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| Nasce l’alternativa operaia in Cgil |
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| Movimento operaio - sindacato | |||
| Scritto da La redazione, | |||
| Mercoledì 05 Aprile 2006 05:43 | |||
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Si è svolta a Bologna il 18 giugno l’assemblea nazionale dei lavoratori e dei delegati che hanno aderito all’appello Per l’alternativa operaia in Cgil. Ottanta compagni in rappresentanza di diverse categorie e regioni si sono riuniti per confrontarsi sulle prospettive per il movimento operaio e discutere come contrastare l’offensiva padronale, rilanciando la lotta per riprenderci quanto si è perso in questi anni. L’assemblea è stata aperta da Paolo Brini (Comitato centrale della Fiom-Cgil e delegato della Smalti Modena) che ha ricordato il percorso fatto per giungere a quest’iniziativa e ha ribadito come difendere un documento alternativo al congresso della Cgil costituisce solo uno degli aspetti della battaglia che come attivisti sindacali dovremo sviluppare tutti i giorni sui luoghi di lavoro. “Il primo risultato importante ottenuto con la convocazione di questa assemblea, che ha visto un’adesione significativa di delegati e lavoratori che condividono con noi la battaglia per una vera sinistra di classe nella Cgil, ci conferma che la direzione intrapresa è quella giusta. Le adesione sono arrivate da delegati di fabbriche importanti che già un anno fa avevano condiviso il percorso fatto al congresso della Fiom con un emendamento al documento di Rinaldini (che prese la maggioranza dei voti in Ferrari, Fincantieri, ST Microleletronics, Minarelli, Terim solo per citare le più importanti) e solo sei mesi fa ci avevano sostenuto quando al Comitato centrale e all’assemblea nazionale dei delegati Fiom avevamo presentato una piattaforma alternativa a quella presentata da Fim-Fiom-Uilm sul rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Oggi a questi delegati e lavoratori Fiom si aggiungono molti altri che rappresentano uno spaccato di quello che è attualmente il mondo del lavoro.”. Dopo aver letto il saluto inviato all’assemblea dal compagno Cremaschi e prima di dare la parola a Paolo Grassi per l’introduzione, il compagno Brini ha voluto ricordare l’importante vertenza che in questi giorni si sta svolgendo a Sassuolo che vede uniti nella lotta lavoratori immigrati e italiani. Contemporanemente all’assemblea nazionale, si svolgeva infatti, la prima importante mobilitazione degli abitanti del Palazzo verde; per questo motivo diversi delegati e lavoratori di Modena, che avevano annunciato la loro presenza non sono potuti venire all’assemblea alla quale hanno comunque inviato un saluto. Nell’introduzione di Paolo Grassi sono stati ripresi i punti principali del manifesto Costruiamo l’alternativa operaia che era in discussione. Nella relazione e negli interventi è emerso uno spaccato dei problemi che i compagni incontrano tutti i giorni in fabbrica, dovendo fare i conti con un apparato sindacale fermamente ancorato su posizioni concertative e disponibile in ogni momento ad accordi al ribasso. Il dibattito ha offerto ulteriori elementi di analisi sulle prospettive per i futuri conflitti di classe. Non ci si è limitati a una semplice denuncia della profondità della crisi economica e dei 600mila posti di lavoro a rischio, con una crescita del 38% delle aziende in crisi e del 40% della cassa integrazione. Si è discusso a fondo anche del contesto in cui cadono i nuovi attacchi (precarizzazione selvaggia e salari da fame), e del pericolo che i vertici sindacali firmino nel prossimo periodo un nuovo patto sociale sulla testa dei lavoratori. Dopo il riflusso degli anni ’80 e ’90, ci sono state negli ultimi anni una serie di lotte esemplari come Melfi che stanno ispirando le nuove generazioni, a cui il capitalismo sta negando un futuro dignitoso, e altre ce ne saranno in futuro. È impensabile che i prossimi siano anni di pace sociale. Su questo c’era un accordo quasi generale nell’assemblea anche se diversi delegati hanno segnalato che in questi mesi in molte fabbriche metalmeccaniche c’è un clima di attesa e un certo disorientamento dettato dalle recenti scelte del gruppo dirigente della Fiom che è tornato a fare proprie quelle politiche concertative che aveva rifiutato negli ultimi 4 anni quando aveva adottato parole d’ordine più radicali e dato spazio a forme di lotta più audaci. In una fase così critica il sindacato deve farsi carico di una politica rivendicativa che faccia pagare ai padroni il peso della crisi. Un sindacato che vuole realmente difendere i lavoratori deve partire da un punto imprescindibile: nessun posto di lavoro deve essere messo in discussione, per nessuna ragione. La riduzione d’orario di lavoro a parità di salario e la redistribuzione del lavoro tra tutti i dipendenti, sono gli strumenti adeguati a difendere il posto di lavoro. Se l’azienda chiude, magari dopo aver ottenuto per anni enormi incentivi statali, deve essere nazionalizzata sotto il controllo operaio. Per quanto riguarda la democrazia sindacale i lavoratori devono avere la possibilità non solo di esprimersi con un voto in un referendum, ma devono poter partecipare attivamente alla stesura delle piattaforme e esercitare un reale controllo sulle strutture sindacali. Il primo presupposto per la difesa reale degli interessi operai è che le piattaforme siano discusse dal basso e siano recepite da ogni lavoratore come proprie. Quando una piattaforma è definita burocraticamente è quasi sempre modesta ed è inevitabile che non motivi i lavoratori nel portarla avanti. In tali condizioni la sconfitta è praticamente sicura. La democrazia sindacale è il coinvolgimento operaio sono l’unica via per sconfiggere la controparte aziendale. La democrazia sindacale, i limiti delle forme di lotta negli ultimi anni e le modalità di organizzazione dei lavoratori precari sono stati gli argomenti più battuti nell’assemblea. Un dibattito intenso (16 gli interventi) che alla fine ha trovato i partecipanti concordi nell’approvare il manifesto finale, con l’impegno da parte di ciascuno a darne la massima diffusione nei luoghi di lavoro. È stata approvata anche una risoluzione, che pubblichiamo, in cui si ribadisce l’importanza di continuare la battaglia per un documento alternativo al prossimo congresso della Cgil. Le strade proposte da certi settori della vecchia sinistra sindacale (di tesi alternative al documento unico o peggio di semplici emendamenti) chiuderebbero ogni spazio a chi come noi vuole favorire la partecipazione dal basso per dare un carattere realmente combattivo alla nuova sinistra sindacale che deve disfarsi dei burocrati come Patta che in nulla di significativo si sono distinti da Epifani in questi anni. Per quella via si consegna nelle mani dell’apparato ogni decisione scavalcando i lavoratori e gli iscritti alla Cgil e si fa un congresso blindato buono solo per garantire le poltrone dei burocrati. Dopo aver approvato il manifesto e la risoluzione l’assemblea ha infine eletto il coordinamento nazionale dell’area composto da 12 compagni che avranno il compito di coordinare il nostro intervento nel congresso della Cgil e nei luoghi di lavoro. Il coordinamento nazionale eletto a Bologna è composto da: Paolo Grassi, coordinatore (SR coordinamento nazionale Nidil-Cgil) 28 giugno 2005
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