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| Alan Woods a Roma, per la difesa della rivoluzione venezuelana |
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| America Latina | |||
| Scritto da Ion Udroiu | |||
| Giovedì 19 Ottobre 2006 11:01 | |||
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L’assemblea tenutasi a Roma la sera del 16 ottobre ha visto la partecipazione di circa 70 persone. Fra di loro vi erano anche diversi giovani e lavoratori venezuelani e di altri paesi sudamericani. Nel saluto iniziale il compagno argentino Jorge, segretario del circolo del PRC dove si è tenuta l’iniziativa, ha sottolineato l’importanza di capire gli avvenimenti che stanno avendo luogo in Sud America. Claudio Bellotti, della Direzione Nazionale del PRC, si è concentrato sull’atteggiamento della sinistra italiana di fronte al processo bolivariano. A parte i DS, che durante il colpo di stato si schierarono dalla parte dei golpisti, il resto della sinistra ha sempre avuto un atteggiamento tiepido, se non indifferente. “Quando una Rivoluzione è in difficoltà si trova isolata, mentre quando sembra vincente si trova piena di amici”. Oggi in tanti si proclamano amici della Rivoluzione Venezuelana, ma non ne spiegano la vera natura.
Nella sua relazione, Alan Woods
ha spiegato come l’epoca nella quale viviamo si caratterizzata da un’enorme
instabilità e come le contraddizioni economiche, politiche e sociali aumentino
giorno dopo giorno. Il massacro sociale che il capitalismo porta avanti, però,
provoca anche una reazione da parte delle masse. In seguito, la relazione si è incentrata sugli sviluppi della Rivoluzione in Venezuela, sui moltissimi settori sociali che vi partecipano attivamente e, in particolare, sul crescente numero di fabbriche occupate e gestite sotto controllo operaio. A riguardo, Woods ha sottolineato l’importanza del recente incontro nazionale, tenutosi a Caracas, del FRETECO, il fronte rivoluzionario delle imprese occupate. Durante il dibattito, vi sono state domande sulle differenze fra Venezuela ed Europa, sulla situazione della PdVSA e, da parte di chi partecipava per la prima volta ad una nostra iniziativa, su come costruire il Comitato “Giù le mani dal Venezuela”.
Nelle conclusioni, Alan Woods ha
spiegato perché il processo in Venezuela è una vera e propria Rivoluzione e
come milioni di persone comuni facciano politica attivamente tutti i giorni per
trasformare la società. Infine, ha citato l’Economist che ha spiegato che per
essere competitiva l’Italia deve tagliare 500.000 posti di lavoro e ridurre di
un terzo gli stipendi. Il capitalismo italiano è in un declino inesorabile, ma
ciò non avverrà senza una reazione da parte della classe operaia.
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Il Sud America è l’esempio più
chiaro di questo, la radicalizzazione delle masse si esprime su ogni terreno,
incluso quello elettorale. In un paese dopo l’altro vincono candidati di
sinistra: dopo Morales in Bolivia, oggi è il turno dell’Ecuador. In Messico, la
frode elettorale perpetrata dalla destra contro Lopez Obrador ha provocato una
mobilitazione di massa con caratteri rivoluzionari. A questo proposito, Alan
Woods ha anche denunciato il ruolo della cosiddetta “stampa libera” in Europa
che non ha speso una sola parola sui milioni di messicani che sono scesi in
piazza contro i brogli.
