Tribuna congressuale - Rompere con Prodi

Lotte operaie e questione meridionale

Di Giampiero Palermo e Geppino A. Parrilla

Le lotte operaie che negli ultimi due anni hanno visto protagonisti i lavoratori del Sud sono l’esempio più evidente di come la contraddizione tra capitale e lavoro sia oggi più che mai centrale nella società capitalista. Purtroppo le concezioni prevalenti dall’ultimo congresso hanno indebolito il Partito, che negli ultimi anni ha voltato le spalle al movimento operaio, proprio mentre esplodeva il conflitto sociale. Da questa linea politica scaturisce una sostanziale assenza di intervento sui luoghi di lavoro e nelle mobilitazioni operaie ed un atteggiamento del tutto passivo nel sindacato. È questa almeno la nostra esperienza nelle recenti lotte in Calabria: dalla Polti sud al polo tessile in crisi, il partito è stato drammaticamente assente dal campo del conflitto

In ambienti “radical chic” e sempre più spesso anche nel partito, si propongono come via per lo sviluppo del mezzogiorno le teorie sul reddito di cittadinanza, dei bilanci partecipati, del turismo itinerante, ecc. Crediamo invece che la questione meridionale rimane parte indispensabile della lotta della classe operaia. Attraverso il protagonismo di una classe operaia che ha mostrato la sua capacità di lotta e di egemonia nella società meridionale può risorgere un programma di autentico sviluppo del mezzogiorno, partendo da necessità basilari quali un serio piano infrastrutturale e di difesa del territorio (esemplare al riguardo la lotta dei forestali), servizi sanitari e scolastici dignitosi, la lotta alle consorterie politico-mafiose e soprattutto la difesa del lavoro attraverso la nazionalizzazione sotto il controllo dei lavoratori delle aziende in crisi, spesso finanziate con denaro pubblico.

Le contraddizioni del capitalismo sfociano sempre più spesso in conflitti radicali che rompono con la dinamica di riflusso durata oltre vent’ anni. Nel Sud Italia le contraddizioni che si accumulano sono sempre più esplosive e le lotte esemplari degli ultimi periodi sono solo un’anticipazione di ciò che potrebbe avvenire nel prossimo futuro. La crisi del capitalismo non lascia alcuna via d’uscita alle masse meridionali e lo scontro frontale e di massa contro la borghesia (compresa quella mafiosa) diventerà inevitabile. Guardando alle lotte di Termini Imerese, di Melfi, della Polti o la mobilitazione dei forestali in questi giorni, l’innegabile comune denominatore che emerge è la necessità degli operai di difendere i diritti e di conquistarne nuovi. Questa generazione di lavoratori si affaccia per la prima volta sulla scena politica e riscopre le “vecchie” armi del conflitto, lo sciopero ad oltranza, i picchetti, le occupazioni, ecc.

Comincia a capire, rompendo con la vecchia logica clientelare, che questa è l’unica strada percorribile per opporsi alle politiche di lacrime e sangue imposte dai padroni.

La stessa cosa si può dire per le rivolte di Scanzano ed Acerra dove alle masse popolari appare evidente che al danno (la difficile situazione economica e sociale del Sud) si unisce la beffa (le scelte politiche che vorrebbero definitivamente trasformare queste aree in pattumiere).

Come non accorgersi che, per la prima volta dopo 24 anni, i metalmeccanici di Melfi rientrano in fabbrica con la consapevolezza che i loro sacrifici sono serviti a qualcosa e come non vedere che i forestali calabresi, attraverso la mobilitazione, riescono a far tornare indietro il governo di destra su una finanziaria che appariva intoccabile? Nasce una nuova consapevolezza: dopo la stagione della concertazione a tutti i costi la classe operaia non sta più a guardare impassibile e risponde agli attacchi della borghesia con una forza che solo qualche tempo fa sembrava perduta per sempre. Proprio dalle mobilitazioni operaie del Sud ci viene un grande insegnamento: sono i lavoratori che fanno funzionare questo sistema sociale e sono loro che giocheranno un ruolo fondamentale nel costruire un altro mondo possibile, un mondo che noi vogliamo socialista.

Liberazione, 24 dicembre 2004

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