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Ripartire dalle lotte e dai lavoratori PDF Stampa E-mail
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Scritto da La redazione   
Lunedì 18 Maggio 2009 08:35

Abbiamo intervistato i candidati operai di Rifondazione comunista alle prossime elezioni europee. Si tratta di Domenico Loffredo (in ultima di copertina), Francesco Brigati, Cinzia Colaprico, Andrea Cavola e Antonello Mulas.


1) Cosa pensi della polemica imbastita in questi giorni dal Sole 24 Ore e dal Corriere della Sera sulla classe operaia che si sposta sempre più a destra?

2) Quali risposte consideri necessarie per uscire dalla crisi attualmente in corso senza che a pagare siano i soliti noti?

3) Che connessione esiste tra la tua candidatura e le lotte che ti vedono impegnato in fabbrica per la difesa dei posti di lavoro?

4) Perchè le lavoratrici e i lavoratori dovrebbero votare la lista comunista e anticapitalista?

5) Vuoi fare altre considerazioni sulla sinistra, il partito, il sindacato?

Cinzia Colaprico - operaia Zanussi di Forlì - circoscrizione Nord-est


1) Penso che pur essendo strumentale alle elezioni e quindi deviante rispetto ad una realtà molto più complessa, oggi la classe operaia è specchio delle sue classi dirigenti. Se sindacato, partiti, istituzioni, di quella che dovrebbe essere la "sinistra", prendono come modello di riferimento il capitalismo e il liberismo, destrutturano lo stato sociale, limitando, se non impedendo i movimenti più o meno spontanei di conflitto sociale, è evidente che lo spostamento della società e con essa dei lavoratori e tra questi degli operai, sarà inevitabile. L'assenza di un orizzonte alternativo al capitalismo è la ragione del riflusso politico di destra. La nostra ripresa deve partire dall'azione concreta che si fa tra i lavoratori, nei luoghi di lavoro, sapendo attraverso essa indirizzare e rispondere anche alle contraddizioni che ci sono. Non basta una linea politica giusta serve anche una pratica quotidiana coerente. Anche per questo ritengo di fondamentale importanza l'impegno nella rappresentanza, a partire dalle Rsu, nei vari livelli istituzionali, di compagni lavoratori.


2) Nel breve periodo servirebbe una moratoria sui licenziamenti, accompagnata da un intervento di pubblico redistributivo che sostenga il reddito dei lavoratori che perdono il lavoro nelle sue varie forme o che subiscono decurtazioni salariali per effetto della crisi. Con salari, per i più, da tempo irrisori in rapporto al costo della vita, questa è una priorità sociale.

Le risorse andrebbero prelevate sia da capitoli di spesa pubblica, come la rinuncia ad inutili e costosissime spese militari (miliardi di euro), sia attraverso un prelievo straordinario sulla ricchezza. C'è poi da ricostruire una progressività reale sulla tassazione dei redditi, presupposto di uno stato sociale. In questo paese c'è il paradosso che a pagare di più sono gli operai e lavoratori dipendenti precari e no. Gli altri, oltre ad evadere cospicuamente, e non rischiare praticamente nulla, godono sotto varie forme di agevolazioni fiscali che abbattono ulteriormente la loro reale contribuzione alla collettività. Più grave e problematico è il caso degli immigrati, che a causa delle leggi razziali che li discriminano, alla perdita del posto di lavoro si ritrovano espulsi anche quali soggetti con diritti sociali minimi. La sospensione di queste leggi razziali in un tempo di crisi è un atto dovuto. Nulla togliendo alla gravità dell'esistenza di queste leggi. Nel medio periodo ritengo vada rilanciata la necessità del "lavorare tutti lavorare meno", sia per una più equa ridistribuzione del lavoro stabile, sia per favorire una migliore qualità della vita. Mentre lo stato dovrebbe farsi carico, con una partecipazione anche diretta nella proprietà delle imprese, di entrare in settori strategici per indirizzare, anche sul piano della legalità, una politica economica e industriale per il Paese.


3) Certamente la credibilità dell'azione svolta in questi difficili anni. Le lotte per difendere posti e condizioni di lavoro. Un legame inscindibile per me. Se non si difende la condizione della prestazione, della salute, dell'ambiente, non si difendono i posti di lavoro, ma si distruggono. Trovo aberrante sentir dire, anche da qualche sindacalista o politico, che per difendere i posti di lavoro è necessario un sacrificio e questo sacrificio guarda caso è sempre un peggioramento della condizione prestativa, il più delle volte già oltre il limite della compatibilità con la condizione psicofisica. è evidente che o sono in mala fede o non sanno di cosa parlano. Il più delle volte entrambe le cose.


4) Perchè oggi è più chiaro che il capitalismo sopravvive a se stesso perchè le istituzioni, controllate dagli stessi capitalisti, intervengono a salvarlo utilizzando le risorse della collettività. Le tasse pagate dai lavoratori, sono spese per salvare i padroni, nelle forme con cui oggi si presentano (fondi d'investimento, banche, patti parasindacali...). Il voto alla lista comunista non è solo un voto anticonformista ma anche per una visione e un orizzonte politico alternativo. Altra ottima ragione è che il partito ha scelto di candidare una serie di operaie e operai con esperienze e pratiche dirette fatte nei loro luoghi di lavoro e in rapporto con i lavoratori. Esperienze che nei parlamenti di tutti i livelli istituzionali sono oggi assenti.


5) Concludo ritenendo che il problema del sindacato è la ricostruzione di un punto di vista più autonomo dall'impresa nella sua azione concreta, dove al centro vanno posti i lavoratori, la loro condizione, e la loro dignità oltre alla lotta come strumento di emancipazione. Mentre per il partito c'è la necessità di essere più presenti tra le persone, ricostruendo quel tessuto di solidarietà, conoscenze e capacità di mobilitazione ed intervento diretto, sui fatti concreti, delle tante situazioni difficili ed inascoltate, anche singole, che oggi ci sono nella nostra società. Ripartire dal basso a sinistra. Mi pare che ora si sia sulla strada giusta.


Antonello Mulas - operaio Fiat Mirafiori - circoscrizione Nord-ovest


1) Penso che una delle ragioni che spinge le persone a cambiare orientamento politico sia la delusione, nel nostro caso sia riferita all’esperienza di governo passata, dove non siamo stati in grado di portare a casa niente. Mi riferisco soprattutto alla tutela del potere di acquisto dei salari e delle pensioni. Rispetto ai contratti di lavoro è stato un disastro, non siamo riusciti nemmeno a cancellare quei maledetti contratti “interinali”, cococo. Quindi deduco che tutto questo abbia contribuito ad orientare gli italiani verso altre scelte politiche e in alcuni casi, cosa forse ancor più grave, creare condizioni di astensione al voto. Un’altra tra le ragioni più plausibili riguarda il tema “clandestini ed extracomunitari” dove oggi la Lega sta registrando più consensi. Rispetto a questa questione temo che ci sia un’incapacità nostra nel trasmettere correttamente i nostri pensieri alle persone. Non riusciamo a spiegare che non appoggiamo l’illegalità, che non favoriamo l’ingresso degli extracomunitari per aumentare la delinquenza; salvaguardiamo piuttosto i diritti delle persone a prescindere dalla razza o dal colore della pelle. Chi viene in Italia per delinquere deve essere punito e il Governo deve attuare le giuste misure per garantire la sicurezza nelle nostre città a fronte dell’italiano delinquente e/o dell’extracomunitario delinquente. Credo non esista un modello preconfezionato di governo vincente quindi rivolgo il mio invito a tutti gli italiani affinché tornino a votare e soprattutto a coinvolgersi attivamente.


2) Vorrei avere la ricetta che ci permetta di uscire dalla crisi, purtroppo non è così. Credo debbano essere fatte alcune cose importanti: impedire la chiusura di qualsiasi stabilimento o azienda, salvaguardando i tanti posti di lavoro, assicurare gli ammortizzatori sociali anche a chi oggi non li ha (mi riferisco a tutti i contratti atipici), attuare politiche forti a sostegno dei redditi. Cosa più importante e doverosa oggi è di pensare a un altro modello di società ricordando che questo attuale improntato fondamentalmente sul capitalismo è, a mio parere, fallito!


3) La connessione che esiste tra la mia candidatura e le lotte che mi vedono impegnato in fabbrica riguarda semplicemente l’ambizione di poter allargare la mia militanza al di fuori dei confini di Mirafiori mettendomi a disposizione al maggior numero possibile di persone.


4) Gli italiani dovrebbero votare la lista comunista e anticapitalista per tantissimi motivi:

Qualche partito di destra strumentalizza la questione “clandestini ed extracomunitari” fuorviando le persone dai problemi reali, come ad esempio quello di non riuscire ad arrivare a fine mese e non è certo la Lega che può risolverlo visto che sono così concentrati a criminalizzare le persone che arrivano da altri paesi con la complicità dei mass media. Rifondazione da sempre è impegnata nella tutela dei lavoratori rispetto ai problemi che il mondo del lavoro comporta.


5) La sinistra tutta e il sindacato, se davvero hanno l’ambizione di guadagnarsi nuovamente il consenso degli italiani, devono evitare ulteriori frammentazioni che negli ultimi anni hanno sempre più indebolito la sinistra dando più spazio alla destra. Bisogna lavorare per creare una sinistra unica, strutturata e forte che ridia fiducia al nostro elettorato.


Francesco Brigati - operaio Ilva di Taranto - circoscrizione Sud


1) Purtroppo abbiamo disatteso le aspettative di molti lavoratrici e lavoratori, pensavamo di incidere sull’azione politica del Governo Prodi, ci siamo allontanati dal mondo del lavoro, abbiamo preferito mantenere in piedi il Governo, piuttosto che fare l’interessi di quella parte degli elettori che chiedevano un cambiamento rispetto ai 5 anni di attacco ai diritti dei lavoratori da parte di Berlusconi.

Nell’esperienza di Governo siamo stati capaci di anticipare di un anno lo scippo del Tfr e sul precariato e lo scalone Maroni non è stato fatto nulla. Abbiamo trasformato lo scalone in scalini portando così l’età pensionabile a 62 anni introducendo le quote, età anagrafica più l’età contributiva che dal 2013 sarà portata a 97 e che di fatto renderà difficile l’accesso alla pensione con 35 anni di contributi.

La classe operaia che si sposta sempre più a destra è un problema che si risolve cercando di ricostruire la sinistra dal basso dai luoghi di lavoro, davanti alle fabbriche e sopratutto tornando ad essere utili alla società, e penso che il partito sociale vada in questa direzione.


2) Il Governo Berlusconi interviene per salvare banche e grandi industrie dimenticandosi di chi in questo momento paga la crisi, migliaia di precari che non si vedranno riconfermato il contratto e che si andranno ad aggiungere ai tanti disoccupati già presenti nel nostro paese.

Ritengo fondamentale il blocco dei licenziamenti e il prolungamento delle 52 settimane di cassa integrazione ordinaria per evitare che si passi facilmente alla cassa integrazione straordinaria e poi alla mobilità.

Ma sopratutto se grandi aziende come la Fiat usufruiscono di aiuti dallo stato, questi non possono permettersi di costruire macchine all’estero e lasciare migliaia di lavoratori in cassa integrazione.

3) Subito dopo il congresso di Chianciano il segretario nazionale Paolo Ferrero ha voluto ripartire dalla fabbrica più grande d’Europa, l’Ilva di Taranto, dando un segnale rispetto all’attenzione che il Partito della Rifondazione Comunista vuole dare al mondo del lavoro. In basso a sinistra, questo è quello che stiamo facendo qui a Taranto, ripartire dai problemi degli operai e in questa direzione che sta lavorando il nucleo aziendale Ilva Prc, attraverso inchieste, volantinaggio, la diffusione militante di Liberazione con l’inchiesta della Fiom sulle condizioni di lavoro dei metalmeccanici, un mensile (Rifondazione Informa) che discute dei problemi della fabbrica ma anche di quello che accade nello scenario politico e sindacale.

Nel marzo del 2009 insieme ad altri operai abbiamo costituito un Comitato dei Lavoratori in Lotta, nato dopo l’annuncio da parte della dirigenza Ilva di 5.146 in cassa integrazione ordinaria, attualmente siamo arrivati a 6.700, un numero impressionante che non ripaga il duro lavoro degli operai Ilva. Gli utili di Riva ammontano a 2,5 miliardi di euro negli ultimi tre anni, 878 milioni di utili nel solo 2007, e il 2008 ha già comunicato in un intervista sul Sole 24 che chiuderà in attivo, in cambio ai lavoratori si fà pagare questa crisi mettendoli in cassa integrazione. è evidente come questa situazione risalti l’egoismo del padrone che quando si tratta di fare profitto è l’unico a beneficiarne mentre quando c’è da fare dei sacrifici e stringere la cinghia a pagare sono solo i lavoratori. Il Comitato Lavoratori in lotta fà emergere queste contraddizioni, cercando di mobilitare gli stessi lavoratori, convocando assemblee davanti alle portinerie dell’Ilva, facendo presidi per la città, cercando di sensibilizzare i cittadini e chiedendo attraverso una piattaforma fatta da operai l’integrazione salariale per tutti i lavoratori in cassa integrazione, l’assunzione per tutti i lavoratori con contratti somministrati a tempo indeterminato, l’apertura di un tavolo che comprenda anche le istituzioni rispetto al futuro dei lavoratori dell’appalto e che subito dopo il periodo di crisi non dovranno esserci esuberi. Da dicembre, mese in cui è partita la cassa integrazione, l’azienda su proposta della sola Fiom non era disposta a trattare sull’integrazione salariale, qualche giorno fà è stato raggiunto l’accordo, anche grazie al contributo del comitato lavoratori in lotta che si è mobilitata per le vie della città, coinvolgendo anche il Sindaco di Taranto che dopo l’incontro con una delegazione del Comitato, hanno scritto ai sindaci di altre realtà siderurgiche e metalmeccaniche per trovare insieme una soluzione comune e far intervenire il Governo. è stato chiesto anche un incontro con il Prefetto di Taranto dove parteciperemo come lavoratori del comitato. Le mobilitazione in questo momento sono l’unico mezzo per far emergere il malessere che vivono i lavoratori che sono i primi colpiti dalla crisi economica-finanziaria.


4) Perchè siamo l’unica lista a sinistra, Sinistra e libertà non ha una collocazione ben definita all’interno del parlamento europeo e all’interno ci sono candidati che se eletti andrebbero a finire nel gruppo socialista europeo che insieme ai popolari di Berlusconi hanno votato l’88% delle cose nel parlamento europeo. Le lavoratrici e i lavoratori dovrebbero votare per la sinistra anticapitalista e comunista per impedire direttive come quella sul prolungamento dell’orario di lavoro fino a 65 ore a settimane e, in alcune occasioni fino a 78.


5) In questo momento non vi è un’opposizione all’interno del parlamento italiano, il Pd è praticamente assente e spaccato al suo interno, Idv fà opposizione solo su temi che riguardano la giustizia e poi si ritrovano, insieme a tutto il parlamento a votare il finanziamento di 14 miliardi di euro per 131 cacciabombardieri F35 e nel voto al senato sul federalismo fiscale il Pd si astiene e l’Idv vota a favore. Il Pd è addirittura spaccato al suo interno anche quando si tratta di scendere in piazza a manifestare al fianco della Cgil, non ha aderito alla manifestazione del 12 dicembre, del 13 febbraio e in quella del 4 aprile in cui il segretario nazionale Franceschini partecipa, chiede l’unità dei sindacati dopo che proprio il più grande sindacato d’Italia viene praticamente fatto fuori da Governo, Cisl e Uil sul nuovo modello contrattuale. Credo ci sia bisogno della sinistra in Italia, ma di una sinistra che si costruisca dal basso e non attraverso l’insieme di ceti politici, bisogna mettere insieme le varie realtà che oggi nel territorio cercano di combattere la crisi e costruire battaglie comuni. Il voto alla sinistra anticapitalista, serve a dare forza a chi si batte per la giustizia sociale, i diritti civili e dei lavoratori.


Andrea Cavola - lavoratore Alitalia - circoscrizione Centro


1) Il dato non è nuovo: è solo semmai un pò peggiorato di 2/3 punti percentuali. Continua cioè un trend negativo a cui dobbiamo dire basta. Come? Secondo me la strada è obbligata: stare in mezzo ai lavoratori riaprendo le sezioni (le chiamo così volutamente, circoli non mi piace) su tutti i posti di lavoro; facendo proposte chiare e comprensibili quali: contro il precariato passaggio a tempo indeterminato dopo tre anni di qualsivoglia contratto precario; ripristino della scala mobile per un effettivo recupero del potere d'acquisto delle buste paga dei lavoratori e dei pensionati; erogazione automatica dell'assegno di cassa integrazione entro 60 giorni dal momento dell'entrata in cigs e questo anche per le aziende fallite. Occorre poi semplicemente far capire che queste cose le diciamo solo noi e tutte le altre forze, al contrario, queste cose le hanno sempre avversate.


2) Alcune proposte sono contenute nel punto superiore; alcune risorse sono già disponibili visto l'attivo dell'Inps e poi va impostata una lotta seria e non di facciata all'evasione fiscale e su questo tema basta importare uno dei sistemi applicati in moltissimi paesi dell'Europa: basta volerlo!


3) Considero la mia candidatura come la naturale prosecuzione del lavoro che ho sempre svolto nel sindacato stando in mezzo ai lavoratori tutti i giorni sostenendo le stesse cose che sostengo oggi in questa campagna elettorale: per me non c'è alcuna differenza.


4) Credo che dovremo parlare alle persone con grande onestà e semplicità, rivolgersi ai delusi dalla politica e dalla sinistra, cercare di ascoltare ma anche di far capire che è arrivato il momento di voltare pagina e di arrestare questo declino culturale ma anche di condizioni di vita oggettivo. Per far questo è necessario che ci sia un partito forte, radicato tra la gente e che si occupi di migliorare la loro condizione.


5) Uno dei motivi per i quali ho accettato la proposta di candidarmi è perche ho intravisto nella costituzione di questa lista non un mero cartello elettorale ma un progetto più ampio e che, mi sembra, voglia lavorare per costruire nuovamente un soggetto autorevole, riconoscibile, chiaramente collocato.

Io non posso dimenticare che fino a non molti anni fa in Italia un cittadino su tre votava comunista. Ecco, nel mio piccolo, collaborerò per andare in questa direzione partendo dai contenuti e dai progetti e non da questioni formali lontane dai reali bisogni delle persone.

 
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