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Rompere la trattativa - Convocare lo sciopero generale! PDF Stampa E-mail
Movimento operaio - sindacato
Scritto da Paolo Grassi   
Lunedì 20 Ottobre 2008 07:36

Due sono in particolare le questioni che stanno portando la Cgil sulla strada dell’accordo separato sulla controriforma del modello contrattuale. Il taglio dei salari conseguenti alla proposta di recupero dell’inflazione in base a un indice che esclude il costo di petrolio e materie prime.

La quantità di divieti e sanzioni imposte ai lavoratori nell’organizzare scioperi e mobilitazioni.

L’incontro del 10 ottobre tra sindacati e Confindustria ha così sancito una spaccatura tra Cgil e Cisl, Uil. Nonostante questo, e con Marcegaglia e Bombassei intenzionati a perseguire un accordo separato, Epifani continua a guardarsi bene dal lasciare il tavolo della trattativa esitando sul da farsi. Da un lato l’aggressività del governo e Confindustria stanno costringendo la Cgil a organizzare manifestazioni e scioperi, vedi scuola e impiego pubblico, dall’altra, nell’illusione di recuperare l’unità di vertice con Cisl e Uil, tenta di diluire nel tempo la trattativa formulando una proposta peggiore dell’altra. Dalla richiesta di allargare il tavolo sul contratto anche alle altre associazioni padronali (su cui sono stati accontentati), all’illusoria richiesta di ritornare a discutere dalla disastrosa piattaforma per il contratto presentata lo scorso marzo dai tre sindacati unitariamente, sonoramente bocciata dalla Fiom e da tanti delegati Rsu, all’ultima grandiosa richiesta di accantonare temporaneamente questa trattativa per aprire non uno ma ben due nuovi tavoli di trattativa sulle politiche anti-crisi.

Richieste inutili visto la determinazione con cui Cisl-Uil e padroni stanno procedendo. Il lavoro per mettere nell’angolo la Cgil dura da tempo, il documento presentato da Confindustria non è caduto dal cielo, è l’anello finale della catena con cui si vuole legare mani e piedi ai lavoratori. I primi segnali erano arrivati con l’accordo separato sul contratto del commercio a luglio, poi il tentativo di affondo con un nuovo accordo separato in Alitalia, dove alla fine la Cgil ha firmato con piccole modifiche. Per finire la manifestazione del 27 settembre. Se Epifani è disposto a sacrificare definitivamente la principale organizzazione sindacale con l’ennesimo accordo capestro pur di non rimanere isolato lo si vedrà presto. Argomenti per procedere in tale direzione ne può trovare, il primo lo suggerisce il Partito democratico che per senso di responsabilità in parlamento si asterrà sulle misure anti crisi.

Anche lo sciopero della scuola sbandierato come la dimostrazione che l’unità sindacale non è definitivamente affossata è una polpetta avvelenata. I motivi con cui viene lanciato differiscono tra Cgil e Cisl. La prima è per l’affossamento della controriforma, la Cisl è per aprire un tavolo di trattativa, perché invece di licenziare il 40% degli insegnanti se ne licenzi “solo” il 35%. Sempre che Bonanni mantenga l’impegno di scioperare.

La preoccupazione di dover affrontare il terreno della lotta non è solo di Epifani, che vede con terrore la prospettiva di doversi lanciare nel conflitto, è soprattutto dei padroni. Tutti i principali quotidiani dopo il 27 settembre, non potendo definire le manifestazioni un fallimento, si sono appellati al senso di responsabilità della Cgil.

Chiaramente non sono preoccupati per una deriva estremista di Epifani, la preoccupazione è che nel paese possa svilupparsi un conflitto di classe esteso.

Si apre per i comunisti una importante opportunità per rilanciare il conflitto sociale. C’è la concreta possibilità di entrare in contatto con centinaia di migliaia di lavoratori che in queste settimane prendono atto che bisogna organizzarsi per dare una risposta. Senza fare sconti alla burocrazia, senza cadere in errori di opportunismo, congelando la critica a un vertice responsabile delle peggiori nefandezze di questi anni, si possono gettare le basi perché l’opposizione in Cgil e fuori dalla Cgil possa crescere e rafforzarsi.

Questa è l’unica strada per evitare che dopo qualche scintilla di inizio autunno, il Partito democratico, utilizzando le sue leve in Cgil, riesca a far prevalere la passività e l’arrendevolezza tra i lavoratori. Lavoriamo perché in ogni fabbrica, in ogni azienda e scuola si creino le condizioni per rompere gli indugi fino alla convocazione di uno sciopero generale nazionale di tutte le categorie.

 
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