Tribuna congressuale - Rompere con Prodi
Friuli Venezia-Giulia: Un assessore vale la “parità scolastica”?
“Lo stanziamento per le scuole private senza fini di lucro è congruo; tanto che le associazioni degli istituti stessi e dei genitori hanno manifestato la loro soddisfazione”. Con queste parole il nostro assessore in Friuli Venezia-Giulia tranquillizza chi l’aveva accusato di favorire la scuola statale a discapito di quella privata. Se la destra può tirare un sospiro di sollievo, non è così per chi, come noi, è stato in prima linea nelle mobilitazioni in difesa dell’istruzione pubblica.
Queste dichiarazioni non cadono certo dal nulla: sono la risultante della collocazione del Prc all’interno di una Giunta che rappresenta interessi direttamente contrapposti a quelli che il nostro partito dovrebbe rappresentare. Le nostre parole d’ordine vengono modificate e moderate in modo tale che non si scontrino con le compatibilità imposte dalla giunta Illy. Ma che fine ha fatto il corretto slogan, fatto nostro in passato: “neanche un soldo alle scuole private”?
La scelta, a livello locale, di entrare nella “stanza dei bottoni” ha avuto pesanti conseguenze sul partito: si è cominciato a spiegare come, in fin dei conti, le varie problematiche si possano risolvere grazie alla nostra presenza nelle istituzioni locali, ponendo totalmente in secondo piano il ruolo delle lotte e della militanza. E’ questo quello che è avvenuto rispetto alla “riforma” Moratti; ci è stato spiegato, di fatto, che attraverso le politiche dell’assessorato la “riforma” poteva essere arginata.
In un’assemblea regionale del partito, di bilancio sull’operato della Giunta, il gruppo di lavoro dedicato all’istruzione, invece di discutere dell’organizzazione di mobilitazioni per lo sciopero generale della scuola, avrebbe dovuto essere dedicato, nelle intenzioni della relatrice, alla discussione di un’ipotetica proposta di legge regionale sul diritto allo studio. Questa volontà di affrontare le varie problematiche da un’ottica governista è stata duramente contestata da noi, compagni dei Giovani Comunisti di Udine, impegnati nel movimento studentesco attraverso il Comitato in difesa della Scuola Pubblica (CSP); non crediamo sia stato poi un caso che gli unici in regione ad aver organizzato una significativa mobilitazione studentesca nella giornata del 15 novembre siano stati proprio i militanti del CSP.
Il nostro obbiettivo principale è sconfiggere il governo Berlusconi e, assieme ad esso, le sue sciagurate politiche; siamo consapevoli che per fare questo non esiste nessuna scorciatoia istituzionale, e che l’unica strada percorribile è quella della lotta. Questo è il prezioso insegnamento che ci viene dalle vittorie operaie di quest’ultimo periodo, dai metalmeccanici di Melfi ai forestali della Calabria. Ma la necessità, in questo caso, di costruire un movimento studentesco di massa entra in aperta contraddizione con la collocazione del partito in Regione, il quale non fa altro che legittimare politiche ambigue d’ispirazione conservatrice, “coprendole” da sinistra.
Su questa questione non abbiamo avuto timore di esprimere direttamente e pubblicamente il nostro dissenso. La nostra doverosa chiarezza non è piaciuta a tutti all’interno del partito: c’è stato addirittura chi avrebbe voluto denunciare pubblicamente i compagni che avevano criticato la politica dell’assessorato, quasi fossero responsabili di un delitto di lesa maestà! L’esempio del governo di collaborazione di classe in Friuli Venezia Giulia, pertanto, è esplicativo: l’essere all’interno della gabbia del centro-sinistra entra in diretta contraddizione con il ruolo che, da comunisti, dovremmo e potremmo giocare nelle mobilitazioni di massa; l’ambiguità dei nostri rappresentanti nelle istituzioni è un ostacolo importante per chi questo ruolo lo vuole giocare, un ostacolo tuttavia dal quale i militanti comunisti non devono in nessun caso farsi fermare.
Liberazione, 11 gennaio 2005
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