Tribuna congressuale - Rompere con Prodi
Il fallimento della disobbedienza e la crisi
dei Giovani Comunisti
Uno degli interventi delle scorse tribune congressuali dei compagni del quarto documento era titolato“movimento, movimento, movimento”. Si tratta di un titolo che ben riassume il tenore del dibattito interno che ci è stato proposto dalla famosa “svolta verso i movimenti”. Un dibattito che, ai problemi di analisi e di tattica che i comunisti devono affrontare per intervenire in un movimento di massa, ha sostituito una continua invocazione retorica del movimento: il movimento ci ha insegnato la non violenza, la disobbedienza, il movimento ci chiede questo o quello.
Oggi infine la cantilena è cambiata: il movimento ci chiede l’alleanza con il centrosinistra. Dovremo crederlo sulla fiducia, visto che questo movimento telefona e scrive soltanto ai compagni della maggioranza.
In realtà il nostro partito ha fallito nell’intervenire proprio nel movimento reale che si sviluppava tra le masse del nostro paese. Nei fatti non solo non ci è stato nessun orientamento al movimento, ma si è deciso di eleggere “movimento” ciò che movimento non era. Si è scambiato il movimento di massa con la diplomazia verso un ceto politico che si autonominava “movimento”.
La radicalizzazione di migliaia di persone dopo Genova non ha cessato di svilupparsi ma ha scelto terreni del tutto diversi da quelli che prospettavamo e dove avevamo scelto di intervenire.
Tutte le concezioni e le strutture organizzate da cui avevamo deciso di farci contaminare (dai Social Forum fino al Laboratorio dei Disobbedienti), che avevamo eletto come il futuro dei movimenti, sono entrate in crisi proprio di fronte agli sviluppi del movimento reale rimanendo di fatto sospese in aria. E noi con loro.
Non una generica società civile, ma i lavoratori di Melfi, gli autoferrotranvieri, gli operai di Terni sono stati i protagonisti dello scontro politico in Italia. Non le mani bianche della non violenza e i gesti avanguardisti della Disobbedienza, ma le barricate di massa a Scanzano e Acerra sono state le forme di lotta con cui è continuato il movimento di massa. Non le tavole rotonde sul pacifismo, ma le cariche della polizia sono state le esperienze vissute dalle masse sulla propria pelle.
Ciò che, ad esempio, nel dibattito interno ai Gc abbiamo sempre contestato della Disobbedienza non è solo la sua presunta radicalità. Tutto al contrario. Sostituendo l’azione di qualche sparuto gruppo di eroi mass-mediatici all’azione di massa, sostituendo il gesto eclatante al paziente e sistematico lavoro di radicamento nei luoghi di lavoro e di studio, la Disobbedienza ha portato la nostra organizzazione su un terreno completamente sterile. Oggi non solo non rimane nulla del fantomatico Laboratorio dei Disobbedienti, ma registriamo uno dei punti più bassi mai raggiunti di intervento dei Gc nel movimento studentesco ed operaio.
Perciò è del tutto scorretto parlare, come fanno i compagni di Progetto Comunista, delle “migliori potenzialità della Disobbedienza”. Se così fosse, avrebbero ragione i compagni della maggioranza dei Gc: sarebbe giusto praticare la Disobbedienza per portare alla luce le sue “migliori potenzialità”. Del resto i compagni di Progetto non si sono mai sentiti in dovere di delinare un’alternativa reale alla linea maggioritaria, appagati dal semplice ripetere come un disco rotto: no all’alleanza con l’Ulivo.
Sulla spinta della crisi del capitalismo, una nuova generazione politica sta entrando sulla scena, con la disponibilità ad una lotta radicale per il cambiamento di questo sistema. Sapremo intercettarla solo se radicheremo la nostra organizzazione laddove si produrranno le future mobilitazioni, recuperando l’intervento nei luoghi di lavoro e di studio. Si tratta di un lavoro paziente che non attrae l’attenzione dei mass media, ma che in ultima analisi farà la differenza tra un’organizzazione sospesa in aria e la costruzione di un partito di massa.
Dario Salvetti (coordinamento nazionale Giovani Comunisti)
Liberazione, 5 gennaio 2005
Vedi anche:
Tribuna congressuale - Rompere con Prodi
I comunisti devono
appoggiare la resistenza irachena! di Alessandro Riatti (apparso su Liberazione
il 2 gennaio 2005)
Tribuna Congressuale - Rompere
con Prodi
Gli "esperimenti" del laboratorio politico
campano di Giovanni Savino (apparso su Liberazione il 29 dicembre 2004)
Tribuna Congressuale - Rompere
con Prodi
Lotte operaie e
questione meridionale di Giampiero Palermo e Geppino A.
Parrilla (apparso su Liberazione il 24 dicembre 2004)
Tribuna Congressuale - Rompere
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Finito il movimentismo, arriva il governismo
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“Alternativa di società” da costruire con Prodi e Montezemolo? di
Roberto Sarti (apparso su Liberazione il 15 dicembre 2004)
Tribuna sulle 15 tesi - La
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