Federazione Impiegati Operai Metallurgici nazionale

 

 


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Roma, 16 giugno 2005

 

 

 

 

Cari compagni,

vi ringrazio per l’invito a partecipare alla vostra riunione, a cui però, come ho già detto a Paolo Grassi, non posso tener fede perché contemporaneamente sono a Trento per un’assemblea della Rete.

In ogni caso voglio farvi sapere che considero molto importante la vostra riunione, come altri appuntamenti che in queste settimane si stanno svolgendo un po’ dappertutto. Si può dire che il meccanismo della Rete si è messo in moto. Già centinaia e centinaia di persone hanno partecipato alle riunioni e altre saranno coinvolte nei prossimi giorni. Il 15 luglio ci troveremo tutti a Roma, nell’Assemblea nazionale che conclude la prima fase del nostro percorso.

Mi pare che già un primo bilancio positivo, non solo quantitativo ma qualitativo, si possa trarre.

Abbiamo indovinato la questione di fondo. Abbiamo detto che questo congresso  avrebbe avuto al centro, il possibile ritorno in campo della concertazione, e abbiamo visto che è proprio così. Il mese di luglio prossimo, luglio è sempre un mese fatidico, ripartirà l’offensiva per un nuovo patto centralizzato che corregga l’accordo del 23 luglio.

Chi, come noi, ha fatto del no al ritorno della concertazione un punto centrale sul quale elaborare una piattaforma per il prossimo congresso, ora vede la propria battaglia congressuale intrecciata con scadenze che, forse anche prima del congresso, si presenteranno a tutto il movimento sindacale.

Per questo dobbiamo ancora con più convinzione continuare l’organizzazione del nostro impegno congressuale.  Deve essere chiaro a tutti che nel prossimo congresso gli iscritti alla Cgil dovranno decidere se tornare alla concertazione oppure se costruire finalmente una piattaforma sociale e contrattuale alternativa ad essa.

D’altra parte l’esperienza delle riunioni sinora svolte ha messo in campo anche un’altra esigenza. Abbiamo raccolto una critica forte alle pratiche democratiche interne all’organizzazione e alla burocratizzazione della sinistra sindacale. La domanda di tante compagne e tanti compagni è quella di costruire un’esperienza in grado di durare nel tempo, anche oltre il congresso, ma non come strumento per la gestione dei gruppi dirigenti. Ciò che ci viene chiesto è quello di costruire un’area di partecipazione e di pratica sindacale in grado di sviluppare la democrazia dentro l’organizzazione e di renderla più permeabile a tutte le esperienze di conflitto che oggi sono necessarie.  Su questa questione dovremmo ancora riflettere perché è evidente che quello che sta avvenendo sul piano congressuale è anche la conclusione, come abbiamo scritto nel primo documento della Rete 28 aprile, di un percorso, quello delle aree organizzate, che va rivisto. Non si tratta di rinunciare a dei diritti ma di estenderli. Si tratta soprattutto di uscire dalla logica delle aree intese solo come componenti di apparato e di sviluppare invece il concetto di rete, quale abbiamo cominciato ad organizzare.

Su tutto questo avremo modo di discutere e di riflettere, intanto ancora buon lavoro.

 

Giorgio Cremaschi