Tribuna congressuale - Rompere con Prodi

Gli "esperimenti" del laboratorio politico campano

Di Giovanni Savino


Da un decennio la Campania viene considerata il laboratorio dell’alleanza fra centrosinistra e Rifondazione, e infatti il partito è in giunta al comune di Napoli, alla Provincia e, fino a poche settimane fa, alla Regione, per non parlare di decine e decine di altri comuni. Dovremmo però trarre un bilancio di questi “esperimenti”, che hanno portato a livello regionale a risultati come la privatizzazione del diritto allo studio (la trasformazione dell’Edisu in Adisu), l’aumento del costo dei trasporti e al tentativo di costruire l’inceneritore ad Acerra, per non parlare del recente voto favorevole alla privatizzazione dell’acqua al comune di Napoli, misura che avrà conseguenze su ben 136 comuni delle province di Napoli e Caserta. Un bilancio abbastanza sconfortante, nonostante qualche strada di Napoli un po’ più pulita.

Molto si è puntato sull’immagine, sulla promozione di una Napoli e di una Campania da cartolina, mentre molto poco è stato fatto per le aree periferiche, dove la malavita continua a regnare, nutrendosi di un disagio sociale dovuto anche all’abbandono delle sinistre che nulla hanno fatto per dare un’alternativa alla camorra. Zone come Secondigliano o Scampia non hanno bisogno di qualche festa simbolica, ma di assistenza ai disoccupati e ai giovani, di lavoro e soprattutto di riscatto sociale.

La questione di Acerra si inserisce in questo quadro in maniera dirompente: una città che rifiuta a gran voce la costruzione dell’inceneritore, dando vita a mobilitazioni e forme di protesta anche molto forti. Ma nonostante il tardivo ritiro dell’unico assessore regionale, il partito molto probabilmente si ripresenterà alle prossime regionali in alleanza con la Gad, con Bassolino probabile candidato presidente. Lo stesso Bassolino che vuole fortemente la costruzione dell’inceneritore, ribadendolo in ogni occasione possibile.

Il 7 ottobre è stato votato alla provincia di Napoli un Odg presentato dai Ds sull’emergenza rifiuti, in cui si sosteneva che nessuna soluzione può prescindere dall’incenerimento dei rifiuti. Questo Odg è stato votato dai nostri consiglieri provinciali, nonostante una lotta che infiamma Acerra e che vede il partito in un ruolo di primo piano. C’è bisogno di far andare in avanti le mobilitazioni, creando comitati in ogni scuola, fabbrica, università, arrivando a bloccare l’intera regione come a Scanzano, invece di cercare un accordo col centrosinistra, accordo che dato il contesto non può che essere a perdere per noi e per le ragioni che dovremmo rappresentare.

La devastante crisi industriale in provincia di Caserta è un altro indice di come il partito non riesca ad essere protagonista nelle questioni fondamentali. Ci sono decine di fabbriche sotto minaccia di chiusura, dall’Ixfin di Marcianise alla Finmek di S. Maria Capua Vetere, ma a questi lavoratori, senza stipendio da mesi, va data un’alternativa valida, quella di riappropriarsi del proprio futuro, lottando contro la chiusura delle fabbriche arrivando ad occuparle dove necessario, rivendicando la nazionalizzazione e la continuazione della produzione sotto il controllo operaio. Viceversa il partito tende a proporre come soluzione alle crisi industriali forme di salario sociale, rimuovendo completamente il problema di difendere gli insediamenti produttivi e i posti di lavoro e trasformando i lavoratori in lotta in semplici soggetti di assistenza.

L’alternativa in Campania è fra sostenere un’esperienza che ha dimostrato tutti i suoi limiti, quale è quella di Bassolino e della Gad, o il lottare alla testa dei movimenti emersi negli ultimi tempi, da quello contro l’inceneritore ai lavoratori delle fabbriche passando per i giovani e i disoccupati che ogni giorno si scontrano col marciume di questo sistema e cercano nella lotta una risposta che non possiamo sacrificare ai tavoli di Bassolino.

Liberazione, 29 dicembre 2004

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