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| Rosa Luxemburg, donna e rivoluzionaria, un punto di vista di classe sulla questione femminile |
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| Teoria marxista | |||
| Scritto da Serena Capodicasa | |||
| Martedì 07 Luglio 2009 09:58 | |||
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Nella storia del movimento operaio e delle sue organizzazioni
politiche, tra tanti dirigenti e teorici che a costo di enormi
sacrifici hanno dedicato tutta la loro vita e le lore energie alla
causa del socialismo internazionale, la vita e la militanza di Rosa
Luxemburg si dovettero confrontare con enormi difficoltà e
discriminazioni dovute ad una triplice oppressione: come ebrea, come
polacca e come donna.
Le occasioni in cui Rosa Luxemburg è entrata nello specifico della lotta contro l’oppressione femminile sono state in realtà poche ma sufficienti a non lasciare dubbi sul suo approccio di classe. In un discorso sul diritto di voto alle donne tenuto a Stoccarda nel maggio1912, durante la Seconda Assemblea delle donne socialdemocratiche, la Luxemburg analizzava infatti il rapporto dialettico tra lotta di classe, coinvolgimento delle donne proletarie nella vita politica e crescita della socialdemocrazia: “il magnifico risveglio politico e sindacale delle masse del proletariato femminile negli ultimi quindici anni è stato possibile solo per il fatto che le donne lavoratrici hanno rappresentato la parte più vitale delle lotte parlamentari della loro classe nonostante non avessero diritti politici. […] La battaglia elettorale è già adesso una battaglia comune alle masse delle donne così come degli uomini della classe lavoratrice. […] Chiunque è a conoscenza del fatto che senza di loro, senza l’entusiastica partecipazione delle proletarie, la socialdemocrazia tedesca non avrebbe mai raggiunto la fantastica vittoria del 12 gennaio con 4 milioni e 250 mila voti [in riferimento alle elezioni del Reichstag del 1912, le prime in cui la SPD, Sozialdemokratische Partei Deutschlands fu il primo partito, raddoppiando i voti presi nel 1907, NdT].”
Queste parole venivano pronunciate in un contesto in cui il movimento per il diritto di voto alle donne vedeva la partecipazione anche di un’ampia ala borghese che rivendicava i diritti politici solo per le donne con un certo reddito e di cui era necessario smascherare il ruolo reazionario: “loro [le donne borghesi, NdT] sono semplicemente co-consumatrici del plusvalore che i loro uomini spremono dal proletariato, sono parassiti dei parassiti della società. E i co-consumatori in genere sono ancora più violenti e spietati nella difesa dei loro “diritti” di parassiti rispetto ai rappresentanti diretti del dominio di classe e dello sfruttamento.” (Ibidem)
Troppe volte però il pensiero di Rosa Luxemburg ha subíto distorsioni tese a neutralizzarne il punto di vista di classe e rivoluzionario: ore e ore di convegni, fiumi di inchiostro per far passare ad esempio l’idea che lei fosse per il ricorso all’arma dello sciopero generale in alternativa e contro la presa “violenta” del potere. In realtà, sulla necessità di garantire le basi economiche del socialismo con la conquista del potere politico Rosa Luxemburg ci ha lasciato durante il processo rivoluzionario tedesco fatti e parole incontrovertibili: “la dittatura del proletariato […] significa l’impiego di tutti i mezzi del potere politico per l’edificazione del socialismo, per l’espropriazione della classe capitalista.” Altrettanto caricaturali sono le annose speculazioni su una sua presunta teoria dello spontaneismo in cui il ruolo delle masse sarebbe esaltato in contrapposizione a quello del partito. Si tratta di una vera e propria falsificazione costruita a prescindere dal contesto in cui la Luxemburg polemizzava contro le burocrazie riformiste del sindacato e della socialdemocrazia, “dirigenti frenanti” che “alla fine” sarebbero stati “messi da parte dalle masse impetuose” (dalle Opere scelte). Nessuna idealizzazione delle masse quindi ma la convinzione che “il compito della socialdemocrazia” non era quello di essere “trascinata dagli eventi” ma di “precederli, prevederne e accelerarne lo sviluppo con un’azione cosciente” (Ibidem). La necessità della costruzione del fattore soggettivo sotto forma di un partito rivoluzionario era infatti per la Luxemburg uno dei compiti più urgenti durante il processo rivoluzionario in Germania: “l’assenza di direzione, l’inesistenza di un centro incaricato di organizzare la classe operaia berlinese non possono durare ancora. […] occorre che gli operai rivoluzionari creino degli organismi direttivi in grado di guidare e utilizzare l’energia combattiva delle masse” e il ritardo che lei e gli altri rivoluzionari tedeschi ebbero su questo compito fu tragicamente pagato con la loro vita. Spesso però ci troviamo tra le mani un’immagine artefatta di una Rosa Luxemburg pacifista, “antidogmatica” e antiautoritaria, la cui opposizione alla guerra e alla burocrazia sarebbe da far risalire ad una speciale sensibilità più che ad una lucida adesione al marxismo rivoluzionario. Non mancano a proposito ore e ore di convegni e fiumi di inchiostro che, a partire dalle sue lettere personali, ne esaltano il lato umano e intimista, lasciando passare il messaggio che la sua dirompente passione politica dipendesse principalmente dall’essere donna più che dalle condizioni materiali della molteplice oppressione nazionale e di genere in cui si era forgiato il suo genuino spirito rivoluzionario. Non va infatti sottovalutato l’atteggiamento ostile e maschilista contro il quale fin da subito la Luxemburg ha dovuto lottare tra le fila della socialdemocrazia polacca e tedesca, lei che nelle parole con cui uno dei suoi biografi, Paul Frölich, cerca di esprimere il punto di vista dei vecchi dirigenti socialdemocratici, era “una donna che aveva osato intromettersi nel mestiere maschile della politica e non lo faceva chiedendo remissivamente il parere dei “pratici” ma con l’ “arroganza” di chi sviluppa un proprio punto di vista e, cosa ancora peggiore, porta argomenti di fronte ai quali si è costretti a capitolare urtati”. Rosa Luxemburg si era sempre rifiutata di assumere i ruoli a cui le donne venivano generalmente segregate all’interno delle organizzazioni operaie. Una delle prime proposte che le furono fatte fu quella di occuparsi dell’organizzazione della SPD tra le donne, con l’intento di distrarla dal cuore della vita politica del partito, essendo evidentemente già chiaro che avrebbe rappresentato una spina nel fianco della burocrazia riformista, lei si rifiutò ma non perché sottovalutava l’importanza del lavoro tra le donne, tutt’altro! Nel novembre 1918, nel pieno del processo rivoluzionario in Germania, scrisse infatti a Clara Zetkin dicendo “dovrei scrivere sulla questione femminile. E’ così importante adesso e qui non abbiamo compagni che ne capiscano qualcosa”. In queste parole risuona il rifiuto di lasciarsi andare ad un atteggiamento di delega che spesso purtroppo caratterizza le donne all’interno delle organizzazioni operaie nel lasciare il lavoro teorico agli uomini e contro il quale la tenacia di Rosa Luxemburg nello studio teorico come arma nella lotta viva contro il riformismo può rappresentare per noi attiviste rivoluzionarie un modello a cui ispirarci. Leggi anche:
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