Tribuna congressuale - Rompere con Prodi

Il VI Congresso e il futuro del Prc

Di Claudio Bellotti


A congresso ormai avviato, mi consento alcune valutazioni sul dibattito oltre che sulle tesi proposte. Che la proposta di entrata nella Gad ponga il partito su un pericoloso asse inclinato lo conferma la girandola di argomenti fortemente contraddittori che vengono addotti a favore della svolta di governo, argomenti che spaziano da una minimizzazione poco credibile (“il baricentro è nella società, la politica istituzionale è per noi solo un passaggio”) fino all’estremo opposto (“se non si entra nell’alleanza è la fine del partito”). Se dunque l’obiettivo di un congresso strutturato su mozioni inemendabili era la chiarezza, ne siamo ben lontani. Non è solo il frutto di una argomentazione volta più a conquistare voti che a illuminare il dibattito: la contraddizione stridente fra le aspirazioni che il nostro partito rappresenta e il programma della Gad genera di necessità le argomentazioni confuse alle quali accennavo.

No alla Gad, dunque, ma Sì a cosa? Ci sono milioni di lavoratori, di giovani, di immigrati, di sfruttati che attraverso una mobilitazione generosa e di gigantesche proporzioni chiedono un’alternativa. La chiedono anche col voto, la chiede anche il “popolo di sinistra” che quando può esprimere la propria opinione in relativa libertà, manda un chiaro messaggio di critica verso le politiche filopadronali del centrosinistra. Lo fa oggi in Puglia, lo ha fatto ieri nelle elezioni, lo ha fatto l’altro ieri votando per il referendum sull’articolo 18. Rispondere a tutti costoro (come fa la mozione 3) che “i comunisti non governeranno mai sotto il capitalismo” mi pare un classico errore di dottrinarismo, e soprattutto il miglior modo di regalare a Prodi e a Fassino questa forte aspirazione ad una autentica alternativa.

Dobbiamo saper distinguere tra la “voglia di governo” dei vertici del centrosinistra, e la “voglia di governo” di un pensionato alla fame, di un lavoratore precarizzato, di una donna privata dei suoi diritti. La prima “voglia” è da battere, si propone di incantenare una volta di più il movimento operaio e la sinistra a politiche concertative dettate dall’avversario; la seconda è la voglia di cambiare la società. A questa dobbiamo rispondere proponendo un’altra prospettiva, un altro programma e un altro schieramento. Un programma che prenda di petto le questioni brucianti del momento avanzando proposte di rottura con le compatibilità imposte, e su questo incalzare incessantemente l’insieme della sinistra a rompere quella subordinazione micidiale che nello scorso decennio l’ha incatenata a politiche borghesi di guerra e di massacro sociale. Le proposte di “terzo polo anticapitalista” si riducono a un puro appello propagandistico che non ci porta molto avanti nella lotta per l’egemonia. Sul piano elettorale, ci conducono in una posizione che renderebbe il partito incomprensibile isolandolo dalla base di massa della sinistra che magari non voterà Prc ma alla quale dobbiamo rivolgerci. Il nostro problema non è quindi costruire in provetta un “terzo polo”, ma di scardinare l’attuale polo di centrosinistra, rompendo la subordinazione della sinistra al centro borghese. Le altre proposte mi paiono fittizie e subalterne al quadro imposto dall’avversario.

Tanti compagni ci rispondono che “bisogna provarci”, potremmo influenzare in modo importante la linea della Gad. Ci pare una illusione pericolosa, ma siamo anche coscienti che il nostro dibattito è solo una parte del problema, sono gli avvenimenti ad avere l’ultima parola. Il congresso è sovrano e deciderà; ma deciderà soprattutto lo scontro sociale vivo che attraversa il nostro paese. Ci saremo quindi anche domani, per arricchire quella interlocuzione fraterna che abbiamo aperto con migliaia di compagni e compagne, con i quali vogliamo vivere fianco a fianco le future battaglie (e i prevedibili momenti di difficoltà) di questo partito e del movimento operaio.

Liberazione, 2 febbraio 2005

Vedi anche:

Gli articoli della tribuna congressuale della mozione Rompere con Prodi, preparare l'alternativa operaia


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