Sostienici
Ultimi articoli
Prossime iniziative
-
-
Per il partito di classe
-
Che succede in Fiat?
-
Assemblea della seconda mozione
-
Assemblea della seconda mozione
Mailing list
| Studenti e lavoratori - Una sola lotta una sola piazza |
|
|
|
| Giovani in lotta | |||
| Scritto da Emanuele Cullorà | |||
| Giovedì 18 Dicembre 2008 11:14 | |||
|
L’assemblea del 15 e 16 novembre alla Sapienza di Roma ha chiuso una prima fase del ciclo di lotte studentesche contro i decreti Gelmini-Tremonti. è necessario farne un bilancio alla luce delle opportunità che la convocazione dello sciopero generale ha dato allo sviluppo delle lotte giovanili.
Se la direzione disobbediente, romana e milanese per lo più, si è strappata i capelli per parlare e scrivere nel modo più confuso possibile, ben diverso è stato il tenore di studenti che portavano la propria esperienza di lotta dalle rispettive realtà: alle disquisizioni sull’autoriforma si opponevano vere e proprie analisi sulla necessità di avere una piattaforma politica all’altezza di un movimento che non solo ha intenzione di vincere, ma necessita delle energie per durare a lungo. Per quanto nobili possano sembrare le intenzioni di chi scrive: “Autoriformare dal basso per noi vuol dire travolgere questa università, attraversarla con i nostri desideri e le nostre proposte” (dal documento della Sapienza), gran parte degli interventi sollecitavano a entrare nel merito delle leggi che hanno bloccato materialmente l’accesso ai gradi più alti dell’istruzione: l’autonomia scolastica, la Berlinguer-Zecchino etc..., e quale piattaforma contrapporre ad esse. Così, mentre nei documenti si poteva scrivere in tutta tranquillità in merito allo sciopero generale del 12 dicembre: “Non è tutto merito del movimento, indubbiamente, è senz’altro vero, però, che senza questo movimento tutto ciò non sarebbe stato possibile”, l’assemblea plenaria del 15 novembre sanciva sì la disponibilità a partecipare allo sciopero generale, ma con i propri cortei in nome della “irrappresentabilità” dell’Onda. A tanta generosità cartacea si contrappone spesso la volontà di ritagliarsi una vetrina senza voler realmente unificare le mobilitazioni: su queste basi un settore significativo di studenti non ha condiviso le sintesi proposte dalla presidenza della due giorni romana. Ma di questo, né sulla grande stampa, né su quella amica, non v’è traccia.
Per quanto si possa “autoriformare” l’università o la scuola al chiuso delle stanze di un’auletta occupata, la lotta giovanile necessita ora di nutrirsi del dibattito politico più generale, esattamente come la lotta dei lavoratori avrà bisogno di una spinta per incalzare i dirigenti sindacali a mantenere la rotta di una lotta dura contro il governo.
La crisi economica significherà ulteriori tagli all’istruzione pubblica e alla ricerca, oltre alla perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro: gli studenti che vogliono lottare fino in fondo meritano ben altro trattamento che vuote analisi sociologiche, soprattutto perchè genitori disoccupati significheranno ancora più selezione di classe nell’istruzione. Per ottenere cambiamenti significativi e duraturi la lotta dei giovani, per quanto generosa, non è sufficiente. Solo invertendo i rapporti di forza nei luoghi di lavoro, si porranno le condizioni per rivoltare scuole e atenei come un calzino. è quindi nostra intenzione essere conseguenti allo slogan: “Noi la crisi non la paghiamo” che ha attraversato le scuole e le università: faremo di tutto perchè questa parola d’ordine dilaghi anche in ogni posto di lavoro e cominci a esprimere non più solo il rifiuto a pagare la crisi, ma anche la volontà di farla pagare a baroni e padroni.
17 dicembre 2008
|








