“Nessuno ci credeva, i colleghi dicevano: se iniziate lo sciopero vi spezzano le gambe, nessuno vi segue, ora invece siamo qui e qualunque sindacato voglia firmare qualcosa prima lo dobbiamo votare ai blocchi davanti ai cancelli. Andiamo avanti fino alla vittoria, poi quando rientreremo in fabbrica avremo acquistato la dignità che ci levano da 10 anni e la fabbrica la sentiremo più nostra”.
Con queste parole Natale, operaio della Fiat di Melfi, ci spiegava il sentimento presente tra i lavoratori dello stabilimento lucano in sciopero.
Dopo anni in cui i padroni di tutta Italia lodavano lo stabilimento di Melfi, dopo decine di convegni e di libri sulla “fabbrica integrata” eretta a simbolo dalla Confindustria per gli alti livelli di produttività, bassi salari e soprattutto poco conflitto sindacale, i nodi sono arrivati al pettine.
Sono in diecimila i lavoratori in corteo, il primo da quando è nato lo stabilimento lucano, fuori dallo stabilimento urlano nei loro slogan “Agnelli attento a cosa fai sono ritornati gli operai” ed ancora “contro i padroni 10 100 1000 manifestazioni”. Molti di loro sono giovani ma hanno già 10 anni di fabbrica sulle spalle e non di un fabbrica normale. La Sata, paradiso dei profitti e della produttività per i padroni, per gli operai è un inferno. Lo dimostrano i dati sugli infortuni e sulle malattie professionali, lo dimostrano i 1500€ l’anno in meno che guadagnano rispetto al resto del gruppo Fiat, lo dimostrano i turni massacranti , la cosiddetta “doppia battuta” che costringe i lavoratori a fare fino a 12 notti consecutive ma lo dimostra anche la paura del conflitto di classe la repressione che si vive in azienda con 9000 provvedimenti disciplinari dal 2001 ad oggi.
E per questo che è iniziato uno sciopero ad oltranza, perché come recita uno striscione appeso fuori alla fabbrica “il raggiungimento di un traguardo è sintomo di forza” ed i lavoratori sono stanchi dei ricatti dell’azienda, vogliono l’abolizione della “doppia battuta”, la parificazione salariale con il resto del gruppo e la fine dei provvedimenti disciplinari.
Il corteo di sabato è stato un fatto storico per tutta la classe lavoratrice del sud d’Italia. A Melfi che rappresenta il simbolo della politica dei bassi salari e dell’alto sfruttamento e che ci dicono sia l’unico modo per non essere costretti ad emigrare, i lavoratori si sono opposti alla politica padronale. Il ricatto è stato spezzato, la stragrande maggioranza dei lavoratori partecipa ai picchetti o li sostiene e questo si vede anche dal fatto che la vergognosa marcia organizzata dall’azienda e da Cisl-Uil e Fismic è stata un clamoroso insuccesso con solo 150 partecipanti. Anche molti iscritti a Cisl e Uil capiscono come le “loro” confederazioni siano oggettivamente dalla parte del padrone. In queste ore si stanno moltiplicando gli operai che abbandonano questi sindacati per unirsi alla lotta.
A 150 crumiri si sono opposte migliaia di persone, operai, giovani, delegati di altre fabbriche della zona (tra cui la Barilla per la quale si annunciano pesanti ristrutturazioni) oltre a delegazioni di lavoratori da tutti gli stabilimenti Fiat. Gli studenti di Rionero hanno organizzato pullman in sostegno alla lotta , Sinistra Giovanile ed i Giovani Comunisti hanno lanciato una sottoscrizione per sostenere le spese dello sciopero ad oltranza ed addirittura vari sindaci della zona, che pure in questi anni non si erano distinti per essere sensibili alla causa dei lavoratori sono stati costretti a partecipare al corteo. La verità è che capiscono che questa lotta ha un larghissimo consenso tra la gente e che rappresenta l’esplosione per condizioni di lavoro inaccettabili non solo alla Fiat ma in tutte le aziende della zona.
I prossimi giorni saranno decisivi i lavoratori sono molto determinati. Lo dimostra la loro rivendicazione fondamentale che campeggiava sul volantino distribuito in questi giorni che recita “lo sciopero continuerà fino alla vittoria”.
I lavoratori hanno chiaro che non bisogna firmare nessuna delega in bianco nemmeno alla Fiom che in queste ora sta appoggiando la lotta.Ogni decisione dovrà essere discussa davanti ai cancelli, solo l’estensione della lotta a tutto il settore e la partecipazione alla trattativa di delegazioni elette ai picchetti può garantire la vittoria.. La Confindustria e la Fiat capiscono bene la posta in gioco e le cariche di queste ore lo dimostrano, perché come ci diceva sabato un lavoratore “se vinciamo stavolta nulla sarà più come prima”.
25/04/04
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