Sostienici
Ultimi articoli
Prossime iniziative
-
Per il partito di classe
-
Che succede in Fiat?
-
Assemblea della seconda mozione
-
Assemblea della seconda mozione
-
Crisi conflitto e protagonismo operaio
Mailing list
| Per uno sciopero generale che fermi realmente il paese! |
|
|
|
| Movimento operaio - sindacato | |||
| Scritto da Paolo Grassi | |||
| Lunedì 17 Novembre 2008 06:53 | |||
|
La strada verso lo sciopero generale della sola Cgil è ormai diventato ineludibile. Il 5 novembre all’assemblea nazionale Epifani davanti a una platea di oltre 10mila tra delegati e funzionari è stato sufficientemente chiaro. La questione ora è sciopero generale e sul come fare perché sia il più incisivo possibile. Se infatti lo sbocco dello sciopero generale si è imposto nei fatti come esigenza di unificare le lotte già convocate è anche vero che le molte esitazioni e reticenze che il vertice sindacale ha mostrato fino ad ora sono sufficiente motivo per capire che l’esito di questa lotta dipenderà dalla risposta che come lavoratori sapremo mettere in campo nei prossimi giorni.La lista degli scioperi convocati è lunga, un contributo importante a spingere il segretario della Cgil a sbilanciarsi è stata sicuramente l’arroganza con cui Governo e padroni, con la complicità dei vertici di Cisl e Uil, marciano con decisione contro i lavoratori, ma soprattutto la convocazione di tante categorie e federazioni locali degli scioperi. La convocazione per il 12 dicembre dei metalmeccanici della Fiom con l’imponente assemblea nazionale del 31 ottobre, al quale si è aggregata la Funzione pubblica (ultima in ordine di sequenza a essere vittima di un accordo separato di Cisl e Uil) è stato decisivo. Data che è andata a sommarsi con quelle di novembre di trasporti, università e ricerca, commercio, funzione pubblica, oltre a una serie di scioperi locali tra cui quello generale dell’Emilia Romagna, di Brescia e dell’industria a Torino. La recessione sarà profonda. Contrastarla pretendendo che siano i padroni a pagarla sarà impegnativo ma non impossibile. Gli studenti che in queste settimane si stanno mobilitando in massa al grido di “non pagheremo la vostra crisi” stanno indicando la strada da intraprendere. Una crisi che sta precipitando e la cui profondità neanche i padroni sanno prevedere. Un esempio su tutti le cifre dei licenziamenti che potrebbero scaturirne. Si parla del 10% della forza lavoro del paese. I precari sono i primi a farne le spese, sono già oltre 300mila tra imprese private e impiego pubblico i lavoratori a cui non viene rinnovato il contratto. Il ricorso alla cassa integrazione ha avuto un aumento esponenziale in questi mesi, oltre il 35% in più rispetto allo scorso anno. La situazione è così critica che tutte le regioni hanno lanciato l’allarme, le casse degli ammortizzatori sono vuote e allo stato attuale non riusciranno a coprire neanche la richiesta da qui a fine dicembre. La Fiat da sempre volano dell’economia nazionale ha già lasciato a casa tutti i precari, macina cassa integrazione a più non posso e si appresta a nuovi tagli con tutte le conseguenze del caso sull’indotto. Le previsioni sono di un calo del 13% delle immatricolazioni delle auto per il 2008, e di un 2009 nerissimo. Ben venga quindi lo sciopero generale strumento decisivo per contrastare gli attacchi, ma perché uno sciopero generale sia realmente incisivo è necessario che si apra una discussione su come farlo. All’assemblea nazionale del 5 novembre Epifani ha illustrato la piattaforma per le prossime mobilitazioni. Vengono proposte una serie di misure per l’incremento dei fondi per gli ammortizzatori sociali e la loro estensione, la riduzione del prelievo fiscale su salari e pensioni per i prossimi due anni, l’estensione della quattordicesima mensilità e la revisione del sistema di calcolo per gli aumenti alle pensioni, agevolazioni nella ricontrattazione dei mutui, adozione di tariffe speciali per i servizi e un sostegno economico per le famiglie meno abbienti, maggiori servizi per l’infanzia e gli anziani, maggiori garanzie contro i licenziamenti indiscriminati, la sospensione temporanea della Bossi-Fini per gli immigrati che perdono il posto di lavoro, e un piano di sostegno alle imprese e di rilancio dei lavori pubblici. Una piattaforma sicuramente avanzata rispetto a quanto il sindacato è riuscito a produrre nel recente passato, ma con molti limiti e contraddizioni anche perchè i “sacrifici” chiesti ai padroni sono poca cosa. L’esperienza ha insegnato che parlare di fiscalità generale significa distribuire sulle famiglie dei lavoratori il fardello della crisi visto che i padroni tra evasione, sgravi fiscali e aiuti alle aziende hanno tratto e continuano a trarre tutti i benefici del caso. Dobbiamo intervenire sui profitti fatti in questi anni grazie ai lavoratori, pretendere che le ingenti somme della spesa pubblica destinate alle spese militari, alle scuole private, alla sanità privata, ai finanziamenti a fondo perduto per le industrie, vengano spostati su quelle che sono le reali necessità del paese. Dobbiamo affrontare la crisi esclusivamente da un punto di vista di classe. Se le aziende chiudono dopo aver fatto fior di profitti allora è arrivato il momento di mettere in discussione chi deve gestire queste aziende, imprenditori che guardano solo al loro tornaconto o i lavoratori che contribuiscono a far funzionare il paese? Dove sono finiti i miliardi della speculazione edilizia di questi anni? È giusto o no rivendicare la cancellazione dei mutui, l’esproprio da parte dello Stato degli appartamenti tenuti sfitti per mantenere i prezzi di mercato alti, l’apertura dei libri contabili di tutti quei padroni che si sono appropriati indebitamente della ricchezza prodotta dai lavoratori in questi anni? I punti deboli della piattaforma sono numerosi e saltano all’occhio contraddizioni che non possono essere liquidate con superficialità. Se si rivendicano aumenti e una rivisitazione dei coefficienti di calcolo delle stesse per avere pensioni più adeguate significa allora che tutta la propaganda portata avanti in questi anni contro la pensione pubblica è falsa. Così come si dimostra l’assurdità di aver voluto impegnare i soldi delle liquidazioni nei fondi pensione. Perché allora non rilanciare il diritto alla pensione pubblica dignitosa considerando che la produttività di questi decenni è finita nelle tasche dei padroni e ai lavoratori oggi si presenta l’ennesimo conto da pagare? Anche la piattaforma più moderata deve fare i conti con un padronato intransigente. A questo va aggiunto che se pure è positivo che finalmente la Cgil chiami alla mobilitazione è altrettanto importante sottolineare che questo vertice sindacale al di là delle dichiarazioni è inadeguato a condurre il conflitto che si rende necessario. La convocazione dello sciopero arriva dopo molte esitazioni, Epifani lo promette perché si sente tradito dagli altri sindacati e da quella Confindustria con cui era disposto a firmare i peggiori accordi come quello sul protocollo del welfare. Vicende come quella di Alitalia dimostrano che anche se oggi si chiama i lavoratori alla lotta domani si può sempre tornare a un accordo capestro. Per intraprendere una mobilitazione realmente efficace è indispensabile in primo luogo rilanciare il conflitto azienda per azienda, convocando assemblee dove si spieghi dettagliatamente le ragioni del conflitto e si compatti il numero maggiore di lavoratori. Assemblee che devono discutere della piattaforma ma anche delle forme di lotta più incisive, la loro articolazione, le casse di resistenza, sapendo che in un momento di crisi lo sciopero può non essere l’unico strumento efficace. Porsi, in una frase, il problema del controllo della vertenza dal basso. Un lavoro capillare che crei le condizioni per uno sciopero generale che faccia il volano di una lotta ad oltranza, che si estenda alla popolazione e che sappia resistere a lungo. Questa è l’unica musica che capiscono lor signori, questo è l’impegno per cui lotteremo nelle prossime settimane.
|








