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Rifondazione - Una maggioranza all’avventura che sogna arcobaleni… PDF Stampa E-mail
Prc
Scritto da Claudio Bellotti   
Mercoledì 12 Dicembre 2007 04:45

Due avvenimenti scuotono il dibattito dentro e fuori il Prc: l’intervista a Repubblica con la quale Fausto Bertinotti dichiara esaurita l’esperienza dell’Unione, e la scelta di rinviare il congresso del partito, previsto inizialmente per marzo. A fare da cornice, il lancio della “Cosa rossa”, della quale tanto il nome ufficiale (“La sinistra-l’arcobaleno”) quanto il simbolo sembrano rappresentare – involontariamente, certo – la sostanziale insulsaggine.

Mentre scriviamo la decisione finale sul congresso non è ancora stata presa, sarà il Comitato politico nazionale del 16 dicembre a pronunciarsi e in quella sede proporremo che il congresso venga invece confermato. Tuttavia appare chiaro come la gran parte del gruppo dirigente sia orientato al rinvio.

Questi avvenimenti sono frutto di una pesante sconfitta politica. L’avventura governista nella quale il Prc è entrato sta terminando ingloriosamente.

Con il voto di fiducia imposto alla Camera sul protocollo sul welfare Prodi ha seppellito definitivamente ogni velleità di condizionare la politica economica e sociale del governo da parte della sinistra. Il fatto che siano stati così cancellati alcuni emendamenti (peraltro niente affatto decisivi, come invece si è voluto fare intendere da parte della maggioranza del partito) ha costituito l’umiliazione finale.

A poco servono le vibrate proteste, le minacce veementi che “è l’ultima volta”. Sono colpi sparati a salve, e sono bastate 24 ore per dimostrarlo: consultato dal Presidente della Repubblica, il segretario Giordano ha ribadito che fino a fine anno il governo non è a rischio. È bene ricordare che entro fine anno si voterà il pacchetto sicurezza, la finanziaria, lo stesso protocollo sul welfare (al Senato), e subito dopo la missione in Afghanistan…

Sembriamo il personaggio della barzelletta, che dopo essere stato malmenato da un energumeno, dichiara orgogliosamente: “Sì, mi ha conciato per le feste, ma non sai quante gliene ho dette!”. Solo che questa volta la barzelletta non fa ridere nessuno.


Spinte centrifughe nei gruppi dirigenti


A questa crisi corrisponde una spinta centrifuga che colpisce il partito e i gruppi dirigenti delle sue componenti, tese alla ricerca di panacee e scorciatoie miracolistiche. La proposta della “cosa rossa” la linea dell’unità a tutti i costi, del “pochi maledetti e subito” (dove l’accento va posto sul “pochi”…), a prescindere da contenuti, strategie, programmi, senza basi politiche che non siano quelle dell’elettoralismo più deteriore, altro non può essere definita se non come disperata.

Sul versante opposto, altri settori del partito cercano la soluzione della crisi nella fuga settaria; ogni settimana e ogni mese si dichiara che il Prc è ormai morto, che è stato perpetrato l’ultimo tradimento, e che non resta che ricostruire da zero. Poco cambia che questa ricostruzione si concretizzi in minipartiti dei quali nessuno si accorge (Ferrando) o in tardive rivisitazioni delle posizioni movimentiste delle “reti”, dei “forum”, dei “patti” (Sinistra critica), la logica rimane la stessa.

Altri ancora cercano nel Pdci l’ipotetico aggancio per trovare la fantomatica “massa critica”, questa volta in una logica di “unità comunista”. Nonostante pretenda di fondarsi su basi ideologiche salde, la proposta di “nuova unità dei comunisti” è priva di basi politiche tanto quanto le altre già citate. Su che basi si ritiene che sia stato superato e messo da parte il governismo incancrenito che ha segnato il gruppo dirigente del Pdci fin dalle sue origini? Per non parlare poi del fatto che concretamente tali proposte “unitarie” si fondano non su un reale processo di aggregazione a sinistra, ma sui due scontri di corrente paralleli che hanno lacerato da un lato lo stesso Pdci (Diliberto contro Rizzo) e dall’altro la ex mozione 2 del Prc (divisa tra Essere comunisti e Ernesto). Ovunque si manifesta una tendenza deteriore a costruire geografie politiche immaginarie, ossia a pensare che si possano “smontare” e “riassemblare” a proprio piacimento i partiti e le tendenze oggi esistenti: sogni e desideri al posto dell’azione politica reale. Su questa strada non c’è alcun futuro!


La “verifica” e la “consultazione”


Tutto questo sta a dimostrare che il Prc avrebbe bisogno eccome di un dibattito franco, onesto, e di un congresso nel quale definire una coerente linea di opposizione al Partito democratico, che in queste poche settimane ha già ampiamente dimostrato di essere il principale ostacolo a qualsiasi avanzamento di una battaglia di sinistra.

Si sostituisce invece il congresso con la “verifica” e la “consultazione”.

La verifica non è altro che una colossale e inutile perdita di tempo. A nessuno è dato di capire come e perché oggi, dopo una serie di sconfitte umilianti che ci hanno indebolito, con il vertice della Cgil oltranzisticamente schierato su posizioni concertative, con il Partito democratico che è in piena avanzata e può giocare su tutti i tavoli, ci si spieghi perché mai dovremmo essere in grado di contrattare un nuovo programma più avanzato; e se mai questo dovesse avvenire, ci si dica perché dovrebbe fare una fine diversa da quello passato.

La realtà è che la verifica non sarà altro che una grande messa in scena al termine della quale ci ritroveremo esattamente al punto di partenza. Ammesso e non concesso che Prodi ce la conceda, non mancherà di far notare come non solo il Prc e la sinistra hanno le loro richieste, ma le hanno anche Dini, di Pietro, Mastella, per non parlare del Partito democratico. La “sintesi” che ne scaturirà nel migliore dei casi ci riporterà al punto in cui siamo ora. La scelta sarà tra prendere o lasciare.

È stato detto che la situazione è confusa e che in queste condizioni il congresso sarebbe “finto”. Ma la situazione è chiarissima, la confusione è tutta nel gruppo dirigente. E se il dibattito è “finto”, questo avviene per il semplice motivo che larga parte del gruppo dirigente di maggioranza non ha alcuna intenzione di dire ciò che ha in mente di fare. Si combatte uno scontro opaco tra posizioni di totale liquidazione del partito, resistenze di apparato, settori ultragovernisti e altri più sensibili al malessere crescente dei militanti. Uno scontro nel quale il primo comandamento pare essere: pensare una cosa, dirne una differente e farne una terza.

Basti dire che la bozza di tesi congressuali presentata dalla segreteria alla commissione politica non faceva parola del problema del governo, taceva sul sindacato, era a dir poco reticente sulla Cosa rossa, sul Partito democratico usava le formule più ambigue… in una parola, parlava di tutto tranne che delle cose decisive!

Quanto prima renderemo disponibile la bozza della mozione che intendevamo presentare al congresso: dubitiamo che altri saranno in grado di fare altrettanto.


Nessun regalo ai liquidatori del Prc


In tanta confusione, in parte voluta, è più che mai necessario mantenere la lucidità e non farsi mettere all’angolo da un gruppo dirigente che sicuramente non vedrebbe poi male se nel attraversare questa fase convulsa un settore dei militanti più critici abbandonasse il partito.

Sarebbe un errore gravissimo fare questo regalo agli aspiranti liquidatori del Prc, lo diciamo apertamente a quei compagni che usano espressioni quali “pietra tombale” per Rifondazione. Simili prese di posizione possono aprire la strada a nuove diaspore e abbandoni.

Diciamo questo non perché siamo indifferenti alle manovre di un gruppo dirigente votato all’avventura, ma perché ci pare che l’intera operazione della Cosa rossa sia quantomai fragile e l’obiettivo di farla fallire sia tutt’altro che irraggiungibile.

Si dica innanzitutto che i Verdi ci entrano quasi da osservatori. Pecoraro Scanio ha il problema che già oggi una parte del suo partito guarda verso il Pd e si oppone a quella che considera una pericolosa evoluzione a sinistra. Non a caso i Verdi hanno già discusso di andare alle prossime consultazioni con il proprio simbolo.

Per quanto riguarda Sinistra democratica, ogni giorno che passa perde un pezzo. Dopo la defezione di Angius è stata la volta di Nerozzi e del settore legato alla burocrazia Cgil, che critica apertamente l’eccessiva vicinanza al Prc; a questo si aggiunga che Mussi vede come il fumo negli occhi ogni ipotesi di opposizione, la sua stella polare rimane quella di governare come alleato del Pd e non a caso ha reagito polemicamente alla citata intervista di Bertinotti. All’appuntamento con la Cosa rossa, Mussi arriva assai a mani vuote o quasi.

Il Pdci a sua volta entra con il freno a mano tirato, anche Diliberto ha giudicato troppo estremista l’intervista di Bertinotti, e vorrebbe tenersi il suo simbolo: per farne cosa non è chiaro, visto che contemporaneamente invoca la “vocazione governativa” dei Comunisti italiani.

Risultato, l’intera operazione è in equilibrio precario, un accordo senza principi nel quale la convenienza reciproca potrebbe anche venire meno.

Il compito allora non è di ululare alla luna, gridare al colpo di Stato o fare appello a insurrezioni che poi non si è in grado di suscitare, ma è invece quello di approfondire con un lavoro tenace e costante, con la spiegazione paziente, le contraddizioni esistenti.

La più macroscopica è quella che riguarda il governo. Per questo dobbiamo sollevare questo punto decisivo in ogni ambito, interno ed esterno al partito: la sinistra ha senso se si colloca in radicale opposizione al Partito democratico e al suo governo di oggi e di domani. Lo diremo in ogni lotta, in ogni mobilitazione, in ogni circolo del Partito e della sinistra, con ogni mezzo disponibile, compresa la “consultazione”.

La dura lezione dei fatti ha messo a  nudo le illusioni governiste. Per quanto si sforzi il gruppo dirigente, sarà impossibile continuare a lungo a giocare a nascondino con la realtà. Se lavoriamo efficacemente, ogni giorno che passa può rafforzare la nostra posizione.

 
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