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| Scritto da Maria Lucia Bisetti | |||
| Venerdì 06 Marzo 2009 09:24 | |||
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Febbraio è stato un mese denso per il sindacalismo di base: il 7 si è tenuta a Roma la seconda assemblea del “Patto di consultazione” varato nel maggio 2008 a Milano tra Cobas, RdB/Cub e Sdl, mentre nel week end del 21-22 a Napoli i Cobas hanno tenuto la loro annuale assemblea nazionale. Il primo appuntamento ha segnato l’evoluzione dell’accordo tra le tre sigle da “Patto di consultazione” a “Patto di Base”, a voler significare l’accelerazione verso un’operatività stretta tra i tre sindacati, ma – più importante ancora – ha prodotto una piattaforma contro la crisi che illustra in 10 punti gli assi portanti dell’azione che il sindacalismo extraconfederale intende promuovere per combattere la crisi recuperando reddito, diritti e strutture sociali per i settori popolari. Come Patto di Base si è inoltre aderito alla manifestazione europea del 4 aprile a Strasburgo contro il 60° anniversario della Nato, all’organizzazione delle giornate contro il G8 in Sardegna dall’8 al 10 luglio e alla giornata mondiale a fianco del popolo palestinese per il lancio della campagna Bds (boicottaggio, disinvestimenti, sanzioni) contro la politica criminale dello stato di Israele. Si è inoltre proclamata una manifestazione nazionale a Roma per il 28 marzo in concomitanza con la giornata anti-G20 lanciata dal Forum Sociale Mondiale di Belem, e uno sciopero generale il 23 aprile con manifestazioni regionali. All’assemblea di quindici giorni dopo i Cobas hanno organizzato le prossime scadenze, mettendo all’ordine del giorno l’impegno per la riuscita dello sciopero territoriale del 27 febbraio a Pomigliano, l’ampio programma di mobilitazione dei Cobas scuola in vista dello sciopero generale con boicottaggi di tutte le attività non di lezione, occupazioni di scuole, sit-in, manifestazioni di piazza, scioperi orari regionali e provinciali e, infine, una riunione nazionale per il 28 febbraio con tutte le strutture di movimento in lotta contro la crisi per concordare le modalità e il lavoro comune: una somma di impegni sicuramente gravosa, ma che vuole riportare in campo con determinazione una strategia complessiva contro l’inesorabile scivolamento verso il baratro delle condizioni di vita delle classi lavoratrici. Fin qui, tutto bene. Meno definito il quadro teorico che contorna l’impegno pratico: da un lato viene esaltata una “miracolosità” dell’esperienza Cobas che alcuni interventi di militanti hanno fortunatamente messo in dubbio, dall’altra la presunta esaustività dell’identità Cobas come soggetto politico, sindacale, sociale che viene sbandierata senza che venga mai neppure adombrata la strategia e le prassi che un soggetto “politico” dovrebbe esplicitare per lo meno ai suoi iscritti per permettere loro di agire coerentemente ad essa. Ma non basta. Pur dichiarando la “crucialità” della contraddizione capitale-lavoro, la pervicacia nel non adoperare categorie marxiste indirizza l’analisi della realtà su sentieri francamente poco condivisibili: la profondità della crisi in atto viene addebitata al suo intrecciarsi con altre “crisi” (ambientale, energetica, alimentare, bellica) senza indagare né sui meccanismi di sovrapproduzione che ne sono all’origine né sulle scelte devastanti (aumento esponenziale della povertà, guerre mondiali) che il capitalismo ha cinicamente intrapreso per uscire da tali crisi. Da un lato si riconosce che siamo di fronte a una crisi “globale, strutturale, che investe tutto il sistema di produzione e di vita capitalistico”; dall’altro non viene neppure abbozzato quale altro sistema dovrebbe sostituirlo, limitandosi ad esaltare alcune condivisibili se pur elementari parole d’ordine delle comunità indigene intervenute al Forum Sociale di Belem circa la necessità di porre fine allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla natura: ma su come perseguire questi nobili scopi neanche una parola chiarificatrice. Fortunatamente, su temi più strettamente sindacali come l’accordo separato, l’analisi si fa meno fantasiosa, addebitando a scelte tattiche della Cgil i motivi sostanziali della mancata firma ma guardando con attenzione agli sviluppi futuri. Insomma, un quadro come sempre composito, in cui convivono grandi prospettive e terreni accidentati, baratri teorici e intuizioni condivisibili. Ma siamo certi che a fronte di un conflitto in atto, la militanza Cobas saprà scegliere senza esitazioni da che parte stare: con noi, contro il capitalismo.
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