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Basta con l’università d’élite! PDF Stampa E-mail
Giovani in lotta
Scritto da Ferdinando De Marco e Stefano Quaglia (Csp Parma)   
Venerdì 24 Marzo 2006 07:03
Da settembre sono state introdotte nella maggioranza delle università pesanti limitazioni all’accesso, in primo luogo attraverso l’introduzione o l’estensione massiccia e sistematica del numero chiuso; in secondo luogo attraverso l’aumento vertiginoso delle tasse universitarie. Tutto questo è solo uno dei risultati della perversa legge di riforma dell’università (legge 509/99 "Zecchino", voluta fortemente da Confindustria, attuata dallo scorso governo di centro-sinistra e peggiorata dall’attuale Ministro Moratti).

L’università-azienda e le aziende in università

Con l’Autonomia Universita-ria, lo Stato si deresponsabilizza dal finanziare le università. Ogni ateneo acquista un bilancio proprio. Per autofinanziarsi le università devono aumentare i contributi richiesti agli studenti o stringere rapporti con aziende-sponsor, che contribuiscono alle spese solo se questo costituisce fonte di profitto. Da una parte tendono a scomparire o a dequalificarsi i corsi di laurea non interessanti per le aziende, dall’altra i corsi legati alle aziende-sponsor devono adattarsi alle esigenze del mercato. Il risultato è il totale asservimento degli atenei ai bisogni delle imprese. Un’altra conseguenza della Riforma Zecchino è l’inevitabile accentuazione delle differenze tra atenei ricchi e poveri e delle differenze regionali. Dall’approvazione della legge, dopo una prima fase di transizione, gli atenei si sono dati un gran da fare ad attivare nuovi corsi (spesso su richiesta delle aziende) sorti dal nulla e privi delle strutture necessarie, solo in base alla logica della concorrenza per la conquista del mercato degli studenti, innescata dalla riforma ed incoraggiata dallo stesso Ministero dell’Istruzione. Ormai le università-azienda si contendono i futuri studenti-clienti a suon di spot televisivi o radiofonici, spazi pubblicitari su muri e giornali: un fenomeno sconosciuto prima e che riassume bene l’essenza della cosiddetta "autonomia". Le aziende recuperano questi soldi naturalmente dall’aumento delle tasse. Gli atenei più prestigiosi sono così anche quelli meno accessibili.

Corso di laurea "consigliato ad un pubblico adulto"

In questa situazione, come se già non bastassero i tagli di 900 miliardi di vecchie lire per i prossimi 3 anni alle università statali e di 140 miliardi per gli enti della ricerca pubblica, il Ministro Moratti ha introdotto dei parametri di valutazione dei corsi. Si tratta dei famosi "requisiti minimi" per l’assegnazione dei finanziamenti che prevedono:

Docenti di ruolo. L’organico delle Facoltà deve avere un numero di docenti di ruolo tale da coprire almeno l’80% degli insegnamenti delle attività formative di base, caratterizzanti, formative e affini. La stima è di 16 docenti per il primo corso della classe di laurea e 12 per i successivi corsi di studio della medesima classe. Solo il restante 20% dei docenti può essere reclutato tramite rapporti contrattuali.

Aule. E’ necessario assicurare nei periodi didattici una fruibilità di posti aula per studente di almeno 15-20 ore alla settimana. Pertanto le aule saranno almeno pari alla metà del numero di corsi di studio attivati moltiplicato per la durata (in anni) di ciascuno di essi.

Studenti iscritti per corso. Il numero di studenti iscritti al primo anno deve essere compreso tra 25-75 per i corsi di area scientifico-sanitaria; 60-250 per i corsi di ingegneria e architettura; 100-230 per i corsi di area umanistico-linguistica; 150-300 per i corsi di area giuridico-economica. Regole particolari sono stabilite per i corsi quinquennali.

I corsi che non superano i requisiti non verranno cancellati, ma riceveranno un bollino rosso, vagamente ricordante il metodo delle reti Mediaset per segnalare i film consigliati ad un pubblico adulto. I corsi colpiti da bollino rosso non verranno cancellati, ma non riceveranno più finanziamenti dal Ministero scaricandone i costi sulla singola università. I requisiti dovranno essere rispettati anche dagli enti per il diritto allo studio di ogni città universitaria. Qualunque ente non riesca a pagare almeno l’85% delle borse di studio agli aventi diritto verrà punito con la decurtazione dei fondi per l’anno successivo. Il bollino rosso stravolge qualsiasi logica: lo Stato, invece che finanziare gli enti che non riescono a pagare le borse di studio, li penalizza rendendo sempre più difficile il pagamento delle borse stesse!

Le conseguenze del bollino saranno disastrose. Innanzitutto i corsi con maggiori risorse, riceveranno sempre più risorse mentre i corsi bollati, ricevendo sempre meno finanziamenti si avvieranno verso l’estinzione. Chi infatti si iscriverebbe ad un corso "con bollino rosso"? In secondo luogo avremo un incremento generalizzato delle tasse: se l’università accetta tutti gli studenti che chiedono di frequentare un determinato corso, senza avere aule, attrezzature in numero adeguato, incassa più soldi dalle tasse d’iscrizione ma viene sanzionata dal Ministero e subisce un aumento di spesa che causa a sua volta un aumento delle tasse. Se un’università si adegua alle disposizioni ministeriali, limitando il numero di matricole attraverso numero chiuso, subisce una diminuzione delle iscrizioni e degli introiti con conseguente…. aumento delle tasse.

L’università deve essere un diritto!

Il risultato finale non cambia e la tendenza all’aumento costante delle tasse di iscrizione, al taglio dei servizi, delle borse di studio continuerà il processo di estromissione degli studenti proletari dall’università. Siamo profondamente convinti che la sopportazione degli studenti sia arrivata al limite. Dobbiamo e possiamo mobilitarci per invertire questo processo e per conquistare un reale diritto allo studio che non significa solo libertà di iscriversi dove si preferisce (diritto del quale moltissimi figli di lavoratori sono privati in partenza per ovvi motivi economici) ma significa non dover lavorare per studiare, anziché studiare oggi per lavorare domani.

Per questo chiediamo:

-il ritiro della Riforma universitaria, le dimissioni della Moratti e con lei di tutto il Governo;

-raddoppio immediato dei fondi destinati dallo Stato all’università pubblica, da prelevare da una riduzione delle spese militari e dall’8 per mille;

-iscrizione gratuita all’università;

-trasporti ed alloggi gratuiti. Il certificato d’iscrizione deve essere il nostro biglietto per salire su qualsiasi mezzo urbano ed interurbano;

-borse di studio non meritocratiche ma legate al reddito;

-aumento del parco libri in ogni biblioteca, garantendo l’accesso gratuito di ogni studente ai libri necessari per il sostenimento dell’esame;

-abolizione immediata di qualsiasi forma di numero chiuso

-la laurea deve essere valida senza la necessità dei corsi di specializzazione. I corsi e le lauree specialistiche devono essere facoltative, gratuite e prive di numero chiuso;

-contro l’obbligo di frequenza che penalizza chi deve studiare e lavorare. Abolizione del sistema dei crediti ed apertura serale di tutte le università e di tutte le biblioteche!

Pensiamo siano semplicemente i cardini fondamentali su cui costruire un programma dettagliato in difesa del diritto allo studio che intercetti tutti i bisogni degli studenti. Per conquistare queste richieste non è sufficiente una lotta in una singola facoltà. Solo un movimento universitario nazionale potrà fare indietreggiare la politica universitaria della destra. Per questo facciamo appello a tutti i collettivi e a tutte le strutture universitarie che condividessero i nostri obiettivi a contattarci per creare immediatamente un collegamento nazionale in grado di scatenare un autunno di mobilitazioni in tutti gli atenei italiani.

Per contatti:

Tel: 338/6767556 - email:

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