Sostienici
Ultimi articoli
Prossime iniziative
-
-
Per il partito di classe
-
Che succede in Fiat?
-
Assemblea della seconda mozione
-
Assemblea della seconda mozione
Mailing list
| Rifondazione ostaggio del Prodi bis |
|
|
|
| Prc | |||
| Scritto da FalceMartello | |||
| Venerdì 16 Marzo 2007 07:33 | |||
|
L'editoriale del numero 200 di FalceMartello La crisi di governo seguita al voto sulla politica estera, e la sua temporanea soluzione con l’insediamento del "Prodi bis", ha confermato in modo quasi millimetrico le prospettive che da tempo avevamo spiegato su questa rivista. Non si è trattato di un fulmine a ciel sereno, o del risultato della perfidia di un paio di senatori "dissidenti". Non lo diciamo con un facile senno del poi. Da quasi un anno, ossia dall’insediamento stesso del governo Prodi, avevamo avvertito ripetutamente di cosa si andava preparando, ossia l’inevitabile ricatto del "centro" sull’Unione. Nel giugno del 2006, a solo un mese dall’insediamento del governo Prodi, un documento da noi presentato nel Comitato politico nazionale del Prc spiegava quanto segue: "L’Unione ha già mostrato nelle votazioni al Senato di essere vulnerabile alle incursioni del settore centrista, come nel caso dell’imboscata parlamentare contro la compagna Menapace. Non si tratta solo di episodi di trasformismo, di sottobosco della politica. Sono anche chiari avvertimenti di come in un futuro anche prossimo l’Unione avrà un fianco permanentemente scoperto di fronte alle incursioni della destra: oggi per una presidenza di commissione, domani anche per questioni politiche di importanza decisiva." Più recentemente, e precisamente l’8 febbraio scorso, una settimana prima della manifestazione di Vicenza e due settimane prima del voto che al Senato avrebbe messo l’Unione in minoranza, l’avvertimento era ancora più preciso: "…il governo Prodi sta già viaggiando verso destra, e anche a velocità sostenuta; su questa strada, quali che siano le combinazioni parlamentari, è inevitabile che si arrivi prima o poi o a un "Prodi bis" (magari incassando il sostegno di qualche transfuga del centrodestra), o a un altro governo ancora più spostato a destra" (FalceMartello n. 199). Eravamo quindi stati fin troppo facili profeti e solo la miopia politica e la volontà della maggioranza dirigente del Prc di aggrapparsi ad ogni costo a questo governo poteva condurre a un accecamento tale da far descrivere la politica estera di D’Alema, in perfetta continuità con quella del centrosinistra degli anni ’90, come "innovativa" e una finanziaria di 35 miliardi di euro come una vittoria dei lavoratori. La seconda versione del governo Prodi si distinguerà dalla prima solo per due punti. 1) La crisi ha avuto come esito principale di schiacciare ancora di più il Prc e la sinistra sulle posizioni governiste, creando un clima irrespirabile in virtù del quale qualsiasi critica da sinistra viene immediatamente bollata a fuoco come tradimento di fronte alla destra, contiguità col terrorismo, "individualismo estetico", "antipolitica di sinistra", e chi più ne ha, più ne metta. 2) Per quanto Prodi con i 12 punti si sia sforzato di blindare il governo e rafforzare la propria posizione, il governo e la coalizione sono più divisi che mai. La debolezza intrinseca dell’Unione non si supera con un pezzo di carta, ma la accompagnerà fino alla sua prevedibile fine anticipata. Il motivo è molto semplice: la caduta di consensi verso il governo non si arresta, perché non sono stati rimossi i motivi che l’hanno generato. Ora il governo scopre che i conti pubblici sono migliorati e potrebbe essere il momento di distribuire un po’ di denaro per riconquistare consensi. Ma anche questa banale operazione elettoralistica potrebbe dimostrarsi più complicata del previsto: sui surplus delle entrate fiscali si allungano gli occhi di molti, e parlare di "riduzione delle imposte" è dire ancora molto poco: a chi si ridurranno, alle imprese o ai lavoratori? Già si parla di "risarcire" i redditi sopra i 40.000 euro, quando vi sono milioni di redditi bassi e bassissimi (i cosiddetti incapienti) che non hanno avuto neppure gli striminziti benefici che la finanziaria ha concesso ai lavoratori con un paio di figli a carico. Né basterà qualche assegno di sostegno al reddito a soddisfare milioni di precari che continuano ad accumulare anni di lavoro e reddito intermittente e che non vedono alcuna proposta in campo che affronti alla radice la loro condizioni. Il distacco tra l’elettorato dell’Unione e questo governo è palpabile e continua a crescere. Oggi non si esprime ancora in mobilitazioni di massa per un solo motivo: mancano punti di riferimento visibili per i lavoratori, la cappa che è stata imposta sul movimento sindacale e sui militanti della sinistra rende complesso intraprendere qualsiasi percorso di lotta. Ma questo non durerà all’infinito, e ce lo ha testimoniato la manifestazione di Vicenza. Oggi gli stati maggiori dell’Unione (incluso, disgraziatamente, il gruppo dirigente del Prc) possono fare finta che tutto sia risolto, che nessuno disturberà il manovratore. Scordano, o fanno finta di scordare, i fischi di Mirafiori, le piazze piene del 4 novembre a Roma contro la precarietà e del 17 febbraio a Vicenza contro la base. Avranno un brusco risveglio, ne siamo certi. È questa la prospettiva sulla quale dobbiamo investire e lavorare con costanza: dobbiamo saper vedere dietro all’attuale situazione di confusione e parziale disorientamento, le contraddizioni che continuano a svilupparsi. Pensioni, Afghanistan, precarietà, diritti civili, politica economica e sociale… su ogni terreno il governo si dibatterà in mille contraddizioni mentre tutti i protagonisti tenteranno di tirare la coperta alla loro parte, fino all’inevitabile rottura. In questo processo si decideranno anche le sorti del gruppo dirigente del Prc. Il logorio che colpisce il governo coinvolge pesantemente il nostro partito, solo l’istituzionalismo più cieco può non vederlo. Ma fra i militanti crescono la preoccupazione e la consapevolezza che la linea di governo incontra difficoltà sempre maggiori e che potrebbe anche essere resa impraticabile (oltre che inefficace, come visto fin qui) dalle prospettive di governi istituzionali, di larghe intese o, peggio ancora, dal ritorno in campo di una destra che per quanto divisa conquista spazio nella società precisamente a causa della delusione generata dal governo dell’Unione. Qui si deve collocare il nostro ruolo come tendenza marxista del Prc e nel movimento operaio. La nostra voce non è stata abbastanza forte da impedire che il Prc divenisse preda di una deriva governista deleteria, ma può diventare una voce ascoltata da un numero crescente di militanti se sapremo unire una critica ferma e puntuale della politica del gruppo dirigente alla costruzione di radici sempre più profonde nei luoghi di lavoro, fra i giovani e nelle lotte che si svilupperanno. 14 marzo 2007 Leggi anche:
|








