Risposta
a Luis Oviedo
di Alan
Woods
“I cani abbaiano: segno che la caravana si muove”
(Proverbio arabo)
La mia attenzione è stata recentemente attratta da un
articolo firmato da Luis Oviedo, intitolato “La posizione
controrivoluzionaria del Socialist Appeal” (presente nel numero 826 di
“Prensa Obrera”). Una volta letto l’articolo non riuscivo a comprendere se esso
fosse il prodotto di una cattiva fede o semplicemente dell’ignoranza. Certamente,il
metodo usato è contrario a ogni principio basilare del marxismo e soprattutto
del trotskismo, che il compagno Oviedo e il Partito Obrero (PO) sostengono di
difendere.
Il PO Argentino ha ottenuto alcuni successi negli ultimi
anni. Nelle sue fila vi sono dei buoni militanti che portano sinceramente
avanti la causa del trotskismo e della rivoluzione socialista in Argentina e
nell’America Latina. I suoi membri hanno svolto, senza dubbio, un buon lavoro
nello sviluppo del movimento dei “piqueteros”. Tutto ciò merita il nostro
sincero rispetto, e crediamo di essere sempre stati scrupolosi e rispettosi
nelle precedenti polemiche avute con il PO.
Questo non è un piccolo dettaglio. L'incapacità di
rispondere alle critiche e alle differenze in un modo democratico e “da
compagni” minerà il partito e gli impedirà di svilupparsi oltre un certo
limite. Tutte le differenze interne e le critiche saranno soffocate e messe a
tacere. Questo vuole dire che prima o poi tutto il buon lavoro fatto dai suoi
membri verrà rovinato .
La ragione di questa risposta non è affatto diplomatica. Non
siamo liberali ma bensì bolscevichi e portiamo avanti le autentiche tradizioni
del partito di Lenin e Trotskij, che difendiamo contro il revisionismo storico
da più di settant’anni, a livello nazionale e internazionale. Va aggiunto che
il revisionismo si tinge di ogni colore, proviene non solo dalla destra ma
assume spesso anche colorazioni “di sinistra”.
Perché i più grandi marxisti erano così scrupolosi nel
rispondere alle idee dei loro oppositori?
Non avveniva per ragioni sentimentali ma perché lo scopo
di una polemica è elevare il livello politico dei quadri e non segnare punti in
un dibattito. Non c'è niente di più facile che erigere un castello di carta e
poi demolirlo. Questo è quello che ha fatto Luis Oviedo. Ha distorto le nostre
idee e poi gli ha “trionfalmente” risposto (in realtà Luis Oviedo ha risposto a
ciò che non abbiamo mai detto). Poi, come un ragazzino con le scarpe nuove,si
pavoneggia dicendo in giro: “Guardate come sono intelligente”. Sfortunatamente,
questo metodo è molto poco intelligente e completamente estraneo al metodo e
alle tradizioni del bolscevismo.
Nelle polemiche abbiamo sempre cercato di rispondere alle
critiche con chiarezza. Abbiamo sempre evitato di distorcere o rendere
caricaturali gli argomenti dei nostri oppositori politici e per una sola
ragione. Questo trasformerebbe la nostra risposta in qualcosa senza valore
dalla quale nessuno imparerebbe niente. Questa è la stessa ragione per cui
Lenin e Trotskij erano molto scrupolosi nelle polemiche con i loro avversari,
questo è il motivo per cui citavano sempre lunghi passaggi tratti dagli scritti
dei loro avversari: in questo modo nessuno avrebbe potuto accusarli di
distorcere le parole di coloro con cui polemizzavano. Infatti la menzogna e la
distorsione non è il metodo del trotskismo ma quello dello stalinismo.Purtroppo
dalla lettura dell’articolo del compagno Oviedo nessuno potrà imparare nulla
sulle posizioni del Socialist Appeal o del Militante.
Mitologia al posto di argomentazioni concrete
L’articolo di Oviedo contiene così tanti
errori e travisamenti che richiederebbero un intero libro come risposta. Sfortunatamente,
la vita è breve e abbiamo talmente tanto lavoro che non possiamo permetterci un
tale lusso. C’è un vecchio detto russo che dice: “un pazzo può fare molte più
domande di quante 20 uomini saggi possano rispondere”. Ci armeremo di pazienza
e cercheremo di fare ciò che ci è possibile. Il risultato è piuttosto lungo e
anche un po’ imbarazzante. È più lungo di quanto avremmo voluto e non é ancora
abbastanza per rispondere a tutte le distorsioni e le falsificazioni che
l’articolo del PO conteneva.
Fra le altre cose, siamo stati accusati di
“codismo verso le attuali direzioni (del movimento operaio, ndt)” e di avere un
“rispetto reverenziale per le direzioni burocratiche del movimento operaio”. Questa
questione può essere facilmente risolta. Sappiamo che Luis Oviedo è un lettore
assiduo del nostro sito internazionale www.marxist.com , e che ha una buona
conoscenza della lingua inglese. Ci permettiamo quindi di fargli una modesta
proposta: compagno Luis, per favore indicaci in quale posto del nostro sito
diamo la benché minima dimostrazione di essere “codisti verso le direzioni
attuali” e “di avere un rispetto reverenziale verso le direzioni burocratiche”,
in Gran Bretagna in Bolivia o in qualsiasi altro luogo. Se Luis può fare
questo, correggeremo con piacere i nostri errori. Ma se non può farlo lo
invitiamo a pubblicare una chiara ritrattazione di ogni parola che ha scritto
oppure sarà visto come un mistificatore.
La discussione verte sui metodi di
costruzione di un partito rivoluzionario che abbia radici tra le masse. Per
costruire il partito non è sufficiente avere idee corrette. È necessario
sviluppare allo stesso tempo una tattica corretta per convincere le masse che
le nostre idee sono giuste. Sfortunatamente, il PO non ha una posizione
corretta verso i compiti oggettivi della rivoluzione boliviana. Ha commesso
degli errori decisivi e non è stato pronto ad ammetterli. Questa è la vera
ragione della presente polemica, che affronteremo in relazione con la
rivendicazione della Assemblea Costituente.
Ma il problema non si esaurisce qui. È un
problema sia di forma che di contenuti. Anche se il PO avesse una posizione
corretta, essa sarebbe ridotta all’impotenza dal suo atteggiamento
disperatamente settario verso il movimento dei lavoratori. Luis Oviedo dimostra
di non avere la minima idea di come rivolgersi alla classe lavoratrice
boliviana e alle sue organizzazioni. Ribolle di quel grezzo “ultimatismo” che è
il marchio di tutte le organizzazioni dell’estrema sinistra in giro per il
mondo. Con metodi come questi non si va molto lontano.
Va aggiunto che Luis Oviedo non è un membro
di base del PO ma uno dei suoi maggiori leader e teorici. Siamo perciò
autorizzati a credere che il suo articolo rifletta le posizioni dell’intera
leadership del PO. Se così non fosse, invitiamo Jorge Altamira e gli altri
leader del PO a smentirlo. Se non lo faranno allora ogni parola di questa
risposta è diretta anche loro.
L'articolo di Luis Oviedo è straordinario per
il grande numero di errori concentrati in poche righe. C'è almeno un errore in
ogni frase, e qualche volta due. Cominceremo da quello che ci sembra l’attacco
più comune contro la nostra tendenza. Comunque, siamo grati al compagno Oviedo,
perché ci ha fornito, in poche righe, un ottimo riassunto di tutti i miti (o
della maggioranza di essi) che il PO e le altre organizzazioni dell’estrema
sinistra hanno, in maniera sempre molto assidua, disseminato sulla nostra
tendenza. È noto che ripetendo spesso sempre le stesse menzogne qualcuno finirà
per crederci.
Iniziando dal principio, il compagno Oviedo
scrive: “La sua dissoluzione nel partito laburista inglese ha lasciato alcuni
segni indelebili su “Socialist Appeal”, la tendenza capeggiata da Ted Grant e
Alan Woods: il codismo verso le direzioni del movimento operaio è da sempre il
marchio di fabbrica della direzione di questa corrente”.
Il
termine dissoluzione nell’accezione utilizzata da Oviedo implica che noi
abbiamo cessato tempo fa di esistere come un’entità separata ed identificabile.
Ma se questa fosse realmente la situazione verrebbe da chiedersi perché il
compagno Oviedo si disturba tanto ad attaccarci così ferocemente.
Tale attacco suggerisce non solo che noi
esistiamo come gruppo definito, ma che la nostra tendenza stia provocando alla
direzione del PO alcune difficoltà. Il PO è costretto ad attaccare la nostra
tendenza perché è preoccupato del successo da noi ottenuto a livello
internazionale. Ha paura della crescita della nostra influenza in America
Latina e nel PO stesso. Per questo motivo sta tentando di erigere una barriera
tra noi e i suoi membri lanciando una serie di attacchi basati solo su
distorsioni del nostro pensiero.
Quando i gruppi dell’estrema sinistra ci
attaccano sulla questione del nostro lavoro nelle organizzazioni di massa,
credono di far leva sul nostro punto debole. In realtà quello è uno dei nostri
lati più forti, è quello che distingue una vera tendenza marxista da una setta:
il nostro costante e fermo orientamento verso le organizzazioni di massa della
classe operaia. Quando ascoltiamo questo tipo di critiche ci limitiamo ad
alzare le spalle. Per una tendenza marxista è fondamentale il continuo sforzo
di compiere, sempre, un lavoro rivoluzionario nelle organizzazioni di massa del
proletariato. Questo fu spiegato da Lenin e Trotskij (e, per la verità, anche
da Marx ed Engels) molto tempo fa. Un bambino di sei anni potrebbe essere
capace di capirlo. Ma visto che i leader del PO non lo capiscono, siamo
obbligati a riaffermare alcuni principi.
Ai gruppi settari piace citare gli scritti di
Lenin del periodo 1914-17, nei quali insisteva ripetutamente sulla necessità di
un partito rivoluzionario indipendente e invitava i marxisti inglesi a lasciare
il Partito Laburista. Trotskij rispose già a questo quando scrisse: “Ma
Lenin aveva in mente una rottura con i riformisti come l’inevitabile
conseguenza della lotta contro di loro, e non come un atto di salvezza, senza
badare al tempo e al luogo. Non sostenne una divisione dai socialpatrioti per
salvarsi la coscienza ma per separare le masse dal socialpatriottismo.” (Trotskij,
scritti 1935-36 p.156 dell’edizione inglese).
La necessità di costruire un partito
rivoluzionario indipendente è l’ABC per un marxista, ma al di là dell’ABC ci
sono molte altre lettere dell’alfabeto e un bambino che dopo diversi anni di
scuola è in grado di ripetere solo le prime tre non è considerato molto
brillante. Al giorno d’oggi, i rivoluzionari devono affrontare potenti
organizzazioni di massa riformiste, sia partiti di massa che sindacati, che
hanno l’appoggio di milioni di lavoratori. La nostra abilità di crescere
dipende in maniera decisiva dalla nostra abilità di conquistare la base di
queste organizzazioni, specialmente nei sindacati ma anche nei partiti
riformisti di massa.
Nello scritto fondativo del movimento
marxista, il Manifesto del Partito Comunista, Marx ed Engels spiegano che i
comunisti non formano partiti separati dagl’altri partiti della classe operaia:
“ Essi non hanno interessi distinti dagli
interessi del proletariato nel suo insieme. Non erigono principi particolari,
sui quali vogliono modellare il movimento proletario. I comunisti si
distinguono dagli altri partiti proletari per il fatto che da un lato, nelle
varie lotte nazionali dei proletari, essi mettono in rilievo e fanno valere
quegli interessi comuni dell’intero proletariato che sono indipendenti dalla
nazionalità; dall’altro lato per il fatto che, nei vari stadi di sviluppo che
la lotta tra proletariato e borghesia va attraversando, rappresentano sempre
l’interesse del movimento complessivo. In pratica, dunque, i comunisti sono la
parte più risoluta dei partiti operai di tutti i paesi, quella che sempre
spinge avanti; dal punto di vista della teoria, essi hanno un vantaggio sulla
restante massa del proletariato per il fatto che conoscono le condizioni,
l’andamento e i risultati generali del movimento proletario” (Marx-Engels
Manifesto del partito comunista pag. 76 Edizione Editori riuniti 1971).
Questi commenti sono ignorati dai leader del
PO, tuttavia esprimono l’essenza di ciò che separa il vero marxismo da una
caricatura settaria. I gruppi di estrema sinistra dimenticano sempre che la
gran parte dell’Internazionale Comunista si è formata in seguito a grandi
eventi, nel periodo 1917-23. In molti casi, i partiti dell’Internazionale si
formarono in seguito alla scissione dai vecchi partiti della seconda
Internazionale Addirittura, in alcuni casi, i comunisti ebbero la maggioranza
in vecchie organizzazioni, come in Francia, Germania, Bulgaria e
Cecoslovacchia.
Un atteggiamento settario verso le vecchie
organizzazioni riformiste di massa era caratteristico, non di Lenin e Trotskij,
ma dell’estrema sinistra olandese, inglese e italiana, contro le quali Lenin e
Trotskij intrapresero una lotta implacabile. Anche loro cercavano di citare gli
scritti di Lenin del periodo della Prima guerra mondiale contro di lui, non
avendo capito nulla del metodo dialettico di Lenin. Il libro di Lenin “L’estremismo-malattia
infantile del comunismo” fu scritto nei primi giorni dell’Internazionale
Comunista per rispondere agli argomenti degli “ultrasinistri” che riappaiono
sempre nei discorsi dei gruppi dell’estrema sinistra. Lenin spiega che è un
crimine dividere le avanguardie dalla massa dei lavoratori perché questa
tattica, al posto di minare la burocrazia dei sindacati finisce per
rafforzarla.
“Non lavorare all’interno dei sindacati
reazionari significa abbandonare le masse operaie arretrate o non abbastanza
evolute all’influenza dei capi reazionari, degli agenti della borghesia, della
aristocrazia operaia, o sia degli operai imborghesiti… per aiutare le “masse” e
conquistarsi la simpatia, l’adesione, il sostegno delle masse non si devono
temere le difficoltà, gli intrighi, gli insulti, le persecuzioni da parte dei
“capi” (che essendo opportunisti e socialsciovinisti, sono nella maggior parte
dei casi legati direttamente o indirettamente con la borghesia e con la
polizia), e bisogna lavorare assolutamente là dove sono le masse. Bisogna
sapere sopportare qualsiasi sacrificio, superare i maggiori ostacoli, per
svolgere una propaganda e un’agitazione sistematiche, tenaci, costanti e
pazienti, proprio nelle istituzioni, nelle legge, anche più reazionarie,
dovunque si trovino le masse proletarie o semiproletarie” (Lenin,
L’estremismo, edizione AC Editoriale 2003 pagina 62-3).
Luis Oviedo viene colpito da un attacco
apoplettico quando si menzionano le confederazioni sindacali di massa argentine
(Cta e Cgt), per non parlare della Central Obrera Boliviana (COB). Sono
“burocratiche”, non lo vedete? Eppure Lenin spiegò come i bolscevichi
condussero un lavoro clandestino addirittura nei sindacati “Zubatov”, costruiti
dalla polizia zarista per mantenere lontani i lavoratori dalle idee
rivoluzionarie. Senza saperlo, i dirigenti del PO stanno ripetendo gli
argomenti, non di Lenin e Trotskij ma dei “comunisti di sinistra” che Lenin
criticò tanto ferocemente nei primi anni dell’Internazionale Comunista. Nel
secondo congresso del Comintern Lenin e Trotskij svilupparono una lotta contro
“la malattia infantile” dell’estremismo. Il manifesto del secondo congresso
scritto da Trotskij dichiarava che:
“L’Internazionale comunista è il partito
internazionale dell’insurrezione e della dittatura del proletariato. Per essa
non esistono altri scopi né altri compiti che non siano quelli riguardanti la
classe operaia. La pretesa di piccole sette, ciascuna della quali vuole salvare
la classe operaia a modo suo, è estranea e contraria allo spirito dell’
Internazionale Comunista. Essa non possiede una panacea universale, il rimedio
infallibile per tutti i mali; essa trae lezione dall’esperienza della classe
operaia nel passato e nel presente, questa esperienza che le serve per
correggere i suoi errori e le sue carenze; essa ne trae una piano generale e
non riconosce né adotta altre formule rivoluzionarie che quelle dell’azione di
massa.” (Tesi del Secondo Congresso dell’Internazionale Comunista, edizione Savelli
1970, pagina 129).
Nello stesso documento si aggiungeva: “Combattendo
nel modo più deciso contro il riformismo dei sindacati, contro il carrierismo e
il cretinismo parlamentare, l’Internazionale Comunista non tralascia di
condannare il fanatismo di coloro che invitano i proletari ad abbandonare le
file delle organizzazioni sindacali che contano milioni di iscritti e a voltare
le spalle alle istituzioni parlamentari e municipali. I comunisti non si
staccano in nessun modo dalle masse ingannate e vendute dai riformisti e dai
patriottardi ma accettano la lotta con loro, nel seno stesso delle
organizzazioni di massa e delle istituzioni create dalla società borghese, in
modo da poterle rovesciare celermente, a colpo sicuro” (Ibidem, pagina
130).
Il metodo di Trotskij, come quello di Marx e
Lenin, era una combinazione di due elementi: una difesa implacabile di idee e
principi e un approccio estremamente flessibile verso la tattica e le questioni
organizzative. Questo è riassunto nella “Lettera aperta per la Quarta
Internazionale”, scritta nella primavera del 1935:
“Ogni tentativo di descrivere un unico
andamento per tutti i paesi sarebbe fatale. Basandosi sulle condizioni
nazionali, sul livello di decomposizione delle vecchie organizzazioni della
classe operaia e sullo stato delle loro effettive forze, i marxisti (i
socialisti rivoluzionari, gli internazionalisti, i bolscevico-leninisti)
possono portar avanti il loro lavoro, sia come un organizzazione indipendente,
sia come una frazione interna ai vecchi partiti e sindacati. Sicuramente, non
importa quale sia il momento o il luogo, questo lavoro di frazione rappresenta
solo uno stadio nella creazione di nuovi partiti della Quarta Internazionale-
partiti che possono essere formati o mediante il raggruppamento degli elementi
rivoluzionari delle vecchie organizzazioni, o attraverso un organizzazione
indipendente. Ma qualsiasi sia la situazione in cui agiscono o i metodi da loro
utilizzati, questi partiti hanno come parole d’ordine dei chiari principi
rivoluzionari. Non giocano a nascondino con la classe operaia, non celano i
loro scopi, non sostituiscono la lotta aperta con la diplomazia e le manovre. I
marxisti, in ogni momento e in tutte le condizioni non nascondono mai ciò che
sono.”
Chiunque penserebbe che queste righe siano
abbastanza chiare. Non esiste un “Ricettario” del rivoluzionario che ci possa
fornire una ricetta, sempre valida, per lavorare in tutti i paesi. Ciò che è
chiaro è che il partito rivoluzionario nasce sempre come un embrione e che per
superare il suo isolamento dalle masse, non solo è lecito, ma obbligatorio per
i rivoluzionari sviluppare tattiche flessibili per penetrare nelle
organizzazioni di massa della classe operaia, a condizione che mantenga
comunque una posizione ferma su tutte le questioni di principio.
La tendenza alla quale io ho l’onore di
appartenere mantiene, da decenni, una posizione coerente su alcuni principi
fondamentali, difendendo gli insegnamenti del marxismo e combattendo per la
rivoluzione socialista, a livello nazionale e internazionale. Comunque, non
basta solo avere delle idee corrette, ma è necessario sapere come esprimere
tali idee affinché esse abbiano un forte riscontro nella classe operaia. Tutti
i settari si trovano in forte difficoltà quando si tratta di passare dal primo
al secondo stadio. Per separare le masse dai vecchi dirigenti riformisti è
necessario condurre un lavoro serio e sistematico nelle organizzazioni di
massa, cominciando soprattutto dai sindacati. Nel suo articolo : “Settarismo,
Centrismo e la Quarta Internazionale” Trotskij caratterizza il settarismo
come segue:
“Il punto di vista dei settari sulla società
è quello di una grande scuola dove loro sono gli insegnanti. Nella loro
opinione, la classe operaia dovrebbe lasciar perdere le questioni meno
importanti, e riunirsi ordinatamente intorno a loro. In questo modo il compito
di costruzione del partito sarebbe risolto.”
Malgrado nomini Marx in ogni frase il
settario è la negazione assoluta del materialismo dialettico il quale prende
l’esperienza come punto di partenza e ritorna sempre all’esperienza. Il
settario non capisce l’azione e la reazione dialettica tra un programma bell’e
fatto e la lotta viva (cioè imperfetta, incompiuta) delle masse… il settarismo
è contrario alla dialettica (non a parole ma nei fatti) perché volge le spalle
allo sviluppo reale della classe operaia” (Trotskij, Scritti 1935-36, pagina
153 dell’edizione inglese).
Queste parole esprimono perfettamente
l’essenza del settarismo, e le ritroviamo in ogni parola dell’articolo di
Oviedo. L’intero atteggiamento di Oviedo verso la COB è indicativo del
comportamento arrogante e settario che allontana i lavoratori e porta le
correnti rivoluzionarie ad isolarsi dalle masse. È la ragione per cui i gruppi
di estrema sinistra sono condannati alla sterilità. Queste conclusioni si
possono applicare anche in quei casi, come quello del PO, nei quali riescono a
costruire un gruppo relativamente forte di qualche migliaia di militanti . Questo
è un successo importante, ma è solo l’inizio. In un paese come l’Argentina, un
partito di due o tre mila militanti è comunque piccolo paragonandolo alle
dimensioni della classe lavoratrice.
La questione si pone ancora più chiaramente
in Inghilterra, dove è nei sindacati che tutta la classe operaia si organizza,
e dove i principali sindacati sono affiliati con il Partito Laburista (PL). Già nel 1932
Trotskij consigliò ai suoi seguaci in Inghilterra di entrare nel Partito
Laburista. Quando il centrista Inependent Labour Party si scisse dal Partito
Laburista aveva un seguito di centomila lavoratori, che sono molti di più di
quanti ne abbia attualmente il PO. Quale fu il consiglio che “il Vecchio”
(soprannome di Trotskij ndr.) diede loro? I consigli di Trotskij furono
principalmente tre: a) sviluppare un’autentica politica marxista, b) volgere le
spalle agli stalinisti e orientarsi ai sindacati e al Partito Laburista e c) di
entrare nella Quarta Internazionale.
Anche se l’ILP aveva una base considerevole
fra i lavoratori più avanzati, Trotskij insistette sul loro lavoro nell’PL, che
aveva l’appoggio di milioni di lavoratori. Liberando il campo dalle scuse dei
leader dell’ILP- che non esisteva una vera sinistra nel PL, che sarebbero stati
espulsi, e ancora tante altre- continuò ad insistere fortemente affinché ritornassero
a lavorare nel PL:
“La politica dell’opposizione nel Partito
Laburista è cattiva in maniera indicibile. Ma ciò sottolinea ancora di più la
necessità di contrapporre ad essa una corretta politica marxista. Non è facile?
Chiaro che non è facile! Ma bisogna riuscire a nascondere la propria attività
al controllo poliziesco di Sir Walter Citrine e dei suoi agenti fino a quando i
tempi non saranno maturi. Non è un fatto che una tendenza marxista non riesca a
cambiare la struttura e la politica del Partito Laburista? Su questo siamo
d’accordo: la burocrazia non si arrenderà. Ma i rivoluzionari, lavorando
all’interno e all’esterno del Partito, possono e devono riuscire a conquistare
la fiducia di centinaia di migliaia di lavoratori.” (Trotskij, ibid.,
pag. 142)
Nella sua polemica con i leader dell’ILP,
Trotskij li criticò per la loro rottura con il Partito Laburista sia perché
avvenuta nel momento sbagliato sia perché basata su motivazioni scorrette. Invece
di scegliere una motivazione politica comprensibile alla massa dei lavoratori
laburisti, si scissero per una questione organizzativa- l’indipendenza del
gruppo parlamentare dell’ILP:
“L’ILP si divise dal Partito Laburista
principalmente per mantenere l’indipendenza della sua frazione parlamentare. Non
vogliamo qui discutere se è stato scelto il momento più adatto per la
scissione, né se l’ILP ottenne i vantaggi sperati da quella divisione. Noi
pensiamo di no. Ma rimane il fatto che l’atteggiamento di ogni organizzazione
rivoluzionaria, in Inghilterra, verso le masse e le classi coincide con il suo
atteggiamento verso il Partito Laburista, che si basa sui sindacati. A questo
punto, la domanda se lavorare all’interno o all’esterno del Partito Laburista,
non è più una questione di principio, ma un problema di opportunità reali. In
ogni caso, senza una forte frazione nei sindacati e, conseguentemente, nel
Partito Laburista l’ILP è condannato già oggi all’impotenza.”
Continuando la nostra lezione per i bambini
più piccoli: in Inghilterra le organizzazioni di massa della classe operaia
sono i sindacati e il Partito Laburista. Siamo stati accusati di lavorare
in queste organizzazioni per una periodo “prolungato”. Di fronte a questa
accusa ci dichiariamo colpevoli! In Inghilterra, qualsiasi tendenza che si
dichiari marxista e che non lavorasse in queste organizzazioni sarebbe
condannata a non avere alcuna rilevanza. Se qualcuno dubita di questo, analizzi
la storia di quei sedicenti gruppi marxisti che volevano costruire un “partito
rivoluzionario” fantasma tra le nuvole e il cui tentativo ha finito per
assumere le connotazioni di una farsa.
Il
metodo di Trotskij si evince chiaramente dalle sue parole. In Inghilterra, dove
milioni di lavoratori sono organizzati nei sindacati e nel Partito Laburista,
anche un partito di centomila membri è poco più di una setta. Cosa dire circa
la situazione dei minuscoli gruppi alla periferia del Partito Laburista? Il SLP
(Socialist Labuor Party) è crollato ignominiosamente, nonostante sia condotto
da un militante ben noto nel movimento sindacale, il leader dei minatori Arthur
Scargill. La Socialist Alliance, condotta dall’SWP (Socialist Workers Party), è
divisa e in crisi.
Nonostante l’enorme scontento verso Blair, i
lavoratori non considerano questi gruppi come un’alternativa seria. Ricevono
una quantità di voti ridicola e perdono regolarmente la cauzione che depositano
prima delle elezioni. (Per presentarsi alle elezioni in Gran Bretagna è
necessario versare una cauzione che viene resttuita se viene raggiunto un determinato
quorum, ndt) D’altra parte c’è un forte spostamento a sinistra nei sindacati
che in maggioranza sono affiliati al Partito Laburista. La tendenza marxista
rappresentata in Inghilterra dal Socialist Appeal è stata molto attiva in
questo processo, ela storia mostra come una svolta a sinistra nei sindacati si
rifletterà nel prossimo periodo anche nel Partito Laburista.
Quale comportamento dovrebbe assumere un
marxista verso la COB e verso la sua direzione? Per l’estremista la risposta è,
come sempre, infantilmente semplice. Il loro atteggiamento verso le
organizzazioni dei lavoratori è sempre lo stesso: insistenti denunce di
tradimento, 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana, 52 settimane all’anno,
ogni anno. Il problema è così semplice! Tutto ciò che è necessario è urlare a
squarciagola che qualcuno è un traditore e che le masse dovrebbero smetterla di
seguire questi traditori e seguire invece il PO. Allora sì che tutto andrebbe
bene!
Il problema è che nonostante tutte le denunce
e le grida insistenti, le masse non seguono i gruppetti settari ma rimangono
caparbiamente fedeli alle organizzazioni di massa tradizionali. Sicuramente non
si lasceranno convincere da grida e insulti. Al contrario, questo approccio
servirà soltanto a far sì che le masse li respingano con ancora più decisione,
le guiderà ancora di più nelle braccia dei dirigenti e screditerà il
Trotskijsmo che apparirà alle masse come settario e provocatorio. Questa è
l’immagine che gli stalinisti hanno tentato di dare dei Trotskijsti per
decenni. Sfortunatamente, il comportamento dei gruppi di estrema sinistra non
ha fatto altro che confermare questa caricatura. Hanno fatto apparire
negativamente agli occhi dei lavoratori il trotskismo. Questo è un crimine per
il quale non possono essere perdonati.
I settari pseudo-marxisti non procedono sulla
base del reale movimento della classe operaia e delle sue organizzazioni. Ma,
al contrario, lavorano mediante categorie ideali, astrazioni fuori da ogni considerazione
di tempo e luogo. Hanno il pregiudizio che i leader dei sindacati sono incapaci
di condurre le lotte della classe lavoratrice. Più in generale, la loro idea è
che una lotta può vincere solo se possiede prospettive rivoluzionarie, e
ovviamente gli attuali dirigenti non hanno questo approccio. Questi ultimi,
anche nel caso migliore, finiranno per stringere compromessi insoddisfacenti
anche quando vogliono onestamente portare avanti la lotta, cosa che non capita
spesso.
Sì, tutto ciò è vero, e infatti è l’ABC del
marxista. Ma anche l’ala più di destra di un sindacato, sotto la pressione dei
lavoratori, può iniziare a cambiare e andare al di là di ciò che essa stessa si
aspettava. È necessario analizzare il movimento correttamente, seguendolo attraverso
tutti i suoi stadi e senza fermarsi a classificazioni ideali e a categorie
preconcette. Ogni volta che i dirigenti sindacali fanno un passo in avanti, è
necessario aumentare la pressione affinché ne facciano altri. Come Marx ed
Engels spiegarono, i marxisti devono essere in prima fila tra coloro che
lottano per il miglioramento delle condizioni della classe operaia, e allo
stesso tempo spiegare pazientemente ai lavoratori la necessità di un
cambiamento rivoluzionario della società. Questo è il compito dei marxisti nei
sindacati. È un compito che richiede una giusta combinazione di fermezza, sulle
questioni basilari, e flessibilità, nella scelta della tattica d’azione. Senza
l’una o l’altra non andremo da nessuna parte.
Esponendo le sue basilari (e false) teorie
sulla nostra “dissoluzione” nelle organizzazioni di massa, Luis Oviedo continua
ad informare male i suoi lettori. “In Bolivia- e non poteva essere
altrimenti- loro (la nostra tendenza N.d.R) sono ferventi difensori
della burocrazia della COB” . Siccome, Luis Oviedo o non ha letto i nostri
articoli, o non aveva la reale intenzione di informare i suoi lettori sulle
nostre posizioni, questo travisamento “non poteva essere altrimenti.”
Ma, un momento! “C’è di più” sussurra Luis
con la voce misteriosa di chi sta per svelare una cospirazione terribile. Quale
sarà questa congiura? Luis spiega:
“Riferendosi al nuovo governo, Woods
scrive che: ‘c’è una profonda corrente di diffidenza e di irritazione fra le
masse che si riflette nell’intransigenza dei loro leader naturali ’. Sulla
supposta ‘intransigenza’ della COB, o della Federazione Contadina di Quispe, o
del MAS di Evo Morales, è sufficiente menzionare che essi hanno sospeso ogni
lotta e che hanno stretto una tregua con il nuovo governo. Ma la cosa che più
importante è il rispetto reverenziale che Woods ha verso la burocrazia, che
classifica come ‘direzione naturale’ del movimento. Questa è senza dubbio una
nuova categoria. I dirigenti chesi trovano alla testa di una classe in un
determinato momento della storia non sono una conseguenza di natura ma
piuttosto il risultato della lotta politica che nasce tra le diverse tendenze
all’interno di quella classe che include gli agenti delle classi nemiche, come
la burocrazia). Classificando Quispe e Morales quali ‘leader naturali’ dei
contadini e dei lavoratori, Woods dichiara in anticipo di sottrarsi dalla lotta
per una leadership alternativa rivoluzionaria nelle organizzazioni di massa”.
[nota: Quispe è un leader dei contadini, e
Morales è il politico riformista a capo del MAS, che è il partito votato da
lavoratori e contadini e che in pratica occupa il posto di partito riformista
dei lavoratori.]
Innanzitutto, quando Oviedo riporta la frase: ‘i leader naturali della
classe operaia’, cita erroneamente ciò che scrivemmo. Quello che realmente dice
il nostro articolo è:
“ A un livello
inferiore rispetto ai leader della COB c’è uno spesso strato di coloro che si
possono a pieno titolo considerare i leader naturali della classe operaia; quei
leader locali che hanno conquistato la fiducia dei contadini e dei lavoratori
tramite l’onestà, il coraggio e la militanza. Loro avranno un ruolo cruciale
nella rivoluzione. Sono molto vicini alle masse e ne riflettono lo spirito
rivoluzionario. Se fossero uniti in un partito rivoluzionario il futuro della
rivoluzione sarebbe garantito” ( Bolivia la chiave per la rivoluzione
andina - FalceMartello n° 171 * 12-11-2003)
Non è chiaro come discorso? Non ci stiamo
riferendo ai leader della COB, o a Quispe o a Solares, ma a quello strato di
attivisti operai al di sotto dello strato dirigente della COB.
Anche quando scrive dei leader della COB,
Oviedo mostra chiaramente di non aver capito nulla. Infatti sostiene che noi
vogliamo dare un “appoggio incondizionato ai leader della COB”. E per
Luis Oviedo, i leader della COB sono la stessa cosa di Quispe o Morales -
costituiscono un unico blocco reazionario. Questo è un atteggiamento
tipicamente settario. Non considera alcun elemento concreto dell’equazione e
considera tutti alla stessa stregua. Grazie a questo atteggiamento è più facile
per il PO mostrarsi come l’unica direzione. Tutto ciò che è necessario è che il
PO sia proclamato come tale. Dopo di ché i lavoratori abbandoneranno gli
attuali leader e seguiranno il Po, e tutto andrà bene.
Il metodo è semplice: noi denunciamo
semplicemente i leader esistenti in quanto traditori e ci poniamo direttamente
come l’alternativa, facendo appello alle masse affinché si uniscano a noi. Problema
risolto! Oppure no? Se per costruire il partito rivoluzionario, bastasse
semplicemente proclamarlo, allora ogni piccolo settario sarebbe potuto
diventare grande quanto Marx, Lenin o Trotskij messi assieme. Sfortunatamente
non funziona così.
È necessario osservare il continuo sviluppo
delle lotte della classe operaia e non parlare per grandi categorie. Chiaramente
il ruolo, in generale, dei riformisti e dei leader dei sindacati è quello di
tenere sotto controllo le masse. Ma non è sufficiente parlare “in generale” del
movimento dei lavoratori e della sua leadership, è necessario prendere in
considerazione caso per caso le condizioni in cui ci si trova. Le
organizzazioni di massa, specialmente i sindacati sono sotto la pressione della
classe operaia. Nei momenti in cui si acutizza la lotta, i sindacati possono
essere spinti verso l’opposizione e andare anche al di là di quanto i dirigenti
si aspettavano.
I marxisti in Bolivia sarebbero stati condannati
all’impotenza se non fossero stati capaci di condurre un lavoro serio nella
COB e di conquistarsi la fiducia della massa. Per questo, è necessario adottare
un atteggiamento paziente e amichevole, come faceva Lenin nel 1917 quando
consigliò ai bolscevichi di “spiegare pazientemente” ai lavoratori russi che,
nella loro schiacciante maggioranza, continuava a seguire i menscevichi e i
leader dei socialisti rivoluzionari (SR) nei soviet e nei sindacati. È poco
utile pensare che la strada per ottenere l’appoggio dei lavoratori sia quella
di urlare al “tradimento” dalle retrovie. Questo tipo di comportamento è anche
peggio quando i leader dei sindacati sono coinvolti nella lotta.
In questo particolare caso, i leader della
COB, pur con tutte le loro colpe o deficienze, hanno convocato uno sciopero
generale. Solares ha addirittura incitato a formare le milizie dei
lavoratori, in un intervista rilasciata dopo essere stato eletto segretario
della COB, disse: “La mia prima dichiarazione è un appello a tutti i
lavoratori e le masse boliviane ad unirsi, organizzarsi e lottare fino alla
liquidazione del modello neo-liberale e all’abbattimento del sistema
capitalista, e sostituirlo con un governo di contadini e lavoratori assieme con
tutti gli oppressi e le classi sfruttate”. (El Deber, 18 Agosto 2003) Dopo
l’insurrezione di ottobre, Solares affermò: “speriamo che presto avremo un
governo di lavoratori e contadini basato su un programma socialista.” (La
Razon, 3 novembre)
Dirà Luis Oviedo: ma queste sono solo parole!
Si, sicuramente, ma come verranno viste queste parole dai lavoratori e dai
contadini? Diranno “È proprio quello che vogliamo!” E cosa replicherà Luis
Oviedo? “ Non credete ai leader della COB! Sono dei bugiardi! Non hanno
intenzione di fare la rivoluzione! Vi tradiranno!” e come risponderanno i
lavoratori boliviani? Diranno: “Ma cosa state dicendo? I nostri dirigenti hanno
convocato lo sciopero generale. Sono contrari al regime di sfruttamento
capitalistico. E voi siete solo degli scissionisti e dei provocatori.”
Dopo i recenti eventi, l’autorità dei dirigenti
della COB verso la massa dei lavoratori e dei contadini poveri sarà maggiore. Ciò
è piuttosto chiaro. Il nostro compito è di arrivare a questi lavoratori e
contadini. Come dobbiamo farlo? Certamente non insultando e denunciando la
direzione, visto che questi ultimi stanno rispondendo alle pressioni delle
masse e guidando le lotte. Ciò che dobbiamo dire è: “Tutto ciò che è già stato
fatto è ottimo, ma dobbiamo andare oltre! Il vostro movimento ha mostrato la
forza della classe operaia quando lotta per cambiare la società. Ma il nostro
lavoro non è finito. L’oligarchia è ancora al potere. Dobbiamo organizzare un
altro sciopero generale ed estendere la mobilitazione a tuttoil paese. Ai
leader della COB diciamo che ciò che ci serve è l’azione non le parole. Devono
fare ciò che promettono!” questo è l’unico modo di porsi di fronte al problema
ed è ciò che facciamo nel nostro articolo. Solo un cieco settario incapace di
pensare può dire il contrario.
“ In Bolivia - continua Oviedo - loro
difendono in maniera fervente la burocrazia della COB”
Non c’è nulla di vero in questa affermazione.
Su cosa si basa? Luis Oviedo si basa su frasi isolate: “La loro analisi di ciò
che è successo in Bolivia (“La chiave della rivoluzione Andina” di Alan Woods e
Jorge Martìn - FalceMartello n° 171) dà un appoggio incondizionato alla COB”
Cosa vuole dire con ciò?
“La direzione della COB ha mostrato un
gran coraggio e determinazione nello sciopero generale(…)I dirigenti della COB
hanno giocato un ruolo molto positivo. Hanno dimostrato una grande integrità
personale e coraggio nella lotta contro Lozada.” ( La chiave della
rivoluzione Andina” di Alan Woods e Jorge Martìn - FalceMartello n° 171 *
12-11-2003)
E conclude trionfalmente “Non sarebbe
possibile trovare difensori così accaniti di Jaime Solares nemmeno tra la
burocrazia della COB”. Oviedo si sente in imbarazzo nel dire menzogne e
quindi è costretto a coprirsi le spalle con le seguente frase: “ma per
nascondere ciò Alan Woods aggiunge “Ma c’è bisogno di un piano, una strategia e
una politica chiara. Era necessario avere una prospettiva per la presa del
potere”. Cioè consiglia una “presa del potere” dopo aver lasciato passare il
momento giusto per la lotta per il potere, l’insurrezione dello scorso 17
Ottobre”
Luis Oviedo dice ai militanti del PO solo una parte della nostra posizione,
quella piccola parte che considera a lui più conveniente. Per convenienza si
dimentica di citare quanto segue:
“La direzione della COB ha mostrato un gran coraggio e determinazione
nello sciopero generale. Ma c’è bisogno di un piano, una strategia e una
politica chiara. Era necessario avere una prospettiva per la presa del potere.
Il segretario generale della COB, Solares, ha visitato il nuovo presidente.
Apparentemente, ha adottato la posizione dell’appoggio condizionato, che
significa, l’appoggeremo nella misura in cui lotterà contro la corruzione,
creerà lavoro, darà salari decenti, ecc. Questo è un errore. Il governo
borghese di Mesa sarà corrotto come quello di Lozada. Non può dare lavoro e
salari decenti perché le sue mani sono legate al Fmi e alla Banca Mondiale.
Chiedere a questo governo di difendere gli interessi dei lavoratori e dei
contadini è come voler mungere latte da un toro.
Dicono che il nuovo presidente ha mostrato interesse per i punti illustrati
da Solares e che le porte del palazzo presidenziale sono aperte per i dirigenti
della COB. Ma è come se “il ragno invitasse la mosca a entrare nella sua casa”.
Oggi il presidente mostra interesse (come può non essere interessato a chi ha
appena rovesciato il suo predecessore?) ma domani mostrerà i denti. L’idea per
cui tutto dipende dalla “buona volontà” è completamente sbagliata. Quello che
conta non è la buona o cattiva volontà degli individui, ma gli interessi di
classe. E gli interessi dei lavoratori e dei contadini boliviani non sono
compatibili con gli interessi dell’oligarchia e dell’imperialismo .Prima si
capisce questo meglio è. Il motivo della “ragionevolezza” di Mesa non è
difficile da capire. La borghesia viene da una sconfitta seria. Non può usare
la forza ed è costretta ad una ritirata tattica. E’ obbligata a sembrare
conciliatrice, a fare promesse, con la speranza di pacificare le masse, fino al
momento in cui per lei sarà possibile passare al contrattacco.”(Op. cit.)
Adesso, compagno Luis,
cerchiamo di essere seri per un momento. Queste parole ti sembrano da “ferventi
difensori della burocrazia della COB” ?
La nostra tendenza ha rivendicato
costantemente la prospettiva di una presa del potere da parte dei lavoratori
in Bolivia. La nostra posizione è questa e Oviedo è costretto, suo malgrado, ad
ammetterlo. Nell’articolo che lui cita parzialmente non solo rivendichiamo
la prospettiva del potere ma indichiamo anche come raggiungerlo concretamente.
Ma Oviedo continua nelle sue distorsioni quando cita, come al solito fuori
contesto, la frase. “I lavoratori(…) sono riusciti a rovesciare il
presidente, ma gli è scappato il potere tra le dita.” Questo porta Oviedo
ad esplodere di rabbia:
“Quelli che hanno permesso a Mesa di arrivare
al governo non sono stati i lavoratori ma le loro direzioni, tra cui la
burocrazia della COB, che hanno contrattato il cambio del presidente con la
Chiesa, i partiti di regime, la borghesia e la diplomazia brasiliana e
argentina. Per coprire la politica della burocrazia della COB, il Socialist
Appeal da la responsabilità alle masse” (enfasi nostra). Qui
entriamo del regno del puro surrealismo. E vero che noi diamo la colpa ai
lavoratori per non avere preso il potere? No, è una falsità, e Luis Oviedo
lo sa molto bene. Ma permetteteci di ritornare sulla posizione di Lenin nel
1917… In una della discussioni della Conferenza di Aprile, Lenin parlò della
rivoluzione di Febbraio e chiese perché i lavoratori non avessero preso il
potere in quel momento: “ Perché non presero il potere? Il compagno Stelkov
dice per questa o per quella ragione. Questo non ha senso. La questione è che
il proletariato non è organizzato e non ha sufficiente coscienza di classe. E’
meglio ammetterlo: la forza materiale è nelle mani del proletariato ma la
borghesia è preparata e ha coscienza di classe. Questa è una cosa terribile ma
dobbiamo ammetterlo in modo franco e aperto e dobbiamo spiegare al popolo che
non ha preso il potere perché era disorganizzato e non era sufficientemente
cosciente.” (Lenin “lettere sulla tattica” Opere complete , vol.36 pag. 437
edizione inglese)
Questo significa che
Lenin stava incolpando i lavoratori del non aver preso il potere? Tale
conclusione sarebbe una distorsione mostruosa- come la distorsione del
nostro articolo perpetrata da Luis Oviedo. Queste linee guida, di Lenin,
sono applicabili anche al processo rivoluzionario in Bolivia. Chiunque leggesse
il nostro articolo non potrebbe giungere alla conclusione che noi biasimiamo le
masse per ciò che sta succedendo, non più di quanto Lenin biasimasse i
lavoratori Russi per l’aborto del dualismo di potere. Ma ciò che noi vediamo è
l’onestà senza paura con la quale Lenin si avvicinò alla classe operaia. Lui
chiamava sempre le cose con il loro giusto nome.
Vogliamo essere buoni. Probabilmente queste
distorsioni non sono intenzionali. Forse Luis ha bisogno di un paio di occhiali
nuovi, o forse è solo incapace di comprendere ciò che legge. Ma in ogni caso,
invitiamo ogni membro del PO a leggere ciò che scrivemmo e trarne le proprie
conclusioni. Nello stesso tempo, ci sia permesso di citare uno degli
innumerevoli passaggi che dimostra ciò che sto dicendo, e ciò che la vista
difettosa o le difficoltà di comprensione, non hanno fatto vedere a Luis
Oviedo:
“La magnifica classe operaia boliviana si è posta alla testa
della nazione come leader e portavoce dei contadini, degli indigeni e altri
settori sfruttati e oppressi della popolazione. Questo è il fatto più
importante ed è fondamentale per l’esito della rivoluzione boliviana” (Op.
cit.)
L’intero contenuto e il tono dell’articolo
sono impregnati di fiducia nei lavoratori e il suo messaggio principale è che
la classe lavoratrice boliviana può e deve prendere il potere, e per far ciò è
indispensabile un partito rivoluzionario con una guida rivoluzionaria. Diciamo chiaramente
che tale direzione non c’è e che, se per il momento si è persa l’occasione, è
solo per una questione di leadership. La classe operaia non può arrivare
immediatamente a conclusioni rivoluzionarie. Le masse imparano solo attraverso
l’esperienza, e devono passare prima attraverso una serie di esperienze
dolorose prima di unirsi ad una tendenza rivoluzionaria. Questo è ciò che è
successo nel 1917, e questo è ciò che accadrà in Bolivia. È abbastanza logico
che i lavoratori boliviani e i contadini credano alle loro organizzazioni
tradizionali e alla loro direzione. Tenteranno di seguire queste organizzazioni
e la loro guida per molte volte nell’azione, prima di cercare un’alternativa. E
quando lo faranno cercheranno prima di trasformare quelle che già esistono.
In questo momento i lavoratori seguono i
leader della COB e i contadini gente come Quispe. Felipe Quispe ha dato al
governo un ultimatum di 90 giorni per rispondere alle richieste dei contadini,
dopo i quali avrebbe “organizzato una insurrezione per prendere il potere”
(bolpress.com, 18 Ottobre). Ha anche dichiarato in un intervista che il loro
obbiettivo finale era “per la maggioranza della popolazione, indios e nativi,
prendere il potere e governare assieme alla classe operaia” (La Razon, 11
Novembre). Aveva anche richiesto le elezioni anticipate. Quispe manterrà queste
sue promesse? Non lo sappiamo. Ma sappiamo che queste richieste sono corrette e
riflettono le pressioni dei contadini poveri . Come dovremmo comportarci verso
tutto ciò? Dire ai contadini che Quispe è un traditore e che non c’è differenza
fra lui e Mesa? Questo è ciò che probabilmente direbbe il PO. Difficilmente
questa sarà la via per arrivare ai contadini che hanno delle forti illusioni
verso Quispe.
Naturalmente si potrebbe anche dire che non c’è differenza tra
riformisti e burocrazia, e in un certo senso questo è vero. Allo stesso modo,
si può dire che non c’è una differenza fondamentale fra riformismo di sinistra
e di destra. In generale, il tradimento è connesso a tutti i generi di
riformismo. Ma una tale generalizzazione non ci aiuterebbe a capire la
situazione attuale del movimento dei lavoratori o ad intervenire in esso. Sono
frasi astratte che mancano di concretezza e la verità, come ripetevano spesso
Hegel e Lenin, è sempre concreta.
I riformisti- anche quelli più sinceramente
di sinistra- hanno la tendenza a tradire perché accettano il capitalismo, e
perché, in fondo, la loro paura delle masse è più grande del loro odio verso la
classe dominante. Questo è vero, in generale. Ma questo non esclude la
possibilità che in un certo momento la pressione delle masse possano portare un
riformista ad assumere una posizione radicale o semi-rivoluzionaria.
Prendiamo ad esempio il caso di Largo
Caballero in Spagna, il leader sindacale socialista che partecipò al governo
del dittatore Primo Rivera nel 1920. Qualche tempo dopo, sotto la pressione
della classe lavoratrice, Caballero si spostò molto a sinistra e parlava
addirittura della necessità della dittatura del proletariato, era noto come il
Lenin spagnolo. Nell’ottobre del 1934 arrivò a chiedere uno sciopero generale
che portò alla Comune Asturiana. Sicuramente Caballero non era un Marxista ma
un centrista, che vacillava fra il riformismo di sinistra e il marxismo. Ma il
centrismo è un inevitabile stadio intermedio, quando le masse si spostano dal
riformismo verso posizioni rivoluzionarie. Come i rivoluzionari si pongono
verso questo movimento è una questione di importanza decisiva, come Trotskij
spiegò molte volte.
Un caso ancora più evidente è quello dei
Giovani Socialisti Spagnoli, che, dopo l’esperienza della Comune, si mossero
verso posizioni rivoluzionarie. Sostennero la rottura con la socialdemocrazia e
con lo stalinismo e si dichiararono pubblicamente a favore di una nuova
Internazionale (la Quarta). Ma Andreas Nin e i cosiddetti trotskisti spagnoli
adottarono una posizione settaria verso i Giovani Socialisti, e questa
opportunità fu persa. Come risultato, gli stalinisti presero possesso dei
Giovani Socialisti e trovarono così un appoggio di massa. Questo condusse
direttamente al fallimento la rivoluzione spagnola. Trotskij ruppe tutte le
relazioni con Nin descrivendo le sue azioni come un tradimento. Cosa direbbe
sul PO che ripete gli stessi errori settari di Nin?
Sviluppi simili sono attualmente possibili. La
crisi del capitalismo coincide con la crisi del riformismo, e i riformisti
senza riforme perdono il proprio senso. Potremo vedere la nascita o di correnti
riformiste di sinistra con una base di massa e addirittura di correnti
centriste. Come ci dobbiamo porre verso questa situazione? Il comportamento del
PO oramai si può facilmente prevedere. Ma cosa diceva Trotskij a coloro che lo
seguivano nel 1930? Trotskij, che comprendeva bene sia le organizzazioni di
massa che la psicologia dei lavoratori, raccomandava ai trotskisti di adottare
un atteggiamento paziente, amichevole e positivo, come si può vedere dalla
lettera a Cannon su “Come lavorare nel Partito Socialista (SP)” quando dice:
“Per quanto riguarda l’atteggiamento verso la
direzione centrista, è molto importante far attenzione a questo: che le
critiche non si perdano su questioni poco importanti, bisogna sceglierle con
molta attenzione per non trattare argomenti che possano solo irritare i
Socialisti che ci seguono. C’è un certo pericolo che i nostri compagni
reagiscano con scherno e derisione verso la superficialità dei centristi. Questo
potrebbe creare un’atmosfera sfavorevole nei nostri confronti fin dall’inizio. Per
chi non ha il necessario livello politico è difficile elevarsi fino al nostro
livello di critica, e l’ironia (anche rivolta a chi se la merita) può avere un
effetto esasperante, di disturbo e far nascere sospetti. Questo dà
l’opportunità ai leader centristi di rivolgere questi sentimenti contro di noi.
Perciò è indispensabile utilizzare la più grande pazienza, e un tono pacato e
amichevole.”(Trotskij , Scritti 1935-36, pag.268 edizione inglese)
Dalla stessa lettera, si può chiaramente
comprendere come Trotskij non approvasse il comportamento adottato dai
Trotskisti Francesi nel lavoro nel SP: “ In Francia sono state spese fin troppe
energie nella critica puramente “fraseologica” dei leader, e troppe poche per
un lavoro molto più in profondità fra la base, specialmente fra i giovani” (Op.
cit. pag. 267)
Tutte queste critiche sono adatte ai leader del PO e di tutte le
organizzazioni di estrema sinistra. Non hanno capito nulla di ciò che Lenin e
Trotskij hanno scritto. A Luis Oviedo non piace il nostro articolo. Perché non
gli piace? Perché critica la direzione della COB in un modo costruttivo. In un
modo che può avere effettivamente un riscontro fra le masse. Non li chiama
semplicemente traditori o informa le masse che i leader sono la stessa cosa
della borghesia! Dice ai dirigenti: ciò che avete fatto è molto buono, ma ora
dovete prendere il potere! Questo è ciò che dice, adotta lo stesso metodo usato
da Lenin nel 1917, lo stesso metodo che Trotskij esortò ad utilizzare in
Francia.
“Una categoria nuova?”
Nel paragrafo “Il problema della direzione” abbiamo scritto:
“La rivoluzione boliviana sembra avere un carattere totalmente
spontaneo. Ma questo non corrisponde completamente alla realtà. In primo luogo,
non è caduta come un fulmine a cielo sereno, ha le sue premesse nel periodo
anteriore. In secondo luogo, è diretta dai dirigenti naturali della classe
operaia, i militanti con più coscienza di classe della COB. In terzo luogo,
questi militanti non sono caduti dalle nuvole, sono stati educati dalle idee in
voga nel movimento operaio e sindacale boliviano per decenni, le idee del
trotskismo.
In Russia prima del 1917, decine di migliaia di attivisti operai erano
stati formati per decenni dalle idee bolsceviche. In Bolivia queste idee e
programmi del trotskismo sono familiari da molto tempo agli attivisti del
movimento operaio. Le Tesi di Pulacayo del 1946, adottate dalla federazione dei
minatori, non sono altra cosa che il Programma di Transizione di Trotskij
applicato alle condizioni concrete della Bolivia. Il punto fondamentale è la
necessità per i lavoratori di prendere il potere in alleanza con i contadini
per incamminarsi verso il socialismo”.(Op. cit.)
Luis Oviedo si fa una risata con la frase “leader naturali della classe
operaia” (“E’ una nuova categoria”). Ma la sua ironia è totalmente
ingiustificata. Dimostra che non ha la minima idea di come si sviluppa la
classe lavoratrice né delle relazioni dialettiche nella classe, il partito e la
direzione. Questo è stato spiegato molte volte da Trotskij, magistralmente
nella storia della Rivoluzione Russa. Ovviamente i gruppi settari non lo hanno
mai capito, come non hanno mai capito nient’altro.
Chi ha guidato la rivoluzione russa di Febbraio? Il Partito Bolscevico? No.
Il partito Bolscevico allora aveva circa 8mila membri in un paese di 150
milioni di abitanti. Il movimento nelle fabbriche e nelle caserme era diretto
precisamente dai leader naturali del proletariato, dei quali il nostro
amico Luis parla con tanto disprezzo. Questi leader sono sempre tra i
lavoratori e si distinguono in ogni sciopero. Sono quel settore di proletari
militanti, con coscienza di classe che sono conosciuti e rispettati dai loro
compagni. Alcuni di loro sono organizzati in partiti politici, molti altri no e
cominciano ad organizzarsi solo nel corso della lotta. Conquistare questo
settore della classe è il compito decisivo del partito rivoluzionario. Ma
questo non si può mai conseguire con un approccio di arroganza che si presenta
davanti ai lavoratori con un ultimatum che è, purtroppo, il metodo abituale
della direzione del PO.
In Russia, un piccolo numero di questi attivisti operai era membro del
Partito Bolscevico nel mese di febbraio e un numero molto superiore era stato
influenzato dalle idee e dalla propaganda bolscevica per più di un decennio.
Però all’inizio della rivoluzione la stragrande maggioranza dei lavoratori e
dei soldati non appoggiava i bolscevichi ma i menscevichi e i socialisti
rivoluzionari. Possiamo vedere un processo simile in ogni rivoluzione. Le masse
cercano sempre di tentare la linea di minor resistenza. Si uniscono ai
dirigenti più conosciuti e ai partiti con un apparato forte. Questa è una legge
che si è ripetuto più volte.
Lenin sapeva bene che i bolscevichi erano una piccola minoranza e che il
compito del momento era conquistare la fiducia della massa dei lavoratori e dei
soldati che appoggiavano i dirigenti riformisti. Capiva la necessità di una
tattica paziente e flessibile. Il suo consiglio ai bolscevichi era “spiegare
pazientemente”. Questo è ciò che i dirigenti del PO sono organicamente incapaci
di capire, ed è ciò che in ultima analisi le condannerà all’impotenza.
Il significato dello slogan di Lenin
È strano che i dirigenti del PO, che hanno letto appena la Rivoluzione
Russa, abbiano ricordato l’Assemblea Costituente essendosi dimenticato completamente
un’altra rivendicazione dei bolscevichi molto più nota: “tutto il potere ai
soviet!”. Non hanno la benché minima idea dell’autentico contenuto di questa
rivendicazione di transizione. E come al solito non comprendono il metodo di
Lenin e Trotskij.
Questa fu la rivendicazione centrale del Partito Bolscevico nel 1917. Tutti
lo sanno ma come disse Hegel, quello che è conosciuto non è necessariamente
compresso. I dirigenti del PO non hanno compreso il vero significato e la
sostanza della tattica di Lenin nel 1917. Egli portò avanti la rivendicazione
“tutto il potere ai soviet!” in un momento in cui i soviet erano sotto il
controllo dei partiti riformisti (menscevichi e socialisti rivoluzionari). Egli
sfidò i dirigenti riformisti: “perché non prendete il potere?” ripeté questo
migliaia di volte, nei comizi e in modo scritto. Disse sempre che qualora i
dirigenti menscevichi e socialisti rivoluzionari avessero deciso di prendere il
potere (cosa che avrebbero potuto fare pacificamente dopo la rivoluzione di febbraio,
nella quale il vecchio potere statale era stato distrutto) i bolscevichi
avrebbero garantito che la lotta per il potere si sarebbe limitata a una
pacifica discussione all’interno dei soviet.
Possiamo immaginare che Luis Oviedo, se fosse vissuto in quel epoca, di
fronte a tale “revisionismo” avrebbe gridato: “come si permette Lenin di porre
queste domande ai dirigenti riformisti! Come si permette di dire che il potere
dovrebbe passare a questi traditori! Ovviamente era perché Lenin non aveva fiducia
nel partito rivoluzionario né nel proletariato! Ha rinunciato a lottare per una
direzione alternativa, ed è caduto nel “codismo” verso le direzioni esistenti”.
Infatti questi argomenti furono usati da alcuni bolscevichi ultrasinistri (gli
ultrasinistri, come la povertà, ci accompagnano sempre!). Lenin alzò
semplicemente le spalle, così come abbiamo fatto noi. Abbiamo capito e stiamo
applicando il metodo di Lenin e Trotskij e non ci sentiamo minimamente
impressionati dal infantilismo dei settari, che credono di essere grandi geni
ma non comprendono nemmeno l’ABC del marxismo.
“Malgrado ciò che afferma Alan Woods”, continua Luis Oviedo, “la direzione
della COB (così come Quispe e Evo Morales) ha avuto una posizione estremamente
chiara rispetto alla questione del potere: difendeva la “soluzione
costituzionale”, cioè la sostituzione di Sanchez de Lozada con Mesa; in altre
parole, era apertamente contraria alla presa del potere da parte degli
sfruttati. Ciò dimostra che la COB ha avuto un atteggiamento che è molto
lontano dal “ruolo molto positivo” che le assegna Woods. È ovvio che per
giocare un ruolo controrivoluzionario, la direzione della COB doveva essere
alla testa dello sciopero generale…”.
Il compagno Luis ha una visione molto particolare del processo rivoluzionario
in Bolivia. Quali sono i fatti? Nei recenti avvenimenti boliviani, la COB ha
giocato un ruolo decisivo. Nemmeno il compagno Luis si permette di negare
questo. Tuttavia, i dirigenti della COB, malgrado i limiti delle loro capacità
e delle loro prospettive, si sono messi alla direzione del movimento. È
evidente che non hanno portato il movimento alla presa del potere e che perciò
si è persa una grande opportunità. Ciò dimostra quello che già sappiamo, che i
dirigenti della COB non sono marxisti rivoluzionari, e per questo nel momento
della verità non hanno saputo cosa fare.
È vero, la direzione del movimento era assolutamente inadeguata e si è
persa una straordinaria possibilità. È vero, dobbiamo lavorare per costruire
una autentica tendenza rivoluzionaria in Bolivia. Ma la prima condizione per
sviluppare questo lavoro è capire la realtà, come Lenin capì i veri rapporti di
forza in Russia nell’aprile del 1917. La verità è che la tendenza
rivoluzionaria in Bolivia è debole a causa delle politiche disastrose portate
avanti da Lora e dal POR (Partido Obrero Revolucionario, Ndr). È necessario
iniziare umilmente e dimostrare ai lavoratori boliviani, cominciando dal
settore più attivo della COB, che siamo gente seria e non settari lunatici.
Piaccia o no al compagno Oviedo (ed è chiaro che non gli piace), la
stragrande maggioranza dei lavoratori boliviani appoggiano la COB e la sua
attuale direzione. Il fatto che i dirigenti della COB abbiano convocato uno
sciopero generale indefinito e parlino della necessità di un governo dei
lavoratori e dei contadini con un programma socialista ha enormemente
accresciuto la loro autorità agli occhi dei lavoratori boliviani. Non capire
questo è un atto di estremo infantilismo.
Perciò, per rivolgersi ai lavoratori boliviani non solo è necessario
portare avanti una politica corretta ma è necessario farlo in modo da avere un
eco tra I lavoratori, non di allontanarli. Perciò diciamo agli attivisti della
COB: “quello che avete fatto fino ad ora è molto buono, ma il lavoro non è
concluso: bisogna continuare la lotta fino alla fine. È necessario prendere il
potere e rovesciare l’oligarchia”.
Ma ciò è irrilevante per il nostro amico Luis. Ha un’altra interpretazione
degli avvenimenti boliviani. Perché i dirigenti della COB si sono messi alla
testa dello sciopero generale rivoluzionario che ha sconfitto Goni? Lo hanno
fatto, dice Oviedo, solo per tradire più efficacemente I lavoratori. La
mentalità settaria dei dirigenti del PO raggiunge qui il suo massimo. Sono
incapaci di capire il modo in cui si sviluppa il movimento dei lavoratori in
Argentina in Bolivia e in ogni parte del mondo.
Tutto il potere alla COB?
I nostri articoli sulla Bolivia, in cui non vi è la minima traccia di
“codismo verso le attuali direzioni”, non sono stati scritti per compiacere
Luis Oviedo. Li abbiamo scritti rivolgendoci ai lavoratori boliviani,
specialmente al settore di attivisti organizzati nella COB. Malgrado ciò che
dice Oviedo, è necessario convincerli a continuare a lottare per soddisfare i
propri bisogni. Lo scopo dei nostri articoli (che sono stati ampliamente letti
in Bolivia) era spiegare due cose: 1) la necessità di sconfiggere il
capitalismo, 2) la necessità di fondare un partito rivoluzionario. La
principale rivendicazione era di estendere i comitati dei lavoratori (gli
embrioni di soviet) e attraverso questi prendere il potere. Questo è ciò che
abbiamo scritto, e chiunque è libero di verificarlo. Non sappiamo come fa il
compagno Oviedo a concludere che difendiamo “tutto il potere per la COB”. Questa
è una sua invenzione e non ha nessuna relazione con la verità.
“Cosa è questo!” protesta Luis “Alan Woods caldeggia una prospettiva di
potere per i burocrati della COB! E ancora peggio, dopo aver lasciato passare
il momento della lotta per il potere, l’insurrezione dello scorso 17 ottobre.
Una posizione marxista simile a questa non si mai sentita”. La realtà è che
qualora la COB avesse presso il potere dal nostro punto di vista questa sarebbe
stata una buona cosa. La rivendicazione “tutto il potere alla COB” sarebbe
stata un milione di volte migliore della rivendicazione riformista borghese
dell’Assemblea Costituente proposta insistentemente dal PO. Ci dispiace
dover informare il compagno Luis che non abbiamo mai proposto questa
rivendicazione e perciò, come tutto il resto del suo articolo, è una fantasia
frutto della sua fervida immaginazione.
Permetteteci di citare esattamente quello che abbiamo scritto nel nostro
articolo:
“La rivoluzione ha enormi riserve nella popolazione, tanto nelle città
come nelle campagne. Il boliviano ha una grande tradizione rivoluzionaria, i
quadri del movimento hanno assimilato alcuni degli elementi più importanti del
marxismo, a partire dalle Tesi di Pulacayo. Bisogna porre la questione
chiaramente e senza ambiguità: per risolvere il problema della società il
potere deve passare alla classe operaia, alla COB, alle juntas vecinales
(organi di contropotere che si sono formati nelle città. NdR) e agli altri
organi del potere operaio.” (Op. cit.)
Questo è ciò che abbiamo scritto. L’affermazione che noi proponiamo che il
potere passi nelle mani della burocrazia della COB è semplicemente una rozza
invenzione di Luis Oviedo. La questione del potere è una questione concreta e
deve essere posta in modo concreto. Partiamo dalle organizzazioni dei
lavoratori e dei contadini che esistono realmente, non dalle astrazioni. E le
organizzazioni che esistono attualmente in Bolivia che hanno guidato la lotta,
e che sono punto di riferimento per milioni di lavoratori e contadini, sono
quelle che abbiamo citato.
Al PO non piace tutto ciò. Vogliono qualcosa di nuovo. Cosa vogliono? Che I
lavoratori boliviani si dimentichino delle loro organizzazioni e accettino la
direzione del PO? Questo sarebbe molto bello, ma purtroppo non abbiamo alcun
indizio che ciò accada. Per questo siamo costretti con rammarico a seguire il
metodo di Lenin e Trotskij e proporre rivendicazioni di transizione che siano
adeguate alla situazione reale in Bolivia.
Questo è sempre stato il metodo dei grandi marxisti del passato, a partire
da Marx ed Engels. Solo combinando la fermezza dei principi con una grande
flessibilità nella tattica, Marx ed Engels conquistarono gradualmente la
maggioranza nell’Associazione Internazionale dei Lavoratori. In una lettera ad
Engels, Marx spiegava che doveva utilizzare una estrema flessibilità,
specialmente quando combatteva i pregiudizi dei sindacalisti britannici. In una
frase meravigliosamente appropriata, Marx disse che era necessario essere
“amichevoli nei toni e audaci nel contenuto”. Questo riassume l’approccio dei
marxisti quando lavorano nelle organizzazioni operaie riformiste. Tutto ciò è
molto differente dalle grida e dagli insulti dei gruppi settari che credono che
i loro argomenti siano più convincenti se sono urlati a squarciagola.
Lula, Chavez, il movimento piquetero e altre questioni…
Con un’insistenza simile a quella di uno scimpanzé che si cerca le pulci,
Luis si spinge incredibilmente lontano nella ricerca di errori nel nostro
articolo. Alla fine, gridando trionfalmente, richiama l’attenzione sul fatto
che “nella sua lunga analisi degli avvenimenti boliviani, Alan Woods non
dice neanche una parola sul ruolo giocato da Lula”.
È ovvio. Non parliamo nemmeno del ruolo giocato da Gorge Bush, da Toni
Blair, da Chavez, da Nelson Mandela, nè dal Papa. Questo può essere
deplorevole, ma come si dice, “ogni frutta ha la sua stagione”.
In altri momenti abbiamo parlato di Lula e torneremo a parlarne nel momento
giusto. Quando lo facciamo critichiamo la politica riformista di Lula, così
come la sua capitolazione alla borghesia e al FMI. Manteniamo questa posizione
da tempo come parte della nostra tendenza generale al “codismo verso le
direzioni attuali” e al “rispetto reverenziale per le direzioni burocratiche”.
Luis Oviedo tocca il fondo quando scrive: “oltre ad avere un rispetto
reverenziale per le direzioni burocratiche: sono chavisti in Venezuela,
sostenitori di Lula in Brasile, stanno con la CTA (e contro i piqueteros) in
Argentina”.
L’argomento che siamo “chavisti” è falso quanto il fatto che siamo
“sostenitori di Lula”. Siamo per la rivoluzione in Venezuela, ma abbiamo messo
in evidenza più volte i limiti della politica di Chavez. Siamo per la
rivoluzione socialista sia in Brasile che in Venezuela. Chiunque voglia leggere
il nostro sito internet vedrà chiaramente che è così. Oviedo lo ha letto, ma
sembra che non abbia capito neanche una parola di ciò che ha letto.
La questione è ancora più chiara per ciò che riguarda i piqueteros. In
tutti gli articoli che abbiamo scritto dall’inizio della Rivoluzione Argentina
abbiamo espresso il nostro appoggio senza riserve al movimento piquetero.
Questo è il motivo per cui Oviedo non riporta nemmeno una citazione che
giustifichi la sua assurda accusa che, come tutto il resto, è semplicemente
inventata. Quello che è vero è che abbiamo criticato la tattica del PO
verso il movimento piquetero. Ma questo non è essere contro il movimento
piquetero, a meno che Luis Oviedo non consideri il movimento piquetero
proprietà privata del PO.
Ogni gruppo settario vuole creare l’illusione di avere un proprio movimento
di massa. Possiamo vederlo chiaramente nel movimento piquetero. Malgrado il PO
abbia fatto un buon lavoro nella costruzione del movimento, ha avuto un ruolo
negativo rinunciando ad unire i piqueteros in una organizzazione comune.
Oggettivamente l’unità è nell’interesse dei piqueteros, le divisioni
pregiudicano i loro interessi comuni e aiutano gli interessi della classe
dominante.
L’unica ragione per cui continuano a dividersi è che i differenti gruppi
politici (non solo il PO) insistono nel mantenere il controllo sui “loro”
piqueteros. Questo atteggiamento è francamente deplorevole. Abbiamo detto
questo e continueremo a dirlo. Non capiamo come ciò possa essere interpretato
come stare “contro i piqueteros”. Quella che è veramente contro i piqueteros è
la tattica che subordina gli interessi di classe al prestigio di questa o
quella cricca.
Ovviamente, il PO non è l’unico responsabile di questa situazione. Le altre
organizzazioni si comportano nello stesso modo, questo è un approccio
burocratico e non il metodo che dovrebbe utilizzare una autentica tendenza
rivoluzionaria. Il risultato è che il movimento piquetero è in una situazione
di stallo. Questo è, in parte, il risultato di un certo stanchezza delle masse
che non vedono una via d’uscita. Ma è anche il risultato della politica e della
tattica sbagliata dei dirigenti che sono stati incapaci di proporre una
prospettiva seria ed hanno avuto tattiche e rivendicazioni scorrette. Queste
sono le stesse tattiche le stesse rivendicazioni e gli stessi metodi che ora
vogliono esportare in altri paesi dell’America Latina.
Ciò che il PO realmente ci critica
Quello contro cui il
PO realmente obietta è la critica che facciamo in un nostro articolo alla
rivendicazione dell’Assemblea Costituente. Ma Luis Oviedo non menziona
minimamente questo articolo. Perché? Forse perché esistono militanti del PO che
iniziano a domandarsi se questa rivendicazione sia sbagliata, se non sia adatta
alla situazione attuale in Argentina, per non parlare della Bolivia? Oppure può
essere dovuto al fatto che i militanti del PO stanno leggendo le nostre
pubblicazioni nel sito In Defence of Marxism (www.marxist.com) e possono vedere le nostre
critiche correte alle rivendicazioni false e pericolose del PO? Ma può anche
essere che i dirigenti del PO, che sono chiaramente incapaci di svolgere una
discussione politica onesta, stiano tentando di erigere un muro tra le loro
fila e le nostre con una campagna di menzogne e insulti.
Visto che il compagno Luis ha dimenticato di citare quello che abbiamo
scritto su questo argomento, ci permettiamo di ricordarglielo riportandolo
interamente:
“Il vecchio potere statale, dissotterrato, scosso e rifatto a nuovo con
un’azione di maquillage ha ancora il controllo della situazione. La rivoluzione
può vincere solo rovesciandolo e sostituendolo con un nuovo potere proletario.
Dopo la caduta di Lozada seguirà, in un futuro non troppo lontano, la caduta di
Mesa. La borghesia sta già cercando un candidato alternativo, che non venga da
destra bensì da sinistra.
Cosciente della propria debolezza, la borghesia tenterà di basarsi sui
dirigenti della classe operaia per riprendere il controllo della situazione.
Mesa non è il più stupido dei politici borghesi, ha partecipato a riunioni di
contadini assieme ai loro dirigenti e alla Cob. Questo fatto di per sé è un
riconoscimento tacito del vero rapporto di forza tra le classi.
Data la situazione attuale, esiste la possibilità di prendere pacificamente
il potere, o quanto meno con il minimo di violenza. Ma le vacillazioni servono
solo a dare tempo alla reazione perché possa riorganizzarsi, rendendo
inevitabile un futuro spargimento di sangue.
In questo contesto, la richiesta dell’“assemblea costituente”, difesa da
alcuni gruppi di sinistra, sta giocando un ruolo negativo e
controrivoluzionario. La borghesia rappresentata dalla sua ala più “liberale” e
“democratica” cercherà di sviare l’attenzione delle masse verso una discussione
su artifizi costituzionali, piuttosto che sulle questioni realmente importanti
come lavoro, pane e terra, questioni che verranno rinviate a un futuro
imprecisato.
Invece di concentrarsi sull’aspetto centrale del potere, svieranno
l’attenzione dei lavoratori e dei contadini su trucchi legali e demagogici. Le
risorse della rivoluzione si dissiperanno in maniera infruttuosa. Non è strano
che i partiti borghesi abbiano appoggiato entusiasticamente questa richiesta!
Si tratta di un gigantesco imbroglio. Dietro la facciata dell’“assemblea
costituente” si mobiliteranno le forze della reazione. Dietro le quinte, gli
imperialisti Usa continueranno a manovrare come fanno abitualmente.
È necessario educare le masse a credere in sé stesse, nel proprio potere di
autorganizzazione. Si deve insistere sul fatto che il parlamento è solo una
copertura senza potere reale. L’unico potere che esiste è da un lato quello dei
banchieri, latifondisti e capitalisti (il vecchio potere reazionario che deve
essere rovesciato) e dall’altro, il potere delle masse lavoratrici.
La lotta per il potere in ultima istanza si deciderà fuori dal parlamento.
Gli antagonismi nella società boliviana sono troppo profondi, le contraddizioni
troppo grandi per essere risolte dall’aritmetica parlamentare. Se perdiamo
l’iniziativa, se permettiamo che le nostre forze vacillino, se ci smobilitiamo,
le forze della reazione si riorganizzeranno dietro la facciata della
“democrazia parlamentare” aspettando il momento giusto per colpire e
schiacciare i lavoratori e i contadini.
La cosa peggiore che si possa fare in una rivoluzione è perdere tempo. Nel
corso della storia molte rivoluzioni si sono perse a causa dei dibattiti e di
discorsi interminabili, alla ricerca di fantasmi e ombre piuttosto che la
sostanza stessa del potere. Marx ha lasciato chiaro questo nel 1848-49 e Lenin
ha ripetuto frequentemente questo avvertimento nel 1917.
Non ripeteremo qui gli argomenti che già sono stati spiegati rispetto alla
rivendicazione dell’assemblea costituente in Argentina. Basti dire che questa
rivendicazione è stata presa in prestito dalla storia del Bolscevismo russo
senza comprenderne minimamente il vero contenuto. L’assemblea costituente non è
uno slogan della rivoluzione ma piuttosto di quella democratica-borghese che è
utile nella lotta contro un regime autocratico o dittatoriale (come lo zarismo
russo). Ma in Bolivia (o in Argentina) c’è un regime parlamentare borghese di
cui le masse hanno già una grande esperienza. Pertanto la rivendicazione non ha
alcuna rilevanza nella Bolivia di oggi.
Coloro che difendono l’assemblea costituente nella situazione attuale in
Bolivia hanno abbandonato il punto di vista proletario e adottano il volgare
cretinismo parlamentare piccolo-borghese.
Il cretinismo parlamentare è una malattia mortale della rivoluzione,
giocare con il parlamentarismo e le costituzioni, questo è quanto i sostenitori
dell’assemblea costituente stanno invitando a fare ai lavoratori boliviani.
Questa non è una politica seria, ma una deviazione vergognosa, un intento
frivolo di eludere la questione centrale: non si lotta per una nuova forma di
democrazia borghese, si lotta per il potere operaio!
La prima condizione è l’assoluta indipendenza delle organizzazioni operaie
dalla borghesia. Nessun patto, alleanza, coalizione o convergenza con la
cosiddetta ala progressista della borghesia boliviana.
In Bolivia già esistono elementi di potere operaio: nei sindacati, nelle
juntas vecinales, nei cabildos e altri organismi di lotta. È necessario
estendere e sviluppare questi organismi e unirli. Solo in questo modo si può
creare un’alternativa di potere pronta a guidare la nazione”.(Op. cit.)
Per concludere, per evitare che vi siano malintesi sulla nostra posizione
in Bolivia, riportiamo le rivendicazioni con cui concludiamo l’articolo:
“ Lunga vita alla rivoluzione boliviana! Nessuna fiducia
nella borghesia e nei suoi partiti! Per un governo dei lavoratori e dei
contadini! Per una Bolivia socialista all’interno degli Stati Uniti Socialisti
dell’America Latina! La nostra posizione riguardo ai compiti oggettivi della
rivoluzione in Bolivia sono quindi chiari senza alcun ombra di dubbio. Si può dire
lo stesso sulla posizione difesa dal PO?
Ancora una volta sull’Assemblea Costituente
Un calamaro, fuggendo dal nemico, spruzza una
gran quantità di inchiostro nella speranza di confonderlo e di fargli perdere
l’orientamento. Ma c’è bisogno di molto di più che un po’ di inchiostro per
farci perdere la bussola e perciò ritorneremo ancora sul problema centrale, e
cioè, sul perché nel contesto attuale lo slogan dell’Assemblea Costituente (AC)
è controrivoluzionario. Luis Oviedo ha chiaramente adottato il famoso detto di
Winston Churchill: “La miglior difesa è l’attacco”. I dirigenti del PO sono
stati colpiti dal nostro uso della parola “controrivoluzionario” in relazione
allo slogan dell’ AC in Bolivia e hanno provato a rivoltarcela contro- senza
molto successo.
Le nostre posizioni in Bolivia non sono molto
differenti dalle nostre posizioni in Argentina: noi lottiamo per la
rivoluzione socialista e il trasferimento del potere alla classe operaia
attraverso i comitati di azione (i soviet). Questi comitati esistono in
forma embrionale. È necessario costruirli, unirli, rafforzarli, ampliarli,
collegarli su base locale, regionale e nazionale, al punto che possano
costituire un alternativa al regime capitalista. Non ci sono dubbi su questo,
lo stiamo ripetendo da tanto tempo.
Le nostre posizioni sono abbastanza chiare,
nonostante i tentativi di Luis Oviedo e dei leader del PO di falsificarle e
presentarle in maniera distorta ai loro membri. Ma qual è la posizione del PO? Per
caso loro chiedono che la classe operaia assuma il potere? In teoria, si, ma in
pratica la situazione non è così chiara. Il problema consiste nello slogan che
il PO ha inventato e che ha affibbiato al movimento in Argentina e che ora
vorrebbe applicare anche al movimento Boliviano. Questo è lo slogan falso e
pericoloso dell’ Assemblea Costituente.
Questo slogan, che non nasce naturalmente dal
movimento, ma è artificialmente inserito in esso, nasce con il PO, che ha
interamente travisato la lezione della Rivoluzione Russa e del Partito
Bolscevico nel 1917-18. Ora, per ragioni di prestigio, sono incapaci di
abbandonare questo slogan infelice e tenta di presentarlo come la panacea
applicabile in ogni caso. Questo è un disastro per il movimento rivoluzionario,
specialmente in America Latina. Noi ripetiamo: nelle condizioni attuali in
America Latina, la rivendicazione dell’Assemblea Costituente è scorretto,
fuorviante e obiettivamente ha un contenuto completamente controrivoluzionario.
La posizione del PO in Bolivia, è profondamente
confusa, e l’origine della confusione è nello slogan dell’Assemblea
Costituente. Da un lato, infatti, il PO rivendica “un governo di lavoratori e
contadini per la Bolivia”. Dall’altro lato continua ad utilizzare lo slogan
dell’Assemblea Costituente, che non ha niente a che fare con i problemi posti
di fronte al movimento operaio in Bolivia. “Trinchera” è il nome del giornale
dell’Opposizione Trotskista, il gruppo del PO in Bolivia. Sul “Trinchera”
leggiamo: “ Non possiamo rimanere nel mero costituzionalismo e optare per una
soluzione “chavista”. Di fronte alla rinuncia di Goni noi, i lavoratori,
dobbiamo avere una nostra prospettiva, un’Assemblea costituente libera e
sovrana. Non decretata da alcun parlamento ma costruita sulle sue ceneri. Con
l’abolizione di ogni esercito repressivo.”
Ancora, il leader del PO, Jorge Altamira,
scrive su “Prensa Obrera”: “Per costruire una Assemblea Costituente sovrana, è
necessario che le masse sconfiggano il governo e che le loro organizzazioni
prendano il potere”. Qui possiamo leggere una serie di parole confuse poste
l’una dietro l’altra. Se le masse sono forti abbastanza da sconfiggere il
governo e le loro organizzazioni sono in grado di prendere il governo nelle
loro mani, perché dovrebbero utilizzare questo potere per convocare
un’Assemblea Costituente, che è un parlamento borghese?
La “Trinchera” dice che l’Assemblea
Costituente “non dovrebbe essere convocata da alcun parlamento ma nascere dalle
sue ceneri”, ma l’ AC stessa è un parlamento- basato su libere elezioni-
ma comunque un parlamento. In certe circostanze, questo slogan
democratico-borghese potrebbe essere appropriato e rivoluzionario. Ma non
in una situazione nella quale la classe lavoratrice è in grado di prendere il
potere e iniziare la rivoluzione socialista- la sola rivoluzione che è
concepibile in Bolivia- o in Argentina. In questa situazione, lo slogan dell’
AC è un passo indietro e non in avanti. Implica che ci sia uno stadio
intermedio prima della rivoluzione socialista, uno stadio democratico. Altro
non è che una nuova versione della vecchia teoria stalinista-menscevica dei due
stadi che ha condotto ad una sconfitta dopo l’altra.
Ma probabilmente stiamo solo spaccando il
capello in quqttro. Probabilmente i compagni del PO volevano intendere per AC una
assemblea nazionale dei consigli operai (soviet)? A questo possiamo rispondere
che per una tendenza marxista è sempre e comunque indegno utilizzare slogan
ambigui e confusi . Ma nel bel mezzo di una rivoluzione è un crimine. Se il
compagno Altamira intendeva parlare di un congresso nazionale dei soviet dei
lavoratori, perché non lo ha detto chiaramente? Perché confondere due cose non
solo differenti ma addirittura in evidente contrasto e incompatibili? Il
governo diretto dei lavoratori attraverso i soviet è sicuramente più
democratico di qualsiasi parlamento.
Il parlamento borghese- anche nella sua più
democratica espressione- è incompatibile con il ruolo dei soviet (potere
operaio). La lezione della rivoluzione tedesca del 1918 è molto chiara a
riguardo. Lasciateci ricordare che non erano né Lenin né la Luxemburg a voler
mescolare la AC con i soviet anche quando era chiaro che doveva prevalere o uno
o l’altro, ma il riformista Hilferding. Alla fine, grazie ai socialdemocratici,
il parlamento borghese liquidò le assemblee dei lavoratori- e quindi pure la
rivoluzione.
Quando abbiamo scritto che questo slogan, nel
contesto della rivoluzione Boliviana, era controrivoluzionario, che cosa
volevamo dire?
Solo questo- che in una situazione nella
quale la borghesia è minacciata dalla possibilità di perdere tutto, e nella
quale è impossibilitata a reagire immediatamente con un colpo di stato
reazionario (come nel caso della Bolivia), tenteranno di sconfiggere la
rivoluzione in qualsiasi altro modo. Punteranno a sconfiggere la rivoluzione
per via democratica. Questo è il motivo per cui è inammissibile per i marxisti
in Bolivia adottare posizioni confuse e ambigue che annacquano l’idea della
rivoluzione socialista. Simili ambiguità potrebbero distruggere la rivoluzione.
La richiesta della AC non è socialista ma è
una richiesta borghese e democratica. Sarebbe adatta in un regime semi-feudale
dove era assente una democrazia borghese, come il regime zarista Russo o la
Cina degli anni trenta. Sarebbe stato anche adatto in Argentina nel periodo
delle lotte contro la Junta militare. Ma in un paese dove già esistono le
istituzioni della borghesia democratica, ed esistono da un po’ di tempo, non ha
senso. Diffonde l’illusione che le masse possano trovare una soluzione ai loro
problemi sotto il capitalismo, che c’è un altro livello prima che la classe
lavoratrice possa prendere il potere nelle proprie mani, che ciò che dobbiamo
cambiare non è il sistema ma solo il regime parlamentare.
In effetti il PO dice alle masse in Argentina
e Bolivia: l’attuale sistema parlamentare è corrotto , perciò dobbiamo cercarne
un altro. E poi tutto sarà risolto. Ma non è questo il caso. È abbastanza vero
che i regimi parlamentari argentino e boliviano sono corrotti e che non
rappresentano le istanze delle masse. Ma non è utile parlare di un altro tipo
di parlamento borghese differente da quello esistente. Significa affrontare il
proble,ma della democrazia, da un punto di vista idealistico, non marxista. Fino
a quando la borghesia possiede e controlla i mezzi di produzione, il sistema
parlamentare, anche il più democratico, sarà sempre distorto, corrotto e sotto
il controllo delle grandi banche e monopoli. Questo è quello che dobbiamo
spiegare ai lavoratori, iniziando dagli elementi più avanzati.