Congresso CGIL: è iniziato il percorso congressuale

DOVE VA LA RETE 28 APRILE?

di Paolo Grassi

 

Martedì 19 luglio si sono conclusi i lavori del Direttivo Nazionale della Cgil. Al Direttivo è stato licenziato il documento presentato dal segretario generale della Cgil Epifani, insieme al regolamento congressuale.

Il congresso prenderà il via con le assemblee di base a inizio ottobre e si chiuderà con l’assise nazionale nel Marzo del 2006.

Ad oggi, ancora non si sa se il congresso si svolgerà su documenti contrapposti, come avvenuto negli ultimi tre congressi, o con il solo documento presentato dal segretario a cui forse verranno contrapposte alcune tesi alternative. Infatti Cremaschi, principale promotore della Rete 28 aprile, che in questi mesi si era distinta per aver promosso nella sinistra della Cgil posizioni alternative a quelle della maggioranza, ha sì fatto partire la raccolta delle firme necessarie per poter presentare un documento (al contrario degli altri tre promotori nazionali Danini, Baldini e Casavecchia, che si sono opposti) ma si è riservato il diritto di utilizzare queste firme solo se nei prossimi giorni non verranno presentate tesi alternative dal segretario della Fiom Rinaldini. La presentazione di tesi alternative non è scontata perché Rinaldini sta ricevendo forti pressioni dalla Cgil per non farle.

Così, mentre Lavoro Società ha ufficializzato definitivamente, durante il Direttivo Nazionale, il proprio passaggio nella maggioranza, chiarendo l’equivoco che per anni l’aveva portata a definirsi la sinistra della Cgil, sull’altro versante chi era disponibile a dare battaglia seriamente con un documento alternativo, e gettare le basi per una futura sinistra sindacale, non sa ancora se questo documento ci sarà oppure se dovrà ripiegare sulla difesa di singole tesi, cioè fare una battaglia su un terreno più arretrato.

Il cedimento della Cgil sulla direttiva europea sugli orari di lavoro, la disponibilità a rendersi complice di padroni e governo nello scippo della liquidazione ai lavoratori (per investirli nelle pensioni private), la disponibilità dichiarata ad andare nel prossimo periodo a trattare con Cisl, Uil, Governo e padroni su un nuovo patto sociale che avrà gravi conseguenze per i lavoratori non avrebbero dovuto lasciar dubbi sulla necessità di fare nel congresso una battaglia vera.

Va poi ricordato che, laddove la Rete in questi mesi aveva cercato di strutturarsi era riuscita ad avvicinare tanti lavoratori e delegati seriamente intenzionati a sostenere un documento alternativo;
è questo il caso dell’assemblea regionale della Lombardia dell’8 luglio dove è stato approvato anche un documento finale in tal senso.

Che dal Direttivo del 19 luglio uscissero le posizioni sopra citate, era già chiaro da come si era conclusa l’assemblea nazionale della rete 28 aprile, a Roma il 15 luglio.

L’assemblea nazionale convocata per concludere il percorso iniziato a fine aprile, che aveva visto in questi mesi la partecipazione di centinaia di lavoratori in molte città importanti, si è conclusa senza una decisione precisa. Questo significa, nei fatti, che chi sta nel Direttivo Nazionale fa quello che vuole e i delegati e i lavoratori, che hanno contribuito a far conoscere la Rete, non sono stati messi in condizione di poter far pesare il proprio parere.

Infatti, anche se Cremaschi ha dichiarato a fine assemblea che le tre opzioni presenti erano tutte legittime (1-presentare un documento alternativo a prescindere dalla presentazione di tesi alternative da parte di Rinaldini; 2-un documento alternativo solo in assenza delle tesi alternative preannunciate da Rinaldini; 3-solo tesi alternative e contrarietà alla presentazione di un documento alternativo a prescindere alla conclusione del dibattito), l’ordine del giorno presentato dai compagni che volevano proporre il documento alternativo come unica soluzione (leggi l’ODG) non è stato neppure messo ai voti.

Non è vero che la proposta fatta a fine assemblea di assumere tutte e tre le posizioni senza un voto finale non ha avuto nessuna obiezione rilevante. In realtà alla fine del dibattito, la proposta di Cremaschi di non votare l’ordine del giorno, ha generato una lunga serie di interventi a favore o contro. Tra questi in primo luogo gli estensori dell’ordine del giorno, Paolo Brini, Mario Iavazzi e Paolo Grassi, che hanno ribadito che non votare significava nei fatti accettare solo una delle tre posizioni, quella di Cremaschi. A riprova di ciò non solo nessuno dei firmatari dell’ordine del giorno è intervenuto per dichiarare che accettava la proposta di Cremaschi di ritirarlo, ma si è ribadito la necessità di permettere alla platea di potersi esprimere.

Se alla fine non si è votato, è stato solo perché si è trascinata la discussione per tanto di quel tempo, che molti dei presenti sono dovuti andar via prima della conclusione altrimenti perdevano il treno.

Le ragioni per cui abbiamo insistito nel presentare questo ordine del giorno risiedono nella convinzione che, l’unica via per opporsi seriamente alla deriva della Cgil, sia quella di dare la parola ai lavoratori, agli iscritti, ai delegati, favorendo la massima partecipazione al dibattito congressuale della Cgil e soprattutto la massima chiarezza sulle scelte in campo. E questo compito lo si può assolvere innanzitutto a partire da una proposta chiaramente e complessivamente alternativa a quella avanzata dal gruppo dirigente della Cgil.

La possibilità di avere un documento alternativo non è ancora definitivamente persa; c’è tempo fino al primo agosto per raccogliere 400 firme tra tutti i componenti dei Direttivi provinciali Cgil, Camere del lavoro, Direttivi regionali Cgil e Direttivi nazionali di Categoria.

Anche se siamo consapevoli che alla fine l’ultima parola ce l’avrà Cremaschi (dal momento che, diversi compagni che stanno firmando per il documento, hanno dichiarato la loro intenzione a ritirare la firma nel caso Rinaldini presenterà tesi alternative) crediamo che fin quando rimane anche una sola possibilità di avere un documento alternativo, sia giusto perseguire questa strada senza lasciare nulla di intentato.

Per questo facciamo appello a tutti coloro che condividono questa battaglia di fare quanto possibile da qui al 1° agosto per contribuire alla raccolta delle firme.

All’assemblea nazionale della Rete ha partecipato una delegazione di lavoratori della Polti Sud.

Da alcuni mesi sono nuovamente sotto attacco (vedi articolo nel sito) e sono venuti all’assemblea per avere solidarietà e assicurazioni da parte del gruppo dirigente della Fiom-Cgil che non verranno abbandonati a se stessi. I lavoratori della Polti hanno presentato un ordine del giorno che è stato assunto dall’assemblea (leggi).

La Polti, come tantissime altre fabbriche in questo momento, si trova sotto un forte attacco padronale ed è in primo luogo per questi lavoratori che dobbiamo continuare la battaglia perché la Cgil sia dei lavoratori.

I moduli compilati devono pervenire a:
Carlo Carelli, via Mirotti 7 Casalpusterlengo (Lo)
e-mail carlo.carelli@libero.it

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