Approvato a maggioranza (18 a favore, 7 contrari e 4 astenuti)dal Comitato Politico Federale della Federazione di Parma del Partito della Rifondazione Comunista in data 12 febbraio 2003
In nome della “libertà” e
della “democrazia”, ancora una volta, gli imperialisti preparano un massacro
contro un popolo innocente. Questa volta tocca al popolo iraqeno. Siamo di
fronte ad una nuova guerra imperialista., una classica guerra di rapina per il
controllo dei mercati e delle materie
prime, in questo caso il petrolio. Nella regione del Golfo Persico risiedono il
65% delle riserve petrolifere mondiali, e nel primo decennio del XXI secolo si
prevede che questa regione somministri al resto del mondo più della metà del
petrolio che consuma, essendo la sola domanda degli USA il 70% del totale.
L’Iraq possiede la seconda riserva petrolifera del mondo, dopo l’Arabia
Saudita. La borghesia americana e internazionale sono molto preoccupate per la
crisi economica, e in questo scenario il controllo delle risorse petrolifere
del mondo è un aspetto fondamentale per loro, da qui l’interesse degli USA per
questa zona del mondo. Il loro obiettivo reale è l’abbattimento del regime di
Saddam Hussein e l’insediamento di un governo fantoccio dell’imperialismo
americano che gli permetta di controllare il petrolio iraqeno senza problemi.
Inoltre l’imperialismo USA con l’arroganza tipica degli oppressori vuole
dimostrare a tutti i popoli del mondo che chiunque osi sfidare il suo potere
s’imbatterà nella guerra e la devastazione.
La Federazione di Parma del
Partito della Rifondazione Comunista si oppone a questa guerra imperialista in
ogni caso, sia se a condurla saranno gli USA, sia se ricevesse il sostegno
dell’ONU, un organo nelle mani dell’imperialismo che ha permesso e giustificato
i bombardamenti a popoli come quello Jugoslavo, Afghano , e allo stesso popolo
Iraqeno nel 1991 – che costò la vita a più di 200.000 persone – e che mantiene
un embargo criminale che ha ucciso più di un milione di innocenti, soprattutto
bambini. La stessa ONU che chiude gli occhi di fronte alle risoluzioni mai
rispettate da Israele (prima potenza nella zona, armata e finanziata dagli USA)
e di fronte al terrorismo di stato che pratica Ariel Sharon massacrando il
popolo palestinese , in un vero e proprio genocidio.
L’unica via d’uscita per il
popolo Iraqeno è la lotta cosciente e organizzata per farla finita con
l’oppressione imperialista, con il regime dittatoriale e con il sistema
economico su cui entrambi si basano: il capitalismo. Per liberarsi da qualsiasi
regime fantoccio e reazionario che gli USA vorranno imporre e dall’oppressione
di Saddam Hussein, i lavoratori e i giovani dell’Iraq, i contadini, la
popolazione oppressa devono intraprendere una lotta per la trasformazione
socialista della società.
Di fronte a un quadro di
questo tipo il Partito della Rifondazione Comunista deve porsi l’obiettivo di
contribuire allo sviluppo del movimento contro la guerra nella direzione della
lotta di classe anticapitalista e antimperialista al fianco dei popoli
aggrediti.
Nel seguire tale indirizzo
politico il Comitato Politico Federale s’impegna nella costruzione di
Comitati contro la guerra, ovunque
abbiamo compagni presenti, nelle fabbriche, nelle scuole, nelle università ,
nei quartieri che abbiano come linee guida della propria azione:
1) L’orientamento verso il movimento operaio, l’unica forza che può
fermare la guerra. L’attività di propaganda e
di sensibilizzazione di questi Comitati deve essere rivolta verso le parole
d’ordine dello Sciopero Generale contro la guerra e della mobilitazione
permanente dei lavoratori. Non basta più la buona volontà, non possiamo più
limitarci a convocare grandi cortei o appuntamenti durante i quali contarci, ma
vogliamo porre seriamente l’obiettivo di fermare la guerra imperialista. Per
questo facciamo appello alla classe lavoratrice organizzata ed ai sindacati, in
primo luogo alla CGIL, perché solo i lavoratori con l’arma dello sciopero
possono intaccare gli interessi materiali che si celano dietro ad ogni guerra.
2) 2) L’obiettivo politico della
cacciata del governo Berlusconi. Non si può pensare
seriamente che il fine della mobilitazione sia quello di fermare la guerra
senza mettere in discussione i governi degli stati imperialisti, a cominciare
da quello italiano, che per difendere e sviluppare gli interessi economici
delle proprie borghesie dichiarano guerre, sfruttano e rapinano le risorse e le
ricchezze dei popoli oppressi.
3) 3) Il rifiuto di un generico richiamo alla non-violenza. Porre in astratto la discriminante del “no alla violenza “significa
solo dire a chi è sottomesso di porgere l’altra guancia e di accettare la sua
schiavitù. Di fronte ad una guerra o a movimenti rivoluzionari come quelli che
si stanno sviluppando in America Latina, le posizioni pacifiste sono molto
pericolose .In tutte le lotte di indipendenza , dal Vietnam all’Algeria,
dall’Angola a Cuba i popoli hanno dovuto imbracciare le armi. Per questo ,
mentre siamo contro la guerra in Iraq manifestiamo solidarietà all’Intifada dei
Palestinesi, alle mobilitazioni del proletariato Venezuelano ed Argentino e
alla lotta di tutti i popoli oppressi.
Il Comitato Politico Federale della Federazione di Parma del Partito della Rifondazione Comunista