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| Scritto da Michele Fabbri | |||
| Martedì 21 Marzo 2006 07:40 | |||
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Il cinismo di Aznar e la follia dell’Eta È passato quasi un anno dalla rottura della tregua da parte dell’Eta e gli attentati, l’ultimo contro un consigliere comunale del Pp di 29 anni a Zumarraga lo scorso 29 agosto, non fanno che aumentare. Di fronte a questa deriva vediamo due tipi di reazioni. Il governo del Pp continua a ripetere che l’unica soluzione al problema basco è mettere in prigione tutti i membri dell’Eta. Da cinici quali sono, sanno che ogni loro "martire" significa più voti alle prossime elezioni. Non solo nello Stato spagnolo, ma soprattutto nel Paese Basco. Ormai puntano – loro che non avevano più del 5% dei voti sei anni fa – a conquistare il governo regionale alle prossime elezioni. Dall’altra parte Hb-Eh, il braccio politico dell’Eta, si dichiara "addolorata" per le vittime, ma sottolinea che "senza la libera espressione della volontà del popolo basco" la lotta armata non può che continuare.In mezzo ci sono tante posizioni intermedie che finiscono per appiattirsi sulle due principali. Il Psoe che ha provato a seguire il Pp sulla "linea della fermezza" ha raccolto un disastro elettorale dopo l’altro. Iu, la coalizione elettorale del Partito comunista, che era entrata nel Patto di Lizarra (con tutte le organizzazioni nazionaliste) proponeva una soluzione tipo Irlanda del Nord. Quando Eta ruppe la tregua Iu arrivò a dichiarare che sarebbe uscita da Lizarra se fossero arrivati i morti. Ora è fuori dopo aver perso nel frattempo più della metà dei suoi voti nel Paese Basco, ma i loro dirigenti non hanno imparato niente, visto che stanno trattando coi partiti nazionalisti borghesi (Pnv e Ea) per organizzare un’altra piattaforma politica che sostituisca Lizarra mettendo fuori i nazionalisti radicali di Hb-Eh. ESISTE UNA SOLUZIONE? Per conoscere le radici storiche del Problema basco rimandiamo i nostri lettori al nº 1 della rivista In difesa del marxismo da noi pubblicata nel giugno 1999. Lì si spiegava come dal 1997 ci siano stati cambiamenti qualitativi nel comportamento della popolazione basca e del resto dello Stato spagnolo riguardo al terrorismo. Per la prima volta dall’inizio della lotta armata, 41 anni fa, un’azione dell’Eta (il sequestro e l’uccisione di un consigliere del Pp, a Eibar) ha provocato manifestazioni di sdegno con la partecipazione di oltre 5 milioni di persone in tutto lo Stato spagnolo. Negli anni ’70 c’era un appoggio massiccio in tutta la Spagna contro la repressione della nazionalità basca da parte del franchismo e di conseguenza una gran simpatia verso le azioni dell’Eta. 30 anni dopo lo sdegno verso il terrorismo viene gridato con forza anche nelle strade del Paese Basco. Questa mobilitazione, che ha colto di sorpresa i dirigenti di tutte le organizzazioni politiche dello Stato, ha posto obiettivamente le premesse per la costruzione di un movimento che offra una terza via per la soluzione del problema basco. Ciò poteva essere possibile a patto che i partiti operai, Psoe e Pce, avessero preso l’iniziativa, denunciando in primo luogo il cinismo del Pp, che non aveva mosso un dito aspettando i morti, e criticando l’azione terrorista dell’Eta, che invece di indebolire lo Stato spagnolo e la borghesia basca, li rafforzava obiettivamente. Su queste basi ci si poteva porre come obiettivo di arrivare allo svolgimento di un referendum per l’autodeterminazione. Il percorso verso questo referendum avrebbe permesso di chiarire gli interessi di tutte le forze politiche implicate. Sarebbe diventata così palese la strumentalizzazione del problema basco da parte della borghesia basca, che lo ha usato esclusivamente per ritagliarsi un pezzo più grande nella torta dei profitti. Sarebbe diventata anche palese la sconfitta del terrorismo individuale e il rifiuto della maggior parte della popolazione verso le posizioni nazionaliste radicali, che propongono un Paese Basco indipendente con due nazionalità (spagnoli e baschi) e una ulteriore divisione su linee etniche, cosa mai esistita in passato. Niente di tutto questo è successo e alla fine questo movimento delle masse ha creato le condizioni per una svolta repressiva contro il movimento nazionalista. In questo contesto di difficoltà sociali e di confusione politica nel movimento nazionalista radicale, si è arrivati alla tregua dell’Eta e al Patto di Lizarra. BILANCIO DEL PATTO DI LIZARRA I due partiti della borghesia basca, Pnv e Ea, sono andati a Lizarra con l’idea di egemonizzare il movimento nazionalista attraendo verso le proprie posizioni Hb e la stessa Eta e illudendosi che fosse possibile ripercorrere in Spagna il cammino irlandese. Oggi sappiamo quanto è lontana la soluzione del problema irlandese dopo tante promesse. La borghesia basca, come quell’irlandese, voleva più privilegi economici e soprattutto una maggiore tranquillità nelle fabbriche. E questo lo ha raggiunto nei 14 mesi della tregua. Dopo il gran successo dello sciopero generale del 21/5/99 per le 35 ore settimanali, la dinamica del Patto di Lizarra ha diviso il movimento operaio in abertzales (patrioti baschi) e spagnolisti. Il nazionalismo radicale ha appoggiato dall’esterno il governo della borghesia basca. Ha votato una finanziaria antisociale, ha salvato dal voto di censura il ministro dell’interno basco, lo stesso che reprime i lavoratori e i giovani nell’interesse della borghesia basca. Non si è andati così lontano come in Irlanda, perché per il Pp è troppo redditizio il mantenimento della tensione nel Paese Basco e a differenza della borghesia britannica, Aznar non ha fatto neanche concessioni di facciata. Così la rottura è stata inevitabile. Il che ha rafforzatol’appoggio all’Eta tra un settore della gioventù basca. La logica di questa situazione conviene sicuramente al Pp, mentre i dirigenti dell’Eta - dopo forti divisioni al loro interno - insistono sugli attentati perché non sanno cosa altro fare per mantenere la direzione del loro movimento. Dimostrando ancora più chiaramente l’essenza del terrorismo individuale, che disprezza la capacità delle masse di cambiare la società e pensa che una recrudescenza degli attentati possa farli uscire dal veicolo cieco in cui si sono cacciati. UNA QUESTIONE DI VITA O DI MORTE Il movimento operaio, partiti e sindacati, è di fronte a un bivio: è una questione di vita o di morte riuscire a recuperare una visione di classe del problema basco per potersi opporre alla repressione centralista del Pp, al suo nazionalismo spagnolo che nega l’esistenza di diverse nazionalità nello Stato, ma anche al nazionalismo basco che tanto è servito alla borghesia locale per mantenere il proprio dominio. Il movimento operaio deve sicuramente condannare qualsiasi attacco ai diritti delle nazionalità, deve spiegare la natura politica del problema, deve condannare le azioni repressive della polizia, ma allo stesso tempo deve proporre una posizione internazionalista che non auspica l’aumento delle frontiere ma piuttosto il loro abbattimento, che rivendica una unità di interessi tra l’operaio basco, castigliano o andaluso, e critica il discorso nazionalista che alla solidarietà di classe oppone quella tra gli euskaldun (quelli che parlano basco). Si deve smascherare il mito di un’Europa dei popoli (al quale tanto sembravano credere i firmatari del Patto di Lizarra) democratica e rispettosa dei diritti di tutte le nazionalità europee. L’Europa così come è stata pensata a Maastricht non è, e non potrà essere mai, più democratica di quello che sono gli attuali Stati borghesi che la stanno costruendo. Non c’è molto tempo, l’attuale incancrenimento della situazione è il risultato di 25 anni di errori da parte dei dirigenti del Psoe e del Pce. Ma non tutto è perso. Quando all’inizio degli anni ‘70 il movimento operaio e soprattutto quello del Paese Basco (che, non dimentichiamo, è maggioritariamente di origine non basca) dimostrò di essere in grado di mettere in crisi il franchismo; ci fu una grossa crisi in Eta che condusse ad una scissione di tutti quelli che consideravano sbagliato il discorso nazionalista e volevano sostituirlo con quello marxista, dell’internazionalismo proletario. È chiaro che il Pp e la repressione dello Stato non porranno fine al terrorismo. Eta da parte sua non riuscirà a vincere, soprattutto perché una parte importante della popolazione basca non è d’accordo con loro. L’impasse può mantenersi per decenni, a danno dei lavoratori se non si esce da questa logica infernale, e solo il movimento operaio armato di un programma marxista è in grado di farlo.
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