Sostienici
Ultimi articoli
Prossime iniziative
-
-
Per il partito di classe
-
Che succede in Fiat?
-
Assemblea della seconda mozione
-
Assemblea della seconda mozione
Mailing list
| Libro bianco - Uno stato sociale a misura dei padroni |
|
|
|
| Movimento operaio - sindacato | |||
| Scritto da Paolo Grassi | |||
| Lunedì 18 Maggio 2009 08:43 | |||
|
Mercoledì 6 maggio è stato approvato dal consiglio dei ministri il Libro bianco, che attraverso percorsi precisi su sanità, previdenza, lavoro e ammortizzatori sociali dovrebbe ridisegnare il modello sociale del paese. Una controriforma dello stato sociale, che non risparmia nessuno. “Modello sociale a misura d’uomo, persona, famiglia e comunità”, l’ha definita il ministro, in verità si tratta di una riorganizzazione dello stato sociale che ha tra i principali obbiettivi quello di tagliare la spesa del 50% nei prossimi 4 anni. Un documento che, a differenza del Libro bianco del 2001, non affronta solo il mercato del lavoro, ma tutti gli ambiti che rientrano nel sociale perché al centro della riforma «c’è la persona», secondo il ministro. Vale la pena di ricordare quale fu il seguito del primo libro bianco: la legge 30 con tutto quello che ne conseguì in termini di precarizzazione e peggioramento delle condizioni di lavoro e di salario per i lavoratori. Primo obbiettivo sostituire lo Statuto del lavoro con lo Statuto dei lavori, ovvero una regolamentazione del rapporto di lavoro dove il tuo salario dipende da dove vivi o in quale fabbrica lavori, riedizione delle gabbie salariali, dove ci sia la compartecipazione tra lavoratori e imprenditori (via chi protesta), dove gli enti bilaterali giocano un ruolo decisivo, dove finalmente si possa mandare in soffitta il vecchio statuto sostituito da uno nuovo in cui ovviamente non c’è l’articolo 18 come tante altre cose. Il tutto regolato con un fascicolo elettronico personale per ogni singolo cittadino in cui siano riportati tutti i passaggi fondamentali della propria vita: “gli interventi preventivi, curativi e riabilitativi e tutte le informazioni utili per l’integrazione sociale e la partecipazione attiva al mercato del lavoro”. Se sei un lavoratore che fa valere i suoi diritti il padrone può non assumerti, oppure potrà conoscere il tuo stato di salute premunendosi da spiacevoli sorprese una volta assunto. Il ministro garantisce ovviamente che queste informazioni saranno riservate ma l’esperienza ci ha ampiamente dimostrato che tutto ciò che può essere utile ai padroni viene sempre e comunque messo a loro disposizione. Tagli significa quasi sempre andare a colpire la salute, l’istruzione e le pensioni, sul fronte sanitario il governo vuole una cosa semplice: privatizzare! Assistenza domiciliare, prestazioni integrative, prestazioni specialistiche, tutto o quasi è da esternalizzare. Case di cura convenzionate, cooperative, associazioni, meglio se cattoliche vicino a Opus dei o Comunione e liberazione, incentivare la gente a farsi un’assicurazione medica privata come negli Stati Uniti, insomma proseguire nella privatizzazione lasciando alla sanità pubblica sempre meno servizi essenziali e sempre più fatiscenti. Infatti è solo continuando a ridurre i servizi e mandando in malora le strutture pubbliche che si reperiranno i fondi per quelle private, qui sta il risparmio del ministro perché in termini di costi effettivi, e di sfruttamento dei lavoratori nelle cooperative parcellizzate, i padroni guadagneranno molto di più. Stesso discorso varrà per la previdenza e le pensioni, nonostante la crisi economica abbia dimostrato che i fondi pensione sono solo una grande fregatura, il governo, che fa gli interessi dei banchieri e degli speculatori, si sente il dovere di ribadire che in pensione con la previdenza pubblica non ci potremo andare e che quindi è il caso di insistere con una privata. Risparmi per il governo, altri soldi sottratti ai lavoratori. Un modello di stato sociale dove deve esistere solo un minimo di assistenza pubblica in favore di uno stato sociale completamente in mano a speculatori e assicurazioni. Un libro scritto e pensato per cementare l’accordo separato del 22 gennaio. Con la lotta e non con le timide reazioni verbali di un Epifani che con il suo moderatismo rischia di condurre la Cgil al patibolo e con essa i lavoratori di questo paese.
|








