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| Rilanciamo Rifondazione comunista nell’alta marea del movimento! |
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| Scritto da Claudio Bellotti | |||
| Lunedì 17 Novembre 2008 06:58 | |||
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L'editoriale del nuovo numero di FalceMartello
Quando a Chianciano Rifondazione comunista è uscita dal proprio congresso sancendo a prezzo di una profonda divisione la “svolta a sinistra”, sono stati in tanti a pensare che si trattava di qualcosa di completamente staccato dal mondo reale, da uno scenario politico che andava sempre più a destra e da un partito a pezzi dentro una sinistra anch’essa a pezzi. Lo dissero molti dei nostri nemici, ma il dubbio esisteva anche tra chi quella svolta l’ha sostenuta. I fatti di queste settimane ci dicono che no: non si è trattato di un’allucinazione estiva, la svolta a sinistra può vivere dentro un movimento di massa che ha preso il centro della scena. Rifondazione comunista ha davanti un’opportunità storica per riconquistarsi un futuro che pareva ormai negato e inaccessibile. L’analisi, le parole d’ordine, la strategia con le quali affrontiamo questo nuovo quadro assumono pertanto un’importanza vitale.
Ancora una volta tutta questa brava gente è destinata a restare delusa. Tutti gli autentici movimenti di massa, specie fra i giovani, hanno visto la presenza di stati d’animo anti-organizzazioni e “antipolitici”, particolarmente nella loro fase incipiente. A questa verità elementare se ne accompagna un’altra: il movimento avanza a passi da gigante non solo nella capacità di mobilitazione, ma anche nella propria visione e comprensione politica. Se oggi tutta la sinistra assume lo slogan “non pagheremo la vostra crisi!” che le manifestazioni studentesche hanno diffuso in tutto il paese, significa che forse tanto “antipolitico” questo movimento non lo è… In secondo luogo va registrato che da tempo un movimento giovanile non si rivolge con tanta naturalezza verso i lavoratori e le loro organizzazioni. Si tratta di un avvicinamento spontaneo, non sono gli studenti del ’68 che vanno davanti alle fabbriche a cercare conferme della propria prospettiva rivoluzionaria, è un settore sociale sfruttato vittima di un attacco pesantissimo che cerca, riuscendovi, di allargare il fronte di una battaglia di classe, politica e sociale, nella quale non vi è un filo di ideologismo o di astrattezza. Ci spingiamo a pensare che questo deponga a favore di una forte estensione e durata di questa lotta. Terzo: il movimento studentesco rende possibile lo sciopero generale. Gli attacchi feroci del governo e di Confindustria, dalla finanziaria alla controriforma del contratto nazionale di lavoro, ponevano la necessità oggettiva di una risposta di lotta. Tuttavia è stato il protagonismo dei giovani a far pendere i piatti di una bilancia in bilico, con la Cgil sul filo di lana tra cedimento e rottura. Scuola, università, commercio, trasporti, metalmeccanici e pubblico impiego hanno già effettuato, o sono in via di effettuare, scioperi generali di categoria; si aggiungano gli scioperi territoriali in preparazione (Emilia Romagna, Torino) e il quadro è completo: lo sciopero generale è inevitabile e non è detto, in questo clima sociale, che sia l’ultima parola in questo conflitto. Quarto: il governo comincia ad avere qualche difficoltà. Il fatto che si facciano sentire i “numi tutelari” del golpismo italiano (Gelli) e della repressione (Cossiga) ne è una conferma indiretta. Se mai qualcuno nel governo e negli apparati di sicurezza decidesse di seguirne i consigli, vedremo il paese esplodere. Il consenso di Berlusconi e soprattutto dei suoi ministri non è più inattaccabile, come conferma lo stop sulla riforma universitaria. Logica vuole che si colpisca nel punto più debole: le dimissioni immediate della ministra Gelmini dovrebbero entrare ai primi posti delle rivendicazioni della lotta.
Quinto: la crisi economica mondiale plasma a fondo la coscienza del movimento, sarà sempre più forte la ricerca di idee anticapitaliste, di spiegazioni della crisi e soprattutto di visioni alternative a quella dominante, che è ormai completamente screditata a tutti i livelli della società. La rifondazione comunista si deve porre su questo terreno, il movimento non è solo un’occasione di battaglia politica nel paese, ma sarà anche un terreno di forte dibattito teorico nel quale le idee del marxismo possono, anzi devono, conquistare centralità.
Lo sciopero generale è all’ordine del giorno; ma quale sciopero? L’idea che dobbiamo mettere in campo è che lo sciopero generale non può essere, nelle condizioni date, una manifestazione in più. Dobbiamo invece proporre una strategia perché il movimento di massa, studenti e lavoratori, si unisca saldamente e giunga a saturare ogni angolo del paese con un crescendo di iniziative delle quali lo sciopero sia il punto più alto. Siamo già andati a Roma molte volte quest’autunno, e altre ancora ci andremo; il governo però si assedia non solo a Roma, ma anche e soprattutto ingaggiando un corpo a corpo su tutto il territorio nazionale, che possa influenzare e penetrare nella base di consenso popolare che la destra ha avuto e che in parte continua a mantenere. Per farlo però serve una piattaforma complessiva, che aggredisca la destra sul terreno sociale, mettendo a nudo la sua incapacità di dare alcuna risposta alle necessità popolari di fronte alla crisi. Nelle pagine centrali di questa rivista proviamo a indicare alcuni punti programmatici che ci paiono centrali.
Da questo punto di vista i peggiori sono quelli che si avventurano in ipotesi su come si esprimerà elettoralmente questo movimento. Il nostro partito dovrebbe togliere il diritto di parola (diciamo temporaneamente, per sei mesi) a chi tenta di trovare l’equazione che trasforma migliaia giovani nelle piazze in decine assessori o parlamentari per la sua cordata politica. Anche perché tale equazione, per nostra fortuna, non esiste. Da questo punto di vista il movimento ci anima a condurre con sforzo raddoppiato la nostra battaglia anche all’interno del nostro partito, e la faremo fino in fondo senza guardare in faccia nessuno. Ricordiamo alcuni fatti recenti. Milano: dopo due anni di manfrine e patetici balletti, la maggioranza del Prc decide che il presidente della provincia Penati non si tocca e che di uscire da quella maggioranza non se ne parla. Abruzzo: il Prc si presenta in coalizione con un centrosinistra demolito dallo scandalo sanità. Foglia di fico un candidato presidente del partito di Di Pietro e qualche pezzo grosso del Pd locale che salterà un giro non candidandosi. Bologna: doppia capriola della federazione del Prc che nel giro di un mese passa da una rottura improvvisata nella Provincia alla ricerca dell’accordo col Pd per il Comune. Abbiamo riportato volutamente tre casi importanti che sono tutti riconducibili non all’azione della minoranza bertinottiana, ma a tre delle quattro aree di maggioranza (esclusa la nostra). Questi casi per noi costituiscono una tendenza: la tendenza restauratrice che dobbiamo battere se vogliamo fare sì che in questo nuovo quadro straordinario Rifondazione comunista possa fare ciò che deve: contribuire al movimento e al tempo stesso attingere da esso quella forza e quella radicalità senza le quali tutto il resto sono solo chiacchiere. Questa è la nostra battaglia, l’alta marea della lotta farà sì che nel condurla saremo molto più forti. 9 novembre 2008 Clicca qui per visualizzare l'indice di FalceMartello n°213
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