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| Lo sciopero della fame dei repubblicani irlandesi |
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| Storia e Memoria | |||
| Scritto da Gerry Ruddy (Irsp - Partito socialista repubblicano irlandese) | |||
| Martedì 17 Ottobre 2006 10:56 | |||
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25 anni fa
Sono passati 25 anni dalla fine dello sciopero della fame del
1981, che terminò con la morte dei prigionieri irlandesi che lottavano per i
più elementari diritti umani e democratici.
Durante i primi anni del movimento per i diritti civili nell’Irlanda del nord, i detenuti repubblicani avevano ottenuto uno “status speciale” che permetteva loro di essere trattati come prigionieri di guerra, con i diritti specificati dalla Convenzione di Ginevra. Ma dalla metà degli anni settanta, il governo laburista inglese, che non era riuscito a placare la protesta degli unionisti nel 1974, fu risoluto nel reprimere il movimento repubblicano irlandese e abolì lo status speciale per i prigionieri, che da allora in poi vennero considerati dallo Stato come criminali.
I prigionieri, condannati da una corte senza la presenza di una giuria, presieduta da giudici nominati dal governo unionista, dopo interrogatori e torture da parte dei reparti speciali della Ruc (il corpo di polizia dell’Irlanda del nord, ndt) che collaboravano con gli squadroni della morte lealisti, vennero trasferiti al blocco H della famigerata prigione di Maze. A partire dal 1978, oltre trecento detenuti repubblicani rifiutarono di indossare le uniformi carcerarie e di svolgere attività lavorative in carcere. Le guardie carcerarie tentarono di fermare la protesta picchiando i detenuti, quando andavano a lavarsi o usavano i bagni. Nel marzo del 1978, i prigionieri risposero rifiutandosi di abbandonare le loro celle e di lavarsi, utilizzando dei secchi come gabinetti. In risposta le guardie cominciarono a non portare più i secchi: i detenuti risposero con la “protesta sporca”. I detenuti spalmavano gli escrementi sulle pareti della cella e indossavano unicamente una coperta sul corpo nudo, gelando nelle fredde celle durante l’inverno.
Inizia lo sciopero della fame
Le richieste dei detenuti non erano certo straordinarie. Erano ragionevoli e furono concentrate in cinque punti: 1) Il diritto di indossare i propri vestiti. 2) Il diritto di astenersi dai lavori penali. 3) Il diritto alla libera associazione. 4) Il diritto ad attività ricreative ed educative in accordo con le autorità carcerarie. 5) Il ripristino del condono della pena (venuto meno a causa della “protesta sporca”). Alla fine, la pazienza dei prigionieri terminò nell’ottobre del 1980. Sette detenuti entrarono in sciopero della fame, compreso il prigioniero dell’Inla (Esercito di liberazione nazionale irlandese, la cui ala politica era l’Irsp), John Nixon. Lo sciopero cominciò il 27 ottobre e terminò 53 giorni dopo, quando furono fatte delle concessioni apparenti, compresa la possibilità per i reclusi di portare abiti civili. Ma tali concessioni si rivelarono un inganno tanto che i detenuti, sentendosi traditi, cominciarono un secondo sciopero della fame. Domenica 1 marzo 1981, il leader dell’Ira-Provisional, Bobby Sands, detenuto nella prigione di Maze si rifiutò di assumere cibo. Nelle settimane e nei mesi seguenti altri detenuti intrapresero lo sciopero della fame in modo organizzato. Margharet Thatcher, primo ministro britannico, decise che non bisognava fare nessuna concessione ai prigionieri. Con fredda e calcolata crudeltà, lei e i suoi tirapiedi decisero di lasciarli morire. Lo sciopero della fame continuò a crescere, e il 5 maggio Bobby Sands fu il primo dei prigionieri a morire, dopo 66 giorni di sciopero della fame. Aveva 26 anni. Il 7 maggio 1981 circa centomila persone parteciparono al funerale, a Belfast. Lungi dall’intimidire i repubblicani, la sua morte provocò un’ondata di rabbia e ribellione. In molte zone repubblicane gli scontri divennero la regola. Seguirono altri nove morti per sciopero della fame, inclusi tre militanti dell’Inla. Si stavano creando le basi per un movimento di protesta di massa. Purtroppo, la direzione dell’Ira Provisional non aveva alcuna intenzione di sviluppare un movimento di massa, se non come forza ausiliaria della “lotta armata”. Nutrivano l’illusione di poter sconfiggere l’esercito britannico cacciandolo a suon di bombe e sparatorie.
Il movimento di massa
Il movimento di massa attorno agli scioperi della fame mostrò una enorme potenzialità, ma ancora una volta questa opportunità venne buttata via. Incapaci di scegliere se coinvolgere la sola popolazione repubblicana o l’intera popolazione dell’isola, incluso il movimento operaio, la direzione della campagna per il Blocco H si dimostrò incapace di coinvolgere settori più ampi. Il Sinn Fein, vedendone le potenzialità politiche, prese il controllo della lotta fuori dal Blocco H e, mentre si poneva come la formazione più radicale, emarginava la vera sinistra repubblicana e gli strati più radicalizzati della classe lavoratrice. Fu così che cominciò la loro lunga marcia dal repubblicanesimo al nazionalismo.
Non fu compiuto alcuno sforzo per
orientare i settori di giovani radicalizzati verso la classe operaia
protestante, o alla ricerca di alleanze all’interno del movimento sindacale.
Anzi diversi repubblicani si schierarono Invece di cercare degli alleati naturali all’interno del movimento operaio, molti repubblicani si ritirarono a lavorare all’interno delle “loro comunità”, sostanzialmente un eufemismo per indicare un lavoro politico fatto esclusivamente fra le comunità cattoliche. Date le serie divisioni che già esistevano tra il Pul (Protestanti unionisti lealisti) e l’Nrc (Cattolici repubblicani nazionalisti), l’approccio comunitario divenne completamente autoreferenziale per poi venire sancito a livello istituzionale con l’Accordo del Venerdì Santo del 1998. Ma mentre aumentavano i nuovi aderenti delle organizzazioni repubblicane, lo sciopero della fame stesso cominciò un lento declino. Sfiancati dal crescente numero di morti e senza alcun segnali di concessioni da parte dello Stato, i familiari dei detenuti cominciarono a cercare di far terminare lo sciopero della fame ai loro figli, dato che ormai rischiavano di morire. L’Inla, dopo la morte di uno dei suoi membri, il 4 settembre annunciò che non avrebbe più spinto altri militanti allo sciopero della fame. Il 3 ottobre alle 3.15 del pomeriggio coloro che erano rimasti in sciopero della fame posero fine alla loro protesta. Dieci repubblicani avevano perso la vita a causa dello sciopero e altri 62 furono uccisi durante quel periodo turbolento. Lo sciopero della fame è una misura disperata, che dovrebbe essere presa soltanto se non ci sono altre alternative. La morte di quadri politici in prigione è un prezzo molto alto da pagare. Fu un prezzo troppo alto? Non c’è dubbio che i prigionieri siano stati costretti a prolungare così a lungo la protesta perché sentivano di non avere altre alternative. Perfino oggi, 25 anni dopo l’accaduto, si sentono ancora le conseguenze di quello sciopero della fame mentre questa domanda non ha ancora trovato una risposta soddisfacente. L’ipocrisia dello Sinn Fein
Quest’anno, abbiamo assistito a molte commemorazioni, celebrazioni e cene d’autofinanziamento in tutta l’Irlanda per “rendere omaggio” a quello sciopero della fame. Vendere piatti commemorativi, coperte e organizzare cene sul tema dello sciopero della fame dimostra fino a che punto arrivi il cinismo dell’attuale direzione del Sinn Fein. In un tentativo imponente di riscrivere la storia, molte delle iniziative organizzate avevano lo scopo di giustificare le attuali posizioni politiche del Sinn Fein. Hanno dichiarato che i protagonisti di quello sciopero della fame oggi firmerebbero la strategia del processo di pace, promossa dal Sinn Fein. È bene ricordarsi cosa abbia prodotto la strategia del processo di pace del Sinn Fein. L’Irlanda del nord è più divisa adesso di quanto lo fosse durante il conflitto. Dall’accettazione dell’accordo del Venerdì Santo nelle comunità operaie le barriere anziché abbassarsi si sono alzate. Ogni giorno ci sono attacchi settari principalmente contro le comunità cattoliche. è aumentato l’odio settario tra la gioventù cattolica e quella protestante. C’è una polarizzazione crescente attorno alle cosiddette “due comunità”. Gerry Adams vuole Ian Paisley come Primo ministro. L’MI5 (servizio segreto britannico, ndt) sta prendendo il controllo della polizia politica. Il Sinn Fein ha accettato l’attuale partizione e la natura settaria dello Stato del nord. Il Sinn Fein, accentrando sempre più il potere esecutivo, ha introdotto misure di privatizzazione sia nel settore della sanità che in quello dell’istruzione pubblica. Sono aumentati i tassi di criminalità nei quartieri operai come sono aumentati i suicidi, la tossicodipendenza, l’alcolismo e la povertà. Ironia della sorte, le conquiste raggiunte dopo la morte degli scioperanti sono state svendute al tavolo dell’accordo del Venerdì Santo. Quei prigionieri erano fortemente a favore di una Repubblica socialista dell’isola irlandese. Il contrasto non potrebbe essere più grande. Il repubblicanesimo irlandese ha sempre avuto un’anima internazionalista ed oggi quell’internazionalismo trova la sua espressione migliore in un fermo impegno per il radicamento delle idee del marxismo. Non c’è una via semplice per il socialismo in Irlanda. Ma questa è la sola strada che può prendere il movimento repubblicano.
17/10/2006
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