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| Scritto da Francesco Bavila | |||
| Venerdì 17 Marzo 2006 13:20 | |||
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Dietro i cavilli della parità scolastica c’è solo la scuola classista! Il 2 Marzo la legge di Parità Scolastica, presentata dal Ministro della Pubblica Istruzione Berlinguer, è stata approvata alla Camera. Il gracchiare della destra e i piagnistei della curia fanno apparire l’approvazione di questa legge come una vittoria della "sinistra". Ovviamente è tutto il contrario. Il fatto che destra e Chiesa, dopo aver avuto un dito, vogliano tutto il braccio non è una novità. L’ultimo progetto di parità scolastica contiene mille cavilli legali che dovrebbero "limitare la scuola privata" e non finanziarla. Questo è quello che vuole darci a bere Berlinguer. Dietro mille cavilli si nascondono solo ulteriori soldi alla scuola privata e classista. Più soldi alle private Vi è un aumento dei finanziamenti alle scuole materne ed elementari private: da 60 a 280 miliardi. Il resto dei finanziamenti è nascosto dietro alla voce "soldi alle famiglie". Si tratta di 550 miliardi che vengono assegnati alle famiglie bisognose lasciando loro la possibilità di scegliere in che scuola iscrivere il proprio figlio. Tutto da vedere se si tratterà realmente di famiglie bisognose visto che il reddito familiare necessario per ottenere questi fondi è ancora da stabilire. Tutto da vedere, inoltre, se si tratterà di vera scelta tra scuola pubblica e privata. Mentre lo Stato dà i soldi alle famiglie, dicendo loro: "iscrivetevi alla scuola che preferite", continua a chiudere gli istituti pubblici. Intere zone rimangono senza scuole pubbliche, con la possibilità da parte dei privati di aprire scuole parificate. E’ un vero processo di sostituzione della scuola pubblica con la classista scuola privata. La parità va considerata a braccetto con le "disposizioni dell’Autonomia" che comprendono la chiusura di tutte le scuole pubbliche con meno di 500 alunni. Regole per le scuole private? Polo e Berlinguer concordano sul fatto che la parità ingabbia gli istituti privati in una serie di ferree regole pubbliche. La realtà è un’altra. Una scuola privata dovrebbe rispettare 8 regole tra cui: -"avere un progetto educativo conforme alla Costituzione". Proprio la Costituzione sancirebbe l’impossibilità di finanziare le scuole private. La realtà è che la Costituzione è una bella dichiarazione di principi, calpestata quotidianamente. -"essere dotate di strutture adeguate". Con 6 milioni medi di rette, a cui si aggiungono i finanziamenti statali, ci sono pochi dubbi che gli istituti privati possano permettersi"strutture adeguate". Sono gli istituti pubblici a non averne: 1 studente su 4 della scuola pubblica frequenta istituti non agibili, con la presenza di amianto, impianti elettrici precari ecc.. Le scuole private hanno le piscine mentre in quelle pubbliche piove attraverso il tetto. Non si tratta della declamata"superiorità del privato sul pubblico", ma del fatto che l’istruzione pubblica riceve sempre meno finanziamenti, mentre quella privata ne riceve sempre di più. -"istituire organi collegiali (consigli d’istituto e consigli di classe)". Non basta indire delle votazioni d’istituto perché vi sia effettiva democrazia. Una scuola privata di Milano, ad esempio, ha espulso appena 2 mesi fa uno studente perché cercava di costruire un collettivo interno alla scuola. Il riconoscimento formale dei diritti democratici di studenti e docenti delle scuole private non è accompagnato da alcuno strumento effettivo che permetta di esercitare questi stessi diritti. Scioperare nelle scuole private rimane un tabù. -"stipulare contratti individuali che rispettino i contratti nazionali di lavoro". Ci sembra il minimo che una scuola di qualsiasi genere assuma insegnanti in base ai contratti collettivi di lavoro. La realtà è che si tratta di un riconoscimento formale, visto che l’assunzione del personale continua ad avvenire in modo individuale. Il preside delle scuole private assume docenti in base al proprio arbitrio senza vederseli assegnati dallo Stato in base a graduatorie generali. Il singolo insegnante che contratta con il preside la propria assunzione non ha nessun tipo di potere contrattuale. La realtà è che vi sono circa 500.000 docenti alla ricerca di un posto di lavoro per cui ogni insegnante di una scuola privata continuerà a subire il ricatto "se non accetti questa minestra, assumerò qualcun altro". Quali regole pubbliche si spera di imporre alle private in questo contesto? Lo Stato non riesce a garantire (perché non vuole) il controllo delle "regole pubbliche", nemmeno nelle proprie scuole…Figuriamoci negli istituti privati dove abbondano casi di autoritarismo, prestazioni lavorative in nero, strutture fuori legge ecc. Che fare? Lo sciopero dei docenti dello scorso mese getta una luce nuova sulla lotta per la difesa della scuola pubblica. Si intravedono le possibilità di un autunno in cui, alla forza d’urto del movimento studentesco, si unisca quella del personale scolastico. Una forza d’urto che può invertire i rapporti di forza interni alle scuole. Tutto sta nel saper costruire le condizioni necessarie. Le scuole pubbliche cadono a pezzi, le scuole private ricevono regali, ma tutto questo aumenterà soltanto lo scontento degli studenti. Costruendo Comitati in difesa della Scuola Pubblica in tutte le scuole, possiamo raccogliere questo scontento e dargli base politica. Dobbiamo organizzarci e mostrare agli studenti un’alternativa, discutendo con loro il nostro programma e mostrando che esiste chi vuole opporsi coerentemente alla politica di Berlinguer.
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