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| Una lettera (mai pubblicata) a Liberazione |
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| America Latina | |||
| Scritto da Claudio Bellotti | |||
| Giovedì 07 Giugno 2007 07:01 | |||
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Cari compagni,
data l'attuale polemica che coinvolge Liberazione e Angela Nocioni,
spero di fare cosa utile inviando un breve testo che avevo spedito al direttore di Liberazione, Sansonetti, poco dopo le elezioni
presidenziali venezuelane. All'epoca Sansonetti mi promise una pronta
pubblicazione, sto ancora aspettando pazientemente.
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Non mi risulta che vi siano molti governi al mondo il cui capo dichiari la sua intenzione di “nazionalizzare tutto ciò che è stato privatizzato”, di “stabilire la proprietà sociale su tutti i settori strategici”, che pone il problema di smantellare strutture burocratiche che costituiscono il “nemico interno” della rivoluzione bolivariana, che proponga di abbattere e ricostruire l’intera struttura statale. Capisco che tutto questo non basti ad Angela Nocioni, la quale volendo a tutti i costi farci apprendere qualcosa di nuovo, ci informa che il Venezuela è “intriso di capitalismo”. Sfugge evidentemente alla nostra giornalista che alle elezioni presidenziali di dicembre è stato rieletto con il 63 per cento dei voti un presidente che ha esplicitamente proposto di avviare il paese verso una transizione socialista. Forse per una volta potremmo apprendere qualcosa dal giornalismo yankee del “Washington Post”, che sinteticamente titola il suo resoconto: “Chavez accelera la rivoluzione socialista del Venezuela”. Né la questione si limita al terreno economico. Una parola per dire che per la prima volta ci sono un ministro comunista e uno che si considera trotskista, magari si poteva dirla. O per far sapere ai lettori di Liberazione che il precedente vicepresidente, esponente del settore riformista e moderato, è stato sostituito. O, ancora, per far sapere che Chavez ha proposto la formazione di un nuovo partito (Partito socialista unito) e che questa proposta mette in movimento processi che investiranno l’intera sinistra venezuelana, e probabilmente non solo. Certo, nulla di decisivo è stato ancora compiuto. Espropriare l’unica azienda finora esplicitamente citata da Chavez, la telefonica CANTV (controllata dall’americana Verizon) ancora non farebbe del Venezuela un paese socialista, anche se si tratta di un proposito sacrosanto e benvenuto: magari Prodi rinazionalizzasse la Telecom... Tuttavia è bene ricordare che Chavez sta proponendo all’Assemblea di approvare delle nuove “leggi abilitanti” che potrebbero avere un’applicazione assai più ampia. E di fronte allo snobistico distacco della nostra corrispondente, vorrei ricordare che proprio le “leggi abilitanti” del 2001, fra le quali quella sugli idrocarburi, furono la causa scatenante del tentativo golpista dell’aprile 2002. Oggi Bush, troppo impegnato a raccogliere i cocci della sua avventura irachena, deve limitarsi a chiedere adeguati risarcimenti, ma questo non significa che lo scontro non possa tornare a farsi durissimo, anche in tempi brevi, come testimonia la vicenda dell’emittente televisiva privata e filogolpista RCTV, alla quale Chavez non intende rinnovare le concessioni per le frequenze, che sta provocando un conflitto di prima grandezza con il segretario dell’Organizzazione degli Stati Americani. Sono l’ultimo a pensare che le rivoluzioni si facciano per iniziativa di un dirigente illuminato. Conoscere e studiare quanto accade in Venezuela non significa limitarci ad applaudire, ma anche criticare, capire limiti e pericoli che possono minacciare un’esperienza così significativa. Ma sono sconcertato dalla completa incapacità di tanti, anche a sinistra, di vedere dietro a Chavez la forza che lo sospinge, e cioè la partecipazione attiva, appassionata e sempre più organizzata e critica, di milioni di lavoratori, di contadini, di diseredati decisi a conquistarsi un’esistenza migliore. E sarebbe bello che tale spinta potesse farsi largo anche sulle pagine del nostro quotidiano. Magari, chissà, persino la prima… Cordiali saluti Claudio Bellotti (Direzione nazionale del Prc)
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