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I lavoratori della scuola bocciano l’accordo e si preparano alla lotta PDF Stampa E-mail
Movimento operaio - sindacato
Scritto da Alessio Marconi   
Venerdì 06 Marzo 2009 09:06
I lavoratori della scuola hanno detto No all’accordo sul rinnovo del biennio economico. Cisl, Uil, Gilda e Snals già avevano firmato il contratto, mentre l’Flc-Cgil si è rifiutata di farlo e ha organizzato un referendum fra i lavoratori che ha avuto un risultato eccezionale sia in termini di votanti sia per il risultato. Sono stati infatti 376.926 i lavoratori che hanno votato, il 40% della categoria, e di questi la quasi totalità, 354.053, hanno detto che non ci stavano ad accettare i miseri aumenti concessi dal governo. In seguito ai risultati del referendum l’Flc-Cgil ha proclamato lo sciopero per mercoledì 18 marzo.

In effetti il rinnovo è tutto all’insegna della perdita di salario: sono previsti aumenti di 77,50 euro lordi al mese per il personale docente e 55,40 euro lordi al mese per il personale Ata. Questi aumenti, previsti da gennaio 2009, assorbono anche l’indennità di vacanza contrattuale del 2008. In media si sta parlando di un aumento complessivo nel biennio del 3,2%, quando l’inflazione nel solo anno 2008 è stata del 3,3%, secondo i dati Istat che certo se sbagliano lo fanno sottovalutandola. In pratica l’accordo prevede quindi un aumento salariale che è già stato superato dall’inflazione dell’anno scorso: il 2009 è tutto e solo perdita di potere d’acquisto. Nessuno si stupisce quindi se i lavoratori hanno bocciato sonoramente l’accordo nel referendum.

Tutto questo si colloca in una situazione davvero drammatica per la scuola e per chi nella scuola lavora: la legge 133/08, che è stata fra l’altro la causa scatenante del movimento studentesco dello scorso autunno, si abbatte come una scure sull’intero sistema scolastico: sono previsti tagli per 7.832 euro in 4 anni. Cosa questo comporta lo dichiara il ministero stesso: scuole chiuse e meno posti di lavoro. Per quanto riguarda le scuole, dovrebbero essere almeno 700 o 800 quelle che non sopravviveranno ai tagli, senza contare i piccoli plessi con meno di 100 studenti. Se guardiamo i posti di lavoro, poi, ci troviamo davanti a uno scenario sconcertante: secondo il piano ministeriale in tre anni dovranno essere eliminati 87.341 posti per i docenti. Come? Innalzando il rapporto studenti/aule (12.800 posti in meno); diminuendo obbligatoriamente lo ore di lezione nella scuola primaria (14.003 posti in meno), nella scuola di I grado (13.000 posti in meno), nella scuola di II grado (14.000 posti in meno); abolendo il tempo prolungato (13.600 posti in meno); togliendo corsi serali e corsi per l’insegnamento agli adulti (1.500 posti in meno); persino diminuendo gli insegnanti che si devono prendere cura degli alunni disabili. Sempre secondo lo stesso piano il personale Ata subisce un taglio di 44.500 posti di lavoro, pari al 17% dell’organico totale.

Se questo è il presente, con il ddl Aprea si profila la separazione contrattuale fra docenti e personale Ata, una generale diminuzione della contrattazione ad ogni livello e la soppressione delle Rsudi scuola a favore di forme di rappresentanza sindacale poco chiare e ancor meno democratiche.

I lavoratori della scuola vivono dunque un attacco pesantissimo, che si inscrive nel più generale attacco che la borghesia italiana sta portando avanti contro i lavoratori in genere in termini di salari, posti di lavoro, condizioni di lavoro, diritti sindacali. Complice anche il movimento studentesco, però, assistiamo ad una radicalizzazione della categoria: i dati del referendum mostrano tutte le potenzialità di lotta che stanno maturando. Appena l’Flc-Cgil ha dato la parola ai lavoratori, questi hanno risposto molto chiaramente che non vogliono l’accordo firmato dalle altre sigle sindacali. Il risultato del referendum fa vedere chiaramente anche quali sarebbero le potenzialità di intervento della Cgil se solo impostasse davvero una stagione di lotte radicali.

Lo sciopero del 18 marzo acquisisce dunque una grande importanza, tanto più che numerose Camere del Lavoro, a partire da quella di Milano, uniranno a questo sciopero il pacchetto di 4 ore su base territoriale deciso nel percorso verso il 4 aprile. Tutto ciò, però, sempre a condizione che non si imbriglino le lotte con piattaforme rivendicative moderate e che non si tratti di un episodio isolato ma costituisca un ulteriore passo avanti verso l’impostazione di un conflitto radicale e di lungo periodo che sia all’altezza degli attacchi che stiamo subendo e sia in grado di fermarli.

In questo percorso gli studenti devono essere sempre al fianco dei lavoratori. Per questo il 18 marzo saremo in piazza con quei lavoratori che tutti i giorni fanno andare avanti le scuole dove studiamo e che sono vittime dello stesso attacco che a noi vuole impedire di avere un’istruzione di qualità.

Ancora una volta, studenti e lavoratori uniti nella lotta!

 
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