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| Concluso a Milano il giro di assemblee con Alan Woods |
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| America Latina | |||
| Scritto da FalceMartello | |||
| Venerdì 20 Ottobre 2006 08:42 | |||
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Oltre 150 persone hanno partecipato all’ultima delle assemblee organizzate in Italia con la presenza di Alan Woods. L’incontro, organizzato con l’adesione della federazione milanese del Prc, si è tenuto presso la Camera del lavoro e ha visto anche l’intervento del compagno Gennaro Migliore, capogruppo del Prc alla Camera. Migliore, che ringraziamo per la sua partecipazione all’iniziativa, ha esordito sottolineando la necessità di un ampio lavoro di controinformazione riguardo la realtà venezuelana, che ancora viene descritta, particolarmente su quotidiani come “Repubblica” e il “Corriere della Sera”, in termini sostanzialmente analoghi a quelli utilizzati dalla controrivoluzione nello stesso Venezuela
“Non è un caso se la questione dei media emerge costantemente in questi
dibattiti e anche negli incontri con gli intellettuali. Personalmente ho
verificato il livello incredibile di disinformazione vedendo i telegiornali
delle Tv private venezuelane trasmessi nei giorni del golpe del 2002: c’erano
titoli del genere ‘il presidente Carmona ha avviato le consultazioni per il
nuovo governo’, neppure una parola su Chavez, come se non fosse mai esistito se
non in sogno”. “È vero”, ha sottolineato Migliore, “che oggi nella sinistra latinoamericana esistono due linee distinte, impersonate in qualche modo da Lula e Chavez. Ma questo non ha impedito che Lula sostenesse apertamente Chavez, particolarmente dopo il referendum del 2004. Con tutte le contraddizioni irrisolte, pure dobbiamo batterci perché anche Lula venga rieletto” “Anche se abbiamo molte differenze politiche è necessario continuare a discutere fra noi come facciamo questa sera sulle prospettive più ampie del movimento”, ha detto Migliore: un appello al quale aderiamo con convinzione. L’intervento di Alan ha ripercorso alcune delle fasi critiche del processo rivoluzionario, dal caracazo del 1989 alle elezioni del 1998, al golpe e alla serrata padronale del 2002-2003, fino al punto di svolta del referendum revocatorio largamente vinto da Chavez nell’agosto del 2004. “A mio avviso quel referendum ha segnato un punto di svolta importante. È stato poco dopo che Chavez ha dichiarato pubblicamente di considerarsi un socialista e di respingere la cosiddetta ‘terza via’ intermedia fra capitalismo e socialismo, che aveva tentato di perseguire”.
“Con le presidenziali di dicembre la
rivoluzione arriverà a un punto critico. Sono certo della vittoria di Chavez,
ma penso anche che all’ultimo momento l’opposizione borghese ritirerà il suo
candidato come ha già fatto nelle scorse elezioni legislative; questo significa
prepararsi a combattere il governo legittimo con mezzi extraparlamentari.
Saremo al bivio, o la rivoluzione va fino in fondo, oppure sarà in serio
pericolo”. Abbiamo concluso con questa assemblea un lavoro estremamente impegnativo del quale siamo più che soddisfatti. Cogliamo l’occasione per ringraziare i tantissimi compagni e compagne che si sono prodigati nell’organizzazione di queste iniziative. In otto assemblee Alan ha incontrato circa 850 persone, tante di queste hanno contribuito economicamente alla campagna e hanno offerto la loro disponibilità a continuare la discussione e a partecipare alle iniziative future. Ma soprattutto abbiamo toccato con mano come l’interesse crescente per gli avvenimenti venezuelani e latinoamericani cresca di pari passo con una voglia di tornare a discutere di marxismo, di lotta di classe e di prospettive rivoluzionarie anche in questa parte del mondo. E questo è certamente il miglior auspicio per il nostro lavoro futuro.
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Alan ha sottolineato come sia stato
un errore non approfittare delle sconfitte subite dalla controrivoluzione negli
scorsi anni per completare il processo rivoluzionario. “So che in Rifondazione
si è dibattuto molto sulla questione della rivoluzione e della violenza. A
questo proposito faccio osservare che se dopo la sconfitta del golpe e del paro petrolero Chavez avesse agito con
decisione, avrebbero potuto espropriare l’oligarchia e completare la
rivoluzione senza violenza o spargimento di sangue, perché la borghesia era
troppo demoralizzata per reagire.”
