Di fronte al ricatto di governo e padroni

Gli operai di Melfi non mollano!

di Jacopo Renda

Pubblichiamo questa corrispondenza giuntaci ieri notte da Melfi. Sembra certo che nell'assemblea di tutti i lavoratori, in programma oggi, la direzione della Fiom intenda proporre la sospensione dei blocchi ai cancelli della Fiat Sata, di fronte alla promessa dell'avvio della trattativa da parte dell'azienda. La giornata di oggi sarà decisiva ma siamo sicuri che la combattività dei lavoratori di Melfi non svanirà nel giro di poche ore.

Dopo più di 10 giorni di sciopero e di picchetti i lavoratori della Fiat Sata e dell’indotto di Melfi non si sono stancati.

Oggi un meraviglioso corteo di più di diecimila persone è partito dalla porta B della fabbrica e ha fatto sentire ancora una volta la determinazione dei lavoratori lucani, in occasione dello sciopero generale regionale di 8 ore convocato dal Cgil in appoggio al lotta.

La manifestazione era lo specchio di quello che sta accadendo, come abbiamo letto su un cartello portato da alcuni giovani lavoratori “la coscienza lucana si è svegliata”. Al corteo hanno partecipato tutte le fabbriche della zona e, oltre alle rappresentanze dei lavoratori Fiat di Avellino, Termini Imerese e Pomigliano, migliaia di giovani e di lavoratori di tutte le categorie arrivati dalla Puglia e soprattutto dalla Basilicata. Il corteo è stato aperto cantando “bella ciao” per dimostrare che gli operai oggi hanno intenzione di resistere ed essere una spina nel fianco dei padroni. Assieme agli slogan contro la Fiat ed i padroni sono comparsi slogan contro il governo ma soprattutto contro l’odioso tentativo di dividere gli operai tra nord e sud. “Nord e sud uniti nelle lotta” e “i lavoratori non sono animali diamo a Berlusconi le gabbie salariali”. Ma oltre alla combattività oggi c’era anche la consapevolezza della posta in gioco, della propria forza e del fatto che questa partita bisogna giocarsela fino alla fine. Melfi è la musica del futuro, rappresenta la radicalizzazione di una nuova generazione di classe operaia che prova a riappropriarsi del sindacato come strumento degli interessi dei lavoratori. Lo simboleggia il camioncino della Cgil su cui campeggia la scritta “consulenze, pratiche fiscali, Caaf” a rappresentazione di quella che è stata la politica sindacale degli ultimi anni e che invece oggi si trova spinto dalle mobilitazioni a scandire slogan come “questo corteo non è una sfilata ogni decisone deve essere votata“ e ad intonare, seguito da tutto il corteo, “il potere deve essere operaio”.

Alla manifestazione aderiscono molti iscritti a Cisl e Uil che vogliono dare uno schiaffo alla politica filopadronale dei loro dirigenti sindacali. Infatti proprio durante il corteo arriva la notizia che 18 tra delegati e membri del direttivo provinciale della Uilm hanno scritto una lettera ad Angeletti e sono disposti ad abbandonare la Uil se non appoggerà senza condizioni la lotta.

Da oggi una nuova generazioni è pronta a difendere i propri interessi, la lotta di classe torna all’ordine del giorno e le idee comuniste sono al centro dei ragionamenti di molti lavoratori, si vede anche dall’interesse che riscontra il materiale politico che circola senza pregiudizi tra i lavoratori. La media di età dei lavoratori della Sata e dell’indotto è di 28 anni e non sono disposti a passarne altri 25 in condizioni di schiavitù come si è verificato da 10 anni a questa parte.

Ma come sempre in una lotta ci sono anche questioni aperte e brucianti che si discutono. Come quella se mantenere o meno i picchetti.

E’ evidente che su questo da parte della direzione Fiom c’è la volontà “ a fronte di una valutazione positiva dell’avvio della trattativa di poter decidere di articolare diversamente la prosecuzione delle forme di lotta” (citato dal volantino distribuito oggi dal coordinamento Rsu Fiom-Ugl-Failms-Cobas ). Concretamente vorrebbe dire sospendere o rallentare i picchetti durante la trattativa. Questo sarebbe un serio errore perché farebbe venire meno l’unico elemento che ha costretto il governo, i padroni e l’azienda ad iniziare una vera trattativa. Nessuna forma di lotta può essere più incisiva che bloccare la produzione e le merci, i padroni devono trattare sapendo che ogni giorno perdono la produzione di 1500 auto e questo li può costringere a cedere. Sospendere i picchetti o allentarli permetterebbe solo ai padroni di prendere tempo e riorganizzarsi, magari per preparare una nuova aggressione da parte della polizia.

Un altro elemento che si sta discutendo molto in queste ore è se accettare un eventuale cedimento da parte della Fiat sulla questione della “doppia battuta”, mettendo da parte la rivendicazione salariale di equiparazione salariale con il resto degli stabilimenti Fiat, e la questione dei provvedimenti disciplinari.

Qualcuno sta cercando di mettere confusione, ma cedere anche su uno dei punti posti dai lavoratori sarebbe un cedimento su tutta la linea. Infatti nel vergognoso accordo già firmato da Fim-Uilm e Fismic è scritto chiaramente che “dovrebbe avviarsi un confronto per individuare soluzioni tecniche che nel rispetto dei livelli di competitività , dell’utilizzo degli impianti e dei 18 turni, porti al superamento della doppia battitura del terzo turno”. Questo vuol dire che l’azienda sta già pensando a modificare la doppia battuta ma senza modificare il carico di lavoro che rimarrebbe di 1500 auto al giorno, visto che non si prevedono nuove assunzioni.

In un momento come questo è necessario non ripetere gli stessi errori che si sono commessi un anno e mezzo fa a Termini Imerese. I lavoratori di Melfi non possono rimanere isolati. Negli altri stabilimenti, al di là della massima solidarietà alla lotta che c’è da parte dei colleghi i vertici sindacali non stanno organizzando la mobilitazione all’altezza della necessità. Lo dimostra il fatto che non si sono fatti cortei né a Mirafiori né a Pomigliano e che si relegano i lavoratori in un appoggio passivo. In molti hanno detto in questi giorni giustamente che non è stata la Fiom ad organizzare questa mobilitazione. La lotta è nata spontaneamente e la direzione della Fiom si è vista trascinata sul terreno della lotta. Se non lo fa la direzione della Fiom dovranno essere i lavoratori stessi a inviare delle delegazioni negli altri stabilimenti per organizzare scioperi, picchetti e cortei fino ad uno sciopero generale nazionale che pieghi governo, Fiat e padroni. La possibilità di continuare la lotta fino alla vittoria c’è. Lo dimostra la determinazione ai picchetti e da oggi ci sono anche le risorse economiche per sostenere uno sciopero prolungato. Oggi infatti i lavoratori di Termini Imerese hanno donato 25000€ alla cassa di resistenza per sostenere la lotta.

Domattina una assemblea davanti ai cancelli deciderà come continuare la lotta ma è ovvio che non si può vincere se si allentano i picchetti e se non si estende la mobilitazione attiva a tutti gli stabilimenti.

A Melfi possiamo e dobbiamo vincere.

Vincere a Melfi significa aprire una nuova stagione di lotta e riprenderci quello che ci hanno tolto in questi anni. Vincere questa battaglia significa girare pagina nella storia recente dei lavoratori e del sindacato in Italia. Nessuno potrebbe più fermare milioni di lavoratori di questo paese che soffrono lo stesso sfruttamento e a cui manca un esempio da seguire. Ma per fare questo dobbiamo riprenderci il sindacato, che è dei lavoratori, e non delegare a nessuno la difesa nei nostri interessi.

Melfi, 28-04-2004.

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* Volantone quattro pagine
* Volantino fronte-retro

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