Tribuna congressuale - Rompere con Prodi

La fiducia nella nostra classe

di Mario Iavazzi, direzione provinciale Bologna


Il dibattito congressuale è contraddistinto da un pessimismo di fondo da parte delle diverse posizioni e una sfiducia nelle possibilità del movimento operaio di dare un’accelerazione alle lotte e alla mobilitazione nel prossimo periodo.

E’ di questo che si tratta quando il segretario spiega che la vittoria di Bush è stata “un’uscita da destra dal pensiero unico” e parla di “rivoluzione conservatrice della destra americana”. Anche i compagni della mozione 2 nell’odg presentato al CPN del 30 ottobre parlavano di “involuzione dei rapporti sociali” per non dimenticare i compagni del documento 4 che ci spiegano che siamo in una fase di frammentazione dello scontro sociale e fanno appello alla costruzione di un “nuovo movimento operaio”. Dunque, a leggere queste parole e a sentire le presentazioni nel percorso congressuale, saremmo ritornati in pieno riflusso, dopo un sussulto negli ultimi due o tre anni.

Nulla di più errato ritengo. Come si fa a non cogliere la nuova fase in cui siamo entrati, almeno dal 2001? Le grandi mobilitazioni contro l’attacco all’articolo 18, contro la guerra, e soprattutto lo sviluppo della lotta di classe, alla Fiat di Termini Imerese prima e Melfi poi, gli autoferrotranvieri, i lavoratori della Polti, le lotte dei metalmeccanici sui contratti nazionali, quelle dei lavoratori precari che in questi anni ci sono state e che continuano a svilupparsi, dai call center agli assistenti di volo. La lista potrebbe continuare a lungo.

Siamo nella fase opposta a quella che spiegano molti compagni, un’ascesa importante del movimento operaio che dopo un ventennio di sconfitte e frustrazioni rialza la testa. Per la prima volta dagli anni ’70 i lavoratori vedono sotto i loro occhi la realizzazione di quella che è sempre stata una legge fondamentale per i comunisti, “solo la lotta paga”. E’ quello che pensano i lavoratori della Fiat di Melfi e della Basilicata dopo la straordinaria lotta di Scanzano, i lavoratori forestali in Calabria.

Insomma tutt’altro che un vento di destra e se in questa fase non vediamo le manifestazioni oceaniche del 2001-2002 è perché le lotte sono di tenore diverso ma non meno incisive. Del resto è fisiologico che fasi del genere non possano durare per sempre. Il compito di un partito che ha chiaro l’obiettivo di conquistare l’egemonia nel movimento operaio, strategico per i comunisti, dovrebbe essere quello di non guardare l’albero che ha di fronte ma l’intera foresta e dunque inserire ogni singolo accadimento in una visione generale della fase.

Il contesto in cui siamo vede lo sviluppo di processi rivoluzionari in diverse zone del mondo. Basta dare un occhio a quello che succede in America Latina. Non c’è un paese in quest’ area in cui vi sia stabilità. Il nuovo millennio è stato aperto dalla rivoluzione in Ecuador a cui hanno fatto seguito la rivoluzione in Argentina, Venezuela e Bolivia.

Bush negli USA ha vinto ma qual’era l’alternativa se non l’altra faccia della stessa medaglia? Se avesse vinto le elezioni Kerry sarebbe stato il presidente più ricco della storia statunitense. Rispetto alla guerra proponeva semplicemente una gestione diversa. E’ evidente che la posizione del partito, che in quel contesto spiegava che la vittoria di Kerry sarebbe servita come volano per il movimento contro la guerra e per tale ragione suggeriva di votare il democratico, spinge a pensare che la vittoria di Bush sia il peggio che poteva capitare e dipinge il futuro di nero. Ma la reazione scatenerà nuove esplosioni sociali.

Questa sarà la musica del futuro, in America Latina, negli USA, in Europa e in Italia, al nostro partito il compito di dare una prospettiva rivoluzionaria a questa nuova fase della lotta di classe. Per poterlo fare non servono gli accordi con le forze della borghesia ma l’esatto opposto una rottura con queste forze e un orientamento non settario teso a conquistare l’egemonia a sinistra e nel movimento operaio. Una linea che solo il documento 5 mi pare avanzi nel dibattito congressuale.

Liberazione, 4 febbraio 2005

Vedi anche:

Gli articoli della tribuna congressuale della mozione Rompere con Prodi, preparare l'alternativa operaia


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