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| Movimento operaio - sindacato | |||
| Scritto da Paolo Grassi | |||
| Lunedì 19 Aprile 2010 06:28 | |||
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Costruiamo l’opposizione in Cgil Mentre scriviamo i congressi nazionali di categoria della Cgil non si sono ancora conclusi. Tra quelli che si sono già svolti spiccano i tre delle categorie “ribelli”, metalmeccanici, pubblico impiego e bancari e assicurativi. Anche se i risultati che definiranno la platea dei delegati al congresso nazionale della Cgil, che si svolgerà a Rimini a inizio maggio, non sono ancora definitivi, indicano già che tale congresso vedrà confermata un’opposizione più strutturata del passato.
Lo scontro decisivo si è in realtà registrato principalmente nel congresso della Fiom, unica categoria dove la seconda mozione ha vinto e dove si sono votati due documenti contrapposti (contrapposizione in verità avvenuta anche al congresso della Flc), mentre in quello della Funzione pubblica e Fisac è stato accolto un documento unitario (con la sola opposizione dei compagni della Rete 28 aprile). Ciò conferma che il nocciolo dell’opposizione continuerà ad essere in primo luogo la Fiom.
La posizione di Epifani Proprio il congresso dei metalmeccanici e in particolare il confronto tra Rinaldini e Epifani ha messo in luce con più chiarezza il problema che in questi mesi si sarebbe dovuto affrontare nei congressi di base. Per la prima volta infatti Epifani, nel suo intervento al congresso della Fiom incalzato dalla relazione di Rinaldini e dagli interventi dei delegati, ha dovuto spiegare meglio qual è la strategia che pensa di portare avanti per contrapporsi all’accordo separato sulla controriforma dei contratti in vigore ormai da oltre un anno. Aspettare il 2013, quando l’accordo sarà sottoposto a verifica dalle parti sociali, e lì rimetterlo in discussione. Ma che si fa fino al 2013? Epifani ha spiegato che, siccome un sindacato che non contratta non ha ragione di esistere, dove ci siano le condizioni ricerchiamo il massimo dell’unità con Cisl e Uil per firmare i vari contratti di categoria in scadenza. Questa linea ha già portato alla firma di diversi rinnovi contrattuali, commercio, alimentaristi, farmaceutici, e per ultimo quello del turismo, che contengono tutti, chi in modo più esplicito e chi meno, parti significative di quell’accordo separato. Purtroppo nonostante le tante sollecitazioni arrivate dai delegati al congresso, che a gran voce hanno chiesto di spiegare come si fa a non dire che enti bilaterali, aumenti salariali, triennalizzazione dei contratti, contenuti in quegli accordi, non siano le stesse cose contenute nella controriforma dei contratti, Epifani non è entrato nel merito e si è limitato a dire che ci sono contratti molto buoni e altri meno buoni. A Epifani va sicuramente riconosciuto finalmente un gesto di sincerità, da un lato infatti ha ammesso di non avere una strategia da contrapporre a Governo e Confindustria, dall’altro ha detto di continuare a sperare in una conversione dell’atteggiamento di Cisl e Uil, ed infine ha spiegato che dobbiamo pazientare ancora tre anni, quando finalmente arriverà la tanto attesa verifica. Questa completa mancanza di comprensione si è materializzata, per chi ancora aveva dei dubbi, in due casi emblematici. Il ministro del Welfare, Sacconi, principale protagonista in questi giorni dell’attacco allo Statuto dei lavoratori, è stato accolto al congresso della Flai Cgil con un fragoroso applauso. La segretaria della nuova categoria Filctem nella sua relazione di apertura del congresso ha fatto gli auguri alla Confindustria per i suoi cento anni di vita. Eppure il recente convegno di Confindustria a Parma, che celebrava i cento anni dell’organizzazione padronale, ha ribadito che i padroni sono in guerra coi lavoratori, coi loro diritti e con la Cgil. La questione rimarcata in più passaggi da Rinaldini nel congresso Fiom e ripresa efficacemente da Cremaschi nel suo intervento è che in primo luogo non è assolutamente vero che un sindacato esiste solo se fa accordi, in questi decenni di accordi ne sono stati fatti molti, troppi, (anche con la firma della Fiom) eppure i lavoratori stanno sempre peggio. Un sindacato ha ragione di esistere se in primo luogo è in grado di difendere gli interessi dei lavoratori. Oggi proprio perché il sindacato ha firmato tanti accordi, uno peggio dell’altro, la sua credibilità è fortemente compromessa, la crisi economica non ha fatto altro che accelerare questa crisi, ma è chiaro che se si continua ad illudersi di cercare il compromesso al ribasso, l’unità di vertice a tutti i costi, la firma di accordi indecenti pur di essere riammessi ai tavoli di trattativa, allora il destino della Cgil è segnato. Non esiste nessuna vera trattativa con la controparte se non si è in grado di strapparla con la forza della mobilitazione, soprattutto in una fase di crisi economica come quella che stiamo attraversando che è destinata a durare ancora molto. I progetti di Marchionne sulla Fiat sono una cartina di tornasole su quali sono gli obbiettivi di Confindustria: spezzare una volta per tutte la resistenza operaia nel paese. Ha fatto bene Paolo Brini, nel suo intervento al congresso Fiom a rilanciare alcune delle questioni decisive per uscire dalla crisi dalla parte dei lavoratori, mettere al centro della lotta sindacale la rivendicazione della nazionalizzazione della Fiat, e delle aziende in crisi, e ricominciare a parlare di riduzione d’orario di lavoro a parità di salario. Brini giustamente ha iniziato il suo intervento contestando a Epifani la volontà di celebrare il primo maggio a Rosarno con Cisl e Uil, sindacati che coi lavoratori non hanno più nulla da spartire.
Rinaldini nelle sue conclusioni ha contestato a Epifani la strategia di attendere la verifica sulla controriforma nel 2013 partendo da un presupposto tanto chiaro quanto semplice: l’attacco allo Statuto dei lavoratori è adesso, la crisi economica è adesso, nel 2011 ci sarà il rinnovo del contratto dei metalmeccanici sul quale Confindustria punterà il tutto per tutto per schiacciare la resistenza operaia. Se il problema di sconfiggere i piani dei padroni e del governo non incominciamo a discuterli seriamente ora, nel 2013 il sindacato arriverà a pezzi.
La necessità dell’opposizione Su queste basi è chiaro che il congresso nazionale Cgil non porterà a una convergenza tra le due mozioni e che l’opposizione alla tracimante deriva a destra del vertice dovrà proseguire. Una strutturazione di questa opposizione non è più rinviabile. Né Rinaldini, né Podda sembrano intenzionati a formalizzare un’area programmatica finito il congresso, solo la Rete 28 aprile ha fino ad ora esplicitamente rivendicato la necessità di una strutturazione definita in tutti i suoi aspetti. Il motivo di tanta esitazione da parte dei segretari o ex segretari di categoria a darsi una strutturazione che vada al di là della mozione congressuale è che l’esperienza di Lavoro Società strutturata come area ha dimostrato tutto il suo fallimento. Il problema della degenerazione di Lavoro Società non consiste tanto nel fatto che da anni si è costituita in area programmatica, ma risale alla linea politica e all’assoluta mancanza di democrazia all’interno di quell’area. Lo Statuto della Cgil prevede la costituzione di aree che possono accedere a determinati diritti per difendere le proprie istanze, come opposizione nella Cgil a noi tutto ciò deve servire per sviluppare i nostri obbiettivi e dare strumenti ai tanti compagni che sono entrati nei vari organismi dirigenti in tutti i livelli di direzione. Altra questione è come l’opposizione deve gestire la propria vita democratica interna per permettere che si ramifichi nei luoghi di lavoro e sappia assumere nei prossimi importanti appuntamenti posizioni chiare e ferme. Revocabilità dei dirigenti, rotazione delle cariche, controllo dal basso dei compiti che i compagni negli organismi dirigenti devono svolgere, sono elementi indispensabili non solo per portare avanti una battaglia adeguata alle attuali necessità, ma anche per dimostrare ai tanti lavoratori e lavoratrici che a questa battaglia ci credono che una nuova sinistra sindacale in Cgil può nascere. Solo così potremo diventare un’alternativa credibile. Nei congressi in più occasioni da parte dei vertici è stato mandato un messaggio al documento alternativo che diceva “se fate i bravi e rinunciate alla vostra battaglia un posto in qualche segreteria nazionale ci sarà anche per voi.” Dobbiamo dire con molta chiarezza che i tanti delegati e lavoratori che nel secondo documento ci hanno creduto e hanno sacrificato tempo per presentare il documento ovunque possibile, spesso mettendoci anche del loro, non hanno fatto questa battaglia per dei posti nelle segreterie. La battaglia è stata fatta perché questa Cgil cambi, e fino a che questo non succederà, i compagni, ed in particolare la Fiom, hanno il dovere di mettersi all’opposizione e costruire l’alternativa. Leggi il documento conclusivo approvato al congresso della Fiom (14-16 aprile 2010) Ascolta il dibattito del congresso (da Radio Radicale): Prima e Seconda giornata
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