Tribuna congressuale - Rompere con Prodi

Il vero significato delle primarie in Puglia

di Andrea Davolo 

Nichi Vendola vince le primarie in Puglia e sarà il candidato della Gad alla presidenza della regione. L’entusiasmo per quello che Liberazione ha definito come “una sassata nel castello di equilibri del centrosinistra italiano” viene ripreso nel dibattito congressuale per confermare la correttezza dell’opzione strategica della mozione 1. Tuttavia, ritengo che un dibattito serio non possa avvalersi semplicemente delle impressioni del momento, ma debba cercare di capire quale è il senso politico generale di questo episodio. 

Se la vittoria di Vendola, da un lato, dimostra quali potenzialità ed aspettative sia in grado di richiamare il nostro Partito, d’altra parte sancisce il trionfo di quel vincolo di maggioranza che dovrebbe disciplinare l’orientamento e le decisioni della Gad. Se è così, per una Puglia che favorisce il Prc potremmo aspettarci molte altre occasioni in cui saranno i comunisti a doversi subordinare a scelte liberiste o anti-operaie. Non a caso, Prodi, compiaciuto, rilancia. “Questa è democrazia”, afferma il Professore, ma subito chiarisce come lo strumento delle primarie debba essere recepito: “Quel che mi interessa è che, se Bertinotti fa parte della maggioranza, obbedisca quando si trova in minoranza”.

Ecco, dunque, dove inizia e finisce l’autonomia politica del nostro Partito, all’interno di una alleanza dove sono presenti partiti borghesi e di centro e dove i Ds, confermano, nel loro ultimo congresso, la subordinazione ad un orientamento politico liberista!

Le primarie non sono altro che l’espediente attraverso cui far accettare questo meccanismo di subordinazione, giustificandolo con il ricorso alla consultazione della volontà democratica dei “movimenti” e della “società civile”. La vittoria di Vendola in Puglia rischia di trasformarsi nello zucchero attraverso cui indorare la pillola di una azione di governo che dovrà necessariamente favorire gli interessi di Confindustria difesi da Prodi, recente coordinatore delle direttive antisociali e reazionarie dettate da Bruxelles, come la famigerata direttiva Bolkenstein. Nonostante Vendola, non siamo al riparo dalla possibilità di renderci corresponsabili di politiche borghesi nella stessa Puglia. Ciò sembrerebbe essere indirettamente confermato dalle parole del segretario regionale. “Come costruirete la campagna contro Fitto?”, gli viene chiesto, “Io penso a grandi assemblee pubbliche dove tutto il popolo della sinistra diventi soggetto attivo di autorganizzazione […] Questo modello, sarà adottato con tutte le diverse sensibilità, compreso il mondo imprenditoriale” (Liberazione, 18 gennaio).

Ma compagni, crediamo veramente che dalla Confindustria, per di più nell’odierno contesto di difficoltà del capitalismo italiano, possano venire richieste compatibili con il nostro imprescindibile bisogno di attaccare la precarietà e di migliorare le nostre condizioni di vita, così pesantemente peggiorate negli ultimi anni? Le aperture al dialogo con i padroni sono forse il prezzo che dobbiamo pagare per il fatto di partecipare, a tutti i livelli, ad una alleanza interclassista? Le primarie, non sono, come dichiarato da diversi dirigenti, un’operazione di movimento attraverso cui il centrosinistra può essere costretto ad aderire alle tesi del Prc.

L’unico modo attraverso cui il movimento operaio e quello giovanile possono riuscire a piegare la volontà dei padroni è la lotta, azienda per azienda, scuola per scuola. L’illusione che le primarie possano convincere Prodi, guardiano del Patto di Maastricht, a difendere scuola e stato sociale è una cantonata che dobbiamo abbandonare. Per il nostro Partito non esistono alternative ad un paziente lavoro di radicamento nella società che, strappando l’egemonia a quelle forze che nel movimento operaio guardano verso il centro e l’alleanza con i padroni, prepari la strada ad un governo autenticamente di sinistra, cioè basato su una difesa intransigente dei diritti dei lavoratori che rompa le compatibilità imposte da questo sistema.

Liberazione, 21 gennaio 2005

Vedi anche:

Gli articoli della tribuna congressuale della mozione Rompere con Prodi, preparare l'alternativa operaia


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