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| La Spagna si ferma per lo sciopero generale |
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| Internazionale | |||
| Scritto da Michele Fabbri | |||
| Mercoledì 20 Ottobre 2010 04:00 | |||
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Dopo 2 anni di profonda crisi economica il governo Zapatero ha avviato la maggior controriforma degli ultimi 30 anni nel terreno dei diritti dei lavoratori. Da più di 15 anni la precarietà applicata ai neoassunti aveva preparato il terreno. Ora con l’aiuto di una disoccupazione che colpisce un lavoratore su 5, il governo del partito socialista subisce le pressioni del capitalismo e prova a formalizzare legalmente un forte peggioramento delle condizioni di lavoro. Dopo questa legge – come commenta Ignacio Fernández Toxo (secretario generale del sindacato Commisioni Operaie (CC.OO) – un lavoratore può essere licenziato semplicemente in base alla “previsione di perdite future” da parte dell’azienda. Il lavoratore deve ricevere come indennizzo lo stipendio corrispondente a 20 giorni per ogni anno di lavoro (prima erano 30), ma di questi 8 saranno pagati dal Fogasa, un fondo pubblico. Prima l’azienda poteva invocare come cause del licenziamento “cause economiche, tecniche, organizzative o di produzione” e i giudici del lavoro potevano decidere se il licenziamento era procedente o meno… Ora si licenzia e basta. I sindacati si sono rifiutati di sottoscrivere queste misure e hanno convocato uno sciopero generale con lo scopo di “far cambiare linea a Zapatero”. Lo sciopero generale era convocato dalle due principali organizzazioni sindacali spagnole (Ugt e CC.OO) con la significativa eccezione di quelle nazionaliste nel Paese Basco. Con lo slogan “Così no, Rettificare già!” si sono svolte più di cento manifestazioni lungo tutta la giornata riuscendo a far partecipare allo sciopero una percentuale di lavoratori superiore al 50%. Nei cortei si sono contati almeno un milione e mezzo di persone. Ma il governo non ha cambiato idea e – malgrado i sondaggi diano il voto al Psoe in caduta libera (15 punti al di sotto del voto al Pp, il partito borghese all’opposizione) – va avanti per la sua strada. Lo sciopero ha visto una partecipazione di circa il 50% dei lavoratori dipendenti con la chiusura totale di molte grandi aziende. È stato solo il settimo sciopero generale dalla caduta della dittatura franchista e non può essere considerato una formalità. Per molti attivisti sindacali questo era uno sciopero convocato con grosso ritardo, ma nonostante ciò si sono mobilitati per farlo riuscire. Lo sciopero ha dimostrato ancora una volta che se la classe lavoratrice si mobilita unita niente la può fermare. Il blocco delle normali trasmissioni radio e tv a mezzanotte del 29. La formazione di picchetti di massa che giravano per i distretti industriali dalle prime ore del mattino per entrare nelle città verso le 7 per aiutare a bloccare le attività commerciali… Tutta questa combattività di centinaia di migliaia di lavoratori che si sono formati nelle lotte contro il franchismo, assieme alle nuove generazioni di lavoratori precari è il risultato di tante decisioni individuali di affermare la propria dignità contro la paura delle rappresaglie. La Confindustria spagnola aveva realizzato una campagna massiccia “per il diritto al lavoro”. La polizia al loro servizio ha provato ad ostacolare le azioni dei picchetti volanti. Ci sono stati scontri e fermi… ma tranne a Barcellona, dove le azioni di provocatori hanno prodotto scontri di piazza… lo sciopero generale si è svolto in un ambiente di fiducia, di orgoglio, ma anche di consapevolezza che non sarebbe bastato per bloccare la controriforma. A differenza dei loro dirigenti i lavoratori lo “sapevano” e intuitivamente si contavano (nei picchetti, negli scioperanti, nei cortei della sera) comprendendo che la lotta sarà dura e che richiederà una consapevolezza, dei metodi agitativi e un impegno adeguati al momento di crisi generalizzata che viviamo. Lo sciopero non è bastato, ma è stato importante. La lotta deve continuare.
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