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| Cgil - Costituita la Rete 28 aprile |
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| Movimento operaio - sindacato | |||
| Scritto da Paolo Grassi | |||
| Giovedì 20 Luglio 2006 12:55 | |||
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È stata formalizzata al direttivo nazionale della Cgil del 28 giugno la costituzione dell’Area programmatica “Rete per l’indipendenza e la democrazia sindacale (Rete 28 Aprile)”. La decisione della costituzione dell’Area era stata assunta due settimane prima, il 12 giugno a Roma, all’assemblea nazionale della rete alla quale avevano partecipato circa 300 persone tra delegati e funzionari sindacali. A più di un anno dall’inizio del suo percorso, finita la battaglia nel congresso della Cgil, uno dei congressi più burocratici che la storia della Cgil ricordi, incomincia la costituzione di una nuova sinistra sindacale nella maggiore organizzazione dei lavoratori del paese. Cgil - Costituita la Rete 28 aprileLa nascita della nuova sinistra in Cgil è un passaggio importante che ci ha visto aderire e parteciparne alla sua costruzione fin dall’inizio e alla quale vogliamo contribuire in modo determinante perché si possa finalmente rilanciare su basi serie e coerenti la battaglia per sindacato che difenda realmente gli interessi dei lavoratori. La responsabilità della Cgil nella perdita di diritti e peggioramenti delle condizioni dei lavoratori in questi anni è stata grande, non solo perché ha firmato accordi come quelli di luglio del 1992-93, controriforme come quella sulle pensioni del 1995, o il pacchetto Treu (che ha aperto il processo di precarizzazione selvaggia nel quale ci troviamo ora) e contratti nazionali di categoria sempre al ribasso, ma anche perché, nonostante da ormai qualche anno la classe operaia di questo paese ha cominciato a mostrare segni di ripresa e combattività, il vertice del sindacato persiste nel perseguire la strada della concertazione che tanti danni ha provocato, rendendosi disponibile attualmente ad aprire una nuova stagione concertativa con il governo di centrosinistra ed il padronato che si baserà ancora una volta sulla moderazione salariale e maggiore flessibilità in termini di orari di lavoro e diritti sindacali nelle aziende.
Una nuova sinistra sindacale È necessaria
Il lancio di una nuova sinistra sindacale, perciò, significa anzitutto un occasione per organizzare migliaia di delegati e attivisti sindacali intorno a una nuova area che avrà nei prossimi mesi e anni la responsabilità di portare avanti un’opposizione alla deriva a destra dei vertici della Cgil, creando le condizioni per costruire un alternativa credibile all’attuale direzione. Tanti sono i lavoratori che in questi anni hanno tentato di opporsi ai vertici sindacali, sia nella battaglia interna dell’organizzazione, sia nelle vertenze sindacali per migliorare le proprie condizioni. E ancora di più saranno nel prossimo futuro i giovani e i lavoratori che, a causa degli attacchi dei padroni e dell’incapacità dei vertici sindacali di offrire reali soluzioni, cercheranno anche nella sinistra del sindacato uno strumento per portare avanti le proprie battaglie.
Il percorso della Rete
Per questo sarà decisivo nel prossimo periodo non solo che la Rete 28 aprile si organizzi, ma anche che sappia produrre piattaforme e strumenti adeguati per portare avanti le battaglie a cui presto i lavoratori saranno chiamati. È inutile negare che il fallimento di tre aree organizzate della sinistra sindacale in quindici anni qualche strascico l’ha lasciato. Questo ha condizionato il percorso della Rete 28 aprile che è uscita dall’assemblea del 12 giugno con diversi aspetti positivi ma anche alcuni limiti. Se infatti su alcune delle questioni importanti come la lotta alla precarietà, la difesa di pensioni e salari dignitosi, riduzione d’orario, le proposte sono chiare, sui metodi organizzativi sono diverse le ambiguità. La Rete 28 aprile avvierà il percorso costituente in tutti i territori e in tutte le categorie, percorso che durerà un anno e alla fine del quale si convocherà una nuova assemblea nazionale che definirà le regole di funzionamento allo scopo di garantire il massimo di partecipazione e trasparenza. Ma pur avendo formalizzato l’area a livello nazionale, a livello locale o negli organismi dirigenti di categoria a tutti i livelli la formalizzazione sarà facoltativa. Obbiettivamente non è il miglior messaggio che si poteva dare a quei militanti di base che già nella Rete 28 aprile hanno da tempo incominciato a investire. E neanche il miglior messaggio per tutti quei lavoratori con cui in questi mesi siamo venuti in contatto e che stanno osservando quello che facciamo. Non è certo dimostrazione di coerenza aderire a un’area nazionale e non aderirvi a livello locale o in categoria. Che messaggio diamo a quei lavoratori che ci stanno osservando? Non è quanto meno indice di confusione e poca determinazione a mettere in pratica quanto detto e proposto in questi mesi? Si propone inoltre che le decisioni a cui la Rete 28 aprile nei prossimi mesi sarà chiamata ad esprimersi dovranno essere assunti sulla base del principio del consenso e sulla ricerca della mediazione dei punti comuni. Ovvero nessuna decisione dovrà essere presa esprimendosi con un voto. Questo per non rivivere le manovre burocratiche che hanno contraddistinto un’area come Lavoro Società, accelerandone la degenerazione. Non pensiamo che si debba sempre e comunque votare, ma se l’oggetto della discussione è di una qualche importanza per le ricadute che avrà sui lavoratori è decisivo che ognuno si prenda le proprie responsabilità e che le decisioni vengano prese con un voto trasparente, se non è possibile giungere ad accordi chiari. Il problema non è se queste decisioni si prendono votando, ma chi è delegato a votare. Si aborrisce il voto perché può spaccare un area fragile appena nata e soprattutto perché proprio Lavoro Società imponeva le decisioni del vertice a colpi di voto, forte di una schiera di funzionari legati mani e piedi al dirigente di turno, per far passare le decisioni del coordinatore nazionale. Il fatto è che le decisioni di Lavoro Società, tranne rari casi, venivano prese da un vertice ristretto e mai messe al confronto con una base più ampia realmente rappresentativa dei lavoratori; inoltre il dissenso era osteggiato se non represso. Nella misura in cui la Rete 28 aprile è determinata a portare avanti coerentemente le proprie posizioni radicandosi nei luoghi di lavoro favorendo e stimolando la partecipazione dei lavoratori alle proprie iniziative e riunioni questo pericolo verrà ridimensionato. In compenso col consenso o il compromesso non verranno mai prese delle vere e proprie decisioni che siano espressione dell’opinione della base e il metodo della delega ai compagni negli organismi dirigenti si imporrà nei fatti. Non c’è una contraddizione tra il programma di rivendicazioni che l’area si è data, laddove dice che tutti i lavoratori devono votare nei propri posti di lavoro sulle questioni decisive, per poi al nostro interno rifiutare di usare questo strumento? Certo non ci sono ricette infallibili, ma l’unico modo per evitare la burocratizzazione è quello di avere la maggior partecipazione possibile dal basso e ciò si può avere se noi abbiamo una strutturazione chiara basata sulla forma più alta di democrazia che la classe lavoratrice ha mai conosciuto, quella dei consigli. Dunque con delegati eletti dalle strutture locali dell’area revocabili in qualsiasi momento.
Un opportunità da non sprecare
La Rete 28 aprile potrà diventare un punto di riferimento tra i lavoratori se darà prova nel suo modo di organizzarsi e se offrirà ai lavoratori strumenti realmente alternativi all’attuale direzione della Cgil e ad aree come Lavoro Società che continua a parole a definirsi la sinistra sindacale. Questo potrà essere possibile nella misura in cui non ci limiteremo a enunciare correttamente cosa non va e cosa ci vorrebbe per migliorare le condizioni dei lavoratori, ma anche che saremo i primi a fare le battaglie per inserire le nostre proposte nelle piattaforme contrattuali, nelle vertenze e se necessario proporre piattaforme alternative a quelle che propongono i vertici sindacali. Affiancando a questa battaglia una lotta senza quartiere perché i lavoratori possano non solo esprimersi con un voto in un referendum la propria opinione su una piattaforma o un accordo, ma possano partecipare attivamente alla stesura delle piattaforme e esercitare un reale controllo sulle strutture sindacali. Il primo presupposto per la difesa reale degli interessi operai è che le piattaforme siano discusse dal basso e siano recepite da ogni lavoratore come proprie. Quando una piattaforma è definita burocraticamente è quasi sempre modesta ed è inevitabile che non motivi i lavoratori nel portarla avanti. La democrazia sindacale e il coinvolgimento operaio sono l’unica via per riconquistare il sindacato a una linea conflittuale per sconfiggere i padroni. Questa è l’unica strada attraverso la quale la Rete 28 aprile può diventare una reale alternativa in Cgil. Facciamo appello a tutti i lavoratori e le lavoratrici ad aderire alla Rete 28 aprile e portare avanti con noi questa nuova e importante battaglia.
Sul sito della rete www.rete28aprile.it è possibile scaricare il documento con cui è stata formalizzata l’area e i materiali fin qui prodotti.
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