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| Alitalia: la propaganda padronale non ferma la lotta! |
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| Movimento operaio - sindacato | |||
| Scritto da Paolo Grassi | |||
| Mercoledì 12 Novembre 2008 11:45 | |||
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“Mentre l’economia italiana entra in una recessione la cui gravità
richiederebbe solidarietà nazionale per le responsabilità verso 60
milioni di cittadini, un “comitato di sciopero e di lotta” di qualche
centinaio di lavoratori Alitalia blocca il trasporto aereo nazionale.”
Con questo editoriale dal titolo Il Ricatto al Paese, Il sole 24 ore, il giornale di quella Confindustria che con Cisl e Uil sta varando una nuova controriforma contrattuale che peggiorerà diritti, condizioni e salari di tutti i lavoratori esordisce mercoledì 12 novembre contro chi sta difendendo il proprio diritto a continuare a lavorare.
Non è che l’ultima voce di una stampa e di una televisione che in questi giorni sono state capaci solo di scagliare contro i lavoratori di Alitalia una feroce e disinformata campagna stampa, un vero e proprio linciaggio.
Servizi dagli aeroporti, paginoni sui quotidiani si rincorrono nel denunciare quest’atto antidemocratico più preoccupati dell’immagine a livello internazionale che dei disagi dei passeggeri strumentalizzati da una propaganda senza scrupoli.
Poco e nulla si dice che questo fantomatico sciopero selvaggio è in realtà è la semplice applicazione delle norme di sicurezza applicata da piloti e personale viaggiante in modo scrupoloso. La stessa Enac (l’ente che regola l’attività aerea del paese) è costretta a riconoscerlo. Linciati perché seguono scrupolosamente le misure di sicurezza che normalmente dovrebbero essere eseguite da tutti.
Sarebbe bello vedere questi giornalisti prezzolati spendersi un decimo per ogni morto sul lavoro. Ma anche se non fosse così, anche se di sciopero selvaggio si trattasse non solo i lavoratori Alitalia avrebbero ragione da vendere ma devono essere visti come un esempio per tutti. I 60 milioni di cittadini di cui parla l’organo ufficiale dei padroni fanno comodo solo e unicamente quando in gioco ci sono gli interessi di un pugno di padroni che fanno profitti e quando le cose vanno male, scaricano sui lavoratori il peso del fallimento del loro marcio sistema, il capitalismo. Ed è in un momento in cui la crisi economica si fa sentire come adesso che queste cose emergono con tutta la loro nuda e cruda drammaticità. Ai precari un calcio nel sedere, agli operai (i più fortunati) la cassa integrazione e la mobilità, alle famiglie col mutuo una diluizione della rata con fior di interessi, se non la confisca della casa, a loro sgravi, fondi perduti, regali ai banchieri prontamente soccorsi dal governo coi soldi dei lavoratori. I lavoratori Alitalia lottano perché tra qualche giorno 10mila di loro con altrettante famiglie saranno lasciati a casa, a questo va aggiunto un indotto di altre migliaia di lavoratori. Lottano perché dopo il vergognoso accordo firmato a fine settembre e ribadito a fine ottobre con Cgil, Cisl, Uil e Ugl, accordo che non bisogna mai stancarsi di ricordare scarica sulla fiscalità generale i debiti di un’azienda gestita da incompetenti e svende per quattro soldi un patrimonio costruito dai lavoratori in questi decenni, ora Colannino e soci vogliono anche che ogni singolo lavoratore ricontratti al ribasso con clausole individuali umilianti e discriminatorie la propria posizione. Oltre mille passeggeri rimasti a terra, 124 quattro voli saltati martedì 11 novembre e almeno altri 50 mercoledì 12. Un piccolo esempio di come una lotta se fosse stata pensata e iniziata a settembre, quando i riflettori dei mass media non potevano sottrarsi anche dal dover denunciare le reali condizioni in cui versano i lavoratori, avrebbe sortito un effetto ancora più dirompente. Allora sindacati confederali e di base preferirono stare attaccati con le unghie e i denti ai tavoli di trattativa mentre i lavoratori si sfiancavano in assemblee continue. Un occasione persa allora, una nuova opportunità o almeno un segnale importante per il futuro questo. I padroni si lamentano che non c’è senso di responsabilità, che bisogna usare il bastone, che bisogna inasprire la repressione. Reprimere i lavoratori Alitalia oggi per reprimere tutti gli altri il giorno dopo. Tutto ciò cade a pochi giorni da quel primo dicembre del 2003 dove i lavoratori del trasporto pubblico milanese stanchi di piattaforme da quattro soldi, di doppi turni, precarietà, scioperi inutili regolati da commissioni di garanzia e fasce garantite, si presero con la forza il diritto di parola e di lotta con un blocco che durò due giorni e diventò il primo di una lunga serie in tutto il paese. Erano stati un esempio raccolto da tanti colleghi che vivevano le stesse identiche condizioni. Dopo cinque anni condizioni di lavoro e salari sono solo peggiorati, nei trasporti come in qualsiasi altra categoria, e ora i padroni arrivano a insinuare che per senso di responsabilità gli scioperi nei momenti di crisi dovrebbero essere VIETATI. Ai lavoratori Alitalia non vanno solo dati massimo appoggio, solidarietà e sostegno, i lavoratori Alitalia vanno presi come esempio! Ed è quello che faremo in occasione degli scioperi, tanti, già convocati da diverse categorie, e nel prossimo sciopero generale del 12 dicembre.
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