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L’autunno alle porte con la Cgil al bivio PDF Stampa E-mail
Movimento operaio - sindacato
Scritto da Paolo Grassi   
Venerdì 11 Settembre 2009 07:42

“Gli ammortizzatori sociali sono sufficienti, nessuno si deve preoccupare”. Con queste parole il ministro dell’Economia, Tremonti ha concluso il suo intervento al seminario di Confindustria il 6 settembre. Parole che possono risultare rassicuranti solo per i banchieri; gli utili delle principali banche nel primo semestre dicono che Unicredit fa profitti per 900 milioni di euro, Intesa Sanpaolo 1,5 miliardi, Monte dei paschi di Siena 300 milioni. Ma per i lavoratori è un’altra cosa.

Sempre i dati dell’ultimo semestre dicono che: la produzione industriale subisce un calo del 21,9% rispetto al giugno 2008, 100mila interinali, oltre il 30% del totale hanno perso il lavoro. La cassa integrazione è aumentata di 5 volte rispetto a settembre 2008. Solo nel primo trimestre del 2009 366mila lavoratori hanno chiesto l’indennità di disoccupazione, più di tutto il 2008. Si stima che oltre 40mila lavoratori perderanno il lavoro nell’industria nel prossimo autunno, oltre 200mila in totale. Ovvero la disoccupazione salirà al 9,2% nel 2009, oltre il 10% nel 2010.

Le gabbie salariali

Su queste basi l’ennesima proposta reazionaria della Lega Nord di instaurare le gabbie salariali ha trovato nei vertici padronali una certa contrarietà. Il motivo è che il presidente della Banca d’Italia Draghi e gli altri capitalisti sono consapevoli che l’applicazione dell’accordo separato permetterà un attacco molto più efficace dei salari di tutti i lavoratori. Basta applicare le regole già stabilite con Cisl e Uil, ovvero inserire il salario di merito azienda per azienda. A secondo dell’andamento del mercato e dei livelli di produttività istituire salari personalizzati, per fabbrica, per ufficio, ma anche per reparto, in cui un salario viene comunque elargito in modo discrezionale. Altro che gabbie salariali tra nord e sud, con l’accordo separato si potranno fare gabbie salariali tra fabbriche della stessa provincia, dello stesso comprensorio industriale. I padroni hanno già quello che vogliono senza riesumare vecchi strumenti che hanno forse un valore propagandistico per Bossi, ma nessuna reale utilità per Confindustria.

L’autunno, la Cgil e la Fiom

L’autunno però presenta un’importante novità rispetto al passato, il movimento delle fabbriche ispirato dalla vittoria dei lavoratori della Innse di Milano.

Sarà un banco di prova per tutti, per la Cgil ma soprattutto per la Fiom. I padroni sono estremamente preoccupati che la vittoria della Innse acquisti sempre più spazio. Preoccupazione ribadita a Cernobbio in questi giorni dalla presidente di Confindustria, che a tal proposito tenta di ritessere relazioni con la Cgil, interrotte bruscamente negli ultimi 12 mesi con una sequenza di accordi separati culminati con l’accordo sul modello contrattuale.

Tentativi padronali decisamente incoraggiati dal segretario della Cgil Epifani che con una serie di interviste nelle scorse settimane e con l’incontro con Marcegaglia ha messo in campo qualcosa di più che una semplice disponibilità a discuterne.

Che il gruppo dirigente della Cgil non abbia reali intenzione di proseguire la battaglia che tra l’autunno e la primavera, seppur in modo blando, l’aveva impegnata è chiaro da tempo. Lo si tocca con mano con le piattaforme unitarie che vengono stilate tra Cgil, Cisl e Uil per i rinnovi contrattuali, dove di fatto i principi dell’accordo separato vengono raccolti, o ben più grave quanto successo col contratto del commercio, di cui trattiamo in un articolo a pagina 16.

Siamo di fatto arrivati a un bivio, o si avvia una stagione di riscossa per reagire alla crisi da un punto di vista di classe, con una strategia di controffensiva fabbrica per fabbrica, contratto per contratto, oppure nel giro di qualche mese con la firma dei rinnovi contrattuali di categoria il ritorno alla grande unità di vertice con Cisl-Uil ma anche Ugl, sarà completata sul terreno peggiore per i lavoratori.

In mezzo a questo bivio c’è la Fiom, unica categoria della Cgil che ha rifiutato in toto nella piattaforma i criteri dell’accordo separato e che si appresta a promuovere una mobilitazione in un contesto estremamente difficile.

Non è la prima volta che la Fiom si trova davanti a una prospettiva di contratto o piattaforma separata, già nel 2001 e nel 2003 si trovo in una situazione del genere. Oggi la situazione è più complessa, la maggior parte delle fabbriche in cassa integrazione sono metalmeccaniche, la crisi morde in particolare in questo settore. Il rischio concreto è quello di organizzare alcune mobilitazioni iniziali significative e poi, come nel 2003, ripiegare.

Per evitare ciò è necessario che la piattaforma, con un conflitto che inevitabilmente si aprirà anche con la Cgil (nella misura in cui nel sindacato prevarrà chi vuole mettersi alle spalle la stagione degli accordi separati), sia sostenuta con il massimo di determinazione e partecipazione dei lavoratori, l’unica via per sviluppare strategie di lotta radicali, adeguate a dare fiducia e a raccogliere il massimo di appoggio attorno alla mobilitazione.

Il congresso della Cgil

Come emerso nel dibattito della festa della Rete 28 aprile di fine agosto, dove era presente tra gli altri il segretario della Fiom, Rinaldini sembra ormai definitivamente avviato a sostenere un documento alternativo a quello di Epifani. Questo elemento è assolutamente positivo e va sostenuto con forza.

Ancora non è del tutto chiaro quale posizione assumeranno invece Podda e Lavoro Società.

È chiaro che non scioglieranno il riserbo su cosa fare almeno fino al direttivo nazionale in cui si decideranno documenti o eventuali emendamenti al documento di Epifani.

Una cosa pero’ è chiara. Il tempo per i tatticismi e gli schieramenti di comodo, ovvero schierarsi in base allo scambio di posti, elemento determinante in particolare allo scorso congresso, non farà altro che accelerare la crisi della Cgil.

Questo congresso segnerà o la normalizzazione della Cgil nel quadro neo-corporativo oppure la ripresa di una politica conflittuale a partire dal sostegno alla vertenza dei metalmeccanici e delle fabbriche in lotta.

Sarà il conflitto che vivremo in autunno che ci permetterà di capire quali e quanti margini effettivi ci saranno perché il congresso, nonostante le mille pastoie burocratiche che come sempre esprimerà, rappresenterà per i lavoratori l’inizio della costruzione di un’opposizione di classe nel principale sindacato del paese. A prescindere dai regolamenti che ne limiteranno l’agibilità.

Una battaglia che sarà molto più difficile se col documento alternativo si dovesse schierare Podda e quei settori di Lavoro Società che in poco o nulla si sono distinti da Epifani (lo sciopero del 13 febbraio e l’opposizione all’accordo del 23 luglio 2007 rimangono episodi isolati). Questo vale anche per quei settori della Fiom che negli organismi dirigenti sostengono le decisioni di Rinaldini ma poi nei fatti vanno alla ricerca di accordi locali con la Cgil per non mettere a repentaglio le proprie carriere.

La Rete 28 aprile ha una grande opportunità per rafforzarsi e aiutare i lavoratori a vincere le vertenze in campo. Non solo portando solidarietà, cosa scontata, ma in primo luogo offrendo metodi e rivendicazioni adeguate allo scontro.

Alla festa della Rete sono stati indicati tre punti irrinunciabili per stendere un documento comune con altri, indipendenza dalla politica, (ovvero strappare la Cgil dall’influenza del Partito democratico), indipendenza della contrattazione dalle compatibilità di mercato (difendere solo i bisogni dei lavoratori), democrazia sindacale a partire dal referendum sulle piattaforme e i contratti da firmare.

Principi più che corretti ma che per essere applicati vanno da subito inseriti nelle battaglie quotidiane che tanti lavoratori, operai, precari stanno cercando di portare avanti in tutto il paese.

La battaglia congressuale avrà una sua utilità solo se saprà connettersi alle esigenze di lotta che l’autunno porrà di fronte ai lavoratori altrimenti non sposterà di un millimetro i rapporti di forza qualsiasi sia l’esito percentuale che verrà conseguito.

 
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