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Scelta sciagurata!
Il Ccnl del Commercio (terziario della distribuzione e dei servizi)
rappresenta una platea di circa 1,7 milioni di lavoratori, operanti
nelle più diversificate attività, mansioni e tipologie contrattuali.
Un settore legato ad una società consumistica, che vuole gli esercizi ed i servizi commerciali sempre aperti, in qualsiasi giorno della settimana, domeniche e festività comprese, sia nei centri storici che in periferia, attraverso continue speculazioni edilizie nella costruzione di centri commerciali devastandone ambientalmente i territori. Con una legislazione che ha incrementato ed incentivato la concorrenza e la mercificazione culturale della popolazione, aprendo la possibilità per le regioni di concedere illimitate aperture sui propri territori, senza una pianificazione che tenesse in considerazione anche del valore sociale e di servizio del commercio, che soprattutto con l’introduzione della Legge Bersani hanno visto chiudere le piccole realtà di vicinato, talvolta uniche possibilità per talune categorie, come gli anziani, per acquistare quotidianamente beni alimentari fondamentali.
Una categoria che vede la stragrande maggioranza dei lavoratori impiegati in piccole aziende prive quindi di tutele reali, il restante in aziende dove sono poche le realtà che hanno contratti integrativi aziendali. Questi ultimi ormai elementi integrativi che dal ’93 sono diventati strumento di introduzione di ulteriore deroghe del Ccnl, favorendo le aziende nell’aumentare il loro potere unilaterale nel gestire l’organizzazione del lavoro, in particolare turni ed orari.
Per la maggior parte donne, quindi con grandi problemi nel coniugare la propria vita famigliare e privata con i sempre più pressanti ricatti del lavoro.
Una categoria dove per primi si sono sperimentate le numerosissime forme di precarietà contrattuali (dalla legge Treu in poi) e forme di collateralismo sindacati-imprese (Enti Bilaterali e Fondi Integrativi Pensioni e Sanità).
è evidente quindi che ogni rinnovo del Ccnl sia visto con grande attenzione e preoccupazione in quanto per la stragrande maggioranza dei lavoratori è di fatto l’unico strumento di tutela collettiva presente. L’ultimo rinnovo del Ccnl è stato caratterizzato dall’ennesimo attacco di Confcommercio nella richiesta di elementi contrattuali che avrebbero lasciato il totale, completo e definitivo controllo alle aziende del tempo e delle condizioni lavorative, senza alcuna possibilità nei fatti anche di obiettare da parte sia del singolo lavoratore che delle proprie rappresentanze ed il 18 luglio 2008 i sindacati di categoria di Cisl e Uil si allinearono e aderirono e firmarono il rinnovo contrattuale. La Filcams Cgil per la prima volta rompeva una tradizione unitaria, per la prima volta alzava la voce e si negava alle logiche di compatibilità e di collaborazionismo con le imprese, rifutando di firmare sia per questioni di merito che di metodo. Una svolta storica!!! Finalmente, dopo decenni di scoraggiamento e disillusione dei lavoratori nei confronti dell’atteggiamento sindacale nei vari rinnovi, la Filcams decise di rappresentare tale malessere e darne speranza.
Un accordo che ha introdotto norme che obbligano tutti al lavoro domenicale, alla possibilità di lavorare 12 giorni consecutivi senza diritto al riposo settimanale, all’allungamento dell’orario di lavoro per gli apprendisti neo assunti, introduce l’orario multiperiodale, estende lo straordinario da 200 a 250 ore senza alcun vincolo, il tutto senza una consultazione democratica e vincolante nei suoi esiti dei lavoratori.
A fronte di tale furto ai danni di milioni di lavoratori di coniugare la vita privata con il lavoro, la Filcams organizzò un grande sciopero nazionale di categoria, inusuale per questa categoria, ma che vide una fortissima partecipazione di lavoratrici e lavoratori non assolutamente preventivabile. Un segnale importante che significava che c’era la volontà di battersi per respingere quella truffa. Un mandato chiaro che i lavoratori davano alla Filcams dicendo di investire nella lotta, che si era tutti disposti ad alzare il livello del conflitto.
Invece da allora la lotta è stata progressivamente abbandonata e i vertici della Filcams si sono annebbiati dimenticandosi quanto esposto allora nelle varie sedi.
Dopo un anno si è così giunti ad accettare quello che allora si respingeva. Il 23 luglio 2009 è stato firmato un accordo denominato “patto per il lavoro” che di fatto allinea la Filcams nella condivisione delle norme sciagurate. L’ipocrisia dei vertici Filcams ha preso il sopravvento. Ancora una volta le speranze dei lavoratori del settore sono state mortificate. La burocrazia ha preferito il ritorno a casa di Cisl e Uil e l’accettazione delle compatibilità.
La Filcams rivendica nell’aver ottenuto la possibilità di contrattare nel secondo livello le domeniche, a loro dire impossibiliti dall’accordo sottoscritto da Cisl e Uil. Quindi di aver ridato centralità al ruolo delle Rsu. Ipocrisie! Solo una minima parte dei lavoratori contratta un secondo livello e non è vero che si può recuperare a livello aziendale quello che di negativo firmi a livello nazionale, è vero il contrario. Inoltre rimane la condivisione della Filcams delle altre norme che polverizzano e frantumano ulteriormente le condizioni dei lavoratori e ne aumentano il ricatto sul proprio posto di lavoro.
Ma perché questa scelta sciagurata con l’evidente consenso dei vertici nazionale della Cgil? Perché il ritorno a casa di Cisl e Uil a seguito della accordo separato confederale sui modelli contrattuali?
Spesso i rinnovi contrattuali della Filcams hanno anticipato e sono stati banco di prova delle scelte confederali.
A chi serve l’accordo separato confederale sui modelli contrattuali? Ai padroni!
A chi serve l’accordo sul Ccnl Commercio? Ai padroni!
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