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| Contratto degli alimentaristi |
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| Movimento operaio - sindacato | |||
| Scritto da A.D. | |||
| Venerdì 17 Aprile 2009 08:16 | |||
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Un pericoloso cedimento della Flai-Cgil
La piattaforma per il rinnovo contrattuale degli alimentaristi firmata
unitariamente da Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil costituisce il primo
rinnovo in linea con l’accordo separato e rappresenta un primo
preoccupante cedimento delle posizioni della Cgil. Su quanto accaduto
abbiamo intervistato Alberto Signifredi, Rsu Flai-Cgil di una fra le
più importanti aziende alimentari, la Barilla di Parma.
Quali sono le linee fondamentali della piattaforma che è stata presentata? Avremmo invece dovuto chiedere un aumento che andasse anche oltre questi parametri e che puntasse a recuperare quanto perso in questi anni, anche perché il padronato ha nel frattempo fatto grandi profitti e perché c’è una ragione in più: il settore alimentare è l’unico a non essere, per il momento, attraversato dalla crisi. Il testo concordato lascia poi spazio alla possibilità che in sede di trattativa con il padronato venga recepito completamente l’accordo separato, nel caso in cui Federalimentare proponesse di estendere anche all’integrazione del reddito i servizi gestiti dagli enti bilaterali. In tal caso, oltre allo smantellamento del carattere pubblico del welfare, ciò comporterebbe la diminuzione dell’aumento salariale a 80-90 euro. La Flai-Cgil si troverebbe a quel punto in grossa difficoltà. Infine, il testo non dice nulla riguardo alle deroghe nell’applicazione del contratto nazionale previste dall’accordo separato e lascia la possibilità alle aziende di poter usufruire di una percentuale di lavoratori precari pari al 25% dell’organico. è chiaro che questo compromesso rischia di indebolire la lotta complessiva della Cgil e ci rimette al carro di Cisl e Uil, dei sindacati collaborativi e complici. Naturalmente, tutto questo apre un grosso problema di democrazia nei luoghi di lavoro, perché la piattaforma è stata decisa in alto e non è stata mai discussa dalla base dei lavoratori. Non c’è un referendum e non potremo dire nulla sulla chiusura dell’accordo.
8 aprile 2009
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