“In nome della democrazia ci vogliono rubare la casa” è una delle scritte che colpiscono chiunque osservi l'ingresso del palazzo di via San Pietro 6 a Sassuolo, dove abitano 60-70 famiglie proletarie quasi tutte di immigrati. Cosa è successo? La giunta di centrosinistra più Rifondazione di Sassuolo, provincia di Modena, ha emesso lunedì 13 giugno un'ordinanza di sgombero per il palazzo di via San Pietro 6 con la dichiarata intenzione, in seguito, di abbatterlo.
Le ragioni addotte dalla Giunta sono state l'inagibilità dell'edificio e, proprio come a Bologna, il cosiddetto ordine pubblico e la “legalità”, cavalcando e stimolando il razzismo contro gli immigrati. La risposta immediata dei proprietari e degli inquilini del palazzo è stata quella di offrirsi essi stessi per organizzare i lavori di ristrutturazione in collaborazione con tecnici comunali e di provvedere in prima persona ad allontanare dalle zone circostanti al palazzo spacciatori e vandali di vario genere benché, hanno sottolineato, questo non fosse un compito che spettasse a loro. Il sindaco ha rifiutato con arroganza ogni proposta.
L'aspetto più scandaloso è stata l'offerta di rimborso: i lavoratori che con immensi sacrifici hanno comprato un immobile, magari con un mutuo da finire di pagare, si sono visti offrire un'elemosina che si aggira tra i 12mila ed i 15mila euro con la promessa di potersi trasferire in un posto letto con affitto da pagare! Agli inquilini è stato pilatescamente consigliato di … iniziare a cercarsi una nuova casa e intanto si vedrà quello che il Comune potrà fare!
Altrimenti detto, arrangiatevi oppure dormite in macchina come quando siete arrivati in Italia, come al sindaco, elemento di spicco della Margherita, sarebbe scappato detto davanti alla reazione indignata degli abitanti del “Palazzo Verde”. Perché tanta arroganza? Probabilmente quell'area è destinata ad utilizzi che facciano fare profitti a banche e privati, i classici direzionali con uffici e quant'altro. Non solo motivi economici, però.
Una campagna razzista contro il “Palazzo Verde” è anche funzionale a dividere i lavoratori su basi etniche, a mettere gli italiani contro gli immigrati e viceversa proprio quando la crisi economica del capitalismo, colpa dei padroni, sta producendo a Sassuolo licenziamenti in massa e cassa integrazione per migliaia di lavoratori, specialmente del settore ceramico che ha in Sassuolo il suo cuore a livello italiano.
Inoltre, un'azione di questo tipo è sicuramente concepita come mezzo per ingraziarsi i “signori” di Sassuolo, quella borghesia che sfrutta i lavoratori immigrati e poi li vuole sbattuti a vivere in ghetti in condizioni disumane, però possibilmente lontani dai loro occhi “sensibili”. Risulta che il “Palazzo Verde” infatti è collocato in una zona di villette residenziali.
Molti di questi lavoratori immigrati, ed è indicativo di un cambiamento decisivo nella situazione del proletariato immigrato, sono iscritti al sindacato, specialmente alla Cgil. Questa è la miglior “integrazione” che ci sia ed indica le enormi possibilità per la lotta di classe nel prossimo futuro.
Il ruolo di Rifondazione, però, è stato vergognoso e dimostra il piano inclinato su cui ci si mette accodandosi al centrosinistra. L'assessore alla casa, del PRC, sta attivamente difendendo questo accordo schierandosi contro la lotta dei lavoratori che “non capiscono” che il Comune … ha fatto tutto quello che poteva fare!! Il partito a livello provinciale è stato completamente scavalcato dagli eventi, dopo che prima delle ultime elezioni amministrative la segreteria federale aveva particolarmente insistito sul circolo di Sassuolo, all'inizio dubbioso, perché venisse fatto l'accordo con un centrosinistra che, tra l'altro, si apprestava a privatizzare l'ospedale pubblico.
La mattina del 16, primo giorno del potenziale sgombero, diverse decine di lavoratori immigrati del palazzo verde assieme ad una ventina militanti del PRC, in maggioranza sostenitori di FalceMartello, ed a giovani di sinistra hanno presidiato la casa distribuendo un volantino discusso assieme la sera prima, che chiede la revoca dello sgombero per procedere o alla ristrutturazione dell'appartamento o alla concessioni di condizioni alternative giuste, cioè una casa di proprietà di grandezza analoga all'attuale per i proprietari e un affitto della stessa somma in un alloggio equivalente per gli inquilini. Il volantino terminava con un appello di classe alla popolazione lavoratrice di Sassuolo, ai sindacati ed ai partiti di sinistra (DS e PRC) perché sostenessero questa giusta lotta. Il carattere di classe di questa lotta è netto e richiama le migliori tradizioni del movimento operaio italiano nella lotta per la casa. L'intervento operaio nella lotta si è rafforzato, già la mattina del 16, con uno sciopero con assemblea indetto dalla RSU della Terim di Baggiovara, dove lavorano tre ragazzi arabi colpiti dallo sgombero. Dopo l'assemblea una delegazione composta dalla RSU e da 8-10 lavoratori si è recata direttamente al presidio per dare la propria solidarietà. Sono i germi di una forte solidarietà di classe e internazionalista.
Mentre diversi giovani lavoratori iniziavano a volantinare nel quartiere per allargare la simpatia per la lotta, si è presentato al presidio anche il segretario provinciale della Fiom che poi è stato ricevuto dal sindaco di Sassuolo con i delegati della RSU Terim e Paolo Brini, membro del CC della Fiom-Cgil. Il sindaco ha ribadito con arroganza che si trattava di un “atto di civiltà” e ha chiesto ai rappresentanti sindacali di convincere gli abitanti che si proponeva loro un buon accordo.
La reazione della delegazione Fiom è stata durissima, bollando come atto di inciviltà quello che si sta facendo e difendendo a spada tratta le ragioni delle famiglie operaie del palazzo verde. Alla richiesta del perché non si possa ristrutturare, il sindaco avrebbe detto che il terreno dell'edificio è di un privato e non del Comune e quindi non si può far nulla, contraddicendo parte dell'ordinanza di sgombero in cui si afferma che lavori di ristrutturazione sono ormai strutturalmente impossibili.
L'intervento della Fiom è stato un enorme passo avanti per la lotta. Oggi stesso la Fiom e la Cgil discuteranno l'adesione alla manifestazione con corteo che è stata indetta per domani dal Comitato casa palazzo via San Pietro.
In una riunione del Comitato sono state decise per oggi volantinaggi per propagandare la manifestazione di domani davanti a fabbriche, dalla ceramica Marazzi alla Fiat New Holland, a mense operaie e supermercati popolari di Sassuolo e di Modena.
Sotto la pressione dei militanti del PRC intervenuti nella lotta, anche la federazione del PRC ed i GC provinciali potrebbero ufficializzare oggi stesso l'adesione alla manifestazione di domani. L'appoggio concreto e militante delle organizzazioni del movimento operaio è un passo decisivo per far vincere questa lotta. Ma aderire alla manifestazione inizia solo a porre la questione dei compiti del PRC. Il nostro partito deve infatti essere coerente e rompere con una giunta che fa gli interessi dei padroni per porsi incondizionatamente dalla parte dei lavoratori.
La lotta continua, la fiducia dei lavoratori nella propria unità sta crescendo. Nella lotta, poi, le idee fanno rapidi balzi in avanti. Ieri, ed è una bella risposta a tutti gli scettici di sinistra, alcuni giovani lavoratori immigrati hanno preso una bandiera rossa con la falce e martello ed un'altra del Che e l'hanno posta all'ingresso della casa.
Solidarietà alla lotta degli abitanti di via San Pietro 6, per l'unità dei lavoratori, partecipiamo in massa alla manifestazione di domani che partirà alle 15 proprio davanti al “palazzo verde”!
16/06/2005
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