Tribuna congressuale - Rompere con Prodi

Il femminismo alla prova del VI congresso

di Sonia Previato 
(direttivo provinciale - federazione di Milano)



Durante lo scorso congresso il Prc è stato attraversato da un dibattito molto acceso sulla presenza femminile nel nostro partito che si è concluso con l’imposizione per statuto della presenza del 40% di compagne in tutti gli organismi.

Si diceva allora per garantire “una visione di genere” e superare il carattere “monosessuato” della politica e del partito: Molte compagne e compagni fra i quali la sottoscritta si erano opposti a quella ipotesi denunciandone la sostanziale ipocrisia.

A distanza di tre anni ci viene da domandare dove sono andate a finire le compagne? Dov’è oggi, nel dibattito congressuale, la visione di genere? La triste risposta è che dopo il tanto vociare di allora ognuna ha trovato la sua collocazione, allineata e coperta dietro il proprio capomozione, curiosamente nessuno di essi viene contestato pur essendo tutti uomini, ma tant’è.

E sì che proprio adesso qualcosa di significativo ci sarebbe da dire.

Abbiamo il cardinale Ratzinger che invita le donne a collaborare con l’uomo, una legge sulla fecondazione assistita che ci toglie il diritto di autodeterminazione sul nostro corpo, Rutelli che ci invita a superare l’egualitarismo.

Ma forse è meglio non parlare di questi temi perché risulterebbero sgraditi ai partiti cattolici e metterebbero a rischio l’alleanza con Prodi? Oppure si può solo scrivere qualche articolo innocuo su Liberazione, ma senza impegno, o almeno non tale da incidere sulle scelte del nostro partito?

È avvilente il piagnisteo contro la legge sulla fecondazione e i fiumi di inchiostro sul referendum o su quello che ne resta, quando è evidente che ci si è accodati ai radicali per far vedere che si fa qualcosa e nessuno vuole organizzare un movimento reale che rompa con questa gentaglia del centro destra e del centro sinistra responsabili tutti dei tagli allo stato sociale, della precarizzazione del lavoro, del familismo più becero che inchioda la donna al ruolo di schiava del proprio uomo.

E nessuna di voi compagne ha il coraggio di dire le cose come stanno, salvo poi gridare quando escono i dati Istat sulle violenze sulle donne all’interno delle famiglie, “maschio assassino”. Ma vi credete davvero provocatorie? Pensate veramente che qualche uomo rifletta realmente sulla propria condizione di oppressore solo perché lo dite voi?

Se così fosse ne saremmo lietissime, ma temo che non ci sono facili scorciatoie alla crisi verticale della società capitalista. Un sistema che costringe la maggioranza degli individui o alla miseria o al super lavoro, ad una costante tensione che tutta si scarica sull’unità fondante del sistema stesso, la famiglia. Lì all’interno delle quattro mura ogni sgarbo, ogni violenza è permessa. Fintanto che le donne avranno il principale dovere di attendere alle cure familiari gli uomini continueranno a considerarle ad essi subordinate. Bisogna rompere le catene di questo sistema che anche nei paesi cosiddetti avanzati impone miseria alla maggioranza della popolazione, avvelena le relazioni fra persone e soprattutto fra uomo e donna e promuove l’idea della donna angelo consolatrice su cui gli uomini possono scaricare le loro tensioni quotidiane. Agli uomini, ai lavoratori vittime anch’essi dello sfruttamento diciamo “cercate altrove il responsabile della vostra sofferenza, non la donna che non vi accudisce, ma il capitalismo, il padronato che vi costringe ad una vita insoddisfacente”.

Mi piace qui ricordare uno slogan della prima donna in Italia a rivendicare il diritto all’aborto e la liberazione delle donne, una comunista, Camilla Ravera nel 1921 “la donna libera dall’uomo, tutti e due liberi dal capitale”. Il femminismo di Rifondazione oggi non ha nemmeno il coraggio di rivendicare l’abolizione della famiglia e la socializzazione del lavoro di cura. Anche per questa ragione sosterrò la mozione 5 che non offre facili scorciatoie, ma una prospettiva autentica di liberazione, quella rivoluzionaria.

Liberazione, 19 gennaio 2005

Vedi anche:

Gli articoli della tribuna congressuale della mozione Rompere con Prodi, preparare l'alternativa operaia


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