Tribuna congressuale - Rompere con Prodi
Il partito per il quale lottiamo
Del recente confronto sul tesseramento mi interessa trattare la parte politica
della questione: quella che attiene alla concezione del partito.
Ovviamente tra le 4 mozioni di opposizione ci sono opinioni diverse e ciascuna argomenterà per conto suo. Per quanto ci riguarda respingiamo l’accusa di “aristocraticismo” ma accettiamo quella in cui ci si attribuisce una concezione che guarda indietro nel tempo, che è poi quella del partito bolscevico (prima della degenerazione staliniana).
Un partito straordinariamente democratico e allo stesso tempo efficace, che non faceva concessioni all’assemblearismo sterile, ma aveva congressi annuali e si divideva nel confronto politico su piattaforme diverse dove era garantito il diritto di frazione. Il centralismo democratico, tanto vituperato, era un regime che si basava su un criterio molto semplice: “massima libertà di esprimere opinioni nel corso della discussione ma, una volta che una decisione veniva presa a maggioranza, massima unità nell’azione”. Nella pratica maggioranza e minoranza avevano modo di verificare la linea politica e riconsiderare il tutto in sede di bilancio.
Spesso si oppone a questa concezione quella del partito di massa. E’ necessario ricordare che 12.000 tessere in più non fanno di Rifondazione un partito di massa mentre invece il partito di Lenin, che era certamente un partito di quadri, seppe organizzare masse sterminate di oppressi conducendoli alla conquista del potere.
La posizione leninista è quella del partito dei militanti e non delle tessere. Ed è questa la reale scelta che si presenta di fronte a noi: tra l’essere un partito rivoluzionario o un partito elettoralista.
In un partito rivoluzionario decidono i militanti e non chi ha un rapporto sporadico, come avviene nel nostro congresso con migliaia di iscritti dell’ultima ora che votano alla pari degli attivisti contribuendo a definire una linea politica che non avranno l’onere di portare avanti, perché non varcheranno la porta di quel circolo presumibilmente fino al prossimo congresso.
Cosa c’è di democratico in tutto questo? Se ci siamo battuti contro le “fasce orarie” nel Cpn è precisamente perché questo favoriva il voto slegato dal dibattito politico e perché abbiamo bisogno di rendere tutti i militanti partecipi: gli orientamenti democraticamente definiti sono anche quelli maggiormente sostenuti nell'azione pratica, mentre le scelte passivamente subite, quand'anche condivise, non mobilitano le energie e l'iniziativa.
C’è stato un aumento del tesseramento, ci sarà anche un’alta partecipazione al voto nei congressi, dovremmo esserne tutti contenti se l'esperienza di questi ultimi anni non mostrasse invece evidenti fenomeni di disgregazione organizzativa: crescenti difficoltà a mantenere una "massa critica" di militanti sufficiente ad assicurare a una parte rilevante dei circoli una gestione vitale e continua dell'intervento, scarsissima capacità di formare nuovi quadri, ecc.
Le teorie sulla "contaminazione" non fanno che razionalizzare queste nostre debolezze, aggravando i pericoli ai quali siamo sottoposti. Al di là di qualsiasi intenzione soggettiva, è evidente che il messaggio lanciato dal gruppo dirigente in questi anni, messaggio secondo il quale le strutture del partito non sarebbero di per se sedi idonee alla costruzione di una forza comunista ha assunto un carattere in molti casi apertamente smobilitante. La nostra concezione deve puntare alla ricostruzione dell'unità di pensiero e azione del partito, una unità non meccanica ma reale, profondamente sentita dal corpo militante in quanto derivante da un dibattito trasparente e aperto. Se è vero che oggi questa condizione è assai lontana, è giusto tuttavia richiamarla e metterla in discussione, poiché il progetto rivoluzionario che abbozziamo nella nostra mozione non sarebbe completo se non indicassimo quale dovrebbe essere lo strumento della sua attuazione.
Liberazione, 14 gennaio 2005
Vedi anche:
Gli articoli della tribuna congressuale della mozione Rompere con Prodi, preparare l'alternativa operaia
Friuli Venezia-Giulia: Un assessore vale la "parità scolastica"? di Matteo Molinaro (apparso su Liberazione l'11 gennaio 2005)
Tesseramento Prc 2004: Dichiarazione
alla commissione congressuale nazionale
Un documento critico, firmato da tutte e quattro le mozioni di opposizione
riguardo all'aumento abnorme degli iscritti al Prc del 2004 (apparso su Liberazione
l'8 gennaio 2005)
La natura di classe del centro-sinistra mina i "paletti" programmatici di Marco Sandrin dei Giovani Comunisti di Gorizia (apparso su Liberazione il 7 gennaio 2005)
Il fallimento della disobbedienza e la crisi dei Giovani Comunisti di Dario Salvetti (apparso su Liberazione il 5 gennaio 2005)
I comunisti devono appoggiare la resistenza irachena! di Alessandro Riatti (apparso su Liberazione il 2 gennaio 2005)
Gli "esperimenti" del laboratorio politico campano di Giovanni Savino (apparso su Liberazione il 29 dicembre 2004)
Lotte operaie e questione meridionale di Giampiero Palermo e Geppino A. Parrilla (apparso su Liberazione il 24 dicembre 2004)
Finito il movimentismo, arriva il governismo di Andrea Tavano (apparso su Liberazione il 22 dicembre 2004)
“Alternativa di società” da costruire con Prodi e Montezemolo? di Roberto Sarti (apparso su Liberazione il 15 dicembre 2004)
Tribuna sulle 15 tesi - La
Grande alleanza: una gabbia mortale
Un primo contributo della nostra area al dibattito congressuale del Prc di
Claudio Bellotti e Alessandro Giardiello (apparso su Liberazione, il
22 ottobre 2004)
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