Tribuna congressuale - Rompere con Prodi

Il partito per il quale lottiamo

di Alessandro Giardiello 
(Comitato politico nazionale)


Del recente confronto sul tesseramento mi interessa trattare la parte politica della questione: quella che attiene alla concezione del partito.

Ovviamente tra le 4 mozioni di opposizione ci sono opinioni diverse e ciascuna argomenterà per conto suo. Per quanto ci riguarda respingiamo l’accusa di “aristocraticismo” ma accettiamo quella in cui ci si attribuisce una concezione che guarda indietro nel tempo, che è poi quella del partito bolscevico (prima della degenerazione staliniana).

Un partito straordinariamente democratico e allo stesso tempo efficace, che non faceva concessioni all’assemblearismo sterile, ma aveva congressi annuali e si divideva nel confronto politico su piattaforme diverse dove era garantito il diritto di frazione. Il centralismo democratico, tanto vituperato, era un regime che si basava su un criterio molto semplice: “massima libertà di esprimere opinioni nel corso della discussione ma, una volta che una decisione veniva presa a maggioranza, massima unità nell’azione”. Nella pratica maggioranza e minoranza avevano modo di verificare la linea politica e riconsiderare il tutto in sede di bilancio.

Spesso si oppone a questa concezione quella del partito di massa. E’ necessario ricordare che 12.000 tessere in più non fanno di Rifondazione un partito di massa mentre invece il partito di Lenin, che era certamente un partito di quadri, seppe organizzare masse sterminate di oppressi conducendoli alla conquista del potere.

La posizione leninista è quella del partito dei militanti e non delle tessere. Ed è questa la reale scelta che si presenta di fronte a noi: tra l’essere un partito rivoluzionario o un partito elettoralista.

In un partito rivoluzionario decidono i militanti e non chi ha un rapporto sporadico, come avviene nel nostro congresso con migliaia di iscritti dell’ultima ora che votano alla pari degli attivisti contribuendo a definire una linea politica che non avranno l’onere di portare avanti, perché non varcheranno la porta di quel circolo presumibilmente fino al prossimo congresso.

Cosa c’è di democratico in tutto questo? Se ci siamo battuti contro le “fasce orarie” nel Cpn è precisamente perché questo favoriva il voto slegato dal dibattito politico e perché abbiamo bisogno di rendere tutti i militanti partecipi: gli orientamenti democraticamente definiti sono anche quelli maggiormente sostenuti nell'azione pratica, mentre le scelte passivamente subite, quand'anche condivise, non mobilitano le energie e l'iniziativa.

C’è stato un aumento del tesseramento, ci sarà anche un’alta partecipazione al voto nei congressi, dovremmo esserne tutti contenti se l'esperienza di questi ultimi anni non mostrasse invece evidenti fenomeni di disgregazione organizzativa: crescenti difficoltà a mantenere una "massa critica" di militanti sufficiente ad assicurare a una parte rilevante dei circoli una gestione vitale e continua dell'intervento, scarsissima capacità di formare nuovi quadri, ecc.

Le teorie sulla "contaminazione" non fanno che razionalizzare queste nostre debolezze, aggravando i pericoli ai quali siamo sottoposti. Al di là di qualsiasi intenzione soggettiva, è evidente che il messaggio lanciato dal gruppo dirigente in questi anni, messaggio secondo il quale le strutture del partito non sarebbero di per se sedi idonee alla costruzione di una forza comunista ha assunto un carattere in molti casi apertamente smobilitante. La nostra concezione deve puntare alla ricostruzione dell'unità di pensiero e azione del partito, una unità non meccanica ma reale, profondamente sentita dal corpo militante in quanto derivante da un dibattito trasparente e aperto. Se è vero che oggi questa condizione è assai lontana, è giusto tuttavia richiamarla e metterla in discussione, poiché il progetto rivoluzionario che abbozziamo nella nostra mozione non sarebbe completo se non indicassimo quale dovrebbe essere lo strumento della sua attuazione.

Liberazione, 14 gennaio 2005

Vedi anche:

Gli articoli della tribuna congressuale della mozione Rompere con Prodi, preparare l'alternativa operaia


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