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Rinasce il movimento universitario PDF Stampa E-mail
Giovani in lotta
Scritto da Arnaldo Mirabelli (Collettivo di Psicologia - Roma)   
Martedì 21 Marzo 2006 12:35

Roma

Negli scorsi mesi alla Sapienza di Roma è arrivata la clamorosa proposta del rettore: aumentare del 70% le tasse per la prima fascia e del 40% per le restanti fasce. Nei prossimi mesi è probabile che altre università possano annunciare aumenti delle tasse. Questi aumenti sono collegati alla prossima attuazione dell’Autonomia Didattica che darà una spallata definitiva al diritto allo studio universitario. Ma questa volta è arrivata la reazione degli studenti...

Inizia la lotta

Dopo numerose iniziative e assemblee ed un corteo interno il 18 gennaio, il 13 marzo è iniziata la mobilitazione degli studenti romani contro l’aumento delle tasse e contro l’Autonomia Didattica. Martedì 13 vengono occupate le 3 case dello studente, per protestare anche contro l’aumento dei criteri di merito per l’assegnazione di borse di studio e posti alloggio. Il giorno dopo un’assemblea di 200 studenti a Lettere vota l’occupazione della presidenza e di un’aula. Lo stesso succede a Psicologia. Il giorno dopo un’assemblea di 500 studenti decide l’occupazione di Ingegneria e così anche a Sociologia. Giovedì 15 marzo il rettore ordina lo sgombero di tutte le facoltà occupate. L’indomani alle 5.30 di mattina la polizia fa irruzione nelle facoltà. Il rettore si illude in questa maniera di far morire la protesta sul nascere. Lo sgombero invece ha un effetto boomerang. Lasciamo le facoltà senza opporre resistenza: ma rilanciamo con un’assemblea d’ateneo stracolma, che dimostra che la mobilitazione è solo all’inizio. Lunedì 19 marzo a Scienze si tiene un’assemblea di facoltà con 180 studenti. 100 vanno in delegazione dal preside che concede una conferenza di facoltà ufficiale per venerdì 23 marzo. Martedì 20 è di nuovo la volta di Lettere, con una conferenza di facoltà con 1500 presenti. Mercoledì 21 un corteo di 8.000 studenti sfila dentro e intorno all’università. La protesta continua: giovedì pomeriggio 1500 studenti manifestano davanti alla Conferenza Stato-Regioni, che deve sancire l’inasprimento dei criteri di merito per le borse di studio; vengono occupate Lettere e Scienze Politiche. Venerdì 23 si tiene la Conferenza di facoltà a Scienze con più di 1.000 studenti. La settimana seguente gli studenti alzano ulteriormente il tiro: al termine di un sit-in in contemporanea col Consiglio d’Amministrazione viene occupata l’aula magna, costringendo il rettore al confronto in assemblea. Il rettore che fino a quel momento aveva rifiutato di ricevere gli studenti, ora dichiara che ridiscuterà gli aumenti con i nuovi rappresentanti eletti. Annuncia subito lo scorporo della prima fascia, che era stata unificata con la seconda, con una tassa di 1.200.000 lire. La tattica del rettore per il futuro è chiara: fare concessioni parziali per tentare di raffreddare il movimento e cercare di imporre una trattativa con rappresentanze compiacenti che non siano l’espressione fedele del movimento. Successivamente vengono occupate, per un periodo più o meno breve, Economia, Psicologia, Sociologia. Poi si occupa a singhiozzo, adottando una tattica singolare, fatta di blitz nei dipartimenti dove girano soldi e si fa ricerca. Ma la mobilitazione ha già dato dei frutti: il sottosegretario Guerzoni dichiara dai giornali che sono stati stanziati finanziamenti straordinari per circa 700 miliardi, di cui il 10% dovrebbe essere per La Sapienza, e che vorrebbe incontrare gli studenti che, a suo dire, non hanno capito la riforma. Abbiamo immediatamente raccolto l’invito portando le nostre posizioni e chiedendo delle risposte. Nello stesso tempo chiediamo il ritiro del decreto sulle tasse firmato dal rettore D’Ascenzo: ora i soldi ci sono e non può invocare il bilancio.

Per che cosa lottiamo

Come già detto, l’aumento delle tasse a Roma non è una casualità. Si lega al continuo taglio dei fondi statali alle università. Ma il movimento romano non sta contestando solo l’aumento delle tasse: sta contestando l’intera riforma universitaria. Come si legge in molti documenti elaborati nelle facoltà:

"-contro l’equiparazione dell’attuale laurea alla laurea triennale istituita dalla riforma

-contro l’istituzione di corsi di laurea full-time e part-time che sancisce, di fatto, la discriminazione fra studenti di serie A e studenti di serie B

(...)-contro tutti gli strumenti di selezione messi in opera dalla riforma: istituzione della frequenza obbligatoria, debiti formativi, numero chiuso, aumento dei criteri di merito per l’assegnazione delle borse di studio ecc. ecc.".

Come si può vedere da questi brevi punti si tratta di una lotta generale in difesa di un’università di massa e di qualità. Nel futuro tutti i nostri sforzi saranno mirati all’ottenimento delle richieste principali del movimento, senza cedimenti verso le concessioni di facciata del rettore. Ma è evidente che uno degli obiettivi principali è quello di tentare di estendere il movimento romano a tutte le università italiane. Una cosa è attualmente sicura: non importa come e dove, ma l’importante è che il ghiaccio si è rotto. 10 anni di riflusso delle lotte universitarie sono stati improvvisamente squarciati dalle lotte della Sapienza. Questo avrà un effetto determinante sulla psicologia di migliaia di studenti universitari. La riforma deve ancora fare sentire tutti i suoi effetti negativi. Ma l’esempio di Roma sarà fondamentale perchè gli studenti di tutta Italia reagiscano a questi effetti con la propria mobilitazione. La riforma si può e si deve fermare!

 
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