vittime principali furono i nostri due parlamentari, Dave Nellist e Terry Fields (tragicamente Patt Wall era nel frattempo morto). Perseguendo la propria politica irresponsabile, la dirigenza pose deliberatamente le loro teste sul ceppo e l’ala destra riuscì a raggiungere senza alcuna difficoltà uno dei suoi principali obiettivi:

“Sulla base di fotografie, e di altre prove documentali, di membri del Partito Laburista che hanno fatto campagna elettorale per Mahmood alle elezioni suppletive, il comitato organizzativo della direzione nazionale del Labour ordinò che 147 sospetti simpatizzanti del Militant fossero sospesi, il più grande giro di vite contro l’organizzazione di sempre”, scrisse George Drower. “Iniziarono procedimenti per espellere i parlamentari laburisti presunti sostenitori del Militant, Dave Nellist e Terry Fields”.

Ci erano voluti decenni per costruire quelle posizioni, ma solo pochi mesi per gettarle al vento. Il solo motivo per tutto questo era il mantenimento del prestigio. Erano ciechi di fronte a tutte le conseguenze delle loro azioni. Ogni mossa folle era corretta al cento percento e ogni critica era considerata poco meno di un tradimento.

Nella direzione Ted, Alan ed io ci opponemmo al “nuovo corso” estremista, che ci stava portando velocemente lungo la stessa strada percorsa dagli healysti circa trent’anni prima e contro la quale il Militant aveva sempre combattuto. Il cosiddetto dibattito sulla “svolta” fu una farsa che non aveva niente in comune con le nostre tradizioni democratiche. L’opposizione fu sottoposta ad una velenosa campagna di distorsioni, menzogne e diffamazioni, orchestrata da Hepscott Road. Dichiararono che eravamo a favore del pagamento della Poll Tax da parte dei nostri parlamentari, che eravamo contro l’azione e volevamo solo “aspettare passivamente gli eventi”, che volevamo una vita tranquilla nelle riunioni del Partito Laburista, ecc… Neanche una di queste parole era vera, ma la base non era in una posizione tale da conoscere i fatti. Il gruppo dirigente controllava l’apparato dei tempi pieni e lo usava spregiudicatamente per indebolirci, poiché erano completamente incapaci di risponderci politicamente. Eravamo trattati non come compagni che sbagliano e che dovevano essere convinti tramite argomenti (com’è sempre stato il nostro approccio verso le opposizioni in passato), ma come nemici. In un’atmosfera di isteria, fummo licenziati da tempi pieni ed espulsi senza troppe cerimonie, insieme al resto dell’opposizione.

 

L’eredità che rifiutiamo...

In circa una decina d’anni dopo la scissione, Taaffe e i suoi seguaci ebbero un’opportunità d’oro di dimostrare la correttezza delle loro prospettive, della loro linea politica e dei loro metodi. Quando fummo espulsi, la maggioranza argomentò che l’unica cosa che impediva una crescita dirompente della tendenza era la nostra connessione col Partito Laburista. Tutto quello che era necessario era rompere con il Labour, dopodiché saremmo cresciuti “a passi da gigante”. Questo veniva continuamente ripetuto (con queste esatte parole) una riunione dopo l’altra. Ma come piaceva dire al vecchio Engels, “la prova del budino è nell’assaggio”. Abbiamo il diritto di chiedere: qual è il bilancio? Cos’è stato ottenuto nello spazio di più di un decennio? Dopo tutto, non è un periodo di tempo trascurabile. Il Militant è “cresciuto a passi da gigante”? Nessuno lo crede! Al contrario, sono riusciti brillantemente solo a fare una cosa, a distruggere completamente il Militant.

In seguito all’espulsione dell’opposizione, la tendenza Militant andò immediatamente incontro a un rapido declino. Da 8.000 compagni, che avevamo al nostro culmine, il gruppo di Taaffe si ridusse rapidamente a un rimasuglio di poche centinaia di persone. Ci furono una scissione dietro l’altra, un risultato inevitabile per via delle misure organizzative che furono impiegate per la prima volta contro l’opposizione e successivamente contro chiunque non appoggiasse la dirigenza con sufficiente entusiasmo. I compagni di Liverpool, “i gioielli della corona” del Militant, in seguito entrarono in conflitto con la dirigenza, furono sospesi e poi espulsi, compreso Dave Cotterill, il principale sostenitore di Taaffe nel Merseyside, che veniva abitualmente glorificato nei termini più radiosi. In Scozia, come avevamo previsto, Tommy Sheridan e praticamente tutta l’organizzazione si separarono da Taaffe ed ora si sono allontanati dal marxismo, muovendosi verso il nazionalismo di sinistra. Vivendo nel suo mondo dei sogni estremista, il gruppo di Taaffe si immaginava davvero di poter rimpiazzare il Partito Laburista.

Lanciarono il cosiddetto “partito socialista” (uno della ventina circa tra i quali si può scegliere) che fu un fallimento spettacolare. Si presentano regolarmente alle elezioni e regolarmente ottengono risultati risibili, che sono regolarmente proclamati come grandi vittorie per il socialismo. Dopo la scissione furono presi dalla smania di rigettare tutte le vecchie idee, metodi e tradizioni che si erano dimostrati efficaci, non in discorsi demagogici, ma nei fatti. Ora, nella loro follia settaria, dichiarano che il Partito Laburista è un partito borghese e chiedono ai sindacati di disaffiliarsi. Questo non ha niente in comune con i metodi e le tradizioni del Militant, assomiglia di più a una caricatura della politica del Terzo Periodo degli stalinisti. Come tutte le avventure estremiste del passato, non porterà da nessuna parte. Per risolvere i loro problemi finanziari dovettero svendere il grande quartier generale in Hepscott Road, una grande conquista cui avevamo contribuito tutti, ma che riuscirono a perdere tutti da soli. Il denaro ottenuto dalla vendita li farà andare avanti per un po', ma non durerà per sempre.

In ogni caso, nessuna quantità di denaro può rimediare alla mancanza di idee, prospettive, politiche e metodi corretti. Come oltraggio finale, abbandonarono persino il nome Militant. Fu questo un atto di pura stupidità. Il nome Militant era conosciuto non solo in Gran Bretagna, ma anche in tutto il mondo, laddove nessuno ha mai sentito nominare il giornale del “partito socialista”. Anche la borghesia comprende che un marchio di successo non dovrebbe mai essere abbandonato. In questo modo, non è rimasta neanche una singola traccia di quello che avevamo costruito. Una alla volta sono state gettate via tutte le conquiste che avevamo ottenuto in passato con tante difficoltà e tanti sacrifici. Un risultato che neanche il più ottimista dei nostri nemici avrebbe potuto prevedere! Chi non è capace di difendere le conquiste del passato, non sarà mai in grado di aprire la strada a futuri avanzamenti. Peter Taaffe ha guadagnato il suo posto nei libri di storia, ma non nel modo in cui sperava. Sarà sempre ricordato come l’uomo che distrusse il Militant.

 

...e l’eredità che difendiamo

Il nostro successo in Gran Bretagna rappresentò un passo avanti storico, senza paralleli nella storia del movimento. Oggi è necessario spiegare chiaramente le ragioni di questo successo straordinario in modo che le nuove generazioni possano imparare da esso e trarne beneficio. La crescita spettacolare del Militant fu il risultato da una parte di un atteggiamento scrupoloso verso le idee e la teoria marxista, dall’altra del profondo radicamento nel movimento operaio, senza alcun cedimento all’estremismo.

Noi siamo rimasti all’interno del Partito Laburista, mentre tutti gli altri se ne sono andati “nella natura selvaggia”, dove sono ristagnati ed entrati in declino. Il Militant, d’altra parte, era davvero cresciuto a passi da gigante, grazie ad una politica corretta. Il nostro orientamento verso le organizzazioni di massa, e specialmente verso il Partito Laburista, fu il fattore chiave in questo processo. Che noi avessimo ottenuto un grande successo è chiaro, in primo luogo, per via della reazione della classe dominante nei nostri confronti. L’attacco contro il Militant fu davvero il primo passo di un’offensiva prolungata e ben pianificata contro la sinistra del Partito Laburista, nonché parte di un tentativo da parte della classe dominante di riguadagnare il controllo della direzione laburista e trasformarla in uno strumento nelle sue mani. Questo processo si è concluso nell’aberrazione temporanea del Blairismo e del cosiddetto “New Labour”. Ma la lotta per il Partito Laburista non è affatto finita, anzi è a malapena iniziata. La destra blairiana è ora sulla difensiva. L’opposizione della base sta crescendo. Le persone stanno cercando un’alternativa, ma non fuori dal Partito Laburista. Se fossimo riusciti a tenere insieme le nostre forze, costruendo sulla base delle conquiste del passato, ora saremmo in una posizione molto più forte per approfittare delle grandi possibilità che si presenteranno nel prossimo periodo, quando Blair sarà cacciato e la battaglia nel Partito Laburista inizierà sul serio7.

Non possiamo che rammaricarci per il fatto che molte delle posizioni guadagnate con il duro lavoro siano state gettate via in modo criminale e che molti buoni quadri siano stati nel frattempo distrutti. Le cose sarebbero state parecchio più facili di quelle che sono. Ma la lotta continua ugualmente. Il nucleo essenziale delle forze del marxismo rimane intatto e continua a lavorare, lottare, conquistare nuovi amici e sostenitori e ad avanzare. Di fatto liberandoci dagli elementi settari ed estremisti, non ci siamo indeboliti, ma rafforzati. L’argomento per cui la fine del Militant sarebbe dipesa da condizioni oggettive difficili è radicalmente falso. Ted ha sempre precisato che una buona direzione è ancora più importante in un periodo di ritirata, che durante un’avanzata. La differenza è che con bravi generali puoi ritirarti in buon ordine, mantenendo intatte le tue forze e preparandoti per una nuova avanzata, quando matureranno condizioni favorevoli. I cattivi generali, invece, trasformano sempre una ritirata in una rotta disordinata ed è proprio questo quello che è accaduto. In questo quarantesimo anniversario del lancio del Militant, rendiamo un doveroso tributo alle grandi conquiste del passato. Siamo orgogliosi delle tradizioni del Militant, che stanno continuando ancora oggi. La vera erede del Militant è la tendenza marxista che sta lottando per il socialismo in Gran Bretagna e internazionalmente, la tendenza di Ted Grant, rappresentata dal Socialist Appeal e da marxist.com.

Abbiamo dimostrato in passato come una tendenza marxista di successo può essere costruita combinando le idee del marxismo con le organizzazioni di massa della classe lavoratrice, e lo faremo di nuovo.

 

Note

  1. Si fa riferimento al gruppo britannico del Segretariato Unificato della Quarta Internazionale, organizzazione fondata nel 1963 e diretta in quegli anni dal dirigente belga Ernest Mandel (1923-1995). L’analisi della traiettoria di questa organizzazione, attraverso le sue oscillazioni tra settarismo e opportunismo, è contenuta nell’articolo di Ted Grant Il programma dell’Internazionale (Ted Grant, Il lungo filo rosso, pp. 503 e ss., AC Editoriale 2007).
  2. Così venivano chiamati i sostenitori di Michalis N. Raptis, detto Pablo (1911-1996), che diresse la Quarta Internazionale dalla fine della seconda guerra mondiale fino al 1965, quando portò avanti una scissione. Convinto sostenitore dell’imminenza della terza guerra mondiale, della vittoria dello stalinismo e di una nuova fase rivoluzionaria, proponeva, in conseguenza di queste prospettive, una svolta di tipo opportunista verso i partiti stalinisti, che si concretizzò nella tattica del cosiddetto entrismo profondo.
  3. L’entrismo profondo era una tattica adottata dalla Quarta Internazionale all’inizio degli anni ’50, che prevedeva un lavoro dei gruppi trotskisti all’interno dei partiti di massa della classe operaia, a partire dai partiti comunisti stalinisti. Tale lavoro veniva però condotto non cercando di conquistare gli elementi più avanzati sulla base di una chiara battaglia politica, ma aggregando senza chiari principi, annacquando il programma e adattandosi ai dirigenti riformisti di sinistra.
  4. Aneurin Bevan (1897-1960) era un storico esponente dell’ala sinistra del Partito Laburista, il cui giornale di riferimento era il Tribune.
  5. Con il termine “Terzo Periodo” si riassume la linea estremista adottata dall’Internazionale Comunista, sotto la direzione degli stalinisti, alla fine degli anni ’20, in base alla quale il compito principale dei comunisti era quello di attaccare i partiti socialdemocratici, considerati “social-fascisti”.
  6. Frank Cousins (1904-1986) era un popolare leader sindacale, anch’egli esponente della sinistra laburista.
  7. Le previsioni dell’autore, contenute in questo passaggio, hanno trovato conferma negli anni successivi, con l’ascesa di Corbyn, lo spostamento a sinistra del Partito Laburista e l’afflusso di una nuova serie di giovani attivisti al suo interno.