Rivolta in Campania

Sommersi dai rifiuti di questo sistema

di Giovanni Savino

Questa volta l’emergenza rifiuti in Campania si è manifestata nel pieno della propria tragicità, una situazione che va avanti ormai da quasi dieci anni stavolta è riuscita a manifestarsi nel pieno della propria gravità. Il capitalismo vorrebbe cercare di “pacificare” l’Iraq ma non riesce nemmeno a rimuovere le tonnellate di spazzatura per le strade dei comuni a nord di Napoli! Aversa è stata il centro dell’emergenza, secondo calcoli del comune per la città ci dovrebbero essere circa 1600 tonnellate di rifiuti, intere strade sono diventate una sorta di discariche urbane che di notte prendono fuoco con buona pace della salute delle vie respiratorie. La giunta comunale ha sospeso l’attività didattica chiudendo le scuole e le due facoltà (la popolazione scolastica e universitaria è di circa 30.000 studenti, provenienti perlopiù da varie cittadine dell’area compresa a nord di Napoli e a sud di Caserta), come anche il mercato settimanale e quello ortofrutticolo.

Tutti stanno zitti, nessuno propone nulla di concreto, perché l’emergenza rifiuti in Campania dimostra l’inefficacia del centrodestra e del centrosinistra. In dieci anni sono riusciti solo ad aggravare la situazione, facendo infuriare intere popolazioni e creando dei “campanilismi dei rifiuti” (in pratica i vari sindaci si passano la patata bollente). Questo perché il mercato della nettezza urbana è strettamente controllato dalla camorra e da varie associazioni a delinquere politiche, che pensano solo a spartirsi le poltrone all’interno dei consigli d’amministrazione dei Consorzi rifiuti. Tali consorzi riuniscono, come nel caso aversano, ben 12 comuni, che contano circa 160.000 abitanti (sembrano pochi, però la discarica e gli impianti di stoccaggio servono a ben 850.000 abitanti, attraverso appalti provvisori che sembrano eterni).

Un po’ di storia recente fa capire esattamente cosa c’è in gioco dietro questa emergenza. La camorra ha sempre fatto la parte del leone nel settore rifiuti, con lo smaltimento illegale e con la compiacenza di tutte le autorità. Di fronte allo scoppio dell’emergenza del 1994, il governo pensò bene di creare dei commissari speciali preposti alla gestione del problema. Dapprima sono stati i prefetti a svolgere questo incarico e poi successivamente i presidenti delle regioni, che, data la qualifica di commissari speciali per l’emergenza, possono usare una legislazione che permette loro di scavalcare tutte le legislazioni di ogni ordine, emettendo ordinanze appunto speciali.

Primo presidente regionale ad essere commissario fu Antonio Rastrelli, di AN, che progetta un piano per la regione Campania nel quale sono previsti un bel po’ di inceneritori (o termodistruttori che dir si voglia). Questo piano sarà riscritto più volte a causa dell’approvazione del Decreto Ronchi, dove cambiarono i parametri e i riferimenti normativi. Comunque l’ultima versione della proposta Rastrelli prevedeva sette impianti di stoccaggio (dove i rifiuti sono trasformati in compost e quindi in combustibile) e due termodistruttori.

Così si effettua la gara di appalto, alquanto singolare: il commissario speciale non propone nessuna zona dove costruire gli impianti, ma lascia la scelta alle aziende che vinceranno la gara, col solo obbligo di costruirlo in zona ASI (area sviluppo industriale, cioè la zona a cavallo fra le province di Napoli e Caserta in questo caso). In pratica significa concedere una sorta di diritto feudale allo sfruttamento del territorio da parte delle imprese, senza alcun controllo di alcuna istituzione. Di fronte a tale prospettiva semplicemente incredibile anche la Commissione Europea ha denunciato l’Italia per non osservanza delle norme riguardanti la valutazione dell’impatto ambientale. Nonostante ciò la regione Campania procedette all’assegnazione degli appalti (nel frattempo l’Udeur aveva fatto cadere la precedente giunta).

Vince l’appalto la FIBE, consorzio imprenditoriale capeggiato dall’Impregilo di tale Cesare Romiti, vittoria ottenuta grazie a prezzi più bassi e macchinari più vecchi, la FIBE individua come siti in cui costruire termovalorizzatori Acerra e Battipaglia, che in seguito alla sua dichiarazione di zona prevalentemente agricola e alle pressioni delle varie confraternite diessine della zona, viene sostituita con Santa Maria la Fossa, centro agricolo della piana del Volturno.

Bassolino vince le elezioni con un programma nel quale si diceva chiaramente di revocare il commissariamento straordinario e l’opposizione a qualsiasi inceneritore. Ma come sempre, dopo le elezioni, prevale la scelta della continuità amministrativa: Antonio Bassolino è il nuovo commissario ai rifiuti e procede con il progetto degli inceneritori (poteva mai dispiacere gli imprenditori “progressisti”?). Cominciano le proteste ad Acerra, dove si costituisce un Comitato contro l’inceneritore, Bassolino commissiona lo studio del territorio alla SOGIN (sì, la stessa di Scanzano Ionico). Serrate cittadine, occupazioni del territorio, scioperi si susseguono, ma ad oggi la situazione è lungi dall’essere risolta.

Il PRC ovviamente è in grande difficoltà, a causa del legame di ferro con la giunta regionale di centrosinistra, scende anche in piazza ma non propone assolutamente niente di praticabile, se non denunce alla magistratura. Non passa minimamente l’idea di lasciare il governo della regione Campania, l’aurea che si è costruito Bassolino offusca tutte le sue malefatte (nonostante le periferie abbandonate, nonostante le cariche ai disoccupati, nonostante le speculazioni edilizie…tutto si perdona al Bassolino).

Le proteste si estendono anche e soprattutto nelle zone dove ci sono le discariche. In Irpinia, nel Sannio, nell’Agro Aversano, dovunque ci sono mobilitazioni spontanee periodicamente contro la devastazione del territorio. Ma il grosso limite è il campanilismo, è la mancanza di seri coordinamenti territoriali che possano unificare la lotta, perché la camorra gioca un ruolo fondamentale in tutto questo. Nelle campagne della zona del Volturno ci sono discariche a cielo aperto del tutto abusive dove vengono gettati i rifiuti di molte industrie, anche del Nord, e nessuno dice niente! I sindaci si preoccupano solo di passarsi i sacchetti da sversare (l’esempio è lo scontro fra il sindaco di Aversa, della Cdl e l’ulivista primo cittadino di Marcianise). Bassolino si è dimesso da commissario ed è stato nominato Corrado Catenacci (area FI) e da questa nomina tutta la retorica e la demagogia della Casa della Libertà è diventata un silenzio vero e proprio, ormai la patata bollente è la loro.

Ad Aversa è da un mese che la spazzatura non viene prelevata, e questa è la terza volta che accade dal mese di settembre. Gli impianti di smaltimento della zona di Villa Literno e Marcianise sono bloccati, ieri la stazione di Villa Literno è stata bloccata da 500 cittadini inferociti. Ovviamente le varie amministrazioni si scambiano colpe, e nessun partito prende una posizione seria, se non per denunciare l’immondizia per le strade (cosa di cui i cittadini se ne accorgono da soli).

L’unica iniziativa del Prc è stata una sorta di seminario ambientale tenuto nel circolo di Casal di Principe, dove un militante di Legambiente ha proiettato una serie di diapositive sui giri di affari attorno ai rifiuti, ma proposte concrete non ce ne sono state, se non quella di non pagare la tassa sulla nettezza urbana. Questo non basta e non può rispondere alle domande immediate della popolazione che è costretta a respirare tanta diossina e a dover dribblare un bel po’ di rifiuti per le strade.

Come Csp (Comitati in difesa della scuola pubblica) ci siamo trovati ad affrontare la situazione martedì 16, quando durante un banchetto sulla guerra in Iraq davanti al Liceo linguistico ci siamo trovati di fronte a una agitazione delle studentesse dell’istituto che rifiutavano di entrare in una scuola letteralmente assediata dai rifiuti (pensate che la strada di quella scuola è intasata dall’immondizia). Siamo riusciti ad organizzare un presidio di fronte al comune per capire qualcosa in più sulla questione. Là è stata eletta una delegazione che è stata ricevuta dal vice-sindaco il quale non ha saputo rispondere a nessuna delle nostre domande. Scesa la delegazione, si è aperta un’assemblea durante la quale si è deciso di convocare, se il comune non avrebbe risposto all’emergenza, un presidio di tutti gli studenti aversani di fronte al Comune (dato che gli studenti già da lunedì non entravano in nessuna scuola). 

In un volantino sulla questione dei rifiuti spieghiamo come la causa principale dell’emergenza fosse la privatizzazione delle aziende municipali e come la questione delle condizioni lavorative giocasse un ruolo (la maggioranza dei lavoratori del consorzio GeoEco sono a contratti molto precari). Il sindaco nel frattempo dichiarava che non sarebbe riuscito a garantire l’ordine pubblico (Il Mattino edizione regionale del 17.03), e un compagno dei Csp è stato intervistato sia dal Tg3 campano che da Il Mattino. Nella notte sopraggiunge l’ordinanza di chiusura delle scuole e delle facoltà e quindi il presidio non ha avuto luogo, ma ne abbiamo approfittato per un’assemblea nella Villa Comunale sulla guerra (alla quale c’erano una trentina di studenti).

La chiusura delle scuole non è una soluzione, il problema è che questa situazione si ripeterà nuovamente. Un chilo di rifiuti da immettere nel termovalorizzatore costa 294 lire senza l’IVA, basta fare una botta di conti per capire quanti soldi girano attorno a queste vicende, mentre un chilo di compost ne costa 80, tutti i partiti del centro destra e del centrosinistra mantengono il più rigoroso silenzio perché hanno l’acquolina in bocca di fronte a tali business. La Campania avrebbe le possibilità di Scanzano, ma nessuno dei dirigenti della sinistra e movimento operaio ha imparato niente da quella vicenda, se non a riempirsene la bocca. Oggi servono coordinamenti di lotta che siano in grado di coordinarsi a livello regionale bloccando tutta la Campania se è il caso, e dovrebbero rivendicare la rimunicipalizzazione del servizio della raccolta dei rifiuti e dell’applicazione in tutte le città della raccolta differenziata (nelle cittadine vicino Aversa la situazione anche se critica non è così grave perché la raccolta differenziata si fa), stimolando le organizzazioni sindacali a convocare uno sciopero generale. Ma si preferisce pensare ad altro, perché altrimenti si dovrebbero attaccare i propri alleati.

Concludo con una battuta purtroppo un po’ amara, ma vera: il capitalismo qui non è solo orrore senza fine, ma mondezza senza fine!

Aversa, 23/03/2004

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