Nasce a Cosenza il Comitato di lotta per la difesa dei posti di lavoro dello scalo commerciale

di Giampiero Palermo

Circa 40 giorni fa, dopo la comunicazione da parte di Trenitalia della chiusura, entro dicembre, dello scalo commerciale cittadino, è esplosa nella nostra città la protesta degli operai della Coopercalabra. La vertenza, nata nell'indifferenza generale (con l'assenza del sindacato), ha assunto forme disperate, tra le quali il tentativo di attuare uno sciopero della fame.

I lavoratori (mai sindacalizzati) hanno cercato in tutti i modi di attirare l'attenzione delle forze politiche, di quelle sindacali e dell'opinione pubblica. Purtroppo, come accade spesso nella nostra terra, politici, sindacalisti e stampa locale hanno fatto finta di non accorgersi di nulla, abbandonando i 70 lavoratori della cooperativa (altri 130 lavorano grazie all'indotto creato dallo scalo) al più completo isolamento.

Come succede sempre, quando le organizzazioni del movimento operaio non stanno al fianco dei lavoratori, un solo fascista è riuscito nel giro di pochi giorni a tesserare gli operai al sindacato autonomo COSMIL. Con questa scelta i lavoratori, anche se mossi dalla sana esigenza di avere un sindacato che li difenda, ci hanno mostrato quanto la classe operaia possa abbracciare, in determinate condizioni, anche forze reazionarie e populiste.

Possiamo dire, in ultima analisi, che anche questa è una forma disperata di protesta.

Gli operai, il primo giorno in cui li abbiamo incontrati allo scalo, denunciavano continuamente l'assenza dei sindacati confederali, il tradimento di una burocrazia sorda alle richieste di aiuto. L'assenza della CGIL è facilmente spiegabile considerando che tre anni fa ha firmato un accordo nazionale con Trenitalia che prevede la chiusura dello scalo di Cosenza ed il potenziamento di Lamezia.

Nonostante tutte le difficoltà, l'intervento della nostra tendenza ha avuto un effetto immediato aprendo nuove prospettive alla lotta.

I lavoratori ci hanno accolto a braccia aperte, ci hanno spiegato le ragioni della loro lotta, ci hanno chiesto aiuto ed una direzione politica. Lunedì 13 giugno i cancelli dello scalo commerciale erano pieni di bandiere dell'Italia, oggi i lavoratori ci dicono che quelle bandiere le pittureranno di vernice rossa!

Con gli altri compagni abbiamo deciso che era necessario coinvolgere Rifondazione Comunista in questa battaglia, che il nostro Partito doveva sposare immediatamente la lotta dei lavoratori. Martedì 14, nei locali della Federazione, una delegazione di operai, accompagnati dai compagni della nostra area, incontrava la segreteria del PRC. La riunione si è conclusa con la scelta dei dirigenti della nostra Federazione di schierarsi immediatamente al fianco dei lavoratori e della loro lotta, un passo positivo quale non abbiamo visto da molti anni. La parola d'ordine che ci diamo è: “neanche un posto di lavoro può essere perduto in questa città”. Ad essere sinceri i compagni bertinottiani sembrano spariti, forse spaventati dal “nuovo movimento operaio”, tanto da disertare ogni incontro che abbiamo tenuto in questa settimana. Sabato 18 giugno, in Federazione, abbiamo convocato un'assemblea pubblica con i lavoratori. I compagni della seconda mozione hanno voluto invitare tutto il centro-sinistra e Cisl e Uil. In realtà la sala, come era prevedibile, è stata riempita dagli operai, dai compagni di FalceMartello, dai nostri simpatizzanti, dai compagni dell'Ernesto e da un burocrate della Cisl. C'erano anche un paio di compagni di Progetto Comunista, ma hanno preferito ascoltare in silenzio e fare qualche inutile domanda al funzionario sindacale (alla faccia della direzione rivoluzionaria alternativa!).

Quasi tutte le proposte approvate dall'assemblea sono state avanzate dalla nostra tendenza. L'assemblea è servita, prima di tutto, per spiegare agli operai che la loro è lotta di classe, che il fascista del Cosmil deve essere emarginato, che occorre creare un fronte unico dei lavoratori (anche rivolgendo un appello agli iscritti Cgil), a partire da quelli che lavorano nella stazione ferroviaria di Cosenza. In questi giorni è nato un circolo ferrovieri del Prc che potrebbe giocare un importante ruolo.

Alla fine è stata approvata all'unanimità la nostra proposta di formare un Comitato di lotta, del quale fanno parte, per adesso, i lavoratori dello scalo commerciale, il Prc e la Casa del migrante.

Il sindaco di Cosenza (socialista) ha pensato, a questo punto, di convocare per lunedì 20 giugno una Conferenza dei servizi, invitando tutta la nomenclatura istituzionale (sfilze di assessori e sindacalisti) e Trenitalia.

Il Comitato di lotta, pur sapendo che Trenitalia diserterà il tavolo, ha deciso di andare a presidiare l'incontro e di chiedere la parola (siamo disposti a prendercela!).

Nei lavoratori si sta sviluppando una nuova coscienza. Uno di loro ci ha detto: “solo il Partito comunista può fare qualcosa. Il nostro padrone, il proprietario dei TIR che per 20 anni ha avuto le commesse da Trenitalia, odia a morte i comunisti. Tanto lui la merce la andrà a prendere a Lamezia Terme (dove verrà spostato tutto il traffico delle merci)” .

Qualche operaio, nonostante si affidi totalmente alla nostra direzione politica, è ancora riconoscente al fascista del Cosmil per la sua presenza nelle settimane passate. Nonostante ciò, sono tutti coscienti del salto di qualità che la lotta sta facendo grazie al nostro sostegno politico e il fascista è sempre più emarginato.

A questo punto si possono trarre alcune conclusioni politiche da questa prima settimana di lotta al fianco dei lavoratori.

La prima conclusione è che in vertenze come questa gli operai sono disposti a darci piena fiducia, abbandonarli al proprio destino è un crimine che le organizzazioni del movimento operaio (a cominciare dal Prc) non possono commettere.

La seconda è che le forze reazionarie, anche approfittando della disperazione della classe operaia, sono pronte a rafforzarsi. Attraverso il populismo, le campagne demagogiche e aiutate dai tradimenti delle burocrazie sindacali e politiche, possono riuscire ad ottenere, in poco tempo, un consenso notevole (non dimentichiamo che Forza Nuova e la Mussolini , alle ultime regionali, hanno ottenuto nella sola Calabria 13.500 voti - nonostante la pressione del voto utile).

Ultima considerazione, ma non meno importante, riguarda la responsabilità che la nostra tendenza deve essere pronta ad assumersi.

Negli ultimi anni siamo stati al fianco delle lotte dei lavoratori della Legnochimica, degli autoferrotranviari dell'Amaco, degli operai della Polti e degli studenti universitari.

Visto che i compagni della terza mozione ci dicono di non sentirsi rappresentati dal Partito pensiamo sia giusto fargli notare che ogni area del Partito, in questa lotta, ha grandi responsabilità politiche. Se i compagni non si sentono rappresentati, non devono fare altro che partecipare in prima fila alle iniziative. Altrimenti, con una “firma” sui comunicati stampa, non si conquista la fiducia della classe operaia!

Oggi siamo riusciti a spingere il nostro Partito in questa battaglia e la cosa, onestamente, ci rende orgogliosi. A differenza dei compagni di Progetto comunista, che si sono fatti vedere solo sabato mattina, non ci teniamo a inserire la “sigla” della nostra tendenza nel Comitato. Siamo contenti che Rifondazione Comunista sposi questa lotta, coscienti che l'impegno di decine di militanti del Prc aumenterà le possibilità di vittoria.

21 giugno 2005

 

 


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